S. K. Falls.
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LA NOSTRA ULTIMA CANZONE.
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Titolo originale dell'opera: One last song. 2013.
Traduzione di: Annalisa Biasci.
2015. EDIZIONI PIEMME.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Il pi grande desiderio di Saylor  ammalarsi, solo cos, pensa, chi le  accanto la noter e le vorr bene. Ha la Sindrome di Mnchhausen, infatti, e ogni scusa  buona per entrare in contatto con germi e malattie. Cos, quando il suo psichiatra le consiglia di andare a fare volontariato per i gruppi di autoaiuto, accetta con grande entusiasmo: per ammalarsi non c' niente di meglio che passare del tempo in ospedale. L Saylor conosce un gruppo di ragazzi, malati terminali, e inizia a frequentarli.

Tutto si basa su un equivoco - loro pensano che anche Saylor sia molto malata - ma lei non ha alcuna intenzione di fargli cambiare idea, perch per la prima volta si sente a suo agio con dei ragazzi della sua et. Tra di loro c' Drew, un ragazzo bellissimo, un musicista, di cui a poco a poco Saylor si innamora. A separarli c' quella tremenda bugia, Saylor non ha davvero la sclerosi multipla, ma a unirli c' una forza potentissima, che li spinge a credere di conoscersi da sempre.
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L'autrice.
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S.K. Falls  un'autrice americana, bestseller di vendite in ebook e non solo. La nostra ultima canzone  stato autopubblicato online, riscuotendo un grandissimo successo, prima di venir notato da una importante casa editrice.
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A K.Z., che ha spalancato una porta.
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1.
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Ingoiai il primo ago a sette anni. Penserete che prima di farlo abbia provato una forte emozione, l'impressione che il tempo si fermasse o cazzate di questo genere. E invece no, niente. Ricordo solo che pensai che in casa ci fosse troppo silenzio. Mia madre c'era, ma non la vedevo da quando mi aveva preparato la colazione. Non avevo scuola, dato che si trattava di una splendida giornata estiva nella piccola, bucolica Ridgeland, in New Hampshire. La quercia, piegata verso il tetto come una mano ricurva, picchiettava contro il vetro della mia finestra. Aprii il cassetto, quello dove tenevo tutti gli oggetti che trovavo (gemme di plastica abbandonate, pallini esplosi di armi giocattolo, lombrichi secchi), e che pensavo, per qualche misteriosa ragione infantile, valesse la pena conservare. Fu allora che vidi l'ago da cucito, una spada minuscola e letale. Decisi che sarei diventata un mangiaspade, di quelli che si esibiscono al circo. La gente veniva da tutto il mondo per vederli. Perci infilai l'ago in bocca. Era freddo, e la punta affilata mi graffi la lingua mentre scendeva in gola. Lo immaginai mentre andava gi e cercava di perforare il punto pi morbido dello stomaco. Immaginai lo stomaco riempirsi di sangue, e immaginai quel sangue uscire a fiotti dalla bocca, dal naso e dalle orecchie.
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A quel punto perfino mia madre sarebbe stata costretta a guardarmi. Invece aspettai, aspettai, e non successe nulla. L'ago non lo sentivo pi. Aprii la bocca, mi inginocchiai sullo sgabello davanti alla mia toeletta bianca e sbirciai dentro alla buia cavit della mia gola. Non vidi nessuna lacerazione. Dove cavolo era andato l'ago? Andai a cercare mia madre, lo stomaco (purtroppo non sanguinante) stretto in una morsa per l'eccitazione e la paura. Che cosa mi avrebbe detto? Cosa avrebbe fatto? Nascosta in un angolo del salotto, stava leggendo il giornale con accanto una tazza di t. Era indiana in superficie e inglese nell'animo, mia madre. Penso che non abbia mai perdonato mio padre per averla portata via dal suo paese quando si sono sposati, anche se, da quel che ho capito, se ne and piuttosto volentieri. Aveva i capelli neri raccolti in una liscia coda di cavallo, cosa impossibile per me, vista la massa di riccioli che mi ritrovavo. Non alz neppure lo sguardo quando mi sedetti accanto a lei. Ricordo di averle tirato una manica. Che vuoi, Saylor? Dopo aver liberato il braccio, mia madre gir pagina e continu a leggere. Ho ingoiato una cosa. Mi dimenai sulla sedia. E se l'ago mi fosse uscito dal sedere mentre facevo la cacca? Mi avrebbe fatto male? Mia madre continu a leggere. Ho ingoiato un ago. Fece una pausa. Pensai che non mi avesse sentita. Ma poi gir la testa e vidi il suo sguardo: i suoi occhi marrone scuro erano velati di un misto di paura, rabbia e irritazione. Un turbinio di emozioni.
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Mi afferr per la spalla. Che cosa?! Perch diavolo lo hai fatto? Scossi il capo, ancora impressionata dal grande peso della sua mano sulla mia pelle, il calore del suo respiro sulla mia faccia. Mia mamma spinse indietro la sedia e corse al telefono. Il resto di quell'episodio mi torna in mente a ondate, di tanto in tanto. Un'immagine qua, un'immagine l, disseminate sui sentieri della memoria. Ricordo di essere andata all'ospedale.

Ricordo che mi misero dentro a macchinari orribili, e mi fecero un'ecografia allo stomaco. Ricordo che la mamma mi lesse delle storie in sala d'attesa, su una rivista per bambini, con il respiro ancora dolce e metallico per il t che aveva bevuto. Ricordo che desiderai che quel momento durasse per sempre. Ero davanti alla finestra con le mani nella tasca della felpa, a guardare la strada. Sul New Hampshire si stava scatenando una tempesta di nevischio, il genere di maltempo che spingeva la gente a rinchiudersi in casa con un libro e un caff. Per me, ovviamente, era tutta un'altra storia. Io adoro il brutto tempo, ma non per le tipiche ragioni. Ero contenta perch di solito le file agli ospedali sono pi corte, dato che le persone decidono di rinviare di un giorno i controlli medici. Mi piaceva perch i dottori si trattenevano un po' di pi nella mia stanza; le infermiere erano pi propense a fare due chiacchiere. Mi piaceva il modo in cui la pioggia ghiacciata risuonava contro le finestre di plexiglass. Ho parcheggiato in seconda fila, perci sbrigati. Cerchiamo di non fare tardi. Mi girai e annuii a mia madre. Sfiorai con le dita gli scatoloni che la ditta di traslochi aveva disposto vicino alla porta. Il mio primo appartamento e lo stavo gi lasciando. In tutta sincerit, avevo progettato di viverci pi di sei mesi.

Forse avrei dovuto immaginare che sarebbe andata cos. I voti degli esami erano scesi in picchiata dall'inizio del semestre. La libert mi aveva dato alla testa. La carta di credito che mi avevano consegnato i miei genitori, probabilmente senza mai controllare l'estratto conto, mi era servita quasi sempre per prendere roba in farmacia. E tuttavia, anche se avessero controllato, avrebbero pensato si trattasse di preservativi o assorbenti. I lassativi erano economici e facili da ottenere, e i dottori non riuscivano a trovare una spiegazione al mio disturbo. Avevo dimenticato l'esaltazione che provavo ogni volta che vedevo un nuovo dottore; quello della mia cittadina era cos abituato a vedermi. Lo sguardo stupefatto e il sincero desiderio di aiutarmi erano rari, ormai. Mi avevano fatto gli esami del sangue, per. Ovviamente i lassativi erano saltati fuori. Ero convinta di metabolizzarli pi in fretta.

Avevo sbagliato a fidarmi del sito che avevo usato come guida per ammalarmi; sicuramente non lo avrei pi usato. L'auto ronzava mentre attraversavamo il centro, schizzando di neve fangosa i veicoli parcheggiati e i lampioni. Lo stridere costante dei tergicristalli era una sorta di ninna nanna. Feci un respiro profondo, inalando il profumo alla rosa tea della mamma. Qua giro a sinistra?

Annuii. Quando parcheggiammo, mia mamma usc sbattendo la portiera. Cercai di trattenere un sorriso. Era arrabbiata. Era qui. La psicologa dell'universit si alz in piedi quando entrammo, la mano protesa, le dita tozze in attesa. Di fianco a mia madre, appariva mascolina e ridicola con il suo scadente completo pantalone e i capelli corti e ingellati. Signora Grayson,  un piacere conoscerla. Si sieda. Mi chiami pure Sarita. La mamma afferr con entrambe le mani il colletto del suo cappotto color panna e se lo chiuse attorno al collo, come a volersi proteggere da ci che stava per sentire. Io mi sedetti accanto a lei, posizionando il mio stivale esattamente al fianco della sua scarpa. Guardai i nostri piedi, uno accanto all'altro sulla logora moquette. Erano delle stesse dimensioni. Sarita. La dottoressa Milton guard la cartellina sulla sua scrivania, mischi un foglio o due e poi torn a sedersi. Lei ... consapevole della natura della malattia di Saylor? La mamma mi gett un'occhiata. So che sta di nuovo mentendo riguardo alla sua salute. Lo fa da quando  piccola, ingigantendo le cose. Il sangue mi riboll nelle vene per la rabbia e la vergogna. Mi infastid il modo in cui lo disse, come se fossi nata difettosa.

Purtroppo la situazione  un po' pi grave. La dottoressa Milton si schiar la gola come aveva fatto nelle ultime settimane ogni volta che era a disagio. Mi venne voglia di strappare in mille pezzi quella maledetta cartellina e ficcargliela in bocca. Saylor soffre di quello che viene definito disturbo fittizio. Questo significa che crea dei sintomi allo scopo di recitare il ruolo della persona malata. Ma la cosa che pi mi preoccupa, in quanto psicologa,  che sua figlia potrebbe mettere seriamente a rischio la propria salute, nel caso in cui agisca in modo sconsiderato. Fece una pausa, grattandosi il mento. Come le ho accennato per telefono, la clinica del campus ha trovato tracce di lassativi nel suo sangue, e questo spiega il suo mal di stomaco all'apparenza incurabile. Tuttavia, Saylor continua a negare il suo ruolo nella malattia. Inoltre, ha uno scarso rendimento in tutti i corsi, e questo era prevedibile, visto il suo disturbo cronico. Purtroppo, la situazione non potr che peggiorare, finch sua figlia non si convincer a farsi aiutare. Mia madre si rifiut di guardarmi, ma io vidi la sua espressione. L'espressione che assumeva quando pensava a quanto fossi disgustosa e disturbata. Le abbiamo fissato una serie di appuntamenti con uno degli psicologi migliori della nostra citt. Si alz in piedi. Anche la dottoressa si alz, e inizi a parlare pi in fretta quando si accorse che stavamo per andarcene. Bench sia la scelta giusta, sarebbe opportuno che anche lei e suo marito partecipaste alle sedute. I disturbi fittizi sono in realt disturbi dell'intero sistema familiare e... La ringrazio. Ce ne occuperemo. Uscimmo a grandi passi, io alle calcagna di mia madre, per respirare il suo profumo. 

2. 

Il mio nuovo e ormai ex appartamento era a circa un'ora di distanza da casa dei miei genitori, la casa

in cui ero cresciuta. Quando superammo il cancello del nostro complesso residenziale, provai la solita eccitazione, simile a quella di quando sta per partire la giostra al parco divertimenti. Mi sentii come mi ero sempre sentita in vita mia: euforica, frastornata, come se da un minuto all'altro potessi cadere senza pi rialzarmi. Osservai la nostra enorme casa a due piani nel tipico stile del Sud, con il suo rivestimento pi grigio che celeste sotto la pioggerella.

Mentre la mamma parcheggiava con precisione dentro nel garage, io osservai con la testa reclinata sul sedile. Ebbi l'impressione che la casa ci inghiottisse. Mia madre spense l'auto e restammo sedute nel buio soffocante, ad ascoltare il ticchettio del motore che si raffreddava. La mia vista si adatt all'oscurit e vidi mia madre bere un sorso d'acqua dalla bottiglietta che teneva nel portabevande. Deglut in maniera fragorosa.

Non ti mancheranno i tuoi amici? chiese dopo un momento. Abbiamo dovuto annullare la tua iscrizione all'universit. Che cosa gli dirai? Poggiando la fronte al finestrino, risi. Il vetro si appann, offuscando il mio riflesso. Quali amici? Dopo una pausa, mia madre usc dalla macchina e chiuse la portiera, con un rumore sordo e definitivo.

Camminammo al buio, senza che nessuna delle due si prendesse la briga di accendere le luci. La casa aveva ancora lo stesso odore, di detergente per vetri e pittura, anche se me ne ero andata da mezzo anno. Avevo dovuto fare il primo semestre alla New Hampshire State University da pendolare. I miei genitori avevano deciso di mettermi alla prova perch, a loro dire, non ero affidabile: termine politicamente corretto per dire che

avevo qualche rotella fuori posto. Avevo superato tutto il primo semestre con pochi incidenti, perch desideravo tanto andarmene di casa. Anche le ragazze con qualche rotella fuori posto hanno bisogno di indipendenza. Ma una volta ottenuto ci che volevo (una casa tutta mia), avevo ceduto di nuovo al solito impulso. Perch? Bisogno di attenzione, affetto, curiosit. Scegliete voi. Potreste pensare che sia difficile sparire in uno Stato grande come una briciola,

invece non  cos. Anzi,  molto facile passare inosservati. Quando sei figlio unico, passi tutta l'adolescenza a temere che, quando finalmente entrerai a far parte del brutto mondo, la gente non prover simpatia per te. Non hai avuto anni e anni per esercitarti nella comunicazione non verbale con un fratello. Non hai potuto affinare le maniere, le reazioni o quel che diavolo mantiene l'essere umano ben separato dagli altri animali nella piramide sociale.

In effetti,  ragionevole preoccuparsene. Ma il problema  che non ci si rende conto che c' qualcosa di ancor pi grave: a volte la gente non sa neppure che tu esisti. Sei inconsistente quanto il fumo che aleggia in aria. Ti passa accanto e neanche ti vede. A me non piaceva essere inconsistente. Mi tolsi gli stivali bagnati nell'atrio e lasciai il cappotto sull'appendiabiti. Vagando per la cucina, raggiunsi l'angolo dove la mamma faceva i suoi lavoretti di artigianato.

Era l che trascorreva le giornate: a costruire case delle bambole. Una volta vidi gli scontrini. Spendeva migliaia di dollari al mese per quelle cosette orrende. Al momento stava lavorando a una casa gialla con un tetto alto e aguzzo e una finitura smerlata bianca. Penso stesse posando all'interno il parquet. Sul tavolo c'era una bottiglina di colla chiusa con precisione.  vero mogano disse raggiungendomi da dietro. Spesso un centimetro.

Accarezz un'asse, passando la mano sulle venature, come se il legno potesse sentire. Mmm... Picchiettai su una finestra, seguii con il dito un bordo smerlato. Sembra una casa di pan di zenzero. Mia madre rest paralizzata dall'offesa, poi si sforz di mostrare un'espressione noncurante. Vado a preparare del t. Tu ne vuoi? Posso portartelo in camera tua. Feci un gran sorriso e scossi il capo,

prendendo una sedia. Grazie, ma penso che rester qua con te, a osservarti lavorare. Va bene? La mamma attravers la cucina senza voltarsi indietro. Certo rispose. Ma tra mezz'ora hai un appuntamento con il tuo nuovo psicologo. Era cos che ci rivolgevamo l'una all'altra: punzecchiandoci, facendo commenti maligni o fingendo di ferire l'altra in maniera involontaria. Ma finch mia madre avesse continuato a vomitarmi

addosso quelle parole, finch avesse provocato in me delle emozioni, di qualsiasi tipo, mi sarei sentita a casa. Dopo circa venti minuti, capii che era ora di andare in camera mia a prepararmi per l'incontro con lo psicologo. E poi dovevo fare una cosa. Mentre salivo al piano di sopra, il cuore cominci a martellarmi nel petto e mi vennero le mani sudate. Immaginai che anche gli atleti dovessero provare la stessa sensazione prima di una gara

importante. Quell'attesa trepidante era quasi una droga. Buttai il borsone sul copriletto a fiori rosa e diedi una scorsa ai cassetti del comodino e del com, ma li trovai come immaginavo: vuoti. Per fortuna, avevo portato con me all'universit la roba migliore. Con un occhio alla porta, aprii la tasca laterale del borsone e infilai le dita nella tasca "segreta" che avevo creato con le forbici. Ed eccolo l, nascosto all'interno, il mio

nuovo gingillo. Tenendo la siringa nel palmo, andai in bagno e chiusi la porta con il piede. Mi tolsi la felpa e mi piazzai davanti allo specchio: indossavo una maglietta bianca leggera e un paio di jeans. La luce gialla delle lampade a parete mi faceva apparire giallognola, forse perfino un po' itterica. Avevo delle occhiaie profonde, ma le strofinai comunque con i pugni per farle diventare pi evidenti. Le apparenze erano importanti.

Dopo aver estratto lo stantuffo, sputai dentro alla siringa e rimisi a posto lo stantuffo. Una volta allontanata la scollatura della maglietta, infilai l'ago in una venetta blu che avevo sul petto e premetti lo stantuffo. Provai un gran bruciore e mi morsi il labbro per evitare di urlare. Poggiai la siringa sul piano del bagno e mi massaggiai il punto dove mi ero appena fatta l'iniezione. Era rosso e gi un po' gonfio. Vedete, Internet era il mio migliore

amico. Avevo appena scoperto che la bocca umana contiene pi batteri del retto. Perci, se ci si inietta la saliva nelle vene, si creano ascessi. Il mio peggior nemico, invece, era il mio sistema immunitario. Era frustrante prendersi la briga di esporsi alla varicella o alla bronchite e ricavarne solo una vaga sensazione di naso chiuso. Ma Internet aveva risolto gran parte di quei problemi quando mi ero resa conto che esistevano persone malate quanto me. La rete era

una specie di paese delle meraviglie, con informazioni sulle medicine pi dannose, su quali parti del corpo si potevano rivoltare contro loro stesse. Vedere le espressioni preoccupate di dottori e infermiere era un'esperienza gloriosa, religiosa. A volte mi domandavo come passassero il tempo le altre persone. Saylor. Mi rimisi la felpa e infilai la siringa in tasca prima di aprire la porta del bagno. S. Arrivo.

Mia madre se ne stava sulla soglia, fastidiosa come un insetto. Non entrava mai nella mia stanza quando c'ero io.  ora di... Andare dallo strizzacervelli. S, lo so. Non era la prima volta che i miei genitori mi procuravano un "aiuto", e non sarebbe stata l'ultima. Il trucco era andare alle sedute un paio di volte, tanto per mostrarmi disponibile a curarmi. In quel modo, loro si sarebbero dedicati ad altro e io avrei continuato a fare ci che volevo, se loro si

fossero convinti di aver riservato un tempo sufficiente alla mia "riabilitazione". Quando entrammo in macchina, mia madre sintonizz la radio sulla sua speciale stazione della BBC, segno che non avremmo fatto conversazione. Il mio primo pensiero fu: "Col cazzo". Ruotai la manopola per zittire la voce snob del tizio. Mia mamma mi lanci un'occhiata, sollevando un sopracciglio dietro ai suoi occhiali da sole di

Prada. Avr mai il permesso di tornare a guidare? Solo quando dimostrerai di saperti comportare come una persona adulta. Stapp la bottiglietta dell'acqua e bevve un sorso. Andavo fuori di testa quando assumeva quell'espressione calma e controllata. Sapevo che lo faceva solo per farmi sentire un verme, il verme pi schifoso che avesse mai strisciato sulla terra. La cosa brutta era che funzionava. Avrei tanto voluto

che sentisse la rabbia che mi ribolliva nel sangue, la rabbia che mi spingeva a ferirla in qualsiasi modo, anche se ci significava ferire me stessa. Avrei voluto strapparle di mano il volante e far sbattere l'auto contro una buca della posta, tanto per vedere se anche in quel caso si sarebbe limitata a sollevare un sopracciglio. Mi accontentai di pizzicarmi il punto del petto dove avevo iniettato la saliva.

3. 

Circa un quarto d'ora dopo, parcheggiammo in uno di quei complessi di uffici carini e ben tenuti, fatto di edifici in vetro alti e scintillanti. Malgrado il tempo di merda, tutto appariva pulito e lustro. Salimmo in ascensore fino al quattordicesimo piano. Superata una vetrata, andammo dritte dall'addetta alla ricezione. Salve. La donna ci sorrise come fosse una bambina e noi fossimo Babbo Natale e il suo

assistente elfo. Aveva una macchia di rossetto su un dente. Posso esservi d'aiuto? Le persone che finivano in quel posto non avevano forse tutte bisogno d'aiuto? Le lanciai un'occhiataccia. Lei spost lo sguardo su mia madre, il sorriso intatto e saldo. Saylor Grayson disse mia madre, con una voce appena al di sopra di un sussurro. Siamo qua per vedere il dottor Stone. Certo. Accomodatevi pure.

Be', chi ne aveva voglia? Mi avviai con passo rilassato alla finestra e sbirciai nel parcheggio. La neve melmosa era attraversata da sporche impronte di pneumatici. Se fossi saltata gi mirando al davanzale tre piani pi sotto, mi sarei fatta abbastanza male da garantirmi una visita all'ospedale? Alle mie spalle, mia madre si schiar la gola. Vieni a sederti. Non ce ne fu bisogno. Un uomo afroamericano, alto e pelato, emerse da

dietro alla porta chiusa e mi sorrise. Saylor? S, sono io. E lei  la signora Grayson, immagino. Il dottore porse la mano a mia madre. Lei gliela strinse mollemente. S. Lei deve essere il dottor Stone. Bene, adesso vi lascio alle vostre cose. Il dottor Stone ritrasse la mano e il suo sorriso si ridusse un po'. Mi ricordava vagamente una

giraffa, con le gambe sottili e un collo esageratamente lungo. Pensavo si sarebbe trattato di una seduta di famiglia. Mia madre si mise il cappotto. Purtroppo no. Ho un appuntamento urgente. E d'altronde, non ce ne sarebbe bisogno. Mi hanno parlato molto bene di lei. Sarebbe per il bene di Saylor. Il dottor Stone aveva ormai perso del tutto il sorriso, e perfino l'allegra addetta all'accoglienza stava osservando la scena. Come le ho

spiegato al telefono. Mio marito al momento  fuori citt e io ho un appuntamento. Mia mamma tendeva a ripetersi quando era arrabbiata; era una sorta di avvertimento per chiunque la stesse facendo incazzare. Il dottor Stone esit un minuto prima di annuire. Si gir verso di me, di nuovo sorridente. D'accordo, Saylor. Andiamo a fare due chiacchiere. Io sospirai ed entrai nel suo ufficio.

L'ufficio del dottor Stone si affacciava sulla zona posteriore del parcheggio, occupata pi da alberi e aiuole che da posti macchina. Mi sedetti sul divano a strisce e guardai fuori dalla finestra. Lei si scopa la sua segretaria? Come hai detto, scusa? Mi voltai a guardarlo. Le sue lunghe gambe, coperte da un paio di pantaloni neri, erano incrociate. Sembrava un ragno. Mi ha sentita. Dopo aver poggiato i gomiti ossuti sui

braccioli della sedia, mi fiss per un minuto. Vuoi scioccarmi, farmi arrabbiare o entrambe le cose? Risi e mi tastai il punto dove mi ero fatta la puntura. Era pi gonfio.  da tanto che fa lo strizzacervelli, eh? Tredici anni. Mi guardai attorno. L'arredamento era discreto, maschile ma elegante. C'era molto acciaio e vetro. Niente che assomigliasse alle

enormi poltrone di pelle e ai mappamondi di ottone che c'erano nell'ufficio di mio padre. Tornai a guardare il dottore. Allora, me la fa qualche domanda o no? Come ti trovi all'universit? Mi aspettavo Sai perch sei qua? o addirittura Cosa vuoi che ti chieda? , ma non questo. Perch? Lui fece spallucce e si gratt la setosa pelle color avorio che gli spuntava dal colletto della

camicia aperta. Sono solo curioso. Tua madre mi ha detto che frequenti il primo anno. Frequentavo. Mi hanno fatta ritirare per tenermi sotto controllo, punirmi o non so cosa. Ma probabilmente  meglio cos. Tanto, cosa ci stavo a fare? Non avevo neanche scelto la specializzazione. Lui aggrott le sopracciglia. Mi pareva che tua madre mi avesse detto che intendi intraprendere la carriera giuridica.

Feci una risata mesta. Be', questo  quello che spera lei. Premetti la zona dell'iniezione e trasalii. Il dottor Stone segu con gli occhi il movimento e l'espressione che feci, ma non disse nulla. Se tu potessi fare qualsiasi cosa al mondo, cosa faresti? Come lavoro? Fece di nuovo spallucce. In generale. Ora, ad esempio, cosa ti piacerebbe fare?

Pensai alla siringa che avevo in tasca. Uhm. Niente? Di. Il dottore allarg le sue mani enormi. Non intendo giudicarti. Mi sforzai di non alzare gli occhi al cielo, ma non ci riuscii. S, certo. Lui, per, continuava a guardarmi in attesa di una risposta. Dunque, solo per farlo smettere, dissi: Farei la volontaria in ospedale. Una scelta interessante. Ti va di raccontarmi perch?

Cos avrei imparato di pi sul mio passatempo preferito. Perch, senn? Non lo so. Penso che sarebbe divertente. Il dottor Stone, prese un taccuino e inizi a scrivere. Forse potremmo riuscirci. Dice sul serio? Lui continu a scribacchiare. Mi far andare in un ospedale? Messa gi la penna, il dottore torn a guardarmi. Perch no? Lo sa. Per via del mio disturbo.

Lui mi fiss per un lungo momento, e io non potei fare a meno di notare che possedeva ancora quello sguardo meravigliato tipico dei bambini piccoli. In quarta elementare,  gi sparito. O almeno, a me era successo cos. Non credo che il tuo disturbo, la sindrome di Mnchausen, ti renda meno qualificata a prestare volontariato in ospedale di quanto lo sia un qualunque diciottenne. Anzi, tu potresti addirittura comprendere meglio cosa vivono i

pazienti e i loro familiari. Che buffo. Le persone che sanno la verit su di me provano sempre a tenermi lontana dai luoghi di cura. Lui ignor il commento. Cosa pensi che ti piacerebbe fare in ospedale? Imparare come ammalarmi senza che gli altri si accorgano che imbroglio. Non lo so... Forse stare nel reparto oncologico? Ero sempre stata affascinata dalle persone che si ammalavano in maniera

naturale, per via di una mutazione genetica casuale, o perch le loro cellule erano nate con una bomba a orologeria pronta a esplodere. Come sarebbe stato? Avere un motivo valido per essere arrabbiati con il mondo. Era un lusso che non riuscivo neppure a immaginare. Il dottor Stone assunse un'espressione che conoscevo bene: disapprovazione. Ma quando parl, il suo tono fu gentile. Purtroppo, non credo che sarebbe una buona idea. Ma

pensiamo a qualche altra opzione. Suppongo tu voglia stare a contatto con le persone, dico bene? Cio, sei pi interessata a lavorare con i pazienti e le loro famiglie che a occuparti di scartoffie, no? Uhm, s. Esatto. Avrei preferito cento volte aiutare la mamma con le sue case delle bambole, piuttosto che occuparmi delle scartoffie. Lui ridacchi. D'accordo. Ho un'idea. Forse riesco a inserirti nella sezione dei gruppi di

sostegno. A fare cosa, esattamente? Diventai subito sospettosa. Mi avevano gi convinta con l'inganno a frequentare terapie di gruppo, e non ci sarei cascata di nuovo. Be', di questo dovrai parlarne con l'amministrazione. Ma spero che ti facciano fare qualcosa che ti piace. In questo sono piuttosto bravi. Ho gi mandato altri clienti da loro. Clienti. Mi piaceva pensarmi come una sua "cliente", come se quell'uomo fosse il mio consulente

per gli acquisti e non una persona che stava cercando di aiutarmi a sistemare la mia vita del cazzo. D'accordo. Sorrise. Un lampo di gioia su un volto altrimenti imperturbabile, sereno. Magnifico. A una sola condizione, per. Eccoci. C'erano sempre delle condizioni, quando si trattava di me. S, puoi andare all'universit, ma dovrai rimanere a vivere a casa per il primo semestre. S, puoi prendere la patente, ma potrai

guidare solo con il mio permesso. Quale? Dovrai darmi il permesso di comunicare all'amministrazione dell'ospedale che soffri della sindrome di Mnchausen.  per la tua sicurezza. Ci fissammo per un minuto buono, durante il quale presi in considerazione la possibilit di alzarmi e andarmene. Dicendo: "al diavolo il volontariato, non ne ho bisogno".

Ma la verit era che non sapevo quali alternative mi restassero. Oltre all'ospedale, c'era solo casa mia. Casa mia, dove potevo stare alle costole di mia madre per tutto il giorno, punzecchiandola e spingendola a parlarmi, anche solo per dirmi di levarmi dalle scatole. Potevo starmene alla finestra e aspettare che pap rientrasse a casa, e infuriarmi quando avesse telefonato per dire che sarebbe rimasto in ufficio fino a tardi. Potevo iniettarmi saliva quando la mamma non mi vedeva. Potevo

escogitare un modo per andare in farmacia e comprare altre medicine. Il pensiero di fare tutto questo, di tornare a passare le giornate come avevo fatto fino a sei mesi prima, mi diede un senso di noia. A un livello che non avevo mai provato. Mi prese il midollo; l'anima. Cos guardai il dottor Stone. Lui non ci sarebbe stato, all'ospedale, a sorvegliarmi. Forse, alla fine, sarei riuscita a superare il divieto di accedere al reparto oncologico. Incrociai le braccia e finsi di riflettere.

Manterranno l'informazione confidenziale? Certo. Avranno bisogno del tuo consenso scritto, come me adesso, per divulgarla. D'accordo. Firmai il documento. Alla fine della seduta, mentre uscivo, il dottore mi chiese: Tornerai presto a trovarmi?. Gettai un'occhiata a una foto sul tavolino, di un giovane portoricano con un orrendo maglione natalizio. Aveva una faccia scarna, tesa, ma il suo sorriso era contagioso.

Mah, s. Magari dopo il mio primo turno in ospedale. Cos avremo qualcosa di cui parlare. Lui ridacchi. Buona idea. Fissiamo un appuntamento per luned prossimo. Alle dieci. Fammi sapere se ci sono cambiamenti. Il mio cellulare suon nella tasca della felpa. Era un messaggio di mia madre. Ti sto aspettando qua sotto in auto. Sbrigati. 

4. 

Tornata in bagno, controllai la zona del

petto dove mi ero fatta la puntura. L'ascesso non c'era ancora, ma mi sarei accertata che apparisse. Forse ci sarebbero volute alcune settimane, ma ne sarebbe valsa la pena. Per una come me, che si crogiolava nella malattia, era importante valutare il rapporto costi-benefici, mettere a confronto l'impegno richiesto per ammalarsi con la durata della malattia stessa. E, ovviamente, la sua ipotetica gravit. Bisognava essere sistematici.

Gli ascessi venivano spesso sottovalutati. Avevo scoperto di recente che potevano causare febbre e dolore.  anche difficile dimostrare che siano stati provocati da un atto di autolesionismo, perch ad alcune persone vengono senza motivo, per quella che si definisce "predisposizione genetica". Era necessario trattarli con attenzione, non solo per gestire la febbre e il dolore, ma anche perch andavano osservati per determinare quando fossero pronti per l'incisione e lo svuotamento. Una

volta svuotati, bisognava prendersi cura della zona e accertarsi che non si infettasse in fase di guarigione. Tutto ci significava procurarsi una malattia a basso costo (con solo qualche iniezione di saliva, che era una sostanza gratis) e con grande profitto. Quando ero piccola, mia madre mi portava alla messa. Una delle suore, quella in sovrappeso e che preferivo alle altre perch a volte mi dava dei biscotti di nascosto dopo la funzione, diceva che

"ci avevano fatto visita Ges e gli angeli" quando ci succedeva qualcosa di bello, come ad esempio se mi passava la febbre o pap concludeva un affare con un cliente. Similmente, ogni volta che mi si apriva una porta a un nuovo modo per farmi del male, avevo l'impressione che Ges e gli angeli avessero messo su un intero spettacolo per me. Era un'esperienza a dir poco gloriosa. Mi immaginai davanti alla mia siringa, le mani sollevate, gli occhi chiusi, un'espressione estasiata.

Sputai nella siringa e feci la puntura accanto alla zona bucata in precedenza. Dopo aver chiuso gli occhi, massaggiai per essere certa che la saliva si diffondesse. Immaginai i batteri della saliva come una fiamma arancione, che mi percorreva le vene, affamata, feroce. Sperai che il mio sistema immunitario non li combattesse, che si facesse divorare, che accettasse il destino. Nel mio bagno floreale rosa e oro, rimasto identico dalla mia infanzia, cercai la redenzione con caparbio fervore.

Ne sentivo il bisogno. Rimisi la siringa in tasca e scesi al piano di sotto per aspettare mio pap. La nostra casa aveva un'enorme finestra a bovindo che occupava il davanti dell'edificio e si affacciava sul viale di accesso. Riuscivo a vedere fuori dalla soglia di camera mia, attraverso il pianerottolo del primo piano. Probabilmente era eccellente per gente che riceveva molti ospiti, perch ti regalava una visuale

maestosa dell'ingresso. In casa nostra, era ridicola. Eravamo pi abbottonati di un corsetto di una signorina del sedicesimo secolo. L'unica persona che si potesse definire una sorta di ospite in casa nostra era mio padre. Mi sedetti sulla panca accanto alla finestra e osservai i salici piangenti ondeggiare nella brezza, contando ogni minuto silenzioso perch non mi veniva in mente nient'altro da fare. La nostra casa era cos; sembrava inghiottire il tempo.

Quando l'Escalade gigante di mio padre parcheggi nel vialetto, schizzando di neve infangata gli alberi, non seppi dire da quanto fossi seduta l. Poteva essere un'ora come solo cinque minuti. Mi infilai silenziosamente in cucina, per poterlo incrociare mentre entrava. Poggiata al bancone, mi ritrovai con il fiato corto aspettando il suo saluto fintamente gioviale, esclamato sempre a gran voce quando tornava da uno dei suoi viaggi. C'era un qualcosa, nei suoi

modi, che ogni volta mi dava sui nervi. Non dovetti aspettare a lungo. Dov' la mia bella famiglia? Lo url, e la sua voce baritonale risuon nell'ingresso. Sentii mia madre mettere via i materiali della casa delle bambole e andargli incontro. Dopo aver premuto con le nocche l'ascesso che coltivavo con tanto amore, la seguii. I miei genitori erano tutti presi a

discutere sottovoce quando li raggiunsi. Pap aveva la testa piegata verso quella di mamma, il riporto che riusciva a fatica a nascondere il fatto che stava invecchiando. Quando mi videro, smisero di parlare. Mia madre torn ad assumere la sua tipica espressione indifferente, e mio padre mi osserv raggiante. Aveva un'aria cos allegra e gioiosa, cos eccessiva e falsa. Mi ricord una di quelle gemme di plastica pacchiane che collezionavo quando ero

piccola. Ehi! Ecco la mia bambina! Mi venne incontro e mi diede una pacca sulle spalle. Rimase spiazzato da quanto fossi diventata alta. Quel gesto non era pi facile come un tempo. Era da molto, moltissimo, che mio padre non mi prestava attenzione. Ciao, pap. Allora, com'era Phoenix? Lui mise gi la valigetta e si sistem la cravatta. Ah, l fa troppo caldo. Sembrava agosto invece

di gennaio. Mi pass accanto diretto in cucina e apr il frigo. Cosa c' da mangiare? Ignorandolo, mia madre torn alla sua casa delle bambole e al suo t. Io mi sedetti su uno sgabello e lo osservai frugare tra i ripiani. Sorpresi mia madre a lanciarmi occhiate, ma ogni volta che la guardavo lei si affrettava a distogliere lo sguardo. Allora, pap, non mi chiedi come sta andando la terapia? Oppure la mamma ti ha gi

aggiornato? Il mio affetto per pap era sempre stato secondario. Non so dire esattamente come fosse successo. Forse  stato un lento ridursi dell'emozione; pi tempo passava lontano da noi, meno sentivo il desiderio di ricevere la sua approvazione. Sono certo che tua madre stia facendo tutto ci che  necessario rispose senza voltarsi. Mi fido di lei. Non potei farne a meno. Mi scapp da ridere. Ma non vuoi sapere di pi? Non

vuoi essere coinvolto nel mio processo di guarigione? Sai cosa dicono gli strizzacervelli: "Se un bambino  malato significa che  malata la famiglia". Avevo fatto cos tante sedute terapeutiche che adesso conoscevo il gergo alla perfezione. Per fortuna, tu non sei pi una bambina, Saylor. Mio padre si gir, con un pezzo di frutta e una bottiglia d'acqua in mano, e us il piede per chiudere il frigo. Be', sar meglio che mi sbrighi

disse mentre gettava un'occhiata all'orologio appeso alla parete. Tra poco parte il mio aereo. Lanciai uno sguardo a mia madre, ma lei era presa a carteggiare una parte della sua casetta. Non sollev neppure gli occhi. Tornai a guardare pap. Vai gi via? Gli avvocati penalisti altamente richiesti devono viaggiare, Saylor, lo sai! rispose, ancora ridicolmente gioviale. No, non lo sapevo. Le leggi non erano diverse a seconda dello Stato? E poi,

per quale ragione dovevano avere bisogno di lui in altri Stati? Ho un volo dietro l'altro. Volevo solo venire a vedere le mie bellissime ragazze per un minuto. Te ne vai perch ho sollevato la questione della terapia? La domanda mi usc con tono disperato e piagnucoloso. Avrei voluto prendermi a pugni. Perch facevo cos? Di solito ero brava a gestire queste cose. Per certi versi pap era una sorta di cervo timoroso: troppa

emozione e correva via. Non essere assurda ribatt, salendo le scale alla svelta. Te l'ho detto, devo prendere un aereo. Ho solo il tempo per preparare una nuova valigia. Scese alcuni minuti dopo e si precipit nell'ingresso, dove indoss le scarpe e gli occhiali da sole e prese la valigetta. Ancora una volta, era tornato nel suo costume di avvocato, pronto ad affrontare il

mondo legale. Bene... Ci vediamo, pap. Quando la porta si richiuse con delicatezza dietro di lui, udii mia madre sospirare nella quiete assoluta. Sollevai lo sguardo. Mi stava di nuovo osservando, con un'espressione impenetrabile negli occhi. Mi resi conto che odiavo quello sguardo. Lo avevo visto un'infinit di volte. Era un'espressione di pena e confusione, come se mia madre non riuscisse a capire da dove fossi venuta

o come farmi sparire. Che c'? Sbatt le palpebre e fece un lieve sussulto, quasi l'avessi colta di sorpresa. Niente. A cosa stai pensando? Mi sporsi in avanti. Dillo. Lei scosse il capo e torn a occuparsi della sua casa delle bambole. Ti immagini le cose. Non stavo assolutamente pensando a te. No. Non pensava a me.

5. 

Quattro giorni dopo, svegliandomi, mi accorsi di provare multiple sensazioni. La prima: avevo un forte dolore in un punto del petto. La seconda: la pelle mi faceva male. La terza: avevo lo stomaco a pezzi, come se avessi mangiato troppo e poi fossi salita sulle montagne russe. Mi tirai a sedere e abbassai la scollatura del pigiama. La zona dove mi ero fatta le iniezioni era infiammata, turgida e lucida, come una ciliegia troppo matura. Era anche un po'

gonfia, ma non quanto avrei voluto. Vi premetti le nocche e trasalii. Dopo aver preso la siringa dal comodino, andai in bagno e chiusi la porta. Mentre ci sputavo dentro e mi iniettavo la saliva, pensai agli strani paralleli tra la mia vita e quella di una tossica. Entrambe ci chiudevamo in bagno appena alzate, la siringa stretta nella mano sudata, come fosse il nettare della vita che stavamo cercando. Ci bucavamo intenzionalmente per

ottenere un'estasi momentanea, quell'esaltazione che rendeva la vita meno noiosa, pi simile a quella che ci era stata promessa da una dieta costante a base di telefilm per adolescenti pieni d'angoscia. Tuttavia, penso che le similitudini si fermassero l. La tossica desiderava stare bene ed evitare il malessere dell'astinenza. Io volevo stare male, costringere il mio corpo in ginocchio, farlo piangere e implorare piet. Se un genitore avesse

potuto scegliere tra una tossica e me, chi avrebbe scelto? Sinceramente, sapevo che l'alternativa non si sarebbe neanche posta. Chi poteva volere una cazzo di svitata a cui piaceva farsi cullare tra le braccia crostose e putrescenti della malattia? Se avessero mandato una tossica in un centro di recupero, sarebbe tornata a vivere una vita normale. Se avessero mandato me in ospedale, avrei desiderato rimanerci per il resto dell'esistenza.

Quando il cuore ebbe smesso di martellarmi in petto, quando la mia mente seppe che il mio corpo era ancora una volta assediato da batteri intenti a sfondare le barriere del mio sistema immunitario, fui libera di pensare ad altro. Per prima cosa, dovevo misurare la temperatura. Lo schermo del termometro divent di un rosso acceso, segnando 37,8. Perfetto. Poi dovevo capire perch avessi lo stomaco cos... teso. Non era solo il desiderio di essere

malata, c'era dell'altro. Ci pensai un po' e di colpo mi venne in mente: quella mattina avevo un appuntamento con l'amministratore dell'ospedale, quello a cui il dottor Stone intendeva comunicare il mio "problema". Mi misi una vecchia maglietta e un maglione con il cappuccio e indossai i jeans. Dopo aver nascosto con cura la siringa nella tasca, scesi al piano terra. Mia madre era seduta in cucina, a leggere attentamente il giornale. Da

dietro, appariva magra, fragile e piccola, come una bambina abbandonata dai genitori a una vita strana in quella casa enorme. Sembrava smarrita. Perch non riusciva a vedere che anch'io ero smarrita? E che avremmo potuto farci forza a vicenda? Mi schiarii la gola e mi lanci un'occhiata. Buongiorno, mamma. Sar meglio che tu parta subito, se vuoi arrivare in orario all'appuntamento. Vuoi che ti dia un

passaggio? No risposi, come si aspettava. Posso andare a piedi. Presi una mela, mi misi la giacca e gli stivali e uscii. Il Gramercy era un ospedale privato a solo due isolati dai cancelli del complesso residenziale dei miei genitori. Gli architetti lo avevano progettato in modo tale da farlo sembrare una vecchia cattedrale cattolica. Immagino che essere visti entrare in un ospedale che avesse l'aspetto di un

ospedale fosse considerato di cattivo gusto dai colletti bianchi che lo frequentavano. Quando le porte scorrevoli si aprirono, fui avvolta da un'aria fredda e stantia. Se da fuori l'ospedale sembrava una cattedrale, all'interno sembrava un centro benessere d'elite. Avevano perfino della musica new age che usciva dagli altoparlanti, tra una comunicazione e l'altra. Raggiunsi il bancone in marmo dell'addetta all'accoglienza.

La donna mi sorrise, con denti di un bianco brillante. Salve. Ciao. Ehm. Sono qua per incontrare Linda Adams. Mi chiamo Saylor Grayson. Mmm... La donna guard la cartellina sul bancone e i suoi biondi capelli ricaddero in avanti. Ah, sei la volontaria! Un altro sorriso. Fantastico. Se ti metti a sedere su quella sedia, ti do un modulo da riempire. Ok? Mi sedetti, la testa calda e frastornata dalla febbre. Giocherellai con il tiretto

della cerniera del giubbotto. Quella segretaria - guardai il nome sul cartellino: Betty - quanto sapeva di me e del perch fossi l? Non mi stava lanciando troppi sguardi imbarazzati, quindi forse non sapeva nulla. Tieni. Mi consegn una cartellina rosa e una penna dorata. Questo  semplicemente il modulo che compila chi fa richiesta di prestare servizio come volontario, va bene? Annuii e vi diedi una scorsa. Le domande erano piuttosto standard.

Nome, et, contatti in caso di emergenza... Rimasi interdetta da una singola domanda in fondo: condizioni di salute particolari. Guardai Betty di sottecchi, ma lei era tornata a scrivere alla tastiera. Stringendo forte la penna, cercai di pensare in maniera razionale. Il dottor Stone mi aveva detto che non c'era bisogno che raccontassi a qualcuno del mio disturbo, tranne che all'amministratore ospedaliero. E d'altronde, quel documento era per scopi amministrativi, no?

Dovevo essere sincera? Non mi andava di chiederlo a Betty. Maledizione, dov'era Linda Adams? Perch il dottor Stone non mi aveva messo in guardia su questa eventualit? Con mano tremante, scrissi SM nell'area in cui si domandava delle condizioni di salute e riconsegnai il documento. Betty lo lesse e, quando i suoi occhi arrivarono all'ultima colonna, mi guard con compassione.

Anche mia zia ha la sclerosi multipla disse. Poverina, mi dispiace. Fui percorsa da un fremito di piacere e senso di colpa, simile a cera calda. Gi,  proprio una sfiga. Bene, ora ti chiamo Linda e lei verr subito a prenderti. Mi sedetti sulla sedia, a godere segretamente di quella bugia. Linda Adams scese a prendermi qualche minuto dopo. Era una donna afroamericana bassa e

tarchiata, con una crocchia a treccia sulla parte alta della testa. Si muoveva con una grazia un po' impacciata, come se un tempo fosse stata pi minuta. Quando mi porse la mano, sentii che era liscia e asciutta, una stretta molto pi sicura del suo portamento. Benvenuta, Saylor. Grazie. Vuoi che andiamo a parlare nel mio ufficio? Feci spallucce e mi alzai per seguirla,

toccando la siringa nella tasca. L'ufficio di Linda era disseminato di fogli e cartelline. I neon e la brutta moquette industriale rendevano chiaro che il livello da centro benessere dell'ospedale non si estendeva agli uffici del personale. Notando che osservavo i dettagli, Linda mostr un sorriso imbarazzato. Scusami. Di solito incontro i volontari al bar del piano terra, ma oggi aspetto una telefonata. Non preoccuparti. Mi sedetti su una

sedia e incrociai le caviglie al di sotto. Allora, Betty mi ha detto che hai compilato il modulo. Hai domande da fare? Quando posso iniziare? Lei sorrise. Mi piacciono le ragazze che hanno voglia di fare. Anche oggi, se vuoi. C' solo una cosa di cui vorrei parlare. Perse il sorriso. Cerc il mio sguardo con aria apprensiva e si schiar la gola. Del tuo, ehm... Stava chiaramente aspettando che fossi

io a terminare la frase, a toglierla da quella situazione di disagio. E invece non lo feci. Tenni gli occhi fissi su di lei. Perch? Forse mi andava semplicemente di fare la stronza. Forse era bello che una volta tanto fosse qualcun altro a provare la vergogna di pronunciare quelle parole. Munch... Mnchausen? Linda gett un'occhiata a un appunto che aveva sulla mia scheda. S? Toccai la punta dell'ago della siringa, lasciando che mi penetrasse

nella pelle. Il dottor Stone mi ha detto che potrai avere accesso al piano inferiore, dove teniamo le riunioni dei gruppi di sostegno, ma non ai reparti. Avrai un cartellino che indicher un accesso limitato. Ti sta bene? Feci spallucce. Posso scegliere? La donna accenn un sorriso. Purtroppo no. Ma visto che siamo stati chiari a riguardo, ora possiamo anche partire. Il telefono

sulla sua scrivania squill. Devo assolutamente rispondere. Ma la mia segretaria Shelly adesso ti porter a fare il cartellino. Come se fosse stata in ascolto alla porta, una donna bianca esile come un fuscello e con gli occhiali entr nella stanza e mi sorrise. Sei pronta? 

6. 

Il tempo per realizzare il cartellino fu breve e la donna al bancone non chiese n a me n a Shelly per

quale ragione avessi un accesso limitato. Mentre lo stampava, chiacchier per tutto il tempo con la collega della dieta che stava seguendo, poi me lo consegn (ancora caldo di stampa) e infine ci diede le spalle. Bene, andiamo nella zona dei gruppi di sostegno disse Shelly, aprendo la porta che immetteva alle scale.  nel seminterrato. Scendemmo una rampa di scale, il naso che mi pizzicava per la puzza di detergente industriale e

pelle stantia. Le suole morbide delle scarpe di Shelly producevano un lieve strusco sul pavimento, l'unico rumore che si udiva mentre scendevamo nella parte pi bassa dell'edificio. Quando Shelly apr un'altra porta, la superai e mi ritrovai nel seminterrato pi elegante che avessi mai visto. I pavimenti erano di raffinate piastrelle color crema, e il corridoio dove mi trovavo si apriva su una serie di sale riunioni con pareti in vetro e comodi divani e poltrone. Quella

immediatamente alla mia destra aveva perfino un caminetto e una libreria a tutta parete. Shelly indic una bacheca rivestita di tessuto sulla parete alla nostra sinistra. Vedi quel foglio plastificato rosa? Elenca tutti i gruppi di sostegno e i loro giorni e orari di riunione. Se  festa o un gruppo non si incontra per qualche ragione, viene indicato in fondo. Diedi una scorsa al testo. D'accordo. Bene. Il tuo compito, da quello che mi ha detto Linda,  allestire le stanze e

rimettere in ordine quando i membri se ne vanno. La cucina  da questa parte... Mi port a un cucinotto e mi mostr come preparare il caff e degli spuntini per i membri affamati. Ero cos annoiata che avevo voglia di sbadigliare. Se queste erano le stronzate che dovevo fare per avere finalmente accesso a informazioni o attrezzature mediche, per, ne sarebbe valsa la pena. Penso di aver capito tutto.

Shelly sorrise. S, non  molto complicato. La prossima riunione inizia alle tredici e trenta nella stanza 1A, perci, se vuoi, puoi andare a preparare tutto il necessario. Fantastico. Shelly mi guard un istante mentre cominciavo a raccogliere gli snack. Con la coda dell'occhio, la vidi studiare il mio profilo, ma non mi girai. Alla fine, disse: Linda mi ha detto che dovrei restare con te, ma non mi ha spiegato esattamente perch, a parte che soffri di

un qualche disturbo. Penso che non abbia capito bene neanche lei. Accenn una risata, forse per alleggerire l'atmosfera. Le mani mi tremarono leggermente mentre versavo la polvere di caff nel filtro. Evitando ancora di incrociare il suo sguardo, dissi: Ehm, s.  un po' stupido. I miei genitori mi fanno andare dallo psicologo, e lui  convinto che io non sia abbastanza matura per la mia et o cose del genere. A quel punto la guardai, alzando gli occhi al

cielo per mostrare come considerassi la cosa una seccatura. Shelly non sembrava molto pi vecchia di me. Chiss, forse sarei riuscita a tirarla dalla mia parte. Oh. La vidi arrossire dall'imbarazzo. Io sar qua in giro, a controllare che le sale siano in ordine disse, cambiando argomento. Se hai bisogno di me, vieni a cercarmi. Quando il carrello di servizio fu pronto, tornai alla bacheca per controllare quale gruppo si

riunisse. Famiglie e amici. Spinsi il carrello nella stanza 1A e aspettai, come una sentinella in servizio. Quando le persone cominciarono ad arrivare, mi chiesi se fossi nella stanza sbagliata. Non sembravano le famiglie di gente malata; sembravano i pazienti stessi. Per prime arrivarono tre donne, la pelle troppo tirata sulle loro ossa delicate. Avevano i capelli unti e sporchi, raccolti in rapide crocchie o code di cavallo. C'era anche

un uomo che fissava il vuoto e non diceva granch. Una delle donne prese una tazza di caff, sorridendomi tristemente, in maniera distratta. Mi accorsi che aveva capito dal mio aspetto che ero una persona, ma non era abbastanza vigile da notare altro. Torn alla sedia strascicando i piedi, con le mani strette attorno alla tazza come fosse la sua ncora di salvezza. A quel punto entr la leader del gruppo,

una quarantenne che aveva perso la sorella e un figlio per la fibrosi cistica. Capii subito che non era una partecipante come gli altri. Era vivace e con la sua presenza riempiva la stanza. Si sedette e sorrise a tutti, con un sorriso raggiante e incoraggiante che era in netto contrasto con l'atmosfera generale. Mi domandai da quanto tempo facesse cos, da quanto tempo sorridesse a tutti come se non avesse alcuna preoccupazione al mondo, e per quanto tempo

avrebbe continuato a farlo prima di crollare. Dopo quel gruppo, ci fu quello dei diabetici. Fu un contrasto interessante; queste persone ridevano e scherzavano, si lamentarono tantissimo della sorte che era toccata loro e consumarono caff e biscotti come se ci fosse il rischio di una carestia. Fui irritata dalla loro superficialit. Ma come? Se io avessi avuto una malattia pericolosa come il diabete, avrei avuto molto pi rispetto dei suoi

poteri. Era da ipocriti, forse, che fossi io a dirlo, ma il fatto era che sapevo dare il giusto valore alla malattia. La corteggiavo perch veneravo il suo grandioso potere. Quando il gruppo ebbe finito e io ebbi raccolto tutte le tazze e i piattini, portai il carrello nel corridoio. Shelly era l, con un sorriso impacciato. Mi aveva osservata per tutto il tempo? Fatto tutto? mi chiese, con un falsetto gioioso. S. Mi avviai verso la cucina, seguita

da lei. Come primo giorno,  stato magnifico. Oh,  stupendo! Mi mostr una cartellina. Ti dispiace fare una firma qua, per indicare che te ne stai andando? Probabilmente lo faremo ogni volta che vieni. Firmerai all'arrivo e all'uscita, cos avremo qualcosa da far vedere al tuo psicologo, nel caso in cui ce lo chieda, d'accordo? Diventai rossa, ma annuii e rimasi inespressiva. Certo. Se quello era il prezzo da pagare per

avere accesso all'attrezzatura medica che bramavo, valeva la pena assecondarli. Prima o poi, sarebbe giunto il momento in cui avrebbero commesso un passo falso, avrebbero smesso di starmi con il fiato sul collo, dando la precendenza ad altro rispetto alla mia salute. E in quel momento, io mi sarei fatta trovare pronta. 

7. 

Tre settimane dopo, fui sul punto di mollare. Ero stata dal dottor Stone varie volte, e in ogni

occasione avevo riferito che il mio servizio di volontariato stava andando bene, e dicevo sul serio. Shelly non mi aveva lasciata sola una volta. Non mi aveva mai persa di vista. Mi aveva fatto firmare all'entrata e all'uscita tutte le volte che ero andata, ovvero quasi tutti i giorni. Poi, finalmente, successe. Come un acquazzone venuto dal nulla. Betty, la donna all'accettazione, mi fece un cenno con la mano per attrarre la mia attenzione, quando oltrepassai le porte scorrevoli. Io

la raggiunsi, titubante. Frugando tra i documenti che aveva sul bancone, le unghie rosa che scintillavano sotto le luci, mi disse: Tu sei Saylor, giusto?. Non ricordava di avermi parlato il giorno in cui avevo iniziato a prestare servizio. S. Shelly  a una conferenza questa settimana e Linda  impegnatissima, perci mi ha chiesto di darti questo. Dopo aver tirato fuori una

cartellina da una pila di moduli, Betty me la mise di fronte. Ricordati solo di firmare all'arrivo e all'uscita, va bene? Sorrisi, la testa che cominciava a ronzarmi pregustando la libert. D'accordo. Eccola la ricompensa, la ragione per la quale avevo passato tutte quelle ore ad ascoltare persone parlare di malattie e morte. Ora era il mio turno. Dopo aver scarabocchiato il mio nome, scesi in fretta al piano di sotto, il

cartellino che mi sbatteva addosso a ogni passo. La febbre dovuta agli ascessi crescenti sul petto, mi dava un mal di testa martellante. Non importava. Stavo gi studiando come accedere ai reparti dell'ospedale. Ovviamente, non potevo farlo quel giorno. Era il primo giorno in cui non venivo sorvegliata, e Linda avrebbe potuto decidere di controllare i miei movimenti. Visto che Shelly sarebbe stata via per tutta la settimana, probabilmente avrei avuto

altre occasioni. Andai alla bacheca per vedere quale gruppo sarebbe arrivato, ma c'era scritto semplicemente MTMD. Proteggendomi con la felpa dall'aria fresca, attraversai con andatura rilassata il corridoio. C'era ancora tempo prima dell'arrivo del gruppo. Entrai nella sala con il caminetto. Era la stanza 1A, dove si sarebbe riunito il gruppo MTMD. Sperando di trovare delle valide letture, mi avvicinai all'enorme libreria.

I segreti per restare in salute e ringiovanire, La salute prostatica, Informazioni di base sul cancro al seno, La sclerosi multipla. Quei libri erano ottimi per i malati ma, da esperta nel campo, preferivo di gran lunga il mio Prontuario del medico. Lo tenevo nel cassetto del comodino, il mio testo sacro. Mentre fissavo i libri, il battito del mio cuore cominci ad accelerare e iniziai a sudare. Presi un libro e mi sedetti. Dopo aver portato la

mano alla fronte, sorrisi. Adoravo la febbre. Con la febbre non si poteva discutere. Era una prova concreta del fatto che il corpo stesse lottando con la malattia. I miei ascessi mi stavano rendendo orgogliosa. Guardai il libro che avevo tra le mani. La sclerosi multipla. Malgrado le mie riserve, in realt fu piuttosto interessante leggere come il corpo riuscisse a devastare se stesso. Avrei tanto voluto avere con me una penna e un taccuino, il

piccolo diario con i fiori ricamati sulla copertina. Conteneva i segreti migliori per ammalarsi, i sintomi e le malattie e le descrizioni degli effetti collaterali che sfilavano come piccoli soldati in guerra. Quando qualcuno mi picchiett sulla spalla, sussultai. Scusa. Non volevo spaventarti. Era un tizio non molto pi grande di me. Capelli scuri ricci e arruffati, barba incolta su guance e mento. Era alto, forse superava il metro

e ottanta, e sotto al maglione s'intuiva un torace scolpito. Ma ci che attir subito la mia attenzione fu il suo bastone di legno. Mi costrinsi a tornare a guardare i suoi occhi azzurri. Non preoccuparti. Non ti avevo sentito entrare. Ho immaginato stessi aspettando l'inizio della riunione del gruppo MTMD. In realt oggi abbiamo deciso di incontrarci nella stanza numero 3.

Oh. Mi alzai e chiusi il libro, con l'intenzione di rimetterlo sullo scaffale e andare a prendere il caff e gli snack. Cos hai la sclerosi multipla, eh? Stupefatta, girai la testa di scatto. Cosa? Il libro che stavi leggendo. Lo indic. Hai la sclerosi multipla? Sbattei le palpebre. Le sbattei ancora. Strinsi il libro al petto. Ehm. S. Non ci fu alcuna traccia di compassione nel suo sorriso. Allora ti piacer il

nostro gruppo. Ci sono delle persone stupende, tutte intorno ai vent'anni. Vieni. Si volt e si diresse nel corridoio. Solo dopo un breve momento di esitazione, lo seguii. La stanza numero 3 era molto pi piccola e meno elegante della prima sala riunioni. Le pareti erano comunque di vetro, ma non c'erano n il camino n la libreria. Il tizio aveva ragione. C'erano altre tre persone sedute in cerchio. Una ragazza della mia et. E due ragazzi di

qualche anno in pi: uno era calvo e sulla sedia a rotelle, l'altro aveva una mascherina che lasciava scoperti solo gli occhi. Mi misi a sedere tra la ragazza e il tizio con cui avevo parlato. Mi sorrise. Allora, benvenuta alla tua prima riunione. Ci vediamo una volta al mese, di luned mattina o di gioved sera. Scoprirai che siamo un gruppo piuttosto socievole. Il nostro gruppo 

frequentato dalle persone pi giovani e pi fighe di tutte. Ci furono un paio di risatine. Io annuii e gettai un'occhiata agli altri, e poi verso la porta. Se Linda avesse deciso di venire a controllare, invece di pensare ai suoi impegni, per me sarebbe finita. Per, avevo una voglia matta di fare una domanda. Dopo me ne sarei andata. Scusami tanto, ma l'ho dimenticato. Per cosa sta MTMD? La ragazza soffoc una risata. Non preoccuparti. Anch'io a volte lo

dimentico, e partecipo da sei mesi. Sta per malati terminali e malattie degenerative. Malati terminali. Malattie degenerative. Quelle parole mi girarono in testa, come due corvi neri in competizione nel trovare la preda pi vicina. Perch non ci presentiamo uno a uno? disse il ragazzo con il bastone. Inizier io. Mi chiamo Andrew Dean, ma tutti mi chiamano Drew. Ho l'Atassia di Friedreich. Non sentirti in difficolt, se

non ne hai mai sentito parlare. Non sono in molti a conoscerla.  una malattia degenerativa. Me l'hanno diagnosticata due anni fa, quando avevo diciannove anni. Guard il ragazzo calvo sulla sedia a rotelle di fianco a lui. Io sono Carson. Ho una leucemia prolinfocitica a cellule T. Mi hanno dato sei mesi di vita. Un respiro profondo. Non ero assolutamente pronto a sentirmelo dire. Drew gli poggi una mano sulla spalla.

Il ragazzo asiatico con la mascherina seduto accanto a Carson si tolse i capelli dalla fronte. Io sono Pierce. E non preoccuparti. Questa mascherina serve a proteggere me, non te. Qualcuno rise. Mi sforzai di sorridere. Ho l'AIDS. Rimasi paralizzata. L'AIDS. Quella parola cadde come un blocco di piombo dalla sua bocca al pavimento. Cosa potevo dire? La comunicazione non avrebbe potuto essere pi immediata: AIDS. Non provai tristezza o incredulit come

nel caso di Carson. Parl la ragazza di fianco a me, evitando una qualche replica da parte mia. Io sono Zee Rothman. Ho un tumore al seno. Si afferr i seni e li strinse in maniera teatrale. Queste non sono vere! I maschi scoppiarono a ridere e io sogghignai. Alla fine, rimasero in silenzio e fu il mio turno. Mi schiarii la gola. Era ora di rivelare il grosso fraintendimento. Avrebbero riso, avrei riso anch'io. Avrei portato loro qualcosa da

sgranocchiare e poi me ne sarei andata per la mia strada. Guardai fuori dalle pareti di vetro. Il corridoio era deserto. Aprii la bocca e le parole uscirono senza che potessi controllarle. Io sono Saylor. E ho... la sclerosi multipla. Zee mi poggi un braccio sulla spalla. Benvenuta esclam, rinfrescandomi la guancia con il suo respiro. 

8.

Chi se la sente di parlare per primo? Drew si guard attorno. Io tenni le mani in grembo, non azzardandomi neppure a toccare la siringa. Avevo il timore di scoppiare a dire qualcosa di inappropriato, tipo chi ero veramente o quali problemi avevo. Il mio cervello avvampava per la febbre, mentre i pensieri mi si coagulavano in una palla luccicante al centro del cranio. Parl Pierce. Mia madre sta andando fuori di testa. In pratica, ogni volta che

parliamo si mette a piangere. Mi ripete in continuazione: "Pierce, perch hai deciso di essere gay e ti sei preso questa brutta malattia?", "Pierce, sei dimagrito troppo. Non mangi abbastanza!". Tutti mormorarono e scossero il capo, mostrandosi comprensivi. Ti capisco disse Zee, accasciandosi sulla sedia. Aveva qualcosa di strano, con i capelli rossi raccolti in due trecce e le braccia pallide e magre che uscivano dalla maglietta. Era il simbolo della

malattia, e tuttavia nei suoi occhi c'era uno sbrilluccichio infantile e sprezzante, come se volesse sfidare il mondo a dirle che non poteva divertirsi, non poteva affrontare con sfrontatezza e leggerezza il tempo che le restava. Mio pap in questo momento  nella fase "facciamo finta che vada tutto bene". Si rifiuta di parlare di questioni legate al cancro. Quando in Tv appare una pubblicit su un ospedale o una medicina, cambia subito canale. Sta addirittura parlando di fare una cazzo di vacanza

in Italia, l'estate prossima. Come se io, fra sei mesi, potessi essere in condizioni di affrontare un viaggio. Sempre che non abbia gi tirato le cuoia, ovviamente. Carson trasal, ma lei parve non notarlo. O forse ci era solo abituata. O forse, come me, godeva di quella situazione. Io sapevo cosa significasse trovarsi a suscitare disapprovazione. Anche se dopo cercavi di liberartene, come di un brutto odore, ti restava addosso, impregnando i vestiti e i capelli.

Allora, tanto valeva divertirsi, imparare ad amare la propria condizione. Be', io sto bene disse Drew. Aveva il bastone appoggiato alla gamba della sedia. Dopo aver disteso le lunghe gambe davanti a s, congiunse le mani dietro alla testa. Notai con sorpresa i bicipiti tesi sotto le maniche del maglione. Dunque, erano solo le gambe a essere deboli. I dottori continuano a dirmi di controllare quanto cammino, perch il mio equilibrio dovrebbe peggiorare, in

fretta. Lo avrete visto anche voi. Gli altri annuirono. Per non ho avuto alcun disturbo dall'ultima volta che ci siamo visti. Ed  molto positivo, nel caso dell'atassia di Friedreich. In questa malattia le cose progrediscono alla svelta. Si fa presto a diventare disabili e poi a finire su una cavolo di sedia a rotelle. Dunque per ora sto bene. Drew not il mio sguardo e accenn un sorriso. Ehi, spaventeremo la nuova arrivata.

Ma no, lei conosce il nostro mondo. Zee si rivolse a me. Quando ti hanno diagnosticato la tua malattia? Ho dovuto lasciare la scuola il mese scorso risposi. Non era esattamente la risposta alla sua domanda, perch la sua domanda non aveva risposta. Ero una manipolatrice esperta, una maga degli svicolamenti. Tira fuori qualche fatto sconvolgente, agita le mani e abracadabra, la gente non ricorda pi cosa ti aveva chiesto. Stavo cos

male che mia madre  venuta a prendermi. Deve essere dura disse Drew, scuotendo il capo. Deve essere dura anche per tua madre. Pi che altro,  arrabbiata con me ribattei.  una fase fece Carson. Ci passano tutti. Non preoccuparti.  uno degli stadi che devono attraversare i tuoi parenti. Ma almeno la prognosi per la sclerosi multipla  piuttosto buona. Le tue aspettative di vita sono quasi uguali a

chi non ne  affetto. Non la mia. La mia  aggressiva. Non so cosa mi avesse spinto a dirlo. Era come se Carson stesse mettendo in discussione la mia validit, il mio diritto ad appartenere a quel club esclusivo di gente deperita: maschi che sembravano bambini malnutriti e donne senza seni. Vomitai un fatto che avevo appena letto sul libro.  del tipo che d sintomi quasi costanti, e che ti fa finire sulla sedia a rotelle. Guardai Drew. Come te.

Le sedie a rotelle fanno schifo esclam lui con una veemenza che ammirai. S, sono proprio una sfiga concord Zee. Abbasso le sedie a rotelle. Dovrebbe essere questo il nostro slogan. Pierce strinse gli occhi, come se stesse ridendo dietro alla sua mascherina che nascondeva la morte. Risi anch'io, e la mia risata risuon cupamente in quella stanza occupata da persone che avrebbero fatto parte di questo mondo

ancora per poco. Eravamo spettri, tutti noi. 

9. 

Diedi un'occhiata all'orologio. Ero seduta con il gruppo da circa un quarto d'ora. Sentii la porta del seminterrato aprirsi e balzai dalla sedia. Non potevo rischiare che Linda mi trovasse a fingermi una paziente e a ingannare i membri dei gruppi di sostegno che avrei dovuto aiutare. E se lo avesse raccontato non soltanto al dottor Stone ma anche a mia madre? In teoria ero

un'adulta, ma tutti pensano che una persona con un disturbo mentale abbia necessit di un supporto da parte dei familiari. E poi, con tutta sincerit, era anche colpa mia. In buona parte. Ogni volta che stavo male, mi rivolgevo a mia madre, affinch mi aiutasse e mi coprisse di attenzioni. Tutti si girarono a guardarmi. Drew sembrava preoccupato. Va tutto bene? Mmm, s.  solo che... devo fare una telefonata. Me ne sono ricordata solo adesso.

Va bene. Annu, ma capii che era confuso dal modo in cui stavo fuggendo da l. In seguito avrei dovuto inventare una buona scusa, appianare le cose, per evitare che lui e gli altri sentissero il bisogno di chiedere che fine avesse fatto la strana ragazza con la sclerosi multipla. E ovviamente, non avrei potuto pi fare la volontaria l sotto. Che stupida, accidenti! Mi detestavo. Perch dovevo sempre sabotare tutto nella mia vita? E se non fossi pi potuta

tornare a fare volontariato in ospedale? Come avrei fatto ad ammalarmi, a rifornirmi di attrezzature mediche che non potevo ordinare sul mio consueto sito web? Ero in preda al panico, e dovetti sforzarmi per ricacciare il pensiero in un angolino della mente. Andai in corridoio per vedere chi fosse entrato dalla porta del seminterrato, aspettandomi di incontrare Linda. Con grandissimo sollievo, vidi che era solamente un custode, venuto a sostituire i

sacchetti dell'immondizia. Sollev una mano in segno di saluto. Dopo aver ricambiato, aprii la porta che dava sulla scala e mi avviai al piano superiore. Dopo aver firmato al bancone di Betty, uscii. Stava nevicando. E non si trattava di fiocchi piccoli, leggeri, acquosi. Erano quelli grossi come un pugno che tanto amavo da bambina. Era neve che avrebbe attacato a terra. Mi guardai attorno per essere sicura di essere sola, e poi, alzando gli occhi al cielo, tirai fuori la

lingua. Raccolsi un fiocco, due, tre. In effetti, la neve  deliziosa, ma io conosco un buon ristorante, se ti va qualcosa di caldo. Richiusi di scatto la bocca, mordendomi la punta della lingua. Trattenendo un'imprecazione, mi voltai e guardai Drew. Anche se riuscivo a non farmi completamente distrarre dal suo bastone e dalla bellezza della sua malattia, mi fu impossibile non notare il suo fascino classico. Aveva una mascella ben definita, punteggiata dalla barbetta

come un cielo di porcellana tempestato di stelle nere. Oh, be'... Io, ehm, s. Distolsi lo sguardo, e le guance mi avvamparono cos tanto che avrei potuto sciogliere la neve a un chilometro di distanza. Non hai scuse. Rise. Ma non preoccuparti. Anche a me piace mangiare la neve. Apr la bocca, dalle labbra carnose, e inghiott anche lui qualche fiocco. Quando torn a guardarmi, aveva della neve sulle ciglia scure. Vedi?

Io annuii e osservai il suo bastone e la mano che lo stringeva. L'elegante curva dell'impugnatura mi ricord il collo di un cigno. Il cuore inizi a battermi pi forte. Comunque, dicevo sul serio continu a dire lui. Io e Zee stiamo andiamo allo Sphinx. Vuoi unirti a noi? Potresti raccontarci qualcosa in pi su di te. Analizzai il suo sorriso disarmante, cercando di capire lo scopo di quella proposta. L'ultima volta che qualcuno mi aveva

invitata a trascorrere del tempo insieme, senza secondi fini, era stato in quarta elementare. Ero andata a casa della mia amica Allie dopo la scuola. Sua madre lavorava fino alle diciassette, perci avremmo avuto un'ora e mezza di libert, un lusso prezioso e molto raro per delle bambine di nove anni. Allie era la tipa pi ammirata della classe. Sua madre le lasciava comprare i trucchi e aveva uno specchietto di Hello Kitty che io le

invidiavo tanto. Cos, quando mi invit a casa sua, per poco non morii. Lo raccontai a mia madre, ma omisi il fatto che saremmo rimaste da sole per novanta minuti. Eravamo in salotto a leggere i Cosmopolitan di sua madre, quando Allie indic le mie gambe. Erano attraversate da segni bianco argentati. L'estate prima dell'inizio della scuola, avevo trovato la lametta di mia madre. Cosa ti  successo? chiese Allie, mentre si leccava il dito e girava

un'altra pagina della rivista. Continu a leggere, ma l'atmosfera si fece tesa. Sapevo che la mia risposta sarebbe stata importante. Molto importante. Il mio cervello cominci a escogitare una bugia dietro l'altra, nel tentativo isterico di trovare una risposta abbastanza convincente e plausibile da spingere Allie a non farmi altre domande. Ma la verit era una specie di montagna gigante davanti a me; non riuscivo a vedere oltre.

Quell'estate ero stata per sei settimane da un analista, secondo il quale era importante essere sinceri, e che gli amici che valeva la pena avere erano quelli con cui si poteva essere noi stessi, senza preoccuparsi del loro giudizio. Forse fu quello, oppure furono le esalazioni dello smalto che ci eravamo appena stese sulle dita delle mani e dei piedi; fatto sta che finii per raccontarle la verit. Mi sono tagliata dissi, il cuore che mi batteva cos forte che il petto mi faceva male. Ero seduta

sul pavimento, con le gambe incrociate, e mi passai le mani sulla pelle. Non sentivo pi le cicatrici. Con la lametta di mia mamma. Allie sollev lo sguardo dalla rivista, le sopracciglia bionde che toccavano la frangia. Perch? Feci spallucce. Stavo cominciando a pensare che fosse stata una brutta idea. Fu la prima volta che mi resi conto che gli psicologi dicevano solo cazzate. Io... volevo provare. A rasarmi. Volevo mettermi il costume, cos...

No no. Allie mise da parte la rivista. Quelli non sono dovuti alla rasatura. Anch'io ho provato a farmi i peli, e non ho le gambe zeppe di tagli. Tu lo hai fatto di proposito, non  vero? Ci fissammo per un minuto. Poi annuii. Per favore, non dirlo a nessuno a scuola. La voce mi trem perch sapevo che ovviamente lo avrebbe raccontato a tutti. Io, al posto suo, lo avrei fatto. D'accordo mi disse. Ment. Le bambine di nove anni non

sanno cosa sia la lealt. Infilai le mani nella tasca della felpa. Mah, forse  meglio che torni a casa. Oh, andiamo! Io e Drew ci voltammo. Era la voce di Zee, che stava lentamente arrivando dal vialetto dell'ospedale. Gli stai dando buca? Ci raggiunse trafelata. Non si tratta mica di un appuntamento con questo fesso. Ci sar anch'io. Sorrise a Drew, e lui alz gli occhi al cielo.

Grazie tante, Zee esclam Drew. E poi, glielo avevo detto che ci saresti stata anche tu. Forse  proprio per questo che non vuole venire. Zee gli diede un pugno sul braccio e risero. Era strano, quanto l'amicizia fosse importante per loro anche se presto sarebbero morti. Di cosa parlavano quando uscivano insieme? Di cosa parlavano i giovani senza un futuro? Fui presa dalla curiosit. Non saremmo stati all'ospedale. Non avrei corso il

rischio di essere vista da Linda o Shelly. Quando Zee si gir verso di me, il sorriso sulla sua faccia era svanito e aveva un'espressione seria. Senti, so come ci si sente non appena si scopre di essere malati. I tuoi amici, d'un tratto, cominciano a guardarti con due occhi come a dire "poveretta" e allo stesso tempo "meno male che non  toccato a me", e tu ti ritrovi a non avere pi nessuno da frequentare. Perch non vieni a fare un

giro con noi? Ti prometto che non ti costringeremo a parlare della tua malattia, a meno che non sia tu a volerlo. Va bene risposi, colta da una strana eccitazione. Mi farebbe molto piacere. 

10. 

Zee ci accompagn alla sua auto, un modello sportivo di un giallo acceso che sembrava molto veloce e molto costosa. Tu va' dietro disse a Drew. Ho

bisogno di tempo per conoscere la mia nuova migliore amica. Drew mi poggi un braccio sulle spalle, fingendo di volermi sussurrare un segreto all'orecchio. Sebbene avessi il giubbotto, la parte del corpo che tocc sembr prendere fuoco. Trattenni il respiro e osservai il bastone sostenere il suo peso. Non avere paura mi disse. Si comporta in maniera cos stravagante con tutti. Non solo con te. Quelle parole mi avvolsero l'orecchio.

Avrei voluto chiudere gli occhi e accoglierle dentro di me, ma finsi di ridere come loro due. Quando Drew si allontan per salire sul sedile posteriore, provai una fitta per la separazione. Era assurdo ci che stavo facendo e ci che lui suscitava in me. L'auto profumava di pelle e detergente al limone. Zee pass una mano sul cruscotto. Ti piace la mia nuova bambina?  il regalo di compleanno dei miei genitori per i miei ventidue anni.

Bella risposi. Mi domandai a chi sarebbe andata quando Zee fosse morta. Lei pensava costantemente a queste cose? Alla mortalit e alla fine incombente, che la mangiavano dentro come piccole termiti? Il suo era un atteggiamento finto, fatto di battute e risate e allegria finch non si ritrovava da sola in camera sua? Tirai fuori il cellulare e mandai un messaggio a mia mamma per avvisarla che avrei fatto tardi. Vivi qua vicino? mi chiese Drew.

S. Lo guardai nello specchietto retrovisore. L'unica cosa che vidi furono i suoi occhi azzurri e, imbarazzata dalla strana intimit di quel momento, distolsi lo sguardo. I miei genitori abitano nel complesso residenziale The Mills. Oh la la, molto carina esclam Zee, mettendo la freccia a sinistra al semaforo. Dal motore si alzarono lievi suoni metallici. Io sto nella catapecchia dei miei genitori a Statestown. Una casa con quattro camere da letto

sarebbe una catapecchia? E io, allora, che vivo in un monolocale? Tu vivi da solo? Gli lanciai un'altra occhiata dallo specchietto prima di distogliere lo sguardo. S, ma non  eccitante come immagini. Zee  sempre tra i piedi. Non ho mai un momento di pace. Forse adesso che ha trovato te sar diverso. Osservai il modo in cui ridevano, la rilassatezza con la quale si canzonavano. C'era dell'altro

sotto? Ero stata allo Sphinx solo una volta, alle superiori. In quattro anni, quel ristorante/bar informale era cambiato. La clientela era composta meno da adolescenti che volevano comprare alcol illegalmente e pi da giovani universitari che vivevano da soli. Quando entrammo, alcuni sollevarono lo sguardo e salutarono o sorrisero a Drew e Zee. Come vedi, veniamo spesso qua disse Zee. Ciao, Ralph! grid a un

cameriere. Il solito, per piacere. Il tizio fece un cenno di assenso e mi guard. E tu? Io, ehm, prendo... un caff. Sentii le mie ossa sociali, rigide dal disuso, schioccare e scricchiolare nel mio tentativo di farle muovere. Gettai un'occhiata a Drew per controllare se mi stesse osservando, ma era gi spaparanzato su un divanetto, intento a tirare fuori dei fogli dalla sua

borsa a tracolla. Io mi sedetti su una poltrona e Zee si accasci con fare melodrammatico sul divano di fianco a lui, poggiando i piedi sui fogli. Drew le allontan le gambe con aria insofferente. Non ora, Zee. Zee sembr non curarsi del suo tono. Alzando gli occhi al cielo, mi disse: Drew  in missione e non vuole essere disturbato. Sorrisi in modo un po' impacciato. Quale missione?

 sempre qualcosa di nuovo rispose lei.  importante disse Drew. Mi guard.  una petizione per un membro del nostro gruppo. Jack non viene pi alle riunioni, perci non  pi un membro ribatt Zee, mentre Ralph ci portava i caff. Grazie, tesoro. Mettilo sul mio conto, d'accordo? Io presi il mio caff e cercai di pagare, ma Ralph scosse il capo, facendo tintinnare gli orecchini. La prima volta  gratis disse. Spero

di rivederti. Smettila di flirtare con lei e dammi il mio caff disse Drew, fingendosi infastidito. Che cosa devo fare per essere servito in maniera decente? Li osservai, la testa piena di domande. Come facevano a comportarsi cos? Come se fosse un giorno qualsiasi? Non avevano voglia di andare a fare un'immersione o provare a stabilire un record mondiale? Perch perdevano tempo con me, quando erano gli ultimi giorni della

loro vita? Ebbi l'impressione che fosse solo un sogno, strano e surreale, dal quale mi sarei svegliata da un momento all'altro. Magari ne avrei discusso con il dottor Stone alla seduta seguente, chiedendogli cosa significasse sognare il caff e un'auto gialla. Quando Ralph torn dietro al bancone, Drew appoggi la tazza sul tavolino. Jack  troppo malato per venire alle riunioni disse, come se non ci fossero state interruzioni.

Questo non significa che non sia pi un membro del gruppo. Non capisco perch tu sia cos contraria a questa petizione. Secondo me  una cattiva idea coinvolgere il gruppo in una questione che crea disaccordo replic Zee, incupendosi in un modo che mi sembrava gi strano per lei. Noi dipendiamo dall'amministrazione dell'ospedale per la raccolta di fondi e altre cose. Guard me. In passato

hanno pagato le camere di albergo per le famiglie dei membri, quando questi dovevano essere ospedalizzati in citt diverse. Si fanno sempre carico delle spese per situazioni di questo tipo. E sono totalmente contrari a questo piano. Annuii e bevvi un sorso di caff. Mi scottai la lingua. Drew sospir.  una scelta che spetta a Jack. Jack... non  pi del tutto in s. Lo sai.

Drew si pass una mano tra i capelli, un gesto che mi era sempre sembrato seccante e pretenzioso nei maschi. Fatto da lui, mi sembr genuino. Vidi frustrazione nella tensione della sua mascella. Non  colpa sua. Ed  proprio quello che vorrebbe evitare. Mi guard. Scusami. Probabilmente tu non ci stai capendo nulla. Il fatto  che un membro del nostro gruppo  diventato troppo ammalato per venire alle riunioni. Ha un'encefalite,

un'infezione del cervello, come complicazione di un tumore. Perci vuole fare richiesta alla corte per ottenere il suicidio assistito. Il suicidio assistito. Guardai Drew, seduto l con il suo bastone in equilibrio sul bracciolo del divano. Avrei voluto intrufolarmi nella sua testa e vedere cosa provava mentre pronunciava quelle parole. Aveva paura? Oppure sentiva che la cosa non lo riguardava? Sapevo cosa avrei fatto quella sera: mi sarei messa a

cercare informazioni sull'atassia di Friedreich, e sulla velocit con cui progrediva. Oh... capisco. Intendi dire, ehm, l'eutanasia. Giusto? Esatto. Drew trasse un respiro profondo. Credo spetti a lui decidere. Pensi che la corte approver una cosa del genere? Nel New Hampshire  considerata reato rispose Drew. Ma spero che una petizione promossa dalla comunit possa far cambiare idea alla corte.

Zee soffoc una risata. Stai scherzando? Ma dove vivi? Questa piccola citt conservatrice non l'approver mai. Urterebbe troppo la sensibilit dei cittadini. E poi, in questo caso sono d'accordo con loro. La natura della malattia di Jack rende difficile un pronunciamento. Come possiamo essere certi che sia davvero questo ci che desidera e non ci che gli dice il suo cervello malato? Suicidio. Questo tizio, Jack, non stava semplicemente parlando di uccidersi nel significato comune

del termine, ma stava chiedendo di poter scegliere come e quando morire. Anch'io una volta avevo preso in considerazione quella possibilit. Quando ero in terza media, fui ricoverata. Avevo gravi problemi allo stomaco e la febbre alta, e facevano fatica a trovare la causa dell'infezione. Ricordo che una di quelle notti, passate ad alzarmi e rimettermi a letto, a vomitare e ad agitarmi e perfino in preda a qualche crisi epilettica, mia madre

entr nella stanza, si sedette con me, mi prese la mano e mi chiese con aria molto seria se desiderassi morire. Mi disse che mi aveva osservato soffrire cos a lungo che stava cercando di capire la mia motivazione. Era impossibile che mi piacesse semplicemente stare male, no? Chi poteva essere cos folle da provare piacere a stare male? Pensai a lungo alla domanda di mia madre. Il mio cervello di tredicenne febbricitante si accorse che mia madre voleva davvero capirmi.

Pensai che meritasse un'attenta riflessione. Ma poi mi resi conto che non desideravo morire. Quello che lei non capiva, quello che nessuno capiva, era che godevo nel trovarmi in una sorta di limbo tra la vita e la morte. Mi piaceva sentirmi impotente, debole e malata. Quando scoprirono la causa dell'infezione, mi dimisero subito e diedero ai miei genitori il nominativo dell'ennesimo psicologo.

Avevo ingoiato escrementi. 

11. 

Zee aveva insistito per dare un passaggio a casa a me e a Drew, anche se io le avevo detto che sarei stata felice di prendere un taxi. La guardai con la coda dell'occhio mentre guidava, ondeggiando la testa al ritmo di Bob Marley che usciva dall'autoradio. Una delle sue trecce si stava sciogliendo, e una ciocca di sottili capelli rossi sparava di lato. Sentii il forte impulso di tirarla, per vedere se

sarebbe caduta. Probabilmente il suo corpo era ancora radioattivo per la chemio. Ricordai di aver letto da qualche parte che il veleno di quelle tossine restava nel corpo del paziente anche molto tempo dopo la fine della terapia. Ai miei occhi, avere il cancro era un lusso incredibile. Il mondo era compassionevole nei confronti dei malati di cancro. Erano gli eroi dei tabelloni pubblicitari stradali, di toccanti pubblicit con un sottofondo dolce che

interrompeva i nostri programmi televisivi preferiti. Facevamo il tifo per personaggi famosi che sviluppavano, e combattevano, un tumore, rasandoci la testa quando perdevano i capelli per mostrare sostegno morale. Quando attraversammo i cancelli del mio complesso residenziale, Drew fece un fischio. Sapevo che era una zona chic, ma non ci ero mai stato. Allargai le braccia in maniera magnanima. Benvenuto.

Zee soffoc una risata. Tu dove sei cresciuto? Mi girai solo un po' verso di lui. Era il massimo che riuscissi a fare. Era come se Drew avesse un superpotere, come se fosse in grado di farmi ardere con un semplice sguardo. Mentre lo pensavo, mi resi conto di quanto fosse un clich. A New York rispose. Batteva l'impugnatura del bastone sul palmo della mano mentre parlava. Io lo osservavo, ipnotizzata. Mi piaceva, ma quando venne il momento di

scegliere l'universit, decisi di andare in un posto pi tranquillo. Una risata, che gli rimbomb nel profondo della gola. Lo so. Lo so. Di solito i ragazzi vogliono andare in posti dove si pu fare casino, quando scelgono l'universit. Io no. Ne avevo avuto abbastanza crescendo. Zee si ferm a un incrocio e io le indicai la direzione. Che vuoi dire? gli chiesi. I tuoi genitori erano spesso fuori, o cosa?

Ah. No. Il problema era che li avevo sempre intorno. Mi scrut, come a voler valutare la mia disponibilit o capacit di ascoltare la storia. Senti, non mi va di raccontarti tutto al primo incontro. Potrei spaventarti. Sorrise. Perch non esci con noi gioved sera, cos ti racconto di pi? Oh, s. Vieni con noi! Ci sar anche Pierce. Zee saltell sul sedile. Dove andate? Di nuovo allo Sphinx. Andiamo sempre e solo l. Drew sorrise. Ma sar

divertente. Ci rilasseremo, berremo un paio di birre... Scossi il capo. Io non posso ordinare alcolici. Ho solo diciotto anni, ricordi? Fu strano dirlo, come se fossi una bambina rispetto a quei due, con le loro malattie gravi e la loro maggiore et. Oh, gi. Lei  piccola disse Zee. Non c' problema. A te non faranno il timbro sulla manina e potrai startene seduta a sorseggiare una Coca Light come fanno le brave

ragazze. Risi. Allora? chiese Drew, battendo il bastone sul palmo un po' pi in fretta. Vieni? Indicai la casa a Zee e lei parcheggi. Certo. Gli passai il mio cellulare, il cuore che mi batteva all'impazzata. Lasciami il tuo numero, cos ti mander un messaggio se dovessi avere problemi. Senza dubbio, quella era la cosa pi coraggiosa che avessi mai fatto in

vita mia. Rimasi ferma sul vialetto e salutai con la mano mentre l'auto di Zee sfrecciava via, un puntino di sole giallastro sulla strada scura. Strinsi in mano il cellulare, un pochino appesantito dal numero di Drew e Zee. Quando non riuscii pi a vederli, digitai il codice d'accesso al garage ed entrai in casa. Giocherellai con la siringa che avevo in tasca mentre lasciavo gli stivali nell'ingresso e raggiungevo mia mamma nel suo

angolino dell'hobbistica. Era curva sul tetto della casa delle bambole a fare qualcosa alle tegole, con la sua solita tazza di t al fianco. Sono tornata. Tenni le braccia spalancate, come a voler mostrare il corpo per un'ispezione. Quando me ne accorsi, le abbassai. L'ho sentito. Mia madre non sollev lo sguardo. Lo strano odore pungente della vernice per legno che usava mi giunse alle narici. Oggi ho prestato servizio fino a tardi.

Tirai fuori uno sgabello e mi sedetti, infilando i piedi dietro ai pioli. Lei bevve un sorso di t, mi lanci un'occhiata e torn a lavorare. Va bene. Cosa stai facendo? Al tetto, intendo. Osservai la sua testa, i capelli nerobluastri che riflettevano le luci del soffitto. Sto verniciando le tegole. Smise per un attimo di pennellare, fece un respiro profondo e mi

guard. Non hai altri modi per occupare il tempo, Saylor? Divento nervosa se mi osservi mentre lavoro. Dentro di me si scaten una rabbia infantile e accecante. Be', mamma, vorrei tanto, ma tu hai ritenuto assolutamente necessario farmi ritirare dall'universit e tornare a casa. Se ora provi un senso di claustrofobia,  solo colpa tua, cristo. Modera il linguaggio. Sospir, incurvando le spalle come se fosse cos

stanca da non avere la forza di tenerle dritte. Distolsi lo sguardo, per non vedere quanto mi considerasse fastidiosa. I miei occhi si fermarono sul portabiglietti a forma di albero di Natale appeso alla parete, che mia madre tirava diligentemente fuori ogni anno. Lo adornavano decine di eleganti e scintillanti biglietti di auguri. Non aveva ancora avuto il tempo di metterlo via, probabilmente perch troppo presa a occuparsi della figlia ribelle. I

miei genitori ricevevano circa un centinaio di biglietti di auguri in occasione delle festivit, la gran parte dai clienti di pap e dai suoi compagni di golf. Non ce n'era neanche uno inviato da persone a cui fossimo realmente legati, amici veri o parenti. Ricordai di quando avevo circa dieci anni, ed ero entusiasta che fossero iniziate le vacanze di Natale. Era notte fonda, ed ero scesa al piano terra per bere un bicchier d'acqua. Quando entrai in

salotto per andare in cucina, scorsi mia madre seduta davanti al camino acceso, le lacrime che le scendevano dalle guance mentre cercava di strappare un biglietto di auguri. Le mani le tremavano mentre si sforzava di fare a pezzi quel cartoncino spesso. Tuttavia, a parte il pianto silenzioso, aveva un'espressione stoica. Rimasi sulla soglia, senza osare respirare. Sapevo che si trattava di un momento intimo, e che a mia madre non avrebbe fatto piacere essere osservata. Ma nel buio di quella

notte, mi fu regalata la rara opportunit di vedere la vita nascosta di mia madre, una vita che lei mi teneva celata. La mattina seguente, mentre era occupata a fare altro, sbirciai nel caminetto e vidi un frammento dell'indirizzo. Il biglietto veniva da Londra. Io conoscevo solo una persona che viveva l. Come mai io non ho mai conosciuto mia nonna? chiesi senza riflettere. Quando mia madre mi guard, con occhi spalancati, ebbi l'impressione che anche la mia faccia esprimesse sorpresa.

Cosa? Dov' mia nonna?  ancora viva? Un tempo ci mandava gli auguri di Natale e poi ha smesso. Che cosa le hai detto? A dir la verit, non mi importava molto di non vedere la madre di mia madre. Ma era un argomento dolente, e non potei fare a meno di domandarmi se ci che avevo visto cos tanti anni prima avesse a che fare con la circospezione di mia mamma a riguardo. Mi sembrava un momento perfetto per stuzzicarla.

Quando mia madre mise gi il pennello, notai con una certa sprezzante soddisfazione che le tremava un po' la mano. Per quale ragione tiri fuori questa questione, adesso? Penso solo che  strano che io non abbia modo di avere rapporti con nessun parente. E tu ti rifiuti del tutto di parlare di lei. Che persona , una che non sente neppure il bisogno di far conoscere alla figlia la propria madre? Bevve un altro sorso di t, e vidi che si

sforzava di mantenere la compostezza. La rabbia, per, prese il sopravvento, perch mise gi la tazza con forza, versando parte del liquido sul tavolo, piccole gocce rifletterono la luce come pezzi di uno specchio. Tu non sai un bel niente di mia madre. Pensi di meritare molto, ma pensi mai a cosa fai per meritartelo? Cosa hai mai fatto per me? Cosa fai per gli altri? Tu pensi solo a te stessa. Le sue parole mi colpirono, come una

lama tagliente, riducendo la mia pelle a brandelli. Ci fissammo, senza fiato. Nella mia testa risuonavano due parole. Egoista. Detestabile. Egoista. Detestabile. Il cellulare mi vibr nella tasca. Lo tirai fuori. Volevo solo essere sicura che tu non abbia cambiato idea riguardo a

gioved. Zee. Allontanandomi da mia madre, scrissi: No, non ho cambiato idea. 

12. 

Marted sera, ero sdraiata orizzontalmente sul mio letto, a studiare sul mio Prontuario del medico quali fossero i farmaci usati per curare la sclerosi multipla, quando mi arriv un sms. Lanciai un'occhiata allo schermo, aspettandomi che fosse di nuovo Zee. Invece non era lei. Era lui. Il cuore

cominci a battermi un po' pi veloce del solito. Mi  venuta voglia di mangiare delle ciambelle fritte cinesi. A te piacciono? Mi morsi il labbro per evitare di sorridere mentre rispondevo. S, mi piacciono. Bene. A che ora ci vediamo? Con le dita che mi tremavano per ragioni che non volevo indagare, scrissi: Ci vediamo dove? Al China Garden in centro. L fanno le ciambelle cinesi pi buone del mondo.

Sono fritte. Ma forse te l'ho gi detto. Fissai lo schermo. Un appuntamento. Drew mi stava chiedendo di uscire? Il cellulare squill di nuovo. Una foto con le ciambelle fritte, di un bel colore dorato. Mi scapp da ridere. Tra un'ora? A dopo. Un attimo prima di entrare, quando il mio palmo tocc il freddo metallo della maniglia della porta del China Garden, mi agitai. Cosa

diavolo ci facevo l? Mi ero gi messa abbastanza nei guai partecipando al gruppo MTMD. E poi ero andata a prendere un caff con Drew e Zee. Ma ora... Ora ero l, da sola, a portare ulteriormente avanti la farsa. Certo, avevo promesso a Zee che sarei andata con loro allo Sphinx. Ma sarebbe stato gioved, e mancavano ancora quarantott'ore: una vita... Questo stava accadendo adesso. Poi scorsi Drew oltre la vetrata. Era seduto in un angolo, la testa china su

qualcosa. Un tovagliolo? Le grosse dita chiuse attorno a una penna che sembrava minuscola nelle sue mani. Il suo bastone era poggiato al tavolo, elegante, silenzioso, in attesa. Aprii la porta ed entrai. Quando gli fui vicina, Drew alz lo sguardo, con gli occhi distratti, che subito si fecero limpidi, come ghiaccio torbido che mutasse in acqua calda e scintillante. Solo per quello sguardo. Era valsa

la pena andare l anche solo per quello sguardo. Ciao. Mi tolsi la giacca, infilandola nell'angolo della mia parte di separe, e mi sedetti non ancora pronta per guardare di nuovo quegli occhi. Grayson. Sentii lo sguardo di Drew su di me, pesante. Dalle sue parole trapelava un sorriso. Dimmi la verit. Sei qua per le ciambelle fritte o per l'eccellente compagnia? Risi e tornai a guardare i suoi occhi,

promettendomi di non farmi inghiottire. No, non mi sarebbe successo. Quello era solo un... incontro tra amici. Il petto mi martellava, ma serrai le mani a pugno, mi rifiutai di controllare come stessero gli ascessi. Continuai a sorridere mentre distendevo con cautela un dito per indicare il tovagliolo su cui Drew stava scrivendo. Allora, cos' quella? Un'ode alle ciambelle? Lui mise gi la penna e pieg il tovagliolo con precisione. Questa? Ah,

niente. Solo una canzone su cui sto lavorando. Una canzone? Stai scrivendo una canzone? Drew annu, divertito dal mio stupore. Ti sembra "niente"? Posso vedere? Allungai la mano incuriosita. Sono sempre stata affascinata dalle persone capaci di creare qualcosa dal nulla. Forse si poteva tracciare un parallelo: io e le mie malattie, un artista e il suo capolavoro. Ma forse era un'idea sacrilega.

Drew mi consegn il tovagliolo dopo un istante, rosso sulle guance. Era... imbarazzato? Stranamente, la cosa mi fece tenerezza. Aprendo il tovagliolo, lessi cosa aveva scritto con una calligrafia incredibilmente confusa, parole gettate sulla carta come una manciata di briciole. It's a mask I wear, painted on thick My skin miles underneath I can't see, can't see the surface from here

But maybe it wasn't meant for me. Il mio cuoio capelluto fu percorso da un formicolio, liquefacendo la prudenza dei miei pensieri. Cercai di ignorarli, mentre si insinuavano nel mio cervello, sussurrando: guardaci, ascoltaci. Senza guardare Drew, feci scivolare il tovagliolo verso di lui. ... fantastica. Quel complimento inadeguato rimase sospeso tra noi, brutto e falso. Ci che intendevo dire veramente era: "Sei riuscito a comporre qualcosa di

magico con una manciata di parole. Come  possibile che la tua canzone sia la mia, se ci siamo appena conosciuti?" Lui fece spallucce e accenn una risata, in apparenza non offeso dalla mia apatia. Ci sto ancora lavorando. Io mi trovo bene a buttare gi le parole non appena mi vengono. A volte ho provato a trattenerle qua disse, picchiettandosi su una tempia. E... Be', ho deciso di non fare pi quell'errore.

Canti, anche? Riuscivo a immaginare la sua voce, leggermente roca mentre parlava, baritonale mentre cantava. Ma il cameriere ci interruppe prima che Drew potesse rispondermi, le braccia impegnate da un vassoio pieno di fumanti ciambelle. Ci sorrise. Buon appetito. Oh, grazie mille rispose Drew, scuotendo il tovagliolo. Presi una ciambella fumante con due dita, la poggiai sul piatto e dissi: Questa ciambella dovr

essere all'altezza delle mie aspettative. Voglio dire, ne hai tessuto talmente tanto le lodi... Ormai mi hai convinta che debba essere superspeciale. Lui rise mentre se ne infilava una intera in bocca. La mastic come fosse in estasi, con gli occhi chiusi e la testa sollevata. Io lo osservai ammirata, attratta dalla sua bocca, dalla sua mascella forte. E a quel punto Drew apr gli occhi e mi sorprese a fissarlo. Distolsi subito lo sguardo, le guance

rosse. Be', non la assaggi? Anche se non lo guardavo - non ce la facevo - udii il tono divertito nella sua voce. Avrei voluto sprofondare. Ehm, s. Tenni gli occhi sul tavolo mentre la addentavo, calda e dolce. Wow. Era davvero buona. Ma il fatto che Drew mi avesse appena sorpresa a fissarlo mi obbligava a non dimostrargli quanto mi stesse piacendo. Rimasi l a masticare come un'automa, fissando lo zucchero a velo

rimasto nel piatto. Quando finii, deglutii, bevvi un sorso d'acqua e con riluttanza incrociai il suo sguardo.  buona. Ottima. Drew stava ancora sorridendo. Sentii di nuovo un forte imbarazzo. Avrei voluto correre fuori dal ristorante e dimenticare tutto. Sai, non bisogna vergognarsi ad ammettere che ci piace qualcosa. Non sapevo se si stesse riferendo alla ciambella o a se stesso, perci annuii in modo vago. S, lo so. Ma in realt non lo sapevo. Per

tutta la mia vita avevo agito in maniera cauta. Non avevo mai permesso che si creasse un'amicizia, non avevo mai lasciato capire quanto avessi bisogno di mia madre. L'unica cosa in cui mi ero dilettata senza limiti era la malattia. Per fortuna, Drew lasci cadere l'argomento. Parlammo per alcune ore davanti ad altro cibo, facendo quattro chiacchiere sul New Hampshire, i ristoranti e l'inverno. Una conversazione innocua. Tranquilla. Parlammo come

due persone che stavano facendo conoscenza. Due persone che stavano lasciando in serbo il meglio. Restai al gioco, decisa a non sollevare il velo e scoprire la verit. Per me finiva l. Non sarei mai andata oltre con Drew. Ci attardammo fuori mentre scendeva la sera, per salutarci. Assaggiai la neve mentre parlavo, fredda come il cristallo. Sono stata molto bene stasera. Per... vorrei chiarire una cosa. Il nostro

non era un appuntamento romantico. Feci uno sforzo grandissimo per dire quelle parole, per affrontare in modo diretto la faccenda. Avrei visto nuovamente Drew quel gioved, e sarebbe stato imbarazzante incontrarsi allo Sphinx con due sensazioni diverse del nostro incontro. Drew rest impassibile; non si arrabbi n ammutol. Al contrario, mi fiss. Di cosa hai paura? D'istinto, portai la mano al petto, ma riuscii a deviarla all'ultimo minuto, fingendo di voler

giocherellare con il bottone al collo. Paura? Io non ho paura. Di niente. Invece che rispondermi, mi spost con delicatezza una ciocca di capelli dietro l'orecchio, facendomi venire il batticuore. Avvicinandosi, disse dolcemente: Non preoccuparti, Grayson. Tutti hanno paura. Poi si raddrizz e sorrise. Ci vediamo gioved? Quando finalmente riuscii ad annuire e rispondere Certo, lui stava gi andando via, ricurvo sul bastone.

13. 

Gioved sera raggiunsi lo Sphinx in taxi. Mi sembrava di chiedere la carit, a farmi dare un passaggio da Zee. Il bar era dall'altro lato della citt, a met strada tra le nostre case. E poi, non sapevo esattamente come affrontare la

situazione tra me e Drew. Ma d'altronde, c'era davvero una "situazione"? Io ero quasi sicura di s, ma non ero molto brava a gestire i rapporti interpersonali. Mi sentivo pi a mio agio a entrare nel locale da sola. Lo Sphinx era pieno di vita. Le luci erano basse e la musica ad alto volume mi vibr in testa ancor prima che entrassi. All'ingresso, una ragazza all'incirca della mia et mi chiese la carta d'identit. Io gliela consegnai e lei la controll.

Va bene, allora non ti far il timbro, visto che non hai ancora compiuto ventun anni mi disse, arricciando il suo nasino decorato da un piercing come se fosse rammaricata. Io annuii, poi ebbi accesso al mondo dei maggiorenni. Drew e Zee c'erano gi, cosa che avevo dedotto vedendo l'auto di lei parcheggiata fuori. Erano seduti a un tavolino circolare, a bere birra. Eccola! esclam Zee, sollevando la bottiglia. Evviva! Sorrisi, e mi passai una ciocca di

capelli dietro all'orecchio. Mi stavo sforzando di non concentrarmi su Drew. Grazie per l'invito. Questo posto  carino, la sera. Drew rise. Aveva il bastone appeso alla coscia. Gli sgabelli erano alti, e il bastone non toccava terra. Non dire bugie.  scadente e mettono delle canzoni orribili per far ballare la gente, ma a noi piace. Incrociai brevemente il suo sguardo, e in quell'attimo ricordammo entrambi ci che c'era stato tra noi due giorni prima.

Poi Zee si sporse verso di me, come se dovesse comunicarmi un segreto importante, e quel momento svan. Drew  considerato una celebrit dalla clientela notturna. Il mio primo pensiero fu: per via della sua malattia? Ma misi da parte quell'idea per trovare una risposta pi appropriata. Davvero? Zee esagera un po'. Drew si sporse in avanti, i gomiti poggiati sul tavolo. Le maniche nella sua giacca nera si sollevarono, lasciando scoperta la pelle candida dell'interno

del braccio. Feci fatica a staccare gli occhi da quell'inaspettata espressione di vulnerabilit, un lembo di pelle nascosto al resto del mondo, ma rivelatosi a me in un attimo fuggente. Non direi. Mi voltai per vedere chi avesse parlato. Dietro di me c'era Pierce, intento a sedersi su un altro sgabello. Lo aiutai, e lui mi sorrise con gratitudine. Indossava ancora la mascherina. Drew 

davvero una celebrit. Ha una voce d'angelo. Sollevai le sopracciglia e mi girai verso Drew, ricordando il testo della canzone che mi aveva lasciato leggere. Dunque canti? Per poco non dissi: "Dunque canti anche?". Per qualche ragione sapevo che Drew non aveva raccontato a nessuno del tempo che avevamo trascorso assieme. Sollev una mano. Colpevole. Strimpello anche la chitarra. Complimenti dissi. Suonerai,

stasera? No, sono qua solo per bere rispose lui. Puoi? La domanda mi scapp di bocca prima che riuscissi a fermarla. Avvampai. Scusami. Io... Fa' finta che non ti abbia detto nulla. La tua  una domanda valida disse tranquillamente Drew. Il mio dottore mi ha detto di non ubriacarmi, perch potrei peggiorare il mio equilibrio gi abbastanza precario.

Accennai un sorriso, grata della sua capacit di mostrare un tatto che io non avevo. Vado a prendere da bere. Saltai gi dallo sgabello. Chi vuole qualcosa? Io prendo un vino della casa, Saylor. Se per te va bene, ovviamente disse Pierce, guardandomi con aria seria. Restai senza parole. Non sapevo cosa dire. Ma poi lui scoppi a ridere. O mio Dio, guardati! Stavo scherzando, sciocca. Rilassati.

Zee rise e Drew gli diede un colpetto con il bastone. Andiamo, Pierce, non spaventarla. Scusami, scusami. Pierce sollev entrambe le mani. A ogni modo, ti abituerai a me. Risi, per dimostrare che non ero offesa dalla sua presa di giro, che ero a mio agio assieme a loro, alle loro battute e alla loro leggerezza. In realt, mi sentivo un pesce fuor d'acqua, ma ero determinata a non farlo notare. Quando tornai al tavolo con i bicchieri -

al barista non interessava affatto che avessi o meno la mano timbrata - e con il sorriso ancora sulle labbra, Pierce e Zee non c'erano pi. Sono laggi a ballare, visto che ancora possono. Drew indic la pista a una ventina di metri di distanza. Tu non puoi pi? chiesi mentre mi sedevo. Oppure non ti piace ballare? In realt non mi piace, ma preferisco usare la prima come scusa. Sorrise e bevve un sorso di

birra. E a te? Piace ballare? Che tu ci creda o no, non mi ha mai invitato nessuno risposi, bevendo un sorso della mia Dr Pepper analcolica. Drew mi guard. Mi aspettavo che esclamasse: "Oh, non ci credo!", ma non lo fece. Non sapevo se apprezzare questa sua reazione priva di falsit o se essere offesa dal fatto che gli risultasse cos facile credermi. Dopo un momento, sorrisi. Allora,

ehm, ti sei ripreso dalla quantit spropositata di zucchero che hai divorato al Chinese Garden? Lui rise, ma non rispose. Dunque, avevo ragione: a Drew non andava di parlare della nostra uscita, anche se non sapevo perch. Dopo un altro momento di silenzio, disse: Non mi sembra che tu stia molto male. Per avere la versione aggressiva della sclerosi multipla, dico. Quando ero piccolo conoscevo una donna che ce l'aveva, e pochi mesi dopo la diagnosi cominci

ad avere i tremori. Bevvi un altro sorso, come se avere del liquido in bocca potesse rappresentare una scusa interminabile per non rispondere. Ma alla fine, deglutii e feci spallucce. Be', sono fortunata. Facevo fatica a guardarlo negli occhi. Certo. Puoi pensarla cos. Oppure puoi pensare di essere costantemente sull'orlo del precipizio. Scosse il capo.  quello che provo io la gran parte del tempo.

Ci mettemmo a bere, mentre gli altoparlanti sparavano canzoni pop a tutto volume. Fu una situazione imbarazzante? Non so. Ci eravamo appena conosciuti e non parlavamo, e dunque in teoria avremmo dovuto sentirci a disagio. Ma non mi sembrava cos. Quel silenzio per non era neanche del tutto naturale, perch sembrava che avessimo entrambi un sacco di cose da dire, ma non sapessimo da dove cominciare. Non mi era mai successo.

Anche se me ne stavo l a osservare Pierce e Zee ballare sotto alle luci multicolori, il mio corpo era sintonizzato del tutto sulla frequenza di Drew. Ero consapevole di ogni suo movimento: la mano che afferrava la bottiglia, la testa che si muoveva a ritmo di musica. Lo seguivo come fa un girasole con il sole. Quell'intensit mi fece un po' paura. Che cosa aveva di particolare? Cosa mi stava succedendo? Qualche minuto dopo, Pierce e Zee

tornarono da noi. Zee aveva la maglietta fradicia di sudore, la pelle chiara visibile in trasparenza. Pierce era pi pallido del solito, i capelli appiccicati alla fronte. Mi sa che abbiamo esagerato disse lui, mentre si sedeva e avvicinava a s il bicchiere di vino. Sicuramente aggiunse Zee, cercando di controllare il respiro. Non sarebbe bello se svenissi e dovessero chiamare l'ambulanza? Drew afferr la borsetta di Zee e tir fuori le chiavi della macchina. Ti porto

a casa io. Non esiste rispose lei, pronunciando le parole a fatica. Riesci a malapena a premere i pedali, con quei piedi traballanti. Per Drew ha ragione, Zee fece Pierce. Devi prendere l'ossigeno stasera. Era preoccupato per lei, sebbene anche lui si fosse iperaffaticato, e avesse le sopracciglia unite a formare una specie di lungo millepiedi nero. Non sapevo bene cosa pensare del suo altruismo. Da un

lato, era toccante e nobile, ma dall'altro ero sconcertata da come quel ragazzo minimizzasse il proprio malessere. La accompagner io dissi senza riflettere. So guidare.  che mia madre non mi permette di usare la sua preziosa automobile. Vengo anch'io, nel caso in cui Zee svenga sul serio e non riesca a darti le indicazioni. Drew scosse il capo e si alz, poggiandosi pesantemente al bastone.

Vuoi anche tu uno strappo a casa? chiesi a Pierce. No rispose, tornando a guardare la pista. Mi riposer un po' e poi mi rimetter a ballare. Ho posato gli occhi su un tipo molto carino. Mi domandai, ma non a voce alta, se quel tipo carino si sarebbe curato di lui nello stato in cui era: sofferente, pallido, sudato e con una mascherina. D'accordo dissi. Ci vediamo.

14. 

Malgrado la neve e il ghiaccio che minacciavano di far deragliare il nostro trenino umano assemblato in tutta fretta, Drew, Zee e io attraversammo sani e salvi il parcheggio, raggiungendo l'auto di Zee. In qualche modo, riuscimmo a sistemare Zee sul sedile anteriore. Non che fosse pesante; era semplicemente senza forze e troppo stanca per farlo da sola. Ovviamente, la mancanza di equilibrio di Drew e il suo bastone non aiutarono,

e in alcuni frangenti ebbi il timore che potessimo cadere tutti quanti sul cemento ghiacciato. Alla fine, per, riuscimmo ad allacciarle la cintura. Poi Drew si sedette sul sedile posteriore e io mi misi velocemente alla guida. Mentre facevo retromarcia, mi accorsi che Zee aveva la testa poggiata contro il finestrino e il respiro irregolare. Guardai Drew nello specchietto retrovisore. Che faccio? La porto all'ospedale?

Zee si gir a fatica verso di me e scosse il capo. Non... ci... provare. Mia madre... mi... uccider... Non termin la frase, ma ne compresi comunque il senso. Ci siamo gi trovati in questa situazione, purtroppo mi spieg Drew mentre premevo il gas e sfrecciavo in strada. Zee , ehm, famosa per i suoi eccessi. Questo... ... l'unico... modo per... vivere rantol Zee. Sollevai un sopracciglio. Be', lo vedo.

Ora dici cos, ma ne riparleremo quando la tua sclerosi multipla si far sentire fece Drew. Anche tu ti ritroverai a fare delle scelte poco felici.  inevitabile. Qua svolta a sinistra e poi a destra in Ashley Street tra tre chilometri. Girai a sinistra. Anche tu, allora, hai preso delle decisioni discutibili? gli chiesi, guardando di nuovo nello specchietto retrovisore. Zee rantol e toss, nel tentativo di ridere alla mia domanda.

Drew arricci il naso, e mi parve malignamente adorabile. Uh... Puoi dirlo forte. I dottori sospettavano che avessi l'atassia di Friedreich perch cadevo in continuazione. Io sostenevo che i tappeti di casa mia si muovessero, sfidando la gravit e sollevandosi da terra per farmi inciampare. A ogni modo, dopo gli esami di accertamento, quando il mio dottore mi disse che probabilmente entro i trent'anni avrei perso la capacit di camminare, reagii in modo folle e competitivo. Pensai:

"Sconfigger questa cosa, tu sta' a guardare, stupido di un dottore". Buttai tutto lo stipendio nell'acquisto di scarponi e zaino da trekking. No! Guardai di nuovo nello specchietto. Non ci credo. Invece  proprio cos disse Zee, con il respiro pi calmo. E una vera risata. Gi. Quel fine settimana andai a fare un'escursione. Da solo. Sulle White Mountains. E come and? Svoltai in Ashley Street.

Prosegui per due chilometri e mezzo e poi svolta in Cameron Street. Drew si schiar la gola. Fui fortunato che il cellulare avesse campo, altrimenti sarei morto nel bosco come un cretino. Il mio amico Zach venne a prendermi e mi port a casa. Dopo essermi tolto quei maledetti scarponi e riposato un po', mi ripresi. Wow. Scossi il capo lentamente, cercando di immaginare una persona con l'andatura zoppicante e rallentata come quella di Drew scalare

una montagna. Wow. Be', capita a tutti. Le nostre sono decisioni stupide dettate dal panico e dal senso di sfida. Mmm mmm fece Zee. Come me. Io ho appena scoperto di avere delle metastasi ai polmoni. Per, continuo a ballare e fare altre cose. Prima o poi, immagino che dovr smettere. Mi guard sorridendo. Forse. Provavo un certo disagio a parlare con loro come se facessi davvero parte del club. Non avevo

alcun diritto di pretendere la loro amicizia, fingendomi altrettanto malata e sfortunata. Tuttavia, una parte di me amava quel potere. Mi piaceva essere la ragazza che avevo sempre desiderato essere, fin dal giorno in cui avevo inghiottito l'ago da cucito. Mi piaceva dichiarare con orgoglio la mia malattia, invece di nasconderla mentre lo psicologo cercava di capire con esattezza per quale ragione fossi cos fuori di testa. Svoltai in Cameron Street e Zee indic

una tozza casa di mattoncini alla nostra destra. Io sto l. L'auto puoi tenerla tu, basta che venga a prendermi domani. Cos usciremo di nuovo. Solo se mi prometti che non ballerai le dissi per prenderla in giro. Zee rise con voce tremolante Te lo prometto. Vuoi che ti aiuti ad arrivare alla porta? No, sto meglio. Zee apr la portiera e si tir su, ritrovandosi nella fredda aria notturna. Ci

vediamo, sfigati. Ciao. Drew scese per prendere il posto di Zee. Prima per l'abbracci velocemente, un gesto che io esaminai con attenzione. Possibile che quella grande amicizia, tra due persone che stavano affrontando esperienze simili e difficili, potesse essere solo platonica? Il mio lato cinico sorrise all'idea. Ma in quell'abbraccio non notai niente che andasse oltre l'amicizia, almeno da parte di

Drew. Forse Zee rimase stretta un secondo di troppo. Ma d'altronde, era stanca. Tutto qua. Mentre facevamo retromarcia nel suo vialetto, la osservai zoppicare lungo la via ed entrare in casa. Quando la porta si richiuse alle sue spalle, la notte torn silenziosa, come se lei non fosse mai esistita. Il mondo continuava ad andare avanti. 

15. 

Tornai in strada, i lampioni che gettavano fasci di luce arancione

sull'auto. Drew era seduto di fianco a me, con le ginocchia sollevate perch aveva le gambe troppo lunghe per quello stretto abitacolo, anche con il sedile spinto indietro. Allora, dove vuoi andare adesso? Mah, forse a casa. Oh. Rimasi delusa, arrabbiata di esserlo. Cosa diavolo mi aspettavo? Che Drew volesse tornare allo Sphinx? Che volesse propormi un altro non-appuntamento al China Garden? Del quale

poi si sarebbe rifiutato di parlare in seguito, come se si vergognasse di qualcosa? Puoi fermarti da me. Se ti va, ovviamente. Lo guardai, lui mi stava osservando, con un sorriso accennato agli angoli della bocca. Intendeva dire che voleva fare sesso con me? Era una specie di linguaggio in codice maschile che io non conoscevo? Vista la mia limitata interazione con coetanei in passato, tendevo ad analizzare con

cautela ogni parola che mi veniva detta e ogni suo possibile significato. La sensazione era come quella che si prova guardando uno di quei dipinti che in un primo momento sembrano un miscuglio di colori e scarabocchi insensati. Poi, per, se inizi a osservarli con attenzione, se vai all' essenza, vedi la splendida casa o barca o persona che l'artista aveva voluto mostrarti fin dall'inizio. Io non volevo fare sesso con Drew. Non che non avessi fatto sesso occasionale in passato. E

trovavo Drew incredibilmente attraente. Un'attrazione che andava al di l dei suoi capelli, dei suoi occhi, della sua statura, e scendeva fino alle ossa, la carne, i muscoli. C'era dell'altro, per. Tra noi si era creata una chimica che non volevo rovinare. E sapevo che fare sesso in quel modo l'avrebbe rovinata. Um... Non so, potremmo ascoltare un po' di musica, rilassarci. Sono un po' stanco. Oh. D'accordo. Buona idea.

Il suo appartamento non era molto distante, ed entrai senza difficolt nel posteggio riservato. Tu non hai un'auto? No. Come ti ha detto Zee, la mia guida lascia molto a desiderare da quando non riesco a controllare bene le caviglie. E poi, nella maggior parte dei casi, mi basta salire su un autobus o farmi dare un passaggio da Zee. Scendemmo dall'auto: sbuffi di vapore ci uscivano dal naso e dalla bocca ogni volta che

respiravamo. I lampioni facevano luccicare l'asfalto nero del parcheggio, ricoperto di ghiaccio. Carino, qua dissi. Drew rise, guardandosi attorno. Il parcheggio era circondato da condomini color crema brutti e scadenti. Se lo dici tu. L'appartamento di Drew distava solo pochi passi dal parcheggio, e le sue finestre strette davano sul marciapiede. Fuori dalla porta c'era uno zerbino a forma di chitarra. Mi domandai se lo avesse

scelto lui, cercando pazientemente su siti specializzati finch non aveva trovato quello giusto. Al primo piano. Ho avuto un colpo di fortuna. Ho preso in affitto questo posto prima della diagnosi. Infil la chiave nella serratura e mi guard con la testa inclinata. Lo fai anche tu, di dividere la tua vita tra prima e dopo la diagnosi? Io non ricordavo di aver mai vissuto in salute, cos scossi il capo. Lo farai. Succede senza accorgersene.

 incredibile. Di solito mi infastidisce quando le persone fanno illazioni sciocche sui malati. Sai... tipo che noi malati scopriamo di avere un innato senso di meraviglia nei confronti della vita e cose del genere. Ma in effetti, succede qualcosa del genere. Entrammo, e fui sorpresa dal buon odore che c'era in casa sua. Non ero mai stata nell'appartamento di un ragazzo. Tutti e tre i ragazzi con cui ero stata fidanzata alle superiori vivevano con mamma e pap. Ci

ritrovavamo a palpeggiarci in seminterrati umidi e su divani a fiori quando i genitori andavano a dormire. Fu un'esperienza molto pi piacevole di quanto mi aspettassi. Avevo sempre immaginato che la casa di un ragazzo puzzasse di calzini sporchi e cibo stantio, ma quella di Drew sapeva di bucato e biscotti. Non era sporca, ma neppure pulita all'eccesso, come quella di una persona affetta da sindrome ossessivo-compulsiva. Era accogliente e vissuta, ecco.

Mi piace esclamai, e subito mi sentii un'idiota. Non era mia intenzione sembrare sfacciata. Drew, per, rise. Ne sono felice. Siediti. Mi indic un divano di pelle nero. Ti va qualcosa da bere o da mangiare? Hai una Dr Pepper? Lui fece quella cosa con il naso arricciato che stava iniziando a piacermi davvero molto. No, non sapevo neanche che la gente bevesse quella roba, prima che ne ordinassi una stasera.

Allora, un bicchier d'acqua andr benissimo. Drew spar in cucina. Io mi tolsi il giubbotto e mi guardai attorno. In salotto c'era l'indispensabile televisore a schermo piatto con l'Xbox. In un angolo c'era un macchinario per fare i pesi, di quelli su cui ti siedi per rafforzare i muscoli della parte superiore del corpo. Questo spiegava i bicipiti che avevo notato il primo giorno alla riunione del gruppo MTMD. Immaginai Drew seduto l sopra,

sudato e senza maglietta, ad allenarsi. Arrossii e distolsi lo sguardo, rivolgendolo al resto della stanza. Le pareti erano nude, tranne per una libreria in un angolo. Osservando pi attentamente, mi resi conto che solo una mensola conteneva libri. Il resto era zeppo di Cd. Mi piace la musica. Mi voltai e presi il bicchiere d'acqua. Grazie. S, lo avevo notato. La maggior parte sono regali di amici o Cd di altri gruppi che ho conosciuto suonando in giro.

Che musica ti piace? Eravamo vicini, le braccia che quasi si toccavano mentre esaminavamo il contenuto della libreria. Sentivo la mia pelle formicolare, quasi desiderasse colmare la distanza. I miei occhi si soffermarono di nuovo sulla grande differenza di statura. Io ero alta un metro e sessantasette. Anche se Drew era un po' ricurvo sul bastone, gli arrivavo a malapena alla spalla. Tutta risposi. La verit era che non ascoltavo musica da molto tempo. A me

piaceva leggere, libri di medicina. E non riuscivo a leggere se c'era rumore. Di. Devi pur avere una preferenza. Si volt verso di me, la felpa con la cerniera abbassata. Cercai di non posare lo sguardo sulla maglietta aderente ai suoi pettorali. Feci spallucce e diventai rossa. Odiavo quando qualcuno mi metteva in difficolt. Um, Carly Rae Jepsen? Nell'attimo in cui lo dissi, mi resi conto

di aver nominato lei solo perch avevamo appena sentito la sua canzone al bar. E poi, non era certo la musica pi figa che potessi scegliere. Drew rimase deluso, a bocca aperta. Sul serio? Quella non  musica. Mmm. Ognuno  libero di avere i suoi gusti, no? risposi, bevendo un sorso d'acqua. Lui alz la mano libera in segno di resa. D'accordo, hai ragione. Ma ora devi sentire quello che intendo io per musica. Poi giudicherai

tu. Allung una mano davanti a me, sfiorandomi la spalla con il braccio, e tir fuori un Cd all'altezza dei miei occhi. Carousel Mayhem disse, con una certa ostentazione. Probabilmente uno dei giovani musicisti migliori del nostro tempo. Va bene. Mi avvicinai allo stereo e mi sedetti a gambe incrociate. Sentiamo. Lui premette sul play e si sedette accanto a me sul pavimento. Fu strano, un po' troppo intimo,

stare seduta con lui, ad ascoltare qualcosa che a quanto pareva lo appagava molto. Soprattutto perch non aveva quasi fatto cenno alla sera che avevamo trascorso assieme. Lo studiai con la coda dell'occhio fingendo di non guardarlo, e concentrandomi allo stesso tempo sulla musica, per avere qualcosa di pi intelligente, di figo da dire alla fine. Fu una fatica. Ma dopo alcuni minuti e passata alla seconda canzone, riuscii a rilassarmi in parte. La musica era carina, pi

allegra del previsto, e molto pi melodica di quanto avessi creduto basandomi sul nome dell'artista. Drew mise in pausa alla fine della seconda canzone. Allora?  piuttosto bravo dissi annuendo. Non  la tipica voce da ragazzo bianco piagnucoloso che mi aspettavo. Drew rise. Be',  un sollievo. Indicai la chitarra poggiata alla parete, liscia e lucente. Da quanto tempo suoni?

All'incirca da quando avevo dieci anni. Per me era una specie di fuga dal mondo. Quindi la tua infanzia non  stata idilliaca. Non lo guardai mentre lo dicevo, perch volevo che sembrasse un commento disinteressato. La verit era che desideravo sapere tutto di lui, con un'intensit che si poteva definire vorace o, volendo essere spietati, ai limiti della molestia. Non so per quale motivo, se mi interessasse la sua atassia, o il fatto che una persona con una malattia

degenerativa avesse ancora una vita. Nel mio caso, io e la mia malattia eravamo un tutt'uno. Non

avevo passatempi, ricordi, niente di slegato dal mio disturbo. Questo ragazzo, invece, sembrava di s. Direi proprio di no. And a prendere la chitarra, poi torn a sedersi di fianco a me. Io lo osservai carezzare le corde, suscitando suoni che, a loro volta, carezzarono me. I miei genitori erano tossicodipendenti. Stavano assieme solo perch volevano drogarsi in compagnia, ed erano troppo stupidi per usare anticoncezionali.

Osservai il suo collo chino, la pelle morbida come il velluto. Non c'erano tracce di rabbia nella sua voce, nella sua postura. Come era possibile? Accidenti.  terribile. Gi. Drew continu a strimpellare mentre parlava, la musica delicata e argentina in totale contrasto con ci che mi raccontava. Eravamo in tre, tutti maschi. Ai miei fratelli piaceva. Da quel che ricordo, frequentavano anche loro gli amici, se cos si possono definire, dei miei genitori.

E tu te ne andasti. Messa cos, mi fa sembrare pi coraggioso di quel che sono. Diciamo che me la diedi a gambe. Non ne potevo pi. Poggiai la mano sulla sua senza neppure pensarci, interrompendo momentaneamente la musica. A volte le persone fanno cose del tutto in contrasto con la propria personalit. Per me fu uno di quei momenti; di sicuro uno dei migliori. Sono felice che tu sia scappato.

Ci fissammo, e sentii l'atmosfera farsi tesa. Sarebbe potuto scattare un bacio. Drew fece un respiro profondo, gonfiando le spalle e il petto fino a farmi sentire minuscola. Mi tocc la guancia con la punta delle dita, facendomi avvampare. C' qualcosa in te, Grayson... disse. Dato che non fin la frase, mi ritrassi leggermente. Risi per mostrare che non ero nervosa, solo curiosa. Cosa? Lui scosse il capo, un sorriso negli

occhi. Ti va di ascoltare altra musica? Si gir per prendere un altro Cd, ma io gli afferrai una mano. Ancora una volta, un gesto non da me. Quando ebbi la sua attenzione, dissi: Perch non hai pi parlato del China Garden?  come... se tu volessi cancellarlo dalla memoria o cose del genere. Non appena ebbi finito di parlare, mi resi conto che era la cosa pi imbarazzante che avessi mai detto. E tuttavia, ero felice di averlo fatto. Quel pensiero era come un sassolino in

una scarpa, che non mi dava pace. Drew rimase un attimo a testa china, i suoi riccioli morbidi che imploravano di essere toccati. Ma mi frenai. Quando torn a guardarmi, sorrideva. Quelle poche ore che abbiamo passato assieme marted? Era da... una vita che non stavo cos bene. Gli unici altri momenti che mi danno quasi altrettanto piacere sono quelli in cui faccio musica. Non ne ho parlato con nessuno perch... be', volevo rispettare il tuo bisogno di non

etichettarlo come appuntamento romantico, per prima cosa. Ho pensato che probabilmente non ti andasse di farlo sapere in giro. Annuii: aveva ragione. E poi, volevo tenerlo per me. Cio, forse non ha neanche senso, ma  una di quelle cose che si diluiscono, se ne parli. Mi capisci?  come se diventassero... Dato che s'interruppe, finii io al suo posto. Meno speciali di quanto siano state. Sapevo esattamente di cosa stesse parlando.

Avevo custodito quegli attimi nella mente, nelle mani, esaminando ogni conversazione che avevamo avuto come un bambino con un tesoro segreto. Gi. La sua voce era pi dolce, i suoi occhi pi dolci. Osservai le sue labbra perfette. Si avvicin, e percepii il suo profumo: sapeva di fumo, come un fal sulla spiaggia. Gli appoggiai le mani sulle braccia, sentendo i muscoli. Mi domandai se fare esercizi di rinforzo fosse il suo tentativo

per combattere l'atassia, una sorta di furia silenziosa contro l'inevitabile avanzare del tempo. Quel pensiero mi rese indicibilmente triste. Quando Drew mi mise le mani sulle guance, la mia pelle circondata dalla sua, mi chiesi come mai non lo avessimo fatto fin dall'inizio. Mi sembr del tutto naturale. Quando le sue labbra trovarono le mie, muovendosi prima dolcemente e poi con maggiore foga mentre le mie labbra si aprivano, mi convinsi che quello non fosse il nostro

primo bacio. E mi convinsi che quel non-primo bacio, familiare, bello, perfetto, non fosse sbagliato. Mi convinsi di meritarmelo. Alla fine, Drew si ritrasse, le pupille dilatate, il respiro affannoso. Passando il pollice sul mio labbro inferiore, sussurr: Come pensavo. Tu hai qualcosa di speciale. Sorrisi, ricacciando il senso di colpa che stavo iniziando a provare nelle buie profondit della mia anima.

Ascoltammo ancora un sacco di musica. Dopo circa un'ora, mi alzai in piedi, e lo feci in modo un po' goffo perch ero stata seduta troppo a lungo. Si alz anche Drew, e quando mi vide traballare allung le braccia per sorreggermi. Ma non aveva il bastone. Feci perdere l'equilibrio anche a lui, e per poco non cademmo. Divent rosso. Scusami bofonchi. Non preoccuparti. E poi, per cambiare argomento, dissi la prima cosa che mi venne in mente.

Ehi, se hai bisogno di aiuto per la petizione per il ragazzo che vuole l'eutanasia, io sono libera. Niente compiti. Sorrisi per far capire che mi stavo prendendo in giro da sola. Come se potesse alleviare il suo imbarazzo nel non riuscire a controllare il suo corpo. Drew per sembr essermene grato. O forse aveva davvero bisogno del mio aiuto. Sul serio? Certo. Sarebbe fantastico esclam, porgendomi il giubbotto che avevo

lasciato sul divano. Sabato pomeriggio volevo fare un tentativo nei negozi del centro. D'accordo. Mi misi il giubbotto e tirai fuori dalla tasca le chiavi di Zee. Mancavano meno di due giorni a sabato, e non pensavo che Zee sarebbe stata in condizione di guidare in quel lasso di tempo. Se a Zee non dispiace che usiamo la sua auto, posso venire a prenderti. Se ti va. Drew sorrise, gli occhi azzurri che si illuminavano mentre si avvicinava a me.

Mi scost un ricciolo dalla guancia, e disse con dolcezza: Mi va. Che dici, facciamo alle due?. Sorrisi senza volerlo. Era cos facile essere felici in sua presenza. Cos facile essere normali. Affare fatto. Anche se non lo avrei mai creduto possibile, il secondo bacio fu perfino migliore del primo. 

16. 

Insistetti per non farmi accompagnare

alla macchina. Quando fui sola, allungai una mano al petto, tastando l'ascesso. Era pi piccolo di quanto ricordassi. Infilai la mano in tasca e cercai la siringa. C'era ancora. Non dovevo dimenticarmi di fare la puntura prima di andare a letto. Il mio slogan era: inietta presto e pi che puoi. Il senso di colpa che avevo soffocato nelle ultime due ore stava riaffiorando, con forza. Avevo davvero baciato un ragazzo convinto, a causa delle mie bugie, che fossi malata?

Gli avevo davvero lasciato credere che fossi una "normale", che una relazione con me sarebbe stata sana e felice? E avevo davvero cominciato a crederlo io stessa? Strinsi forte le mani sul volante, il panico che ribolliva sotto alla superficie della mia pelle, pronto a esplodere. Perch non sapevo minimamente come arrestare la situazione che avevo messo in moto. E soprattutto, non ero certa di volerlo.

Le strade erano talmente ghiacciate che, pi che guidare, scivolai verso casa. Dopo aver superato i cancelli del mio complesso residenziale, una breve occhiata all'orologio sul cruscotto dell'auto mi disse che era passata da poco la mezzanotte. Mia madre era a dormire, la casa era buia. Parcheggiai nel vialetto, raggiunsi la porta d'ingresso e mi intrufolai in cucina. Accesi le luci sopra al lavello e bevvi un sorso d'acqua. Avevo lasciato delle impronte sul pavimento, per colpa

della neve sciolta. Pensai che se mia madre, al mattino, mi avesse chiesto qualcosa a riguardo, le avrei raccontato dove ero stata e con chi. Tuttavia, non riuscivo a immaginare che potessimo avere una simile conversazione normale tra madre e figlia. Neppure fantasticando sarei riuscita a inventare qualcosa di cos inverosimile. Il mio sguardo si pos sull'angolo hobby di mia madre e vidi che le minuscole assi di legno erano sparite. Doveva aver terminato il

pavimento. Il tetto era verniciato; il bordo delle finestre era stato dipinto di un giallo acceso. Tutto era perfetto, idilliaco. Lasciai il bicchiere nel lavello e raggiunsi la casa delle bambole, tirando fuori dalla tasca la siringa. Nella camera da letto principale c'era un minuscolo letto matrimoniale, con un piumino blu e oro e due guanciali in pendant, disposti con precisione. Lo spostai da parte per scoprire il parquet appena terminato. Usando la punta

affilata della siringa, incisi le mie iniziali sul legno. Poi, con molta attenzione, piazzai il letto esattamente dove lo avevo trovato. Spente le luci, avanzai nel buio e salii nella mia camera a grandezza naturale. Sabato, quando mi svegliai, rivolsi il mio primo pensiero, come il giorno prima, a Drew e al bacio che ci eravamo scambiati il gioved sera. Era assurdo che ci pensassi, visto che avevo cose pi importanti di cui occuparmi.

Tanto per cominciare, sentivo la zona dell'ascesso gonfia e calda. Seconda cosa, avevo senza dubbio la febbre. Mi tirai a sedere e aprii il primo bottone del pigiama, per dare una sbirciata al petto. S, stava proprio diventando un ascesso. Premetti le nocche sulla pelle tesa e rigonfia per peggiorare la situazione, mordendomi il labbro per trattenermi dal gridare. Mi toccai la fronte: almeno 38 gradi. Rabbrividii mentre andavo allo

specchio del bagno, dove notai con gioia le guance arrossate e le labbra secche e screpolate. Dopo essermi lavata i denti e pettinata i capelli in tutta fretta, mi misi un paio di jeans e un maglione rosa (faceva risaltare il rossore della pelle) e scesi al piano terra per cercare mia mamma. Era in sala, a sorseggiare t e guardare un programma sull'acquisto di oggetti di antiquariato in Tv. Mi sedetti accanto a lei e poggiai la testa sulla sua spalla. La sentii irrigidirsi.

Non mi sento molto bene, mamma. Il calore delle mie guance era cos intenso che doveva sentirlo attraverso il contatto con la pelle. Hai la febbre. Lo sento attraverso i vestiti. Di sicuro. Sto di merda. Tossii per sottolineare l'affermazione. Ci fu silenzio. Alla fine, mia madre pronunci il mio nome con un tono che stava a dire: Perch sei in questo stato cos disgustoso?

Che c'? chiesi alla fine. Eccoci: l'accusa. Cosa hai fatto? Sollevai la testa e la osservai, ma lei non mi guardava, gli occhi fissi sul televisore. Io non ho fatto nulla. Perch hai la febbre? Mi sforzai di non toccare l'ascesso. Il maglione lo copriva, perci era impossibile che lo scoprisse. Ero felice che fosse inverno. Non lo so. Cristo! Non ti  passato per la mente che forse

sono semplicemente malata? Non potresti mostrare un po' di compassione? Modera le parole. Butt gi il resto del t e si alz in piedi. Di colpo, come se avesse appena imparato a camminare, barcoll e sbatt contro il tavolino. Un vaso di metallo cadde a terra. Merda. Si chin per prenderlo e lo rimise sul tavolino. Cadde di nuovo. Mi abbassai per sollevarlo io e dissi: Stai bene?. S. Ma non mi guard mentre si

avviava in cucina. Torn un minuto dopo con delle pasticche e un termometro. Io aprii la bocca e me lo infil sotto alla lingua. Quando suon, lo tir fuori e lo guard. 38,9. Vuoi andare dal dottore? Scossi il capo, trasalendo per il dolore che sentivo. Dammi solo un'aspirina, grazie. E magari anche una coperta e un po' di latte caldo. Mia madre mi port le pasticche e il latte e mi osserv mentre le prendevo. In

passato aveva scoperto che le nascondevo tra i cuscini del divano. Quando ebbi fatto, and al cesto di vimini di fianco al divano e mi prese una coperta. Vuoi un libro? S, grazie. Non lessi davvero il libro che mi diede. Al contrario, godetti della sensazione di bruciore che mi dava la febbre, infiammando tessuti e muscoli. Mi rallegrai nell'avere mia madre seduta ai miei

piedi, a gettare occhiate preoccupate verso di me ogni minuto. Pensava che non la vedessi, ma la vedevo. Sempre. Dormivo quando il cellulare mi vibr in tasca. Mentre lo tiravo fuori, gettai uno sguardo allo schermo. A Zee va bene che teniamo ancora la sua auto. Sei ancora convinta di volermi aiutare con la petizione alle 2? Drew Risposi: S. Passo a prenderti all'1,45. Mia mamma mi guard e lo presi come

un piccolo segno di interessamento nei miei confronti.  un messaggio di un amico conosciuto in ospedale. Vuole sapere se oggi pomeriggio andr a fare volontariato. Lei annu e bevve un sorso di t. Aspettai una domanda, un fremito del sopracciglio, un contrarsi delle labbra, qualcosa che indicasse che voleva saperne di pi, ma il suo volto rest una maschera, come sempre.

Quando da bambina andavo alla messa con mia madre, la funzione mi affascinava molto. Ci che trovavo particolarmente suggestivo era l'idea della trasformazione del pane e del vino (o succo d'uva) in corpo e sangue di Cristo. Il parroco diceva che era un mistero, che nessuno sapeva come avvenisse quella trasformazione magica. Crescendo, imparai la definizione ufficiale del processo: transustanziazione. Io non ero pi cattolica, sempre che lo

fossi mai stata, ma credevo ancora nella transustanziazione. Credevo nella capacit di mia madre di transustanziarsi al contrario, da corpo e sangue a fumo e ombre, quando le ero vicina. Partii per andare da Drew verso l'una e mezza. Purtroppo l'aspirina aveva ridotto la febbre, perci ero riuscita a mangiare qualcosa a pranzo. Contavo di girare per il centro assieme a Drew per farla salire di nuovo.

Mia madre era sparita nelle viscere della casa, dunque non mi vide entrare nell'auto di Zee e partire. Probabilmente non si era neppure accorta della presenza della macchina nel vialetto. Mi domandai cosa avrebbe pensato scoprendo che il divieto di farmi guidare la sua auto non limitava la mia libert di guidarne un'altra. Avrebbe provato una rabbia impotente come un genitore normale? Avevo imparato che era quasi impossibile prevedere le reazioni o i comportamenti di mia madre, ma

questo non mi impediva di provarci. Lei era il mio Everest. 

17. 

Drew usc dall'appartamento non appena parcheggiai nel suo spazio riservato, come se mi stesse aspettando alla finestra. Si incammin verso di me salutandomi con la mano, calpestando con cautela la neve sciolta. Di tanto in tanto scivolava e io lo osservai, quasi senza fiato, mentre stringeva ancor pi saldamente il bastone, il suo lungo corpo che sbandava come una barca in

balia del vento. Quando apr la portiera e sal, la concentrazione gli aveva inciso profonde rughe di preoccupazione attorno agli occhi e alla bocca. Odio questo tempo, cazzo. Ho la sensazione di cadere faccia a terra a ogni passo. Mmm. Lo fissai per un lungo momento, domandandomi se fosse il caso di dirgli ci che mi ronzava nella testa mentre lo osservavo camminare verso di me. Le complessit, le consuetudini e la

cortesia del mondo di Drew mi lasciavano sbigottita. E tuttavia, in teoria ne facevo parte anch'io. Avrei dovuto sapere come affrontare quegli argomenti difficili. Sentendosi osservato, si volt. Io distolsi subito lo sguardo, ma era troppo tardi. Mi aveva vista. Che c'? Scossi il capo, ma sapevo che Drew non avrebbe mollato. Niente.  solo che... Hai mai preso in considerazione la possibilit di usare la sedia a rotelle?

Lui fece un'espressione che non riuscii a decifrare. Non era rabbia o lo sguardo di una persona offesa. Non fino a che non ne avr assolutamente bisogno, cazzo. Non finch non mi ritrover a strisciare a terra. Solo allora prender la sedia. Disse la sedia come se si trattasse della sedia elettrica. E fu allora che capii cosa esprimesse il suo volto: determinazione. Era una sensazione del tutto estranea per me, quella determinazione a

voler continuare a muoversi autonomamente il pi a lungo possibile. Io avrei dato tutto per stare sulla sedia a rotelle, il simbolo massimo dell'handicap. Ecco cosa sognavo: che la gente mi aprisse le porte, che mi lanciasse occhiate furtive. Va be', cambiamo argomento. Mise una mano guantata sulla mia, poggiata sul volante. Tu come stai? Sorrisi con nonchalance e ritrassi la mano, incapace di incrociare il suo sguardo mentre i ricordi

di gioved sera riaffioravano nella mia mente. Come potevo spiegare che le cose mi apparivano diverse alla luce del giorno? Stava succedendo tutto troppo in fretta. Eravamo in cima a una collina, Drew e io, con le slitte pronte a scivolare gi. Sapevo che una volta partita, non sarei pi riuscita a fermarmi. Sapevo che tra continuare a frequentare Drew e dire la verit avrei scelto la prima opzione. Dunque, adesso, potevo solo ritardare l'inevitabile. Potevo solo

sperare che la verit su di me venisse fuori senza che Drew restasse ferito, sperando al contempo che non venisse mai a scoprirlo. Cominciai a fare retromarcia nel posteggio che lui non avrebbe pi usato. Allora, dove andiamo? Parcheggiai in un garage in posizione centrale, cos avremmo potuto girare per le strade con il numero maggiore di negozi. Il centro di Ridgeland aveva una cultura pi liberale del resto della citt,

e Drew sentiva che avremmo avuto pi possibilit di ottenere qualche firma. La maggior parte dei negozianti era piuttosto giovane e istruita, con principi in totale disaccordo con quelli della moltitudine che possedeva le villette nei quartieri periferici, come i miei genitori. Osservai con la coda dell'occhio Drew mentre zoppicava di fianco a me, rallentando per far passare la gente quando il marciapiede si restringeva. Mi domandai quanto avrebbe resistito prima

che dovessi andare a prendere l'auto e riaccompagnarlo a casa. Sarebbe stato uno schiaffo al suo ego maschile? Spettava a me fermarlo, dirgli che era ora di tornare a casa, o sarebbe stato offensivo? Forse i malati gravi avevano quel genere di autorit l'uno sull'altro, che non era permessa a chiunque. Rischiavo di sbagliare in molti modi. Gioved sera era stato tutto facile. Eravamo protetti da una sorta di rete di sicurezza, rifugiati in casa sua, dove sarei stata l'unica testimone, se Drew

fosse caduto. Ma oggi, eravamo circondati da estranei. E io avevo una paura matta di fare un errore. Mi sforzai di fare un respiro profondo e calmarmi, vedere come si sarebbero sviluppate le cose. Per il momento, volevo godermi il fatto di essere in giro con Drew. Ah esclam lui, fermandosi sotto la tenda a strisce verdi e bianche di un negozio. Sentii un forte profumo di caff. Questa sar la nostra prima sosta. D'accordo. Misi la mano sulla

maniglia e aprii la porta, ma Drew rimase dov'era, immobile. Lasciando la presa, mi voltai a guardarlo. Aveva un'aria triste che mi diede il batticuore. Cosa  successo? mi chiese. Continuai a fissarlo, facendo la finta tonta, perch codarda. Cosa vuoi dire? Lui accenn un sorriso e sollev le sopracciglia. Ci siamo baciati. E oggi, se ti tocco la mano, tu

ti ritrai. Abbassai lo sguardo. Ero una merda. Avrei dovuto dirgli subito cosa stava succedendo. Perch non era il caso che ci frequentassimo. Ehi. La sua voce era dolce e io mi ritrovai a guardare quei due occhi azzurri. Non preoccuparti. So che vuoi prendere le cose con calma, e a me sta benissimo. Per, Grayson... Cosa? Mi picchiett con delicatezza il dito sul

naso. Sei libera di parlarmi di queste cose, sai. Non  necessario che tu ti chiuda a riccio. Non sapevo cosa dire. Non avevo mai conosciuto uno come lui, cos diretto con i sentimenti, cos impavido. Drew trasse un respiro profondo e apr la porta. Sei pronta? Annuii, anche se non lo ero. Affatto. Suon un campanello quando entrammo, e il barista giovane e carino ci guard e sorrise. Ciao,

ragazzi. Benvenuti. Grazie risposi io. Ma lui aveva occhi solo per Drew. Cosa posso offrirvi? Per me un macchiato, grazie dissi io. Lui mi lanci un'occhiata, annu, e poi torn a guardare Drew con un sorriso timido, in attesa di una risposta. Io, per la verit, sono a posto cos disse Drew, tirando fuori dei fogli dalla borsa a tracolla.

Non capivo se fosse cosciente del fatto che il barista aveva un debole per lui. Era calmo e composto come sempre. Ma mi piacerebbe farti vedere una cosa, se hai un minuto. D'accordo disse il tizio, adesso con sguardo circospetto. Probabilmente temeva che volessimo vendergli qualcosa. Drew gli consegn i fogli. Quella  una petizione per Jack Phillips, un ventiquattrenne con un tumore ai polmoni allo stadio terminale. Il tumore, di recente, gli ha provocato

un'infezione cerebrale, oltre ad altri problemi, e Jack ha ormai di fatto una qualit della vita compromessa. Il suo desiderio  che un medico gli prescriva un cocktail letale, che metta fine alla sua vita in modo compassionevole, a casa sua, alle sue condizioni. Ma attualmente il New Hampshire non riconosce il suicidio assistito come un'opzione medica legale. Questa petizione potrebbe cambiare le cose. Il barista inizi a leggere le carte con

interesse, divorando le parole. Suicidio assistito.  quello che hanno in Svizzera, giusto? S, esatto rispose Drew, tenendo il bastone con rilassatezza. Io sembravo pi nervosa di lui. Ho visto un video su YouTube, su un tizio americano andato a morire in Svizzera. Provava un dolore tremendo, riusciva a malapena a respirare, ma neanche a lui concessero a lui lo concessero. Il diritto di morire fece Drew. Un documentario forte.

Senza dubbio concord il barista, sorridendo ancora. Stai facendo una cosa davvero ammirevole. Ci tengo molto disse semplicemente Drew. Non spieg che aveva l'atassia di Friedreich, e che forse stava lottando anche per il proprio diritto a morire, un giorno. Il barista firm il documento con un gesto plateale e lo riconsegn, sfiorando le dita di Drew. Spero tu ottenga ci che vuoi disse.

Grazie. Quando uscimmo, alcuni istanti dopo, mi resi conto di non aver preso il macchiato. Ottimo lavoro dissi mentre ci avviavamo al negozio successivo.  stato veloce. Drew si ferm e finse un inchino, spalancando le braccia. Grazie, grazie. Sono felice che tu lo abbia notato. Io ci so fare. Riprendemmo a camminare e alzai gli occhi al cielo. S, be', sai,  pi facile quando la persona

che stai cercando di convincere ha una cotta spaventosa per te. Un uomo che faceva jogging urt Drew passando, e io lo afferrai per un braccio. Quando lui riprese l'equilibrio, disse: Di che diavolo stai parlando?. Oh, andiamo! Sollevai un sopracciglio, vedendolo sbigottito. Davvero non ti sei accorto che quel tizio ti sorrideva come un orfanello a Madre Teresa? Assolutamente no rispose Drew. Ma dimmi una cosa. Mi voltai, ma lui

teneva lo sguardo davanti a s mentre camminavamo. Tu sorridi molto quando hai una cotta per qualcuno? Arrossii, ma non per la febbre. Drew stava flirtando? Io nello specifico? S, tu, nello specifico. Ehm... Sinceramente non so risponderti. Mi sforzai di ridere, ma mi usc un suono stridulo, come se mi mancasse il respiro. Io non flirto. Quanto meno, non mi riesce. Non sono il tipo. Stavo

parlando a vanvera, ma non riuscivo a fermarmi. Non ero molto femminile. Non mi era mai importato un granch esserlo. Interessante. Drew mi sorrise, ma prima che potessi chiedergli cosa intendesse dire, entrammo nel negozio successivo, un posto che vendeva libri rari usati. 

18. 

Entrammo in tredici negozi dell'isolato e in dodici del successivo prima che l'equilibrio di Drew si

facesse cos precario da farlo sbattere contro le persone. Ci fermammo. Vado a prendere la macchina dissi, mentre lui si sedeva sui gradini d'ingresso di un negozio di abbigliamento. Tu aspettami qua. Oh no, penso che correr via. Gli lanciai un'occhiata per vedere se era arrabbiato, ma sorrideva a trentadue denti. Sorridi, Grayson disse. Che senso ha la vita, se non ci si concede un po' di sarcasmo?

Scossi il capo e mi avviai al garage. Quando mi fermai con l'auto di fianco a lui, Drew fece per alzarsi, traball e fin di nuovo a sedere. Si aggrapp al corrimano per tirarsi su, la mascella tesa, la faccia inespressiva. Vedevo il suo sforzo tremendo, il modo in cui i muscoli delle braccia si irrigidivano per mantenerlo verticale. Ma le gambe sembravano non voler cooperare. Era per questo, mi resi conto mentre lo vedevo cadere allarmata, che Drew allenava la

parte superiore del corpo: per non trovarsi a subire queste umiliazioni. Spensi il motore e corsi da lui. La gente si tenne a debita distanza mentre gli passava accanto, come se non si rendesse conto che c'era qualcosa che non andava. Quando lo superarono, si voltarono a guardarlo a bocca aperta. Gli misi una mano sotto al braccio e lo aiutai ad alzarsi, fremendo di rabbia per la sfacciataggine

dei passanti. Ma Drew sembr non curarsene. Grazie. Qualcuno deve avermi riempito le gambe di gelatina. Si appoggi a me mentre lo accompagnavo alla macchina, ed ebbi paura che potessimo scivolare entrambi sulla neve e il ghiaccio e cadere, ma ce la facemmo. Accesi il riscaldamento mentre mi rimettevo in strada. Avevo la mente un po' annebbiata. Sbattei forte le palpebre, poi guardai Drew. Stai bene?

Lui fece spallucce. Si sforzava in tutti i modi di minimizzare ci che avevo visto: la nuda, brutta verit nell'abbagliante luce del giorno, la vita concreta di chi era affetto da una malattia degenerativa. Alla grande esclam d'un tratto, sorridente. Prima che riuscissi a trattenermi, le parole mi uscirono di bocca. Non c' bisogno che tu finga con me. Lui mi guard storto.

Guidai in silenzio, poi mi saltarono i nervi. Non c' alcun bisogno che io ti veda con una maschera, sai? Con un sorriso iperallegro e artefatto. Anch'io ho indossato quella maschera, molte volte. Ah, be', a dir la verit la mia maschera era ormai modellata al mio volto. Feci un sospiro. Be',  sciocco dirlo, ma volevo che tu sapessi che... non c' bisogno che tu finga con me. Puoi mostrare tranquillamente rabbia, tristezza o quello che ti pare.

Dato che Drew rimaneva in silenzio, gli gettai un'occhiata. Mi stava fissando, ma non riuscivo a decifrare la sua espressione. Grazie disse alla fine, con voce sommessa come la mia. Io allungai la mano e strinsi la sua, goffamente. Prego. Restammo in silenzio per alcuni minuti. Gli occhi iniziarono a pizzicarmi. Stai bene? Sentivo che Drew mi fissava. Tremi. Sapevo cosa stava succedendo. La

febbre stava tornando, ora che l'effetto dell'aspirina era svanito. Non avevo mangiato pi niente dall'ora di pranzo, ed erano le quattro passate. Mi sforzai di sorridere malgrado la leggerezza che sentivo nel petto, un pallone di elio che si espandeva. Sto bene. Ma... Sul serio. Lo sentii sospirare, in segno di resa. Allora, dove andiamo adesso? O vuoi che ti

accompagni a casa? Posso anche riportare l'auto a Zee. Drew tir fuori dalla borsa i documenti della petizione e li guard mentre proseguivamo. Se non ti dispiace, vorrei passare a trovare Jack. Secondo me ti piacer. In un angolino della mia mente, la voce della ragione mi diceva che quella storia era una follia, che non avrebbe portato nulla di buono. La mia amicizia con Drew - o quel che era, forse un principio di relazione - era basata su una

bugia evidente. Io non avevo la sclerosi multipla. La mia salute non sarebbe peggiorata. Drew avrebbe potuto imbattersi in qualsiasi momento in persone che gli avrebbero detto la verit. Linda Adams o Shelly all'ospedale. Mia madre o mio padre. Il mio psicologo, il dottor Stone. Ma se la voce della ragione cercava di rimettermi in riga, ce n'era un'altra, pi insidiosa, e molto pi piacevole da ascoltare. La voce della pazzia cantava cose diverse e pi

convincenti. Sosteneva che le possibilit che Drew si imbattesse in quelle persone erano limitate. I suoi sussurri mi carezzavano l'orecchio. Non ti piace Drew? mi chiedeva. Cosa stai mai facendo di male? Lui  divertente, intelligente, talentuoso, e vuole passare il tempo con te. Andiamo, Saylor. C' sempre domani per dire addio. Forse fu ripugnante la scelta di dare ascolto cos facilmente alla seconda voce. Ma l'attrazione

che provavo per Drew era indescrivibile. L'unica volta che avevo provato qualcosa di simile era stato per la mia siringa o i lassativi o la miriade di altri modi con i quali mi ero procurata un disturbo. Non sapevo esattamente cosa mi piacesse di lui; forse solo il fatto che avesse una vita pi piena della mia, malgrado la sua malattia. Forse volevo sapere cosa trovasse in me di tanto interessante. Tu hai qualcosa di speciale, aveva detto. Volevo scoprire cosa intendesse. Non poteva

trattarsi semplicemente della mia sclerosi multipla, no? Certo risposi. Mi farebbe molto piacere conoscere Jack. 

19. 

Jack Phillips viveva in un quartiere della classe media con case in stile vittoriano rivestite di materiale scadente. Parcheggiai nel vialetto, dietro a una Ford Focus bianca, e spensi il motore. Mi sudavano le mani; le asciugai sui jeans, sperando che Drew

fosse troppo impegnato a scendere dall'auto per notarlo. Che diavolo ci facevo l? Stavo veramente facendo visita a un moribondo fingendo di essere malata come lui? Avevo fatto un sacco di cazzate in vita mia, ma ero abbastanza sana di mente da accorgermi che quella era la pi grande di tutte. Drew mi fece un cenno da fuori per spronarmi a scendere. Ormai era troppo tardi per tirarsi indietro. Il mio gesto avrebbe suscitato troppe domande. E poi, c'era una

piccola parte di me che pensava: Non sono qua per deriderli o sminuirli. Io ero l perch volevo essere come loro, perch veneravo la mutazione dei loro geni, l'incespicare dei loro arti. Non era forse l'imitazione la pi alta forma di adulazione? Uscii dall'auto. Scusami. Dovevo controllare una cosa. Alla porta, Drew buss e fece un passo indietro. Sono i genitori di Jack a prendersi cura di lui.

Annuii, non capendo perch lo avesse detto. Pi tardi mi resi conto che era un modo per prepararmi, era una frase in codice per ci a cui stavo per assistere. Anche se Drew non sapeva che ero una bugiarda, sapeva che ero piuttosto nuova al mondo delle malattie terminali. La donna che apr la porta era bassa e grassa, i capelli biondi unti e ingrigiti alla radice. Drew, caro. Ciao. Sorrise sinceramente e si tir sulle punte dei piedi per abbracciarlo. Poi si fece da

parte. Vieni, entra. Jack sar felicissimo di vederti. La donna sembr notarmi solo quando fui dentro. Ci sorridemmo con esitazione, in attesa che Drew facesse le presentazioni. Questa  Saylor disse Drew, protendendo la mano verso di me.  appena entrata a far parte del gruppo. E oggi mi ha aiutato a raccogliere le prime firme per la petizione. Oh. Oh, capisco. La mamma di Jack avanz e mi prese la mano tra le sue.

Ti ringrazio. Io sono Jeannie, la madre di Jack. Non hai idea di quanto questo significhi per me. Uh, prego risposi, il senso di colpa e di disgusto verso me stessa che mi salivano dal petto come bile. Per la verit, ehm... non deve ringraziare me. Ha fatto tutto Drew. Io sono stata solo un sostegno morale. Jeannie indietreggi e diede una pacca a Drew sulla schiena. Be', lo so che Drew  un tesoro. Lo

 sempre stato, da quando Jack, sette mesi fa, ha scoperto di essere malato. Sette mesi? Tutto qua? Erano trascorsi solo sette mesi da quando quel ragazzo aveva ricevuto la diagnosi, ed era gi cos malato da voler morire? E io invece, eccomi aggrappata al parapetto della vita, ancora non abbastanza pronta per buttarmi di sotto, ma neanche pronta a vivere la mia vita. Allora, dov' quel ragazzone? chiese Drew. Feci fatica a raffigurarmi una persona pi grande

di Drew, tanto pi se malata e morente. In camera sua? A riposarsi disse Jeannie, perdendo il sorriso. Ultimamente si riposa molto.  cos stanco. Dall'espressione sul volto di Drew, capii che non era una buona notizia. Non che non riuscissi a dedurlo anche da sola. Attraversammo uno stretto corridoio e giungemmo a una camera di tre metri per tre, o poco pi. Era occupata da un letto da ospedale, affiancato dalla mia parte da una sedia

per gli ospiti, e sulle altre da una carrozzella, un'enorme bombola di ossigeno, flebo e altri macchinari che non conoscevo. Il ragazzo sdraiato sul letto era tranquillamente alto quanto Drew, se non di pi, ma doveva pesare al massimo quanto me: sessanta chili. La sua pelle era del colore e della consistenza della cera, e la sua testa calva mi ricordava quel Carson conosciuto al gruppo MDMT. Non vedevo molto della sua faccia perch era coperta da quella che

doveva essere una maschera per l'ossigeno, anche se diversa da quelle che si vedevano in Tv. Mi ricord vagamente una mascherina erogatrice di farmaci vista una volta su un catalogo medico. Jeannie gli si avvicin e gli carezz la guancia. Ehi, Jackie, guarda chi  venuto a trovarti. Jack sollev le palpebre pallide e piene di vene e lanci uno sguardo spento a sua madre. I suoi occhi si spostarono su Drew e li vidi accendersi di un briciolo di allegria. Il

ragazzo indic debolmente la mascherina, e Jeannie gliela tolse, sostituendola con movimenti rapidi e da prestigiatore con una cannula nasale. Quando i tubi furono nelle narici, Jack cerc il pulsante del letto che lo sollevasse a un livello migliore per conversare. Ma Drew alz la mano. Non preoccuparti, Jack. Posso parlarti benissimo anche in quella posizione.

Jack lasci ricadere la mano, all'apparenza grato. Ogni suo movimento esprimeva profondo sfinimento, che mi resi conto di non aver mai provato. Come va? chiese con voce roca. Drew si mise a sedere sulla sedia di fianco al letto. In un primo momento non capii cosa pendesse contro la gamba della sedia. Sembrava una busta di plastica gialla. Poi, di punto in bianco, ebbi un'illuminazione. Jack portava il catetere, e quel sacchetto raccoglieva

l'urina. Distolsi lo sguardo. Guarda qua esclam Drew, consegnando a Jack la petizione. Non  ancora molto, ma presto avremo tante altre firme. Te lo garantisco. Con un certo sforzo, Jack sollev i fogli e li guard. Grazie disse. Poi, guardando me, chiese: Chi  questa tipa sexy?. Notai una breve espressione delusa in Drew, per la mancanza di entusiasmo dell'amico, ma la

nascose cos in fretta che ebbi il dubbio di averla solo immaginata. Questa  Saylor. Saylor Grayson, ti presento Jack Phillips. Lo salutai con un goffo cenno della mano. Ciao. Mi hanno parlato molto di te. Ti hanno... prese a dire lui, ma fu colto da attacchi di tosse, secchi e gracchianti. Jeannie torn in camera ma lui fece cenno di non aver bisogno di aiuto. Quando sua madre se ne fu andata, Jack mi guard come se non fosse successo

nulla. Ti hanno anche dato il mio numero di telefono? Quello  ancor meglio. Drew scoppi in una risata eccessiva, appena forzata, e anch'io mi costrinsi a ridere. Mi sembrava una situazione surreale. Dopo aver fatto due chiacchiere, Jack si tir su e si mise a giocare con Drew a un videogioco. Chiesero anche a me di partecipare, ma mi rifiutai. Non ero mai stata appassionata di videogiochi, e

poi, pi tempo passavo in casa di Jack, pi mi sentivo in colpa. Volevo farmi coinvolgere il meno possibile. Alla fine, quando Jack si addorment nel bel mezzo della partita, Drew mi guard. Sar meglio andare disse. Riportiamo la macchina a Zee. Tornammo in salotto, dove Jeannie ci raggiunse tutta affaccendata e ci reindirizz verso il divano. Indicando un vassoio con dei quadrotti al cioccolato, disse: Non ve ne andrete

di qua senza aver mangiato quelli. Mi venne la nausea. Il pensiero di mangiare qualcosa mi dava il voltastomaco, e il forte odore di zucchero e burro non aiutava. Grazie, ma io sono a posto cos. Oh, andiamo fece lei. Poi, rivolta a Drew, aggiunse: Questi sono i tuoi preferiti, perci datti da fare. Non ebbe bisogno di ripeterglielo due volte. Drew prese un bel pezzo e se lo

infil in bocca, le briciole che gli cadevano sulla camicia. Quando si accorse che lo osservavo, sorrise, i denti anneriti dal cioccolato. E cos, ti considera sexy, eh? Jeannie gli diede una pacca sul braccio, ridendo. Non farle venire voglia di darsela a gambe! Si sedette di fianco a me e, prendendomi le mani, scosse il capo. Le luccicavano gli occhi. Seppure febbricitante, fui sorpresa dalla sua apertura, dal suo concedere affetto ed

emozioni cos liberamente. Ti ringrazio di essere venuta. Ogni amico di Jack che sa cosa sta passando... lo aiuta. Ne sono certa. Perci, grazie. Se in quel momento avessi potuto offrire qualcosa - un rene, il midollo, il sangue - lo avrei fatto senza esitazione. Non ero diventata di colpo una filantropa. Era solo che il senso di colpa gravava su di me come un migliaio di massi. Mi schiacciava, spezzandomi le ossa come fossero fragili

ramoscelli. Volevo meritarmi quelle lacrime. Volevo essere la ragazza che pensavano che fossi. Ma la verit era che non avevo niente da offrire. Ero vuota dentro, priva di tutto, tranne dell'infezione che ci avevo infilato io stessa. 

20. 

Fuori osservai il respiro mio e di Drew confondersi in un'unica nuvola di vapore. Non nevicava, ma le nubi erano minacciose e basse, e io sentivo che sarebbe successo presto.

Quando entrammo in auto, accesi il riscaldamento a palla. Sai, non mi sembrava cos fuori di testa. Drew sollev un sopracciglio con aria interrogativa. Voglio dire, a Zee non piace l'idea di richiedere il suicidio assistito per Jack perch il tumore gli ha colpito il cervello. Ma a me... non sembrava affatto fuori di s. Cominciai a fare retromarcia nel vialetto dei Phillips.

Gi. Oggi era piuttosto in buona. Davvero? Quindi non  cos normalmente? Drew fece spallucce. Non  che di solito sia una iena, per ha dei forti sbalzi di umore. All'inizio, quando l'ho conosciuto, era molto calmo e allegro, malgrado la diagnosi. Quando ha una giornataccia, non  neppure lontanamente il Jack di una volta. Immagino Zee si riferisse a questo. Fece una pausa. Ma vedi, quando  vigile e in s come oggi, dice ancora di

voler scegliere come e quando andarsene.  questo che mi fa lottare per il suo diritto a morire. Restammo in silenzio per un momento, e poi Drew infil la mano in una tasca della sua borsa. Ti dispiace se metto questo? Lanciai un'occhiata alla sua mano e vidi un Cd di Carousel Mayhem. Sorridendo, indicai lo stereo. Vai! Sapevo che sotto sotto avevi gusto disse lui. Sai, sepolto sotto a quella

robaccia di Carly Rae Jepsen. Mentre ridevo e gli lanciavo una finta occhiataccia, notai che invece di allineare il Cd alla fessura dello stereo, continuava a sbatterlo contro le manopole del riscaldamento. Pensando che volesse fare lo sciocco, ridacchiai. Che fai? Ma lui non rispose. Quando lo guardai, aveva gli occhi cerchiati di rosso, la mascella irrigidita. Lasci ricadere la mano, che and a

sbattere contro il cambio. Puoi farlo tu, per favore? Feci fatica a sentire la sua voce; si confondeva con il sibilo del riscaldamento. Presi il Cd. Ehm, certo. Non c' problema. Lo infilai senza problemi e la musica part. Quando trovai il coraggio di guardare Drew, cinque minuti dopo, era addormentato. La testa gli ciondolava sul poggiatesta, le labbra erano socchiuse come in un sospiro. In quel momento mi apparve

terribilmente vulnerabile. Mi ricord un bambino di cinque anni, esausto dopo aver fatto le bizze e non aver ottenuto ci che voleva. Ovviamente, se Drew aveva fatto le bizze, erano state interiori, un eccesso di collera silenzioso. Non c'era da stupirsi che fosse sfinito. Quando ci fermammo nel vialetto di Zee, stavo male. Avevo dolore ovunque, e sapevo che la febbre doveva essere altissima. Drew si mosse sul sedile. Dato che poteva risvegliarsi da un

momento all'altro, non ebbi il coraggio di controllare l'ascesso, ma le mani mi formicolavano dal desiderio di abbassare il collo del maglione. Spensi il Cd e Drew apr gli occhi. Stanco? chiesi. Non mi rispose, ancora di cattivo umore per quello che era successo. Siamo arrivati. Drew premette il tasto di espulsione dello stereo e prese il Cd, stavolta senza problemi. Aperta la

portiera, us il bastone per scendere e stiracchi le gambe nell'aria gravida di neve. Io lo seguii. La donna che apr la porta era magra e portava gli occhiali, aveva la testa piena di riccioli ribelli e scuri, sparati in tutte le direzioni. Provai compassione. Ero convinta che i miei boccoli fossero brutti, ma i suoi erano del tipo stretto e crespo che ero segretamente felice di aver evitato. Ci sorrise quando vide me e Drew. Ciao. Tu devi essere Saylor. Zee mi ha raccontato tutto di te.

Io sono Lenore, sua mamma. Ti rigrazio di averla riportata sana e salva a casa l'altra sera. Entrate, che fuori fa freddo. La seguimmo dentro casa, Drew trascinandosi dietro di me. Zee era accasciata sul divano del salotto, a guardare una replica di Santa Barbara, una telenovela con donne drammatiche dai folti capelli, che anche mia madre seguiva quando ero piccola. Come ti senti? le chiesi.

Lei alz gli occhi al cielo. Bene, ma mia mamma non mi lascia in pace neppure quando vado a pisciare. Modera il linguaggio la mise in guardia Lenore, ma senza convinzione. Se volevi essere lasciata in pace, non avresti dovuto ballare fin quasi a svenire. Maaamma. Zee abbandon la testa sul cuscino del divano, ma si capiva che non le importava molto.

Sua madre sollev il bucato che aveva piegato. D'accordo, d'accordo. Ti lascio da sola con i tuoi ospiti. Chiamami, se hai bisogno. E con una pacca veloce sul mio braccio, se ne and. Io mi sedetti accanto a Zee sul divano, e Drew occup la sedia di fianco a me. Stai meglio rispetto all'ultima volta che ti abbiamo vista disse lui. Avevo solo bisogno di ossigeno rispose lei. Ne  valsa la pena, per. Pierce  un gran

ballerino. Io ve lo dico, se non fosse gay, gli salterei addosso. Non esageriamo con le confidenze esclam Drew, ma la sua voce era pi fiacca del solito. Io ridacchiai e adagiai la testa sullo schienale. Chiusi gli occhi senza volerlo. Tutto bene? Mi sforzai di riaprirli e scoprii che Zee mi stava fissando. S. Sto bene.  cos da quando abbiamo lasciato il centro disse Drew. Ma non vuole dirmi cosa ha.

Sembra che tu abbia la febbre. Ti metterei la mano sulla fronte, ma ora ho le mani costantemente fredde disse Zee. Drew, fallo tu. Mi sentii arrossire ancor di pi, e non per la febbre. Lui si chin su di me e mi poggi la sua manona sulla fronte. S, secondo me hai la febbre. Il suo alito sapeva di menta. Hai bisogno di un'aspirina. Mamma! grid Zee, guardando verso la porta da dove era sparita sua madre pochi minuti prima.

No, davvero, non preoccup... Mamma! Che c'? Cosa succede? Sua madre torn di corsa, la faccia preoccupata. Stai bene? Cosa ti serve? Abbiamo un'aspirina per Saylor? Ha la febbre. No, davvero, non importa ripetei. Cercai di sollevare la testa dal divano, ma mi sembrava piena di piombo. E stava iniziando a farmi male, come fosse fatta di piccole

schegge di vetro. Non hai un bell'aspetto, tesoro disse Lenore. Vieni, lascia che ti misuri la temperatura. Chiusi gli occhi e aprii la bocca quando sentii la fredda punta del termometro toccarmi le labbra. Quando suon, qualcuno me lo tolse di bocca. 38,6 sentii dire a Lenore. Vuoi andare al pronto soccorso, Saylor? Oh-oh. No. Non al pronto soccorso. Mi conoscevano, e non potevo rischiare che Drew e Zee

scoprissero la verit. No, sto bene. Ho solo bisogno di riposare, penso. Luned ho appuntamento con il dottore. La bugia mi venne facilmente, senza doverci riflettere in maniera conscia. Fu come se fosse entrato in azione il mio istinto di sopravvivenza, e questo, a pensarci bene, la diceva lunga sul tipo di persona che ero. D'accordo. Allora prendi questa aspirina. Mi feci dare le pasticche e le inghiottii con una tazza d'acqua che mi offr

Lenore. Ti ho portato anche una coperta disse mentre me la stendeva sulle gambe. Fammelo sapere, se ti serve qualcos'altro, va bene? Vuoi che ti dia un passaggio a casa? Sorrisi. No, grazie. Mamma, non starle troppo addosso disse Zee. Oh, niente affatto ribattei io, pensando: Se solo sapeste... A Lenore dissi: Ti prometto che ti chiamer, se avr bisogno.

D'accordo, tesoro. Mi strinse la mano con dolcezza, mi riemp la tazza e ci lasci soli. Ci fu silenzio per un minuto intero, e io tenni gli occhi chiusi. Avrei voluto aprirli, per vedere cosa stessero combinando Drew e Zee, ma era come se qualcuno mi avesse messo dei pesi sulle palpebre. Un attimo dopo, qualcuno mi rimbocc la coperta. Una mano grande, fredda e un po' callosa sulla punta delle dita mi sfior il braccio. Io rimasi immobile; quasi senza fiato.

Sul divano, Zee esclam, soffocando una risata: Be', ora  abbastanza al caldo, no?. Drew ridacchi e lo sentii rimettersi a sedere. Allora, come va con la petizione? prosegu Zee. Molto bene. Siamo stati circa in venticinque negozi oggi. Saylor  stata una grande. Hai camminato cos tanto?! Come te la sei cavata? Solo una breve pausa. Bene. Non ho avuto problemi. A quel punto socchiusi gli occhi, per

guardare la faccia di Drew mentre lo diceva. Secondo me, c'erano cose che si capivano di una persona guardandola in faccia mentre diceva una bugia, che non saresti riuscita a scoprire dopo dieci anni di amicizia. Drew era quasi del tutto impassibile, ma aveva la punta delle orecchie fucsia. In fin dei conti, dunque, non era calmo come voleva sembrare. Ripensai a lui steso sul marciapiede, con la gente che gli passava accanto; e mentre armeggiava con

il Cd nell'auto di Zee. Feci per dire qualcosa quando mi accorsi con orrore che avrei vomitato prima di pronunciare una sola parola. Per fortuna ebbi il tempo di tirarmi su e farlo sul pavimento, invece che sul bel divano a fiori di Lenore. Mamma! grid Zee, e Lenore arriv. Quando vide cosa era successo, fece marcia indietro e torn con detergenti industriali, un mocio e un secchio.

D'accordo. Ti porto a casa disse Drew, sorreggendomi con un braccio. Io cercai di tirarmi in piedi, ma avevo le gambe deboli e gommose. Sapevo di non potermi appoggiare troppo a lui: non ce l'avrebbe fatta a sostenere anche il mio peso, oltre al suo. Ma gli lasciai credere il contrario. Mi dispiace dissi, il velo della febbre a rendere la mia mortificazione un po' meno mortificante. Non preoccuparti, tesoro rispose Lenore. Pensa solo a rimetterti.

S, sul serio. Pi tardi ti mando un messaggio fece Zee. Usate la mia auto. Tanto io non vado da nessuna parte. La riprender domani. Annuii, e io e Drew ci trascinammo fuori. 

21. 

Fuori dall'auto di Zee, decidemmo che tra i due, Drew era in condizioni migliori delle mie per guidare. La "debolezza muscolare" vinse sullo "stato di semicoscienza" e poi stavo iniziando a

tremare dal freddo, cos Drew mi aiut a sistemarmi sul sedile del passeggero. Dopo aver chiuso la portiera, raggiunse il lato del conducente. Una volta seduto, mi copr con la sua giacca. Aprii la bocca per prendere in giro quel gesto cavalleresco d'altri tempi, ma non mi usc nulla. Mi piaceva che lo avesse fatto, che si prendesse cura di me, e non volevo rovinare tutto. Non mi piace questa macchina disse lui, spingendo indietro al massimo il sedile. L'hanno

progettata per i nani. Ehi ribattei con voce flebile e rauca. A me piace. Era esattamente ci che intendevo dire borbott lui. Ora reggiti forte, perch forse dovrai sopportare qualche scossone. Per fortuna non dobbiamo andare lontano. A quel punto partimmo. Dormicchiai durante il tragitto, svegliandomi quando gli strattoni mi facevano sbattere contro la cintura. Ogni volta, Drew bofonchiava: Scusami, scusami tanto e io mi

riappisolavo. Alla fine, sentii la sua mano sul ginocchio. L'auto era immobile e silenziosa. Eravamo nel vialetto di casa mia. Casa dolce casa. Mi sorrise. Io ricambiai il sorriso, sentendomi un po' scema. Mi sentivo protetta e a mio agio come solo ti puoi sentire con un ragazzo che ti piace molto o con tuo padre. Per la verit, con mio padre era da tanto che non mi sentivo cos. Grazie per il passaggio.

Tua madre  a casa? Magari  il caso di farle sapere che sei rientrata, cos controller la tua temperatura. Nel caso tu abbia bisogno di andare all'ospedale. Bunco. Cosa? Aprii le labbra secche e mi sforzai di dirigere i miei occhi brucianti su di lui. Oggi  sabato. Lei il sabato sera va a giocare a Bunco. Star fuori ancora a lungo. Che diavolo  Bunco? Drew scosse il

capo. Non importa. Andiamo dentro. Rimarr con te fin quando non sar tornata. Zoppicammo dentro casa, poi condussi Drew verso camera mia, d'un tratto pi vigile e imbarazzata. Avevo lasciato in giro qualcosa di incriminante? Tastai la tasca: la siringa era l al sicuro. Mia mamma aveva buttato via il resto delle mie cose e io non le avevo rimpiazzate, dunque non avrei dovuto correre rischi.

Carino, questo posto borbott lui mentre superavamo un dipinto gigante di una tartaruga marina in cima alle scale. Grazie. La mia camera  questa qua. Entrai e accesi la luce. Mi sentivo cos male da voler raggiungere il letto strisciando, ma mi accontentai di zoppicare. Drew mi venne subito dietro. Scost le coperte e... rimase di sasso. Quella mattina, cambiandomi, avevo lanciato il perizoma e il pigiama sul letto e poi avevo

semplicemente tirato su le coperte. Mi mossi come un fulmine. Raccogliendo in tutta fretta l'indumento inopportuno con una mano e il pigiama con l'altra, girai sui tacchi e mi avviai in bagno. Ehm, torno subito. Gettai la roba nel cesto per la biancheria, chiusi la porta e mi sedetti sul letto. Drew sorrise. Sei pronta per metterti al caldo? Mi tolsi gli stivali e mi sdraiai. Non c' bisogno che resti qua con me dissi.

Me la caver. Gli occhi mi si stavano gi chiudendo. Grazie, ma preferirei essere certo che la febbre si abbassi. E se vomiti nel sonno, avrai bisogno di qualcuno che ti giri sul fianco per evitare che soffochi. Ah ah sussurrai, il cuore prese a palpitarmi quando Drew cominci ad accarezzarmi i capelli, con un tocco leggero come una piuma. In quella libreria ci sono dei libri. Niente Cd, mi dispiace.

Lui ridacchi. Trover sicuramente come passare il tempo. Mi addormentai a met del discorso. Quando mi svegliai, nella stanza era buio pesto. Girai la testa e vidi Drew seduto su una sedia di fianco al mio letto, ad armeggiare al cellulare. Ciao. Sollev lo sguardo e sorrise. Ciao. Come stai? Allungai la mano e accesi la luce sul comodino. Meglio. Penso che la febbre

sia andata via. Lui si avvicin, zoppicando, e mi tast la fronte. Hai ragione. Indicando il comodino, aggiunse: Ti ho portato dell'acqua e della frutta. Spero non ti dispiaccia che sia entrato in cucina. Feci spallucce, anche se il cuore mi batteva forte. Aveva visto l'orribile casa delle bambole di mia madre? Decisi di non chiederglielo. Puoi andare, se vuoi. Lui mi sorrise, un angolo della bocca pi alto dell'altro. Ges, Grayson. Se

non avessi un ego gigantesco, penserei che tu stia cercando di sbattermi fuori di casa. No, non  questo insistetti. Voglio solo che tu non ti senta in dovere di stare qua con me. Sicuramente potresti fare altro in questo momento. Drew fece spallucce. Be', s. Ma mi piace stare qua con te. Ci guardammo per un lungo momento. Non mi era mai capitato di guardare una persona negli occhi

per cercare di capire chi fosse e cosa intendesse dire con le sue parole. Fu come guardare il cielo. Ebbi la sensazione di poterlo fare all'infinito, senza mai stancarmi. Che cosa aveva di tanto speciale quel ragazzo? Cosa  successo, prima? mi ritrovai a chiedere. Con il lettore Cd? Ti ho visto molto turbato. Lui sbatt le palpebre e distolse lo sguardo. Quell'attimo era svanito. Torn a sedersi, e tra noi la distanza si fece incolmabile.

Cercai di allontanare il groppo che avevo in gola. Perch diavolo glielo avevo chiesto? Perch non mi ero semplicemente goduta il momento? Ma poi Drew torn a guardarmi. Sospir. Come se avesse un peso enorme sulle spalle.  un altro sintomo dell'atassia. Sta peggiorando. Quelle parole mi colsero di sorpresa. Lo sospettavo, ma non credevo che me lo dicesse cos chiaramente. Soprattutto dopo che nel

pomeriggio aveva cercato di minimizzare la sua debolezza. Non sapevo cosa dire, non mi veniva in mente nulla. La mia malattia  subdola, cazzo prosegu lui, non curandosi della mia esitazione. Prima ti prende alle gambe, facendoti inciampare come un neonato che sta imparando a camminare. All'inizio pensi di essere solo un po' goffo, di non aver dormito abbastanza la sera prima, di essere semplicemente stanco. Ma poi ti

accertano la malattia e la tua vita crolla tutto d'un tratto. Vai avanti, in attesa del prossimo sintomo, ma quando arriva speri che non sia ci che pensi.  cos impercettibile - ti sfugge di mano qualcosa, ti si storce il polso - che ti convinci a ignorarlo per un paio di mesi. Ma presto ti accorgi che non  pi cos impercettibile. Provi a infilare un cazzo di Cd in un lettore e non ci riesci. Mi guard, gli occhi lucidi. Sto perdendo la coordinazione delle

mani, a quanto pare. Scossi il capo lentamente. Mi dispiace. Non devi dispiacerti disse lui, d'improvviso sorridente. Era lo stesso sorriso finto del pomeriggio. Se c' qualcuno che dovrebbe dispiacersi,  chi sta lass, no? Lui dovrebbe amarmi, o almeno, cos dicono. Tu ci credi? chiesi sommessamente. In Dio, intendo. Quando ero piccola, mi piaceva andare

alla messa con mia madre. La cattedrale mi appariva un luogo enorme e sicuro, da cui niente di ci che dicevo, pensavo o facevo sarebbe mai uscito. Era come se il tempo fosse sospeso mentre ero l dentro, a inalare incenso e osservare le fiamme delle candele danzare. Mi piaceva vedere mia madre entrare nel confessionale e uscirne fuori pi felice e libera. Mi piaceva ripetere all'infinito Ave o Maria, piena di grazia. Ero convinta

che quei versi tenessero lontane le brutte cose. Quando ero nella cattedrale, mi sentivo invincibile, o quasi. A un certo punto, per ragioni sconosciute, smettemmo di andarci. Non so se mi mancava perch stare nella cattedrale era un modo per sentirmi vicina a mia madre, o se in realt mi mancava un punto di riferimento spirituale. Credevo in un essere onnisciente? Di solito no. Per la verit, non passavo molto tempo a pensare

alla possibilit dell'esistenza di un Dio. Non so se credo nell'ideale cristiano. Drew passava il cellulare da una mano all'altra mentre parlava. Quando vivevo nell'appartamento con i miei genitori a New York, a volte venivano a bussare dei tizi. Indossavano camicie eleganti e pantaloni marroni, e consegnavano Bibbie. Mi chiedevano sempre se desiderassi essere salvato. Si ferm, e gli sfugg una risatina. Alla fine, un giorno risposi di s. Voglio dire, quale

persona sana di mente avrebbe detto di no alla salvazione? Cos, un giorno mi portarono con loro ad assistere alla messa in una chiesetta a un isolato di distanza, e mi immersero nell'acqua. Mi guard, con un sopracciglio leggermente sollevato. Tu lo sapevi, Grayson, che basta quello per ottenere la salvazione? Un cazzo di bagno? Mi sistemai sui guanciali. E poi, cosa successe? Rimanesti? Nella chiesa, intendo. Certo. Continuai ad andare alla messa

per un po'. A volte mi aiutava, soprattutto perch mi piaceva l'idea che i miei genitori andassero all'inferno, dove avrebbero bruciato tutto il giorno, come polli allo spiedo. Mi domandai se soffrisse a parlare di loro in quei termini, malgrado la spavalderia che mostrava. Come doveva essere avere dei genitori che non erano nient'altro che topi in gabbia, che premevano in continuazione la leva per avere altra droga? Allora perch hai smesso di

credere? Perch il pastore mor di overdose. A quanto pare, c' un sacco di ipocrisia nella chiesa. Parlammo a lungo prima che notassi che Drew stava crollando dalla stanchezza. Aveva la testa piegata in avanti, come se il suo collo non riuscisse pi a sostenerla. Era pallido. Ehi. Mi tirai a sedere a fatica. Sei sfinito. Vuoi che ti chiami un taxi? Lui guard verso la mia porta. Tua mamma non  ancora rientrata. Non

voglio lasciarti da sola. Scostai un angolo del piumone, con il cuore che mi batteva all'impazzata, il cervello che mi lanciava avvertimenti. Avvertimenti che scelsi di ignorare. Be', allora vieni almeno accanto a me. Drew mi fiss e io mi sentii arrossire. Ne sei sicura? Voglio dire... So che hai bisogno del tuo spazio e... Mi spostai verso la parete per fargli posto. S, ne sono sicura.

Lui si alz in piedi e zoppic fino al letto, si tolse le scarpe e si infil sotto alla coperta, di fianco a me. Le sue lunghe gambe sporgevano dai piedi del letto. Ero conscia al massimo di tutti i punti in cui i nostri corpi si toccavano: il suo braccio, la sua coscia e la sua gamba erano contro i miei. Drew mi mise un braccio sulle spalle, tirandomi al petto. Io chiusi gli occhi, sentendomi all'improvviso vicina alle lacrime. Non riuscivo a spiegarlo, ma la

sensazione di sicurezza e calore che mi avvolgeva era travolgente. All'improvviso, mi accorsi di quanto Drew volesse farmi sentire protetta e desiderata. Quando ero con lui, non ero una fallita. Ero semplicemente Saylor Grayson, una ragazza che Drew trovava interessante e voleva conoscere meglio. Ehi. Aprii gli occhi e vidi la sua testa abbassata verso la mia. Stai bene? Scacciai in tutta fretta le lacrime. S, sto bene.

Io ti sono al fianco, Grayson disse, baciandomi la fronte con dolcezza. Ti sono al fianco. Non avevo mai sentito parole tanto belle. 

22. 

Quando la sveglia suon, luned mattina, il mio petto era dolorante e caldo. Mi tirai a sedere, abbassai la maglia del pigiama e vidi che gli ascessi si erano formati. Avevo una ragione medica valida per andare dal dottore. Scesi alla svelta dal letto, canticchiando

sottovoce. Ero certa di sentire ancora l'odore di Drew nella camera a due giorni di distanza, un misto di note ormai svanite di acqua di colonia e mare. Passando la mano sullo schienale della sedia dove si era seduto, sorrisi al ricordo del bacio che ci eravamo scambiati. Non eravamo andati molto oltre, perch entrambi esausti e malati. Ma sentivo che tra noi quella sera era successo qualcosa. Qualcosa di grande. Da allora ci eravamo mandati vari

messaggi, all'apparenza incapaci di smettere di pensare e parlare l'uno all'altra. Nemmeno a farlo apposta, in quell'istante suon il cellulare. Ci vediamo oggi? :) Sorridendo, risposi: Magari, ma devo andare dal dottore. Allora mi accontenter di pensare a te. Ah, s? E cosa penserai? Fissai il testo per un momento prima di trovare il coraggio di premere invio. Stavo davvero

flirtando cos sfacciatamente? Scegli tu. A dei capelli belli come la notte. Un profumo di fiori e pioggia. Due labbra morbide come petali di rosa. Arrossii mio malgrado, sebbene fossi certa di non essere tipo da farsi ammaliare dalla poesia. Con l'adulazione si ottiene tutto ci che si vuole. Lo spero. Sorridendo tra me, mi cambiai, mi lavai i denti e scesi al piano di sotto. Mia

madre stava facendo colazione, un cucchiaio di formaggio e frutta, assieme all'immancabile tazza di t. Ti sei svegliata presto sottoline, mentre girava una pagina del giornale. Ho appuntamento con il dottor Stone stamattina. Decisi di non raccontarle ancora degli ascessi. Volevo mantenere il segreto per un po', godere di quel fardello, del bruciante dolore che procuravano. E poi, solo brevemente, mi stupii della doppia maschera che

indossavo: quella della ragazza timida che flirtava con Drew, e quella della ragazza che gioiva in segreto della malattia. Il tragitto verso lo studio del dottor Stone fu silenzioso. Premetti per tutto il tempo le dita sugli ascessi, per farli divampare di dolore. Avevo l'impressione che il dolore fosse la sensazione pi vera di tutte. Non importava che tu fossi allegro e pieno digioia di vivere o talmente depresso da voler morire, bastava che l'arricciacapelli ti

sfiorasse la pelle, che il suo ferro rovente ti toccasse le dita, e smettevi di vivere. Smettevi di pensare al resto e il tuo unico scopo nella vita diventava quello di sfuggire al dolore. C'era un motivo se la tortura era cos efficace: neppure gli assassini pi spietati sopportavano il dolore oltre una certa soglia. Io volevo diventare amica del dolore. Volevo ballarci guancia a guancia, usare la sua mano come cuscino mentre dormivo. Rifiutavo di

averne paura. Mia madre si ferm in un posteggio vuoto e rimase con lo sguardo fisso davanti a s, a guardare i tergicristalli che tentavano di togliere la neve dal parabrezza. Torno tra un'ora disse. Io tirai su il cappuccio del mio giubbotto invernale e scesi dall'auto. La segretaria era al telefono quando entrai nello studio, e mi indic la porta aperta del dottor Stone con la mano libera. Mi avvicinai con cautela. Lui sollev lo sguardo da

un libro che stava leggendo e, toltosi gli occhiali, mi sorrise. Sapevo che non era cos, ma sembrava avere solo qualche anno pi di me. La sua faccia, i suoi occhi erano rimasti giovani. Ciao, Saylor. Salve. Entrai, superando il tavolino con la foto dell'uomo, e rimasi goffamente ferma l con le mani in tasca. Stavo iniziando a sudare, con il piumino addosso. Chiudi la porta e togliti il giubbotto.

Mettiti comoda. Il dottore poggi il libro sul tavolo e incroci le gambe, continuando a sorridere, come se fosse pronto per fare una piacevole chiacchierata con un amico. Gli strizzacervelli erano cos strani. Abbassai la cerniera del piumino, lo appesi e scossi la neve dagli stivali prima di attraversare la stanza e sedermi sul divano. Inspirai profondamente, inebriata dalla fragranza di inverno e candele costose.

Allora, come va? Pensai a Drew e Zee, Pierce, Carson e Jack. Il gruppo MDMT. Agli ascessi che si stavano formando sul mio petto. Alle mie bugie. Bene. Il dottor Stone aspett che aggiungessi altro, ma rimasi in silenzio, a fissare i disegni sul pavimento. Come va il volontariato? Sentii uno spasmo dei nervi e una contrazione del diaframma. Pensai alle falsit che avevo cucito

sul mantello ampio e scuro che indossavo ovunque, un mantello che mi dava un'identit e una vita nuove. Incrociai gli occhi del dottore, solo per un istante, e poi distolsi lo sguardo. Bene. Premetti i palmi l'uno contro l'altro; stavano iniziando a essere umidicci. Il dottor Stone incroci le gambe e si sistem a sedere. Cosa ti fanno fare? Allestire e rimettere in ordine le sale per le riunioni dei gruppi di sostegno. Sentii un tremore

sotto alla superficie delle mie parole, come succede alla terra quando  squarciata da un terremoto. Sentii che il mio catastrofico smascheramento era incombente. Cosa avrebbe fatto il dottor Stone se avesse scoperto la verit? Cosa avrebbe detto, se avesse saputo che mentivo, che ero stata in un posto, avevo avvicinato i suoi cittadini pi vulnerabili e poi deciso di infiltrarmi fingendomi una di loro? Saylor. Il modo in cui pronunci il

mio nome attrasse la mia attenzione: non aveva un tono duro, ma piuttosto risoluto. Sollevai lo sguardo, sorpresa. Tu mi stai nascondendo qualcosa. Lo fissai, immobile. Terrorizzata. Il cuore voleva strapparmi i vestiti e saltare fuori dal petto. Accidenti, ora avrebbe telefonato all'ospedale, chiedendo di verificare la situazione? Io non sono un poliziotto. Non sono qua per coglierti in fallo, farti confessare. Accenn un

sorriso, ma io non riuscii a ricambiarlo. Voglio solo che tu sappia che puoi fidarti di me. Ho la sensazione che tu non abbia molte persone con cui confidarti. Qua sei al sicuro. Come no. Se avesse saputo cosa avevo combinato, non lo avrebbe detto. Ma apprezzai quell'atteggiamento. Forse funzionava con altre persone, persone che non erano cos fuori come me. Feci spallucce, mi staccai una pellicina dal dito e guardai uscire una piccola goccia di sangue.

Grazie. Sotto alla felpa, gli ascessi pulsavano. Dopo la seduta, mi avviai all'auto di mia madre. Il cellulare vibr. Lo tirai fuori, il cuore che mi palpitava al pensiero che fosse un altro messaggio lusinghevole di Drew. Ma non era lui. Come stai? Zee Risposi mentre ero in ascensore. Meglio, ma devo andare dal dottore per un ascesso. Avevo deciso che era ora di far sapere a mia

mamma cosa avevo fatto. Ahi.  dovuto alla sclerosi multipla? Penso di s. Ti va di venire allo Sphinx mercoled sera? Suoner Drew. La porta dell'ascensore si apr, e la luce del sole che penetrava dalle ampie vetrate dell'ingresso mi inond di caldo. Certo, risposi. Drew mi aveva gi invitata. Fantastico. Vengo a prenderti alle 8.

Mia madre stava aspettando, ignara, in un posteggio. La vidi bere un sorso d'acqua dalla sua bottiglia. Provai un brivido di eccitazione e apprensione al pensiero di come avrebbe reagito. Entrai in auto e avvicinai le mani congelate alle bocchette del riscaldamento. L'aria calda mi provoc dolore. Devo andare dal dottor Daniels. Mi facevo visitare da lui da quando avevo circa sei anni. Era amico di mio pap, e i miei genitori

si fidavano pi di lui che di qualunque pediatra. Era al corrente del mio disturbo, ma dato che lui e mio padre giocavano assieme a golf, era incline a fare finta di nulla e a trattare i sintomi, pi che insistere con i miei genitori a mandarmi in cura da uno psichiatra. Era solo uno dei tanti benefici che derivavano dal fatto che mio pap fosse iscritto al circolo di golf e frequentasse gli uomini pi ricchi della citt. Operavano con un sistema di scambio

reciproco di favori, che in passato si era sempre dimostrato vantaggioso per tutti. Mamma stava ingranando la marcia, ma si ferm di scatto e mi guard, con un'espressione di disapprovazione sul volto. Cosa  successo? Perch vuoi andare dal dottor Daniels? La febbre... Ho capito a cosa fosse dovuta. Ho un ascesso. Abbassai la cerniera del piumino e della felpa per farle vedere. In realt era un gruppo di tre ascessi, ciascuno delle dimensioni della punta di

un dito, ciascuno zeppo di pus. La lana della felpa ci sfregava contro, infiammandoli ancor di pi. Mi davano una sensazione di pienezza, quella che si prova dopo aver ascoltato della musica classica trascinante o aver mangiato un pasto piccante e saporito. Mia madre si ritrasse, quasi fossi contagiosa. Mio Dio, Saylor. Cosa hai fatto? Niente! Tirai su la cerniera, urtando senza volerlo gli ascessi. Rimasi

immobile un istante, lasciando che il dolore si attenuasse. Per un momento, quel punto sul petto fu l'unica realt della mia esistenza. Quando il dolore si affievol, feci un sospiro.  un'infezione, mamma. Non penserai mica che sia capace di farmi venire le pustole? Per quanto ne sapeva lei, s. Smisi di guardarla e riavvicinai le mani alle bocchette, gioindo del dolore pungente. Possiamo andare, ora? Sospirando, mia madre fece retromarcia,

lo sguardo diffidente. Stava cercando di capire come avessi fatto, quale nuovo stratagemma avessi escogitato. Era un gioco a cui giocavamo fin da quando ero piccola, e sapevo che lei non avrebbe mai vinto. Mia mamma guid veloce, gli pneumatici che sbandavano sul ghiaccio e la neve. Quando tent di fermarsi a uno stop ma si ritrov a scivolare oltre, le chiesi: Vuoi che guidi io?. Per quale diavolo di ragione dovresti

guidare tu? rispose, svoltando bruscamente a sinistra. Perch stai guidando come una cieca. Sei arrabbiata? No, non lo sono affatto. A un semaforo, bevve un sorso d'acqua. Ho motivo di esserlo? No. Giocherellai con la cerniera, colpendo gli ascessi con la parte interna. Il dolore mi eruppe nel petto. Te l'ho detto. Quando mentivo, sapevamo entrambe che lo stavo facendo, e tuttavia ci sforzavamo di fingere di

non saperlo. Anche dopo che gli accertamenti avevano dimostrato che avevo ingoiato pillole, aghi o altro, io giuravo all'infinito di non avere niente a che fare con il mio malessere. Mia madre continuava a fingere di credermi. Di tanto in tanto mi chiedeva se fossi stata io a procurarmi la malattia, ma non appena negavo con decisione, lei tornava nelle braccia calde e protettive della negazione della realt. L'essere convocata dalla psicologa

universitaria aveva cambiato le cose, l'aveva costretta a guardare in faccia per la prima volta il mio disturbo. Ora, per lei, era come tornare alla vita normale dopo che un uragano ti ha messo sottosopra la casa: i tuoi oggetti sono capovolti e rotti, e ci vuole del tempo per rimettere tutto nella posizione corretta. 

23. 

Il dottor Daniels era il tipico americano anticonformista della classe medio-alta: basso, corpulento e

incline a fare proclami esuberanti per mostrare ai pazienti quanto fosse alla mano. Con lui non valeva la regola professionale "sono il tuo dottore, non un tuo amico". Il dottor Daniels era il compagno di ogni uomo, il confidente di tutte le donne. Io non avevo alcuna fiducia in lui. Quando io e mia madre entrammo nella sua elegante sala di attesa (con musica jazz in filodiffusione e uno stagno di carpe Koi al centro dello spazio), stava parlando

con una paziente e rideva in modo fragoroso, probabilmente per una battuta che aveva appena fatto. Quando ci sent entrare, conged la donna e si volt, le guanciotte arrossate dall'ilarit. Sarita! esclam, avvicinandosi per abbracciarla. Il suo camice riusciva a malapena a cingergli l'ampio girovita. E Saylor! Si sporse come a voler estendere anche a me il caloroso saluto, ma io arretrai. Il dottor Daniels abbass le braccia lungo i fianchi senza battere

ciglio. Cosa posso fare per le donne pi adorabili di Ridgeland? Resistetti al desiderio di alzare gli occhi al cielo per quell'evidente leccaculaggine, mentre mia madre, con tono discreto, sussurr che avevo un "problema" che voleva sottoporgli. Andava sempre cos, quando mi ammalavo. Mia mamma mi portava l, e con la vergogna di una madre la cui figlia di tre anni non riesce a usare bene il vasino, procedeva

dicendo al dottore o all'assistente che avevo bisogno di un controllo. Non mi permetteva mai di andare da sola, forse perch avrei ingigantito la questione o avrei in qualche modo gettato la famiglia nella vergogna. Venivo sorvegliata attentamente nello studio del dottor Daniels, perch la sua era una clientela che contava per mio padre e il suo mestiere di stravolgimento della verit. L'ultima volta che ero stata nel suo ambulatorio risaliva a pi di sei mesi

prima, quando avevo contratto la bronchite facendo l'universit da pendolare. Di proposito, ovviamente. Il primo a prenderla era stato mio pap, e io non avevo mancato di recuperare dall'immondizia i suoi fazzoletti sporchi. Non  importante come ci riuscii. Il punto  che mi ammalai davvero. Fu proprio un piano ingegnoso, perch i miei genitori non poterono dimostrare con certezza che lo avessi fatto di proposito. Dopotutto, 

raro che si ammali solo una persona all'interno di una famiglia, no? Di solito i familiari si contagiano tra loro. Non presi medicine per curare la tosse e il mal di gola, e alla fine peggiorai cos tanto che i polmoni mi si riempirono di liquido e mi venne la febbre a quaranta. Quando arrivai, stavo per entrare in polmonite. Il dottor Daniels si era preoccupato: notai uno scintillio rivelatore nei suoi occhi, cos diverso

dalla sua solita noia. Salii sul lettino mentre mia madre si sedeva a osservare. Bene, diamo un'occhiata disse il dottore, lavandosi alla svelta le mani nel lavandino. Mentre si infilava un paio di guanti, io mi tolsi il piumino e abbassai la cerniera della felpa. Accidenti esclam lui, scrutando gli ascessi che mi sporgevano dalla pelle come un grappolo d'uva marcio. Sono piuttosto infiammati. Come ti sono venuti?

Guardai la sua testa calva e lucida, che rifletteva le luci del soffitto, e feci spallucce. Non lo so. Mmm. Si drizz, la faccia rossa per l'aumentato afflusso di sangue. Si tolse i guanti e li lanci nel cestino con un gesto ostentato, quasi stesse giocando a pallacanestro. Spingendo gli occhiali su per il setto nasale unto, disse: Dovr aspirarteli; in pratica, si tratter di inciderli e drenarli. E una volta a casa dovrai prendertene cura, coprendoli con la garza e pulendoli con regolarit.

Vidi mia madre agitarsi sulla sedia, infastidita da quei discorsi. I diciotto anni trascorsi con me non erano riusciti ad attenuare la sua schizzinosit. Il dottor Daniels si gir verso il carrello per prendere il materiale necessario a esorcizzare il mio male del giorno: una confezione di garza sterile, dell'alcol denaturato, dei bastoncini di ovatta e una siringa ironicamente molto simile a quella che avevo usato per creare gli ascessi.

Aspetto fuori disse mia madre dopo aver recuperato la giacca. Era un po' pallida. Avrebbe potuto farmi piacere fosse cos impressionata dall'idea che stessi per provare dolore, ma sapevo per esperienza che il suo era semplicemente disgusto per i liquidi organici. Avevo quasi dodici anni quando mi vennero le mestruazioni, molto prima rispetto alle mie coetanee. Quella mattina mi ero svegliata con dei crampi addominali mai provati fino ad allora. Era

come se qualcuno avesse infilato la mano dentro di me e mi stesse stringendo le viscere in una morsa, per vedere cosa ne usciva. Il risultato era sulle mie mutande e sulle lenzuola. Dopo un momento di panico, ne fui felice. Come per giustizia divina, io, Saylor Grayson, generatrice di false malattie, sarei morta dissanguata tra mille sofferenze. Que sera sera, pensai mentre mi fiondavo al piano terra, rivoli di sangue che mi scendevano pian piano lungo le gambe.

Mia madre avrebbe pianto e si sarebbe pentita di non essersi mostrata pi tollerante verso la mia predilezione ad ammalarmi, ma sarebbe stato troppo tardi. Avrebbero trovato un tumore grosso quanto un pugno dietro al mio osso pubico. Cercai di nascondere il sorriso sulla mia faccia mentre le mostravo le mutande di cotone impregnate di sangue; le indicai le macchie all'interno delle cosce. Lei per non scoppi a piangere.

La sua espressione, piuttosto, fu quella di una persona che avesse appena scoperto un topo morto sotto alle assi del pavimento. Ti  venuto il ciclo disse scostandosi. Ricordi che ne avevamo parlato l'estate scorsa? Ora che mi ci faceva pensare, s. Avevo cercato di tenere a mente ogni dettaglio, e nella settimana seguente avevo controllato l'intimo ogni giorno. Ma poi la mia attenzione si era spostata su altre cose. Per una ragazzina di undici anni,

gli eventi dell'estate passata erano lontani millenni. Mi trascinai di nuovo al piano di sopra e pulii le lenzuola. Lavai le mutandine e feci la doccia. Chiesi un assorbente e lo indossai come fosse un pannolino, con il massimo disdegno. Mia madre mi costringeva a portare ogni assorbente usato nel cestino dei rifiuti all'esterno, invece di farmelo semplicemente arrotolare e gettare nell'immondizia di casa. A quanto pareva il mio sangue mestruale

era disgustoso. Sosteneva di fare altrettanto, ma io non ci ho mai creduto. Quando se ne fu andata, il dottor Daniels ridacchi. Un delicato fiore indiano, tua madre. Non dissi niente. Mentre prendeva una confezione contenente l'ago della siringa, mi gett un'occhiata. Togliti la felpa e la camicia, per cortesia. Lo guardai, ma lui tenne il capo basso. I secondi passarono. La confezione si apr.

Posso avere un camice? Il dottore indic lo scaffale. Prendi quello che preferisci. Poi, in maniera molto posata, chiuse la tenda tra di noi per consentirmi un po' di privacy, come se fosse abituato a farlo ogni volta. Quando mi fui spogliata ed ebbi indosso solo un sottile camice ospedaliero, aprii di nuovo la tenda. Lui venne verso di me con un bastoncino di ovatta. Prima anestetizzer la zona. La procedura fu rapida e, malgrado

l'anestetico, dolorosa. Il dottor Daniels us un bisturi per fare delle piccole incisioni sugli ascessi. Ne usc un liquido che sembrava un misto di latte cagliato e formaggio. Osservai affascinata mentre premeva una garza sulla cavit degli ascessi e applicava una spessa benda. Alla fine, si tolse i guanti e accenn un sorriso beffardo. Scommetto che non ti azzarderai a farlo di nuovo. Pensava davvero che il dolore dell'operazione contasse

qualcosa per le persone come me? Ma non dissi nulla. Cosa hai fatto, ti sei iniettata feci sotto pelle? Ancora una volta, rimasi in silenzio. Da quando avevo raggiunto la pubert, io e il dottor Daniels avevamo questo strano rapporto. Non saprei definirlo: mi faceva delle avances o tentava goffamente di farlo, io lo respingevo e lui diventava freddo, sarcastico o cercava di ferirmi. Non lo avevo mai raccontato a nessuno, perch... andiamo... sarebbe stata la soluzione

perfetta per i miei psicologi. "Ah, ecco perch  cos pazza: ha subto abusi sessuali! Ma certo, ora tutto ha un senso! Il dottor Daniels ha arrestato la tua crescita sessuale prendendo di mira il tuo corpo a un'et critica. Parliamo di come il tuo autolesionismo sia un modo per attrarre l'attenzione grazie a qualcos'altro rispetto alla sessualit. Bla, bla, bla." No, grazie. E poi, quel tizio non mi aveva mai molestata. Non andava mai oltre insinuazioni e

tentativi poco convincenti di vedermi nuda o senza reggiseno. Preferivo non pensarci. Quando ebbi di nuovo indosso la felpa e la camicia, scostai la tenda per andarmene. Ma il dottor Daniels sollev una mano per fermarmi. Uh uh uh disse, con un sorriso. Non dimentichi qualcosa? Con un gesto plateale, tir fuori un lecca lecca verde dalla tasca del camice. Questo perch sei stata una brava bambina, oggi. Lo presi senza sorridere. Grazie.

Prego, dolcezza. Mi diede una pacca sulle spalle, massaggiando in maniera assente la chiusura del reggiseno sotto alla felpa. Mi dimenai per togliermi quella mano di dosso e scesi dal lettino. Afferrai la maniglia della porta e la spalancai. Andiamo? chiesi a mia madre, seduta appena fuori. Lei annu e si alz in piedi, voltandosi a ringraziare il dottore. Io buttai il lecca lecca nel cestino e

mi avviai alla sala di attesa. Mi misi nei pressi dello stagno per evitare che la segretaria attaccasse bottone. I pesci mi vennero incontro, agitando la coda freneticamente, come fossero cani. Avevo sentito dire che le carpe Koi potessero diventare animali da compagnia, che riuscissero ad affezionarsi al padrone, ma l'unica cosa che provai fu una leggera repulsione mentre guardavo i loro occhi a palla e le bocche aperte. Un pesce era rimasto indietro rispetto ai

compagni. Era piccolo e dai colori pi sbiaditi. Aveva una piccola bolla sul fianco. Mi domandai se fosse malato. Ciao. Era Carson, la sua sedia a rotelle era a mezzo metro da me. Non lo avevo visto. Oh, ciao. Avevo le mani sudate; esitai, in preda al panico, pensando a come spiegare a mia madre chi fosse senza rivelare che ci eravamo conosciuti in un gruppo di sostegno.

Stai bene? chiese lui. Poi fece spallucce. Cio, considerando quel che hai... All'inizio pensai che avesse notato la mia ansia, ma poi mi resi conto che me lo stava chiedendo perch eravamo in un ambulatorio medico. Sorrisi; la pelle sotto alla benda mi pulsava. S, sto bene. Era solo una visita di routine. Tu? Fece spallucce. Sopravvivo. Per ora. Accennai una risata. Mia madre non era ancora uscita. Mi fa piacere. Ehm,

verrai anche tu mercoled allo Sphinx? A vedere Drew suonare? Carson scosse il capo. Non riesco pi a stare fuori fino a tardi, purtroppo. Mi dispiace perdermelo, per. Non so per quanto ancora riuscir a suonare, sai? Pensai a Drew, mentre armeggiava con il Cd. Non avevo fatto due pi due e pensato che la perdita della coordinazione manuale lo avrebbe costretto a smettere di suonare la chitarra. Come

probabilmente faceva una qualunque persona sana, cercai di farmi venire in mente qualcosa di positivo, come se potesse cancellare la gravit di ci che aveva appena detto Carson. Be', se non potr pi suonare la chitarra, almeno sar ancora capace di cantare. Carson mi guard in silenzio per un lungo momento. Mi domandai se stesse mettendo in dubbio l'autenticit della mia malattia. Mi domandai se riuscisse a vedermi dentro, come attraverso un vetro,

fino al mio nucleo marcio. Ma poi disse:  questo il guaio dell'atassia di Friedreich: colpisce anche la voce. La difficolt ad articolare le parole  un altro effetto collaterale, come la compromissione dell'equilibrio e della coordinazione. Scosse il capo. Quella  la malattia peggiore che possa capitare a un musicista. Una malattia di merda. La porta interna si apr. Vidi mia madre pagare la segretaria con la coda dell'occhio, e capii di

dover tagliare la corda. Gi commentai, ripensando distrattamente a ci che aveva detto Carson. Devo andare, ma ci vediamo. E uscii. 

24. 

Quel mercoled, alle sei di pomeriggio, scesi al piano di sotto per vedere quali fossero le intenzioni per cena. La cena era sempre un esercizio di comunicazione non verbale a casa nostra. Io lo chiamavo il Codice della Cena. La situazione numero uno del Codice

della Cena era la seguente: mia mamma era contenta (cosa che succedeva nelle rare occasioni in cui pap riteneva necessario mangiare con noi), sceglieva la tovaglia pi bella e portava il cibo in tavola piena di ottimismo. La situazione numero due era meno idilliaca: mia madre aveva il suo solito umore pessimo, che la portava a pensare che la sua famiglia fosse la sua sventura. Il che significava che dovevo cavarmela da sola.

La situazione numero tre del Codice della Cena stava diventando sempre pi comune. In quel caso, mia mamma viveva in un mondo fantastico, nel quale la sua famiglia non esisteva affatto, e lei era single e felice, e dunque all'ora di cena non era neanche a casa. Mentre attraversavo la sala, sentii mio padre in cucina. Noah Preston? Cosa voleva? Non lo so rispose mia mamma, la voce distante, come se fosse girata di spalle. Immaginai che

stesse lavorando alla sua casa delle bambole mentre parlava con lui. Con molta probabilit, quella sera avrei assistito alla situazione numero due del Codice. Mi ha solo detto di riferirti che  una settimana che cerca di mettersi in contatto con te. Cristo, questo lo so. C' una ragione se non ho risposto alle sue cazzo di chiamate. Come diavolo ha fatto ad avere il nostro numero di casa? Non lo so. E non c' bisogno di

imprecare, Victor. Una pausa. Hai trovato il tempo di salutare Saylor da quando sei arrivato? Lasciami respirare! Sono rientrato da appena un'ora, e Saylor ha diciotto anni. Nessuna diciottenne aspetta con il fiato sospeso che il padre torni a casa da un viaggio di lavoro. Un breve silenzio. Potresti chiederle di quegli ascessi. Se ha detto che non lei non c'entra nulla, propendo per crederle.

Mia madre rise con sprezzo. Come cazzo fai a essere sempre cos cinica? Mi affrettai ad andare in cucina, assicurandomi che le mie pantofole facessero il massimo rumore possibile sul parquet. I miei genitori smisero di parlare. Quando entrai, mio padre stava osservando il vano della porta con aria d'attesa, un sorriso stampato in faccia. Ehi, tesoro! Come sta la mia bellissima ragazza?

Ciao, paparino. Andai al frigo, lo aprii e tirai fuori una ciotola di insalata pronta. Quando sei arrivato? Ho appena attraversato la porta disse senza pensarci due volte. La mamma non sollev lo sguardo dalla casa delle bambole. Che programmi hai per stasera? Andr ad ascoltare un amico suonare in un bar. Versai un po' d'insalata in una ciotola, in attesa che mi domandasse altro. Ma ci fu solo silenzio. Non gli interessava sapere le

mie cose; mi aveva fatto quella domanda per pura formalit. Ormai, avrei dovuto saperlo. Crescendo, avevo imparato che a mio padre non importava veramente di me. Si mostrava gentile solo per evitare che gli rinfacciassi di essere cattivo, come facevo con mia madre quando mi rimproverava. Mi comprava regali perch il loro sbrilluccichio mi avrebbe tenuta impegnata, impedendomi di mettere il naso nella sua vita.

Una volta, in prima o seconda elementare, avevamo creato tutti quanti dei biglietti per i pap. Era poco prima dell'inizio delle vacanze estive, dunque immagino fossero per la Festa del pap. Io avevo scelto del cartoncino nero perch sapevo che a mio padre piacevano i colori maschili. Lo avevo ripiegato con cura al centro, e avevo applicato un sacco di colla con brillantini al mio disegno, perch all'epoca andava di moda per dire "ti voglio bene". La maestra aveva disposto tutti i biglietti

su una rastrelliera ad asciugare, quando quel coglione di John, un tizio che si mangiava le caccole e pensava che io fossi troppo strana per avere diritto di esistere, and a prendere il mio biglietto e lo strapp. La maestra lo sped subito dal preside e mi promise di inviare una lettera a casa mia, per spiegare l'accaduto, cos mio padre non si sarebbe sentito escluso. Io le dissi che non volevo la lettera. Volevo preparare un altro biglietto. Dato che l'ora stava per finire, dovetti lavorarci durante

la ricreazione. Non mi pes; ero convinta che ne valesse la pena. Passai tutto il pomeriggio e met della sera sulla veranda d'ingresso ad aspettare che pap rientrasse a casa. Quando arriv, tirai fuori il biglietto con un gesto ostentato. Lui lo guard mezzo secondo, mi ringrazi con un sorrisone e poi and dentro a cenare. La mattina dopo, quando uscii per andare a scuola, vidi che aveva lasciato il biglietto sulla sedia a dondolo della veranda. Durante la notte aveva piovuto e il biglietto era

fradicio. La colla con i brillantini era completamente scomparsa. Quando provai a prendere il biglietto in mano per portarlo in casa, and in mille pezzi. Un musicista fece mia madre, mettendo gi il pennello. Si alz troppo in fretta, e il suo sgabello sbatt fragorosamente a terra. Non se ne accorse neppure. Una carriera non molto affidabile, direi. And all'acquaio e prese a lavarsi le mani, ignara di come il suo tono sprezzante mi avesse ferita.

Pap la fiss, con uno sguardo assassino. Cristo, Sarita. Non agitare le acque! Ma quando si gir verso di me, sorrideva di nuovo. Divertiti, tesoro. Se hai bisogno di me, sono nel mio studio. Sollevai la mano per salutare mentre lui mi passava accanto e usciva dalla cucina. La musica non  inaffidabile. E non  una perdita di tempo, perch so che  questo ci che stai pensando dissi a mia madre. Be', se non altro, non  una perdita di tempo come dipingere case delle bambole senza

ragione. Lei si volt, un sorrisetto sulla faccia. Davvero? Da quando in qua sei esperta di come si sta al mondo? Ci fissammo, finch lei sospir e infil il pennello in un barattolino d'acqua, che divent di un bianco torbido. Passandomi accanto, and al frigo e tir fuori una bottiglia d'acqua. Esco. Dopo cena, mi sedetti davanti alla Tv della sala a guardare un programma a caso. Non mi ero

presa la briga di accendere le luci, perch presto me ne sarei andata. Notai a malapena delle risate registrate, una musica drammatica e la pubblicit di un'auto, ma non molto di pi. Giocavo distrattamente con la benda che avevo sul petto. Il dottor Daniels mi aveva detto di cambiarla spesso per favorire la guarigione, ma io non avevo fretta. Alle diciannove e trenta, il mio telefono vibr. Era un messaggio di Zee. Partiremo un po' prima. Va bene?

S, risposi, le dita che si muovevano come un fulmine sui tasti. Va benissimo. 

25. 

Un quarto d'ora dopo ero sull'auto di Zee, ed eravamo dirette allo Sphinx. Le strade luccicavano per il ghiaccio, ma Zee guidava con sicurezza, lasciandosi alle spalle le macchine pi lente. La guardai ancora una volta con la coda dell'occhio, domandomi quando Drew si sarebbe deciso a rivelarle la nostra storia. Aveva un voluminoso caschetto viola, con scintillanti ciocche

argentate che sembravano decorazioni natalizie. Rise. Puoi chiedermelo, sai? Tornai a guardare davanti a me, il cuore palpitante. Ehm, che cosa? S,  una parrucca. S, sono calva. Ho perso tutti i capelli durante l'ultimo ciclo di chemio. Le trecce rosse che hai visto l'altra volta? Anche quelle sono una parrucca. Si picchiett sulla testa. Questa ti piace?

A quel punto la guardai apertamente.  audace dissi. E mi piacciono le ciocche argentate. Zee fece spallucce. Ho pensato: se devo portare una parrucca, tanto vale che sia appariscente. Le cose o si fanno bene o non si fanno affatto, no? Ho sempre voluto essere rossa di capelli, e ora sono riuscita a esaudire quel desiderio. Farai... Mi fermai e mi schiarii la gola. Dovrai fare un altro ciclo di chemio? Zee fece un respiro profondo, tenendo

gli occhi sulla strada. No. Ormai possono solo darmi palliativi. Ho deciso di non fare pi nulla. La domanda successiva mi bruciava in fondo alla gola. Puoi chiedermelo. Mi guard e accenn un sorriso. Vuoi sapere quanto mi resta da vivere. Annuii. Nessuno sa dirlo esattamente rispose. Ma pensano non pi di un anno. Un anno al massimo. Forse non avrebbe

visto finire un altro inverno. La prossima sarebbe stata la sua ultima estate. Mi chiesi se avrebbe raccolto la neve per conservarla nel congelatore, se avrebbe strappato l'erba per metterla da parte. Ma d'altronde, perch farlo? Non poteva mica portarle con s. I ricordi erano un privilegio dei vivi. Zee parcheggi in un posteggio vuoto di fronte allo Sphinx. Sei pronta a sentir cantare Drew? S. Aprii la portiera e feci per uscire, ma lei mi afferr per un polso.

Gli piaci, sai mi disse studiandomi. Non mi ha detto nulla, ma io l'ho capito. Pensai di mentire, di fingere di non sapere di cosa stesse parlando. Ma alla fine, la verit usc. Lo so. Anche a me piace lui. Zee annu e mi lasci andare il polso. Bene. All'interno, Drew e Pierce erano gi seduti a un tavolo, a bere birra. Sorrisero quando ci videro. Provai un lieve e ridicolo eccitamento quando gli occhi azzurri di Drew

indugiarono nei miei, il segreto della nostra storia come una corda sinuosa tra di noi. Quando ci fummo sedute, lui allung una mano sul tavolo e mi sfior le dita. Restai senza fiato. Come stai? mi chiese dolcemente. Carson mi ha detto che luned ti ha incontrata dal dottore. Indic il cellulare. Mi ha detto che stasera non ce la fa a venire. Sto bene. Era solo una visita di routine. Mi si agit lo stomaco al ricordo sgradevole di essere

stata nello studio del dottor Daniels. Scacciai quel pensiero e mi concentrai sul modo in cui Drew teneva le dita accostate alle mie. Tu come ti senti? Speravo che la mia domanda fosse abbastanza carica di significato da fargli capire che mi riferivo al suo stato emotivo, dopo ci che mi aveva detto sulla sua perdita di coordinazione manuale. Da allora non lo avevo pi visto faccia a faccia. Ora sto meglio mi disse sorridendo. Intendeva dire ora che era passato un po' di tempo, oppure

ora che sei arrivata tu? E soprattutto, da quando ero diventata una di quelle ragazze che si arrovellavano su ci che diceva il tizio per cui avevano una cotta? Notai che Drew aveva la chitarra a tracolla dietro alla schiena e mi domandai come riuscisse a camminare con quello scomodo peso aggiuntivo. Aveva il bastone appeso al ginocchio. Ricordai l'avvertimento di Carson: Drew avrebbe potuto perdere presto la voce. Quanto sarebbe passato

prima che dovesse sostituire il bastone con la carrozzella, o "la sedia", come la chiamava lui? Quanto sarebbe passato prima che fosse costretto a vendere la chitarra per comprare dei tutori per le braccia? Cercai di figurarmi il suo corpo alto e forte ricurvo su una sedia a rotelle, le gambe inutili, le mani contratte, i muscoli ormai privi di tono. Non riuscivo a immaginarlo, proprio come non riuscivo a immaginare me stessa in salute.

Di fronte a me, la conversazione di Pierce con Zee si trasform in un attacco di tosse. Mi girai a guardarlo, temendo che stesse per vomitare. Alla fine, rantolando e cercando di riprendere fiato, smise di tossire e ne approfitt per bere un altro sorso di birra. Ehi, stai bene? chiese Drew. Vuoi andare a casa? Pierce scosse il capo.  solo... Trasse un respiro profondo per poter finire.  solo una complicazione.

Una complicazione di cosa? Il tono di Zee fu stranamente sommesso, e quando la guardai era pi pallida del solito. Evidentemente aveva dedotto molto altro da quell'affermazione. Pierce fiss a lungo il collo della sua bottiglia di birra. Poi guard Zee dritto negli occhi e disse: Il sarcoma di Kaposi. Zee fu colta da un tremore alle labbra e distolse lo sguardo, mettendosi a osservare gli altri clienti del locale con improvviso interesse.

Pierce deglut compulsivamente e si gir verso me e Drew, che era confuso quanto me. Quando la conta dei CD4 scende sotto a un certo livello, si rischiano molte malattie. Giusto. Perch il tuo sistema immunitario  indebolito. Sapevo solo quello sull'AIDS dalle mie letture mediche. Pierce annu e ci mostr una protuberanza violacea grossa quanto una moneta sul dorso della

mano. Questo  un tumore. Si sta diffondendo in fretta. Gir la mano e ci mostr l'interno dell'avambraccio, che era ricoperto di puntini. Drew lo guard incupito. Dunque qual  la prognosi? Pierce si schiar la gola. Be', dipende dal livello di infezione della persona, dal carico virale e cose del genere. Drew annu. D'accordo. Ma qual  la tua prognosi?

Pierce ci guard negli occhi e si limit a scuotere il capo. Osservai Zee, ma lei continuava a guardare altrove, rifiutandosi di partecipare alla conversazione. Prima che qualcuno riuscisse ad aggiungere altro, si ud il fischio stridente del microfono sul piccolo palco di legno. Mi voltai e vidi che vi stava armeggiando un tizio con la faccia e le braccia ricoperte di tatuaggi. Quando il rumore cess, il bar fu inondato dalla sua voce stridula.

Ciao a tutti! disse. Fu accolto da qualche applauso. Date il benvenuto a uno dei nostri, il talentuoso Drew Dean! Sono io borbott Drew, togliendosi la chitarra dalla schiena. Dopo un breve sorriso rivolto a me, zoppic fino al palco, il bastone in una mano e la chitarra in un'altra. Il tizio con i tatuaggi gli diede una pacca sulla spalla e scese dal palco, e Drew si sistem sulla sedia che gli avevano preparato.

La gente cominci a battere le mani ed esultare e sentii una voce femminile esclamare: Ehi, sexy!. Cercai di vedere chi fosse, ma quella zona del bar era gremitissima. Drew strimpell alcune note, la musica tremol nella sala e poi si dissolse, e la folla si zitt. Cullando la chitarra come fosse un'amante di vecchia data, Drew cominci a suonare. 

26. 

Era una canzone che non avevo mai sentito, ma pi ne ascoltavo i versi pi

sembrava indirizzata a me. I stood there, alone in the street While people rushed past on aching feet, And then you beckoned, said, "Come with me" I followed without a word... 'Cause your eyes, they're secret, so hidden, so dark And your lips, they tremble with the words of your heart

The words of your heart... Aprii gli occhi senza neppure essermi accorta di averli chiusi, e quando guardai Drew ebbi l'impressione che mi avesse osservata per tutto il tempo. Probabilmente era impossibile che mi vedesse, seduta al buio, mentre i riflettori erano puntati su di lui, ma avrei giurato che ci stessimo fissando. Quando ebbe finito, tutti ripresero ad applaudire, e Drew fece un cenno con la mano. Qualcuno

grid: Bis!, ma lui sorrise e scosse il capo. Mi dispiace disse al microfono. Ma devo far riposare la voce. Ci fu un coro di buu, ma Drew li ignor e torn pian piano verso di noi. Avvicin con nonchalance lo sgabello al mio e si sedette. Pierce gli pass una birra presa al bancone. Sei stato bravo gli disse con un sorrisone. La sua tristezza era svanita. Mi domandai se la musica di Drew avesse infuso anche nel

suo sangue la stessa magia che aveva infuso nel mio, anche se temporaneamente. Lo speravo. Grazie rispose Drew. Incroci il mio sguardo. Io arrossii, ma non trovai le parole per dirgli ci che pensavo, soprattutto perch mi avrebbe ritenuta una sciocca. Quello che volevo chiedergli era: "La canzone parlava di noi due?" "Mi stavi davvero guardando mentre suonavi o l'ho solo immaginato?" e "Cosa sta succedendo tra di noi?".

Carina esclam Zee, mentre si toglieva dagli occhi una ciocca di capelli viola. Anche lei sembrava pi rilassata, e ne fui felice. Non l'avevo mai sentita.  nuova di zecca rispose Drew, gli occhi ancora su di me. Sotto al tavolo, il suo ginocchio tocc il mio. Provai una scossa. Una scossa fisica, non del tutto spiacevole. Mi domandai cosa sarebbe successo se fossimo stati da soli. La mia mente sfrecci in direzioni per le quali non ero

certa di essere pronta. Zee divideva lo sguardo tra di noi, con un'espressione a met tra l'infastidito e il divertito. A quanto pareva, non era necessario che Drew facesse dichiarazioni esplicite. Era gi abbastanza chiaro ci che stava succedendo. Schiarendosi la gola in maniera teatrale, Zee disse: Oook. Ehi, sentite, dobbiamo discutere della festa di compleanno di Jack. Sar la prossima settimana, e non abbiamo ancora deciso dove farla.

Jack dove vuole che si faccia? chiese Drew. Quando ne abbiamo parlato tempo fa, ha detto che gli sarebbe piaciuto festeggiare all'aperto. Sollev un angolo della bocca. Ma non saprei, fuori fa cos freddo. Io voto per casa sua. Mentre Pierce parlava, si sfreg con noncuranza il tumore sulla mano. Cio, per lui probabilmente  il posto pi sicuro. Non ha pi molta energia, come avrete notato. Mi sembr assurdo che Pierce parlasse

cos. Si sentiva molto pi in forma di Jack? Era un meccanismo di difesa, specialmente alla luce dei suoi nuovi problemi di salute? Bevvi un sorso della mia Dr. Pepper. Potremmo farla a Prescott Park. Tutti e tre girarono la testa di scatto verso di me. Ehm, come ho detto, non mi sembra il clima adatto per stare al parco, Saylor disse Zee.  marzo. Siamo nel New Hampshire. Fece una pausa. Hai capito cosa intendo dire?

Secondo me Jack sarebbe contento di uscire, anche solo per qualche minuto.  quello che desidera, no? dissi. E poi, c' quell'edificio pubblico. Potremmo organizzare la festa l dentro. Non  male come idea fece Drew sorridendo. Hai il mio voto. Ne fui felice pi di quanto dovessi. Ne parler con sua madre e vedremo cosa ne pensa disse Zee.  marted prossimo, tanto perch non ve ne dimentichiate. Cominciate a comprare i regali e i

biglietti di auguri. Complimenti per i capelli. Ci girammo tutti quanti per vedere chi avesse parlato, e scoprimmo che si trattava di un tipo muscoloso con la maglietta aderente e con delle meche viola sui capelli biondi. Era tutto sorridente di fianco allo sgabello di Zee. Lei gli sorrise e si tocc la chioma. Grazie. A quanto vedo, anche tu hai una passione per il viola. Hai gusto.

Il tizio indic lo sgabello vuoto di fianco a lei. Ti dispiace se mi siedo? Fa' pure rispose Zee, arrossendo un po'. Io lanciai un'occhiata a Drew e lui mi fece l'occhiolino. Pierce era vagamente infastidito. Non ti avevo mai vista qua disse il ragazzo. Io sono Nigel. Zee disse lei. Vengo spesso in questo locale. Probabilmente non ci siamo mai incrociati.  un peccato fece Nigel, fissandola negli occhi.

Mi scappava da ridere, ma non avrei mai osato farlo con Zee cos vicina a me. Drew si schiar la gola rumorosamente. Zee alz gli occhi al cielo. Scusami. Nigel, questi sono i miei amici. Drew probabilmente lo conosci gi perch qua  una rottura di palle leggendaria. Quella  Saylor e il ragazzo accanto a te  Pierce. Nigel salut ciascuno di noi con un cenno del capo. Quando vide Pierce, disse: Oh, fammi

indovinare... Hai la bronchite?. Pierce scosse il capo, gli occhi che scintillavano sopra alla mascherina. No. Solo un pochino di AIDS. Nigel emise una risata sbuffante e ci guard per sapere se Pierce stesse scherzando. L'AIDS ripet stupefatto. Eccoci, pensai. Stava per esserci la ritirata. Dall'espressione di Zee, capii che stava pensando la stessa cosa.

Gi disse Pierce. AIDS conclamato. Era come se volesse girare il coltello nella piaga, sfidare Nigel a tagliare la corda. Poggi i gomiti sul tavolo e le maniche del suo maglione scesero, rivelando la matrice di tumori che aveva all'interno dell'avambraccio. Non sembr notare l'occhiataccia di Drew o l'aria rassegnata di Zee. Accidenti, che sfiga. Nigel bevve un sorso di birra. Lo scorso semestre ho fatto volontariato

per l'organizzazione locale per i malati di AIDS. Fece un sospiro.  stata un'esperienza intensa. Zee si raddrizz, pavoneggiandosi un po' con Pierce, come a dire: Vedi? Non  scappato. Io gli piaccio e tu non rovinerai questo momento. Sul serio? fece Pierce. Figo. Di cosa ti occupavi esattamente? Aiutavo il coordinatore. Ogni volta che vedevo un ragazzo o una ragazza della mia et, pensavo: "Cazzo, quanto sono fortunato".

Guard Zee, agitando la mano che stringeva la birra mentre parlava. Be', voglio dire, erano dei poveracci. Tutti pelle e ossa e con il respiro affaticato. Scosse il capo e incroci lo sguardo di Pierce. Lo vidi leggermente impallidire. Ma  chiaro che non  il tuo caso, amico disse, ridendo nervosamente. Tu stai alla grande. Lo vidi osservare la pelle pallida di Pierce, i suoi polsi esili, con le ossa che sporgevano, e i tumori che gli punteggiavano la pelle come

una costellazione. Lo fissammo. Lui si afferr di colpo le tasche dei pantaloni e si alz in piedi. Accidenti, mi vibra il cellulare esclam, senza guardare nessuno. Devo andare.  stato un piacere conoscervi. Quando si fu allontanato, Zee sospir. Ecco come facciamo a capire quando le persone sono incapaci di inserirsi nel nostro mondo. disse a me. La piet. Cercano di farci affogare dentro.

Pierce bevve un sorso di birra. Non resistono mai a lungo. 

27. 

Decisi di andare a casa in taxi perch capii che Zee era stanca, anche se non lo avrebbe mai ammesso. Alla fine finsi di dovermi fermare da Walmart per comprare delle merendine, cos se ne sarebbe andata senza sentirsi in colpa. Pierce se ne and con lei. Drew rimase con me mentre aspettavo sul marciapiede, lasciando che il nevischio mi cadesse

sulla testa e le spalle. Sei bella, sotto la neve disse lui, prendendomi per mano. Io risi, le guance che arrossivano mentre sollevavo la testa per guardarlo. Hai bevuto? Lui si avvicin, schermando la luce del lampione che mi abbagliava. Forse sono solo un po' brillo. Sorrise. Quello che ho cantato l dentro lo penso sul serio. Quale parte? Le mie parole furono un sussurro, che si arricci in aria.

Drew abbass la testa, quasi a far toccare i nostri nasi, e cant dolcemente: And then you beckoned, said, "Come with me" I followed without a word "Cause your eyes, they're secret, so hidden, so dark And your lips, they tremble with the words of your heart La consapevolezza emotiva non era il mio forte. Non sapevo cosa di quei versi mi colpisse cos tanto. Sapevo solo che c'era qualcosa

nella voce di Drew mentre cantava; mi dava l'impressione che sapesse, che cogliesse ogni mio segreto. Quelle parole sembravano descrivere me, noi, e il nostro incontro impossibile. Non ero una di quelle ragazze che piangevano per qualsiasi cosa commovente; io non ero cos. Questo potrebbe spiegare perch, quando le lacrime mi scesero sulle guance, le toccai con le dita per capire cosa diavolo mi stesse succedendo agli occhi.

Ehi esclam Drew, raccogliendo una lacrima con la punta di un dito. Va tutto bene? Aprii la bocca per rispondere s, ma mi usc soltanto un singhiozzo, e altre lacrime. Drew reag appoggiandomi una mano in vita, tirandomi a s e accostando le labbra alle mie. Mi piacerebbe poter dire che in quel momento mantenni il controllo. Che, malgrado mi sentissi protetta come mai prima d'allora, malgrado mi sentissi amata pi di quanto ritenessi possibile,

ricordai di avergli mentito. Mi piacerebbe poter dire di essere stata conscia del fatto che la mia presenza nella sua vita fosse dovuta a un'enorme falsit, e che intendevo allontanarmi da lui e dal resto del gruppo. Mi piacerebbe dire che interruppi il bacio. Ma in quel caso, l'unica cosa che sentii, l'unica cosa che cont, fu quanto fossi presa da Andrew Dean. Mi stavo innamorando di quel ragazzo spaventato, solo, a pezzi, coraggioso,

che cantava canzoni che parlavano di maschere, incontri casuali e segreti, che mi aveva condotta dolcemente in un universo del tutto nuovo con il solo potere della sua voce. Lo desideravo, e mi convinsi di averne il diritto. Quella era la bugia pi grossa che avessi mai raccontato, il che la diceva lunga, visto che la mia vita era costellata di bugie di ogni sorta. Quando il silenzio della notte fu interrotto da un clacson, ci separammo.

Avete chiamato un taxi? disse il conducente, affacciandosi dal finestrino con un sorrisetto. S. Mi voltai per guardare Drew. Devo andare. Lui mi poggi un dito su un sopracciglio, con un tocco leggero come una piuma. Posso vederti domani? Annuii, perch non riuscivo a parlare. Quando arrivai a casa, non avevo alcun ricordo del tragitto in taxi. Lo avevo trascorso in una sorta

di bolla temporale di zucchero filato, morbida e dolce. Continuavo a pensare alla canzone che Drew mi aveva cantato, al modo in cui mi aveva stretta a s, baciandomi sotto la neve. Pagai il tassista ed entrai in casa. Le luci erano accese in salotto e in cucina. Ero piuttosto sicura di averle spente prima di uscire. Pap? Mi guardai attorno, ma avevo la sicurezza che non ci fosse nessuno. Probabilmente mio padre era ancora al piano di sopra, nel

suo studio. Perch aveva lasciato tutte le luci accese? Lo spreco di energia era una cosa che seccava molto la mamma. Stavo andando al frigo per prendere una bottiglia d'acqua quando vidi il biglietto. Saylor, sono dovuto andare al commissariato. Torno presto. Pap. Al commissariato? Controllai l'ora al cellulare: era passata da poco mezzanotte. Perch diavolo

era andato al commissariato a quell'ora della notte? Anche se era un avvocato penalista, i suoi clienti erano abbastanza facoltosi da saltare la fase dell'arresto con conseguente notte in guardiola, e passavano dritti all'incontro con il costoso avvocato in un ristorante a cinque stelle. Salii al piano di sopra, ma la porta di camera dei miei genitori era aperta e le luci erano spente. Neppure mia madre era rientrata. Tirai fuori il cellulare e le mandai un messaggio.

Pap  andato in commissariato. Va tutto bene? Aspettai, ma non ci fu risposta. Dopo dieci minuti, scrissi a mio pap per fargli la stessa domanda. Anche in questo caso, non ci fu risposta. I palmi iniziarono a formicolarmi. C'era qualcosa che non andava. Mi corsero brividi su per le braccia e le gambe, come mi capitava quando stavo per sottopormi a una procedura medica dolorosa. Avevo la sensazione che stesse per accadere qualcosa

di spiacevole, che non sarei riuscita a impedire. Presi in considerazione la possibilit di mandare un sms a Drew, tanto per parlarci, per farmi rassicurare, ma non volevo caricarlo dei miei problemi cos presto. Non mi andava di scrivere a Zee, perch allo Sphinx era esausta. E poi, a essere sincera, non la conoscevo cos bene.  la verit? mi chiese una voce con tono di scherno. La vera ragione non  che non vuoi usarli?

Visto che sai di aver gi fatto abbastanza danno entrando nelle loro vite. Io, per, non ero dell'umore adatto per dare ascolto a quella voce. Perci andai in camera mia e tirai fuori il mio libro sulla sclerosi multipla. Dovevo rimettermi in pari con le mie letture. I sintomi che un malato di sclerosi multipla poteva aspettarsi erano: Vertigini Intorpidimento

Formicolio Tremori Affaticamento Difficolt nell'articolazione della parola Vista annebbiata Pensai che non avrei avuto molti problemi a fingere: molti di questi sintomi erano gli stessi che si hanno quando ci si innamora. E se io non ero ancora innamorata, sapevo di esserci pericolosamente

vicina. Sentii la porta d'ingresso aprirsi e mi alzai per andare a vedere cosa stesse succedendo. Cazzo, che incubo. Pap era incavolato come non mai. Be', non  mica tuo, l'incubo. Mia madre, con voce completamente piatta, come un foglio di carta stagnola. Invece s, tu lo hai fatto diventare mio. Hai idea di quanto influir negativamente su di me?

Sentii mia madre salire le scale, cos rientrai in camera, per non farmi vedere. Lei pass oltre, trascinando i piedi, con i vestiti sgualciti e i capelli che iniziavano a incresparsi. Non l'avevo mai vista cos... abbattuta. Quella parola, tuttavia, mi suonava strana. Non si addiceva a lei. Mia madre era fredda, elegante, bella, marmorea. "Abbattuta" non era un termine che di solito avrei usato per descriverla. Sentii mio padre aprire e chiudere

cassetti rumorosamente. Probabilmente si stava versando da bere. Si affidava al whiskey quando le cose andavano malissimo o alla grande. L'ultima volta che aveva bevuto era stata dopo aver vinto una causa che gli consent di comprare la sua seconda barca, Anima gemella. Per una settimana ne era andato pazzo, e poi non aveva pi parlato neanche di andare a farci un giro. Non sapevo neppure se la possedesse ancora. Uscii dalla mia camera e girai a sinistra,

decisa ad andare a parlare con mia mamma. La sua porta era chiusa. Bussai piano e aprii. Le luci erano tutte spente, ma sapevo che era l, perch sentivo il suo profumo alla rosa tea. Solo che questa volta sembrava guastato da un odore pungente e metallico. Paura? Grazie alla luce del corridoio, vidi l'enorme letto a baldacchino nell'angolo. Le coperte bianche erano piatte, tranne per un rigonfiamento sul lato sinistro, dove si trovava mia madre, nascosta sotto

il piumone. Mamma? Avanzai. C'era freddo; pi freddo che altrove in casa. Mamma, stai bene? Ci fu un lungo silenzio, e pensai che intendesse ignorarmi. Ma poi si volt. Nella luce fioca, riuscivo a scorgere solo il suo viso. Era sdraiata di schiena. S, sto bene. Cosa  successo? Ho visto l'appunto di pap, diceva che sarebbe andato al commissariato. Io... vi ho mandato un messaggio. Non volevo sembrare bisognosa di

attenzioni. Niente allontanava di pi mia madre del mio desiderio di affetto. Un sospiro. Si tir a sedere, accese la luce sul comodino e bevve un sorso d'acqua dal bicchiere. Eravamo impegnati. Scusami se non ti abbiamo risposto subito, ma ci sono cose pi importanti di te, tesoro. Rimasi ferita, come aveva voluto. Questo lo so, volevo solo... Mi hanno fermato per guida in stato di

ebbrezza. Lo disse come se mi stesse scagliando delle pietre. In modo rapido e duro, il mento in fuori, gli occhi fissi su di me. Pensai che mi prendesse in giro. Cosa? Lei sospir di nuovo e accost il bicchiere alla fronte, come se la pena nel dover gestire una figlia sciocca fosse insostenibile. Quello che ho detto: guida in stato di ebbrezza. Mise gi il bicchiere e mi guard con occhi lucidi e freddi. C' nient'altro che ti va di chiedere

alla tua cara mammina? Avrei voluto chiederle un milione di cose. Cosa stava pensando? Voglio dire, sicuramente si erano sbagliati. Mamma, con il suo maglione di cachemire e le perle, fermata per guida in stato di ebbrezza. Non aveva senso. Non era mica uno di quei bastardi ubriachi che ammazzavano e rovinavano la vita a famigliole perfette. Gli ubriaconi indossavano canotte bianche e picchiavano le mogli. Erano dei bifolchi, ignoranti e poveri. Non erano

mogli di avvocati, che costruivano case delle bambole per divertimento e giocavano a Bunco il sabato sera. Per mi limitai a scuotere il capo. No. Quella parola mi usc sussurrata, e vol fino al pavimento come una piuma. Feci un passo indietro, poi un altro. Mia madre spense l'abat-jour, facendoci piombare nell'oscurit. 

28. 

La mattina presto del giorno dopo, scesi al pianterreno. Avevo dormito a fatica, girandomi e rigirandomi nel letto, ripensando all'accaduto. Mia madre. Un'alcolizzata. Assurdo. Trovai pap in cucina, a osservare la

nuova casa delle bambole di mia madre e bere il suo succo "multivitaminico". Sollev lo sguardo quando entrai e mi lanci un sorriso fiacco. Non ho mai capito il suo passatempo disse. Costruire case delle bambole, dipingerle e poi gettarle via. Non  tutta fatica sprecata? Scossi il capo.  vero che l'hanno fermata perch era ubriaca? Lui bevve un lungo sorso e poi mi guard. S rispose semplicemente.

Provai un altro pugno allo stomaco. Cercai di scacciare il groppo alla gola. Cosa... cosa succeder? Dovr andare in galera? No.  la sua prima infrazione e ha un avvocato fenomenale. Il sorriso che apparve sul suo volto svan presto. Le sospenderanno la patente e dovr seguire alcuni incontri. Dimostrare di saper gestire l'alcol. Gestire l'alcol. Non  questo ci che dicono tutti gli alcolizzati? Io so gestire l'alcol. Sono in

grado di smettere quando voglio. Che barzelletta... Sul bancone, il cellulare di pap suon. Io ero pi vicina di lui all'apparecchio, cos guardai lo schermo. C'era scritto Preston.  un certo Preston dissi mentre gli consegnavo il telefono. Accidenti borbott. Quell'uomo non vuole arrendersi. Chi ? Mi torn in mente la discussione avuta da lui e la mamma su un certo Noah Preston.

Un cavolo di avvocato liberale che vuole incontrarmi per parlare dell'HB 798. Vuole che ritiri il mio sostegno a quella legge. Ritiene che violi i diritti civili del criminale comune. L'HB 798, una proposta legislativa condotta da mio padre e alcuni altri avvocati, era diventata un tema caldo nella nostra comunit. Mirava a estendere i diritti in caso di crimini commessi da colletti bianchi, molti dei quali erano rappresentati da mio padre. Altre persone, a quanto pareva come Noah Preston,

ritenevano che fosse una discriminazione nei confronti dei detenuti meno ricchi. Ovviamente mio padre e i suoi clienti si rifiutavano di prendere in considerazione l'idea. Mio pap sbuff e si alz in piedi, afferrando il bicchiere. Non succeder. Mi trovi nel mio studio. Mi domandai se fosse giusto che continuasse a bere, visto che ora a mia madre era vietato. Non avrebbe dovuto smettere anche lui per solidariet? Ma d'altronde, i miei genitori non erano mai stati

uniti in nessuna occasione. Erano amorfi quando si trattava della famiglia: si trascinavano per la casa in cerca di un angolo libero. Tornai in camera mia e tirai fuori il libro sulla sclerosi multipla. Giocherellando con il bordo arricciato del mio bendaggio, iniziai a leggere. Mezz'ora dopo il cellulare suon, vibrando sul comodino, e io mi svegliai di colpo. Dovevo essermi addormentata mentre leggevo. Il mio cuore cap chi fosse prima che il

cervello entrasse in funzione: si agit come le ali di un colibr. Buongiorno. Dormito bene? Era Drew. Sorrisi, anche se mi pass davanti agli occhi un'immagine di mia madre a letto, mentre mi diceva che l'avevano fermata per guida in stato di ebbrezza. S. Tu? Come un bambino. Baci bene. Arrossii al ricordo.

Io vado a Ptwscptt Psrk. Vuoi cebire con me? Socchiusi gli occhi davanti a quegli errori di ortografia. Un minuto dopo: *Prescott Park. E*venire. Scusami. Certo. Mi lavai e controllai gli ascessi drenati. Il tampone applicato dal dottor Daniels era ancora intatto, e ora era impregnato di sangue. Non sapevo quanto dovessi tenerlo per ottenere il massimo impatto,

perci non avevo osato levarlo anche se erano gi passati tre giorni. Sentivo un principio di febbre nelle ossa. Non volevo rischiare di vomitare ancora davanti a Drew, cos buttai gi due aspirine, tanto per tenere la febbre sotto controllo. Potevo sempre lasciarle fare il suo corso in seguito, una volta tornata dal parco. Quando mi fui vestita, andai a controllare come stesse la mamma. Era nel suo angolino con la sua nuova casa delle bambole, ad attaccare

carta da parati a motivi dorati su una delle minuscole pareti. Alz lo sguardo quando entrai. Presi un'arancia dal portafrutta e mi sedetti accanto a lei. Vado a Prescott Park con un amico. Un amico? Aveva una voce fredda. Stava fingendo interesse solo per evitare che mi lagnassi della sua noncuranza? Si chiama Drew. Infilai l'unghia del pollice nella buccia dell'arancia, riempiendomi i polmoni

della fragranza mentre iniziavo a pelarla. Mia madre si concentr su un altro pezzo di carta da parati e inizi ad applicare colla sul retro. Capisco. E come intendi arrivarci? Mettendo i pezzi di buccia sul tavolo, cominciai a costruire una piccola torre. Staccai uno spicchio, stringendolo con troppa forza. Il succo mi gocciol su un taglietto sul dito. Prendo la macchina dissi, fissandola come se stessi provando un dolore lancinante.

Tanto tu non puoi guidarla. Lei si irrigid e la sua mano rest paralizzata. La colla inizi a seccarsi. Non hai il permesso di guidare la mia auto. Mia madre era sempre stata determinata a non farmi guidare. Non sono mai riuscita a farmi dire esattamente di cosa avesse paura, ma sospetto che temesse che mi schiantassi volutamente contro un albero, per ferirmi in maniera grave. O

probabilmente era solo preoccupata per la sorte della sua macchina. Risi e infilai uno spicchio di arancia in bocca. Dopo averlo inghiottito, esclamai: Oh, davvero? E perch? Perch potrei fare qualcosa di stupido e irresponsabile come mettermi alla guida ubriaca?. Mentre la stroncavo con le mie parole, rimase immobile, rifiutandosi di guardarmi.

Lasciate le bucce sul suo tavolo di lavoro, andai nell'atrio e mi misi il giubbotto e gli stivali, e presi le chiavi dell'auto appese al muro. Ci vediamo dopo. Aprii la porta che portava in garage e raggiunsi la macchina, che era in attesa come un cavallo silenzioso e obbediente. Prima di partire, mandai un messaggio a Drew. Vengo ora. Va bene? Lui mi rispose meno di trenta secondi

dopo.

S. Mentre percorrevo la strada principale, spalata da poco, cercai nella macchina qualcosa da bere. Mia mamma di solito teneva una cassa di bottiglie d'acqua in auto in inverno, perch il freddo ne assicurava la refrigerazione. Cercai a tentoni sul sedile posteriore, finch non riuscii ad afferrare la bottiglia di plastica per il collo. Posizionandola tra le cosce, girai il tappo. Non fece alcuna resistenza, come se non fosse stato

sigillato bene. Dopo un momento di indecisione, mi resi conto di essere troppo assetata per preoccuparmene. Sputai il primo disgustoso sorso sul volante. Nella bottiglia non c'era acqua, ma alcol puro, probabilmente vodka. Al primo semaforo, svoltai a destra e mi fermai nel parcheggio di un distributore. Raggiunto il sedile posteriore, tirai fuori la cassa di bottiglie. Cominciai ad aprirle una ad una.

Nessuna era sigillata, perch mia madre le aveva aperte tutte, aveva buttato via l'acqua e le aveva riempite di vodka. Stavo andando in giro con contenitori di alcol aperti. Con un piccolo grido, gettai una bottiglia a terra. Il tappo vol via e l'alcol gorgogli fuori, formando un fiumiciattolo sul terreno gelato, che luccic sotto agli smorzati raggi di sole. Bastarda. Troia bugiarda ed egoista. Tirai su la cassa e andai a buttare tutto quanto nel

cassonetto. Facendo un passo indietro, presi a calci il cassonetto con tutta la forza che avevo, una, due, tre volte. Con la coda dell'occhio vidi alcuni clienti che facevano benzina osservarmi a bocca aperta. Senza guardarli, tornai in auto e ripartii. Una volta parcheggiato davanti casa di Drew, corsi al suo appartamento e bussai. Dovetti battere i piedi mentre aspettavo, perch non mi ero presa la briga di indossare il giubbotto prima di uscire.

Desideravo solo andare, muovermi, non pensare. Drew apr la porta e diede una sbirciata alla BMW color argento di mia madre. Di chi  quella macchina? Mia dissi, voltandomi a guardarla. Ora  mia. Drew corrug la fronte udendo il mio tono. Solo dopo una breve esitazione, esclam: Che figata. Dopo aver preso la giacca, usc insieme a me.

Non riuscii a spiccicare parola mentre andavamo a Prescott Park. Il cuore mi batteva contro lo sterno e avevo il fiato corto, come se avessi corso. Sulla schiena mi scendeva un rivolo di sudore. L'unica cosa a cui riuscivo a pensare era la vodka in auto. Mia madre, una cazzo di alcolizzata. Tutte quelle volte che l'avevo vista bere acqua in macchina, mentre ero con lei, si stava sbronzando? E dopo la rabbia, giunse una consapevolezza, come un pugno in faccia: ero una figlia abominevole. Mia

madre non stava semplicemente cercando di dimenticare la realt; era disposta a rischiare addirittura la vita per starmi lontana. Quando Drew mi tocc il dorso della mano con il dito, sussultai. Va tutto bene? mi chiese scrutandomi in volto. Sei distante mille miglia. S, sto bene risposi, girandomi a guardare la strada. Sta nevicando. Voglio stare attenta, per non farmi sfuggire il bivio. Saylor.

Lo sentivo fissarmi e alla fine mi voltai per gettargli un'occhiata, tanto per fargli capire che lo stavo ascoltando. Neppure tu dovresti essere costretta a fingere che vada tutto alla meraviglia, sai? Ricordi che mi hai detto che con te non ho bisogno di indossare una maschera? Annuii. Lo stesso vale per te, d'accordo? Non dobbiamo avere maschere quando parliamo tra di noi,

altrimenti finiremo per ritrovarci pi soli di quanto non siamo gi. Trassi un respiro profondo. Presi in considerazione la possibilit di dirgli esattamente cosa mi infastidisse. Immaginai il sollievo che avrei provato, simile al vento che ti agita i capelli quando sfrecci in autostrada: liberatorio. Ma alla fine, mi ritrovai a sfiorare solo lontanamente la verit. Non ero ancora pronta a togliermi la maschera; non sapevo neanche se dietro ci fosse una faccia vera.

Una persona... una persona di cui mi fidavo mi ha ferita. Mi nascondeva un grosso segreto e io non ne avevo idea. Drew mi carezz con dolcezza i capelli e poi riabbass la mano. Ne sentii profondamente la mancanza. A volte la gente fa certe cose perch soffre, sai? Forse questa persona non intendeva ferirti. Mentre riflettevo sulle sue parole, mi accorsi che quel discorso sarebbe andato benissimo anche

per la facciata che avevo costruito io. Mi domandai se Drew si sarebbe dimostrato altrettanto comprensivo, se - quando - la verit su di me fosse venuta fuori. S, pu darsi. Per quel che vale, io sono sincero. Non ti mentir mai, Saylor. Lo disse con tono sommesso, tenendo gli occhi sulla strada che si snodava davanti a noi. Sentii un groppo alla gola e cercai di scacciarlo. Lo so. Su questo non ho dubbi.

Allora Drew mi guard, gli occhi azzurri sorridenti, e allung un dito per picchiettarmi sul naso. Bene. 

29. 

Quando arrivammo al parcheggio di Prescott Park, spensi il motore e mi adagiai sul sedile. Dove andiamo? chiesi. Ai giardini rispose Drew senza esitazioni, la fronte poggiata al finestrino. Uscimmo e cominciammo a camminare.

Avevo visto i giardini un paio di volte durante i mesi caldi. Ma d'inverno fu come vederli per la prima volta. Fu come entrare in una gelida fiaba della Disney. I meli selvatici giapponesi erano ricurvi sotto la neve. Le tre grandi fontane al centro erano spente, ma neve e ghiaccio ne coprivano la superficie facendole sembrare delle sculture di ghiaccio, che scintillavano sotto al sole. Le panchine allineate lungo i giardini erano tutte coperte da uno strato di

neve. Tutto era nascosto sotto a una fredda e serena coltre bianca. Wow esclamai, il respiro che si addensava nell'aria mentre mi guardavo attorno. Questo posto ... Stupendo, vero? Il bastone di Drew sprofond un po' nella neve mentre lui ci si sosteneva pesantemente.  buffo che tu abbia proposto di fare qua il compleanno di Jack. Questo  il mio posto preferito, d'inverno.

A quanto sembra non sei il solo. Diedi un'occhiata all'angolo opposto dei giardini. Due sposi si stavano facendo scattare delle foto. Tra uno scatto e un altro, una donna porgeva alla coppia delle tazze fumanti. S, questo posto  piuttosto popolare tra i novelli sposi. Drew inizi a camminare con cautela lungo il sentiero di mattoni. Guardarlo mi fece venire l'ansia. Lo immaginai scivolare sul ghiaccio, rompendosi la testa sui

mattoni. Mi domandai se si sarebbe offeso se lo avessi preso a braccetto, poi decisi di non farlo. Mi accontentai di mettermi al suo fianco, tanto per non rischiare. Lui si diresse a una panchina e us il bastone per togliere la neve, che cadde a terra con un lieve tonfo. Drew mi indic lo spazio accanto a s. Io mi sedetti, infilando il giubbotto sotto al sedere per evitare di bagnare i jeans. Ci giunsero le risa della festa nuziale, attutite dall'ambiente ricoperto di

neve. Mi era sempre piaciuto il fatto che la neve riuscisse a risucchiare l'emozione dalle parole. Pensi che un giorno ti sposerai? Lo sguardo di Drew era distante. Stava guardando la festa nuziale ma, secondo me, senza vederla. Non lo so risposi, giocherellando con i guanti. Non ci ho mai pensato, per la verit. Tu? Drew rispose senza esitazioni. No. Mi rifiuto di rendere la mia futura moglie una giovane vedova.

Alcuni dicono che avere alcuni anni di vero amore sia meglio che non averne affatto dissi. E poi prosegu lui, come se non mi avesse sentito non ho intenzione di morire circondato dalle persone che conosco. Studiai il profilo del suo bel viso, il naso pronunciato, la mascella velata di barba, le labbra carnose. Le sue ciglia inferiori erano cos lunghe che si curvavano fino a toccare la pelle. Che vuoi dire?

Lui mi guard, i suoi occhi azzurri resi color argento da tutta quella neve. Me ne andr. Quando diventer troppo malato per potermi prendere cura di me stesso, me ne andr. Guardai il melo selvatico, i rami piegati a carezzare il terreno coperto di neve. Mi sentii all'improvviso scombussolata da una tristezza profonda che decisi di non approfondire. Dove andrai? Non lo so ancora. Sto cercando delle

strutture. Picchiettava con il bastone la neve sotto ai nostri piedi mentre parlava, e il lieve rumore dei fiocchi di neve schiacciati fu per qualche ragione assordante per le mie orecchie. Il giorno in cui lasciai la casa dei miei genitori disse mi voltai a guardarla mentre mi allontanavo con un amico. Nell'appartamento c'erano le veneziane abbassate, come al solito, ma a una delle finestre c'era una tenda a pacchetto gialla. Non so neppure adesso da

dove fosse sbucata fuori quella tenda. Per tutto il tempo che avevo vissuto in quella topaia non l'avevo mai notata. Mi domandai se qualcuno l'avesse sostituita proprio quel giorno. E cosa era successo alle veneziane che c'erano a quella finestra? Fece spallucce, appendendo il bastone alla gamba. Ad ogni modo, quando arrivai a Ridgeland, feci fatica a trovare un appartamento. Volevano delle referenze, ma io non avevo alcuna esperienza lavorativa. Avevo gi guardato vari appartamenti

quando un mio amico mi parl del posto dove vivo ora. Mi disse di incontrarci l, e che conosceva il proprietario della casa e forse sarebbe riuscito a convincerlo ad affittarmela. Quando arrivai, c'era una tenda a pacchetto gialla alla finestra. Capii che quell'appartamento sarebbe diventato mio, e avevo ragione. Mi guard e sorrise. Non credo molto in un Dio amorevole, ma credo nel destino. Perci, dovunque finir, andr bene. Baster che tu cerchi una tenda gialla

dissi io. Drew rise. Gi, proprio cos. Mi sarebbe tanto piaciuto avere le sue certezze. Essere una di quelle persone completamente sicure che tutto succeda per una ragione e che le cose possano andare sempre per il meglio. Avevo sempre ritenuto quelle persone meno intelligenti di chi, come me, credeva che l'umanit fosse fottuta. Gli umani erano l'unica specie abbastanza intelligente da capire di essere solo polvere

di stelle, ma abbastanza presuntuosa da pensare comunque che il mondo girasse attorno a essa. A cosa stai pensando? chiese Drew, distogliendomi dai miei pensieri. Hai la mascella serrata pi delle chiappe di un detenuto. Risi. Piegandomi in avanti, raccolsi una palla di neve e cominciai a modellarla. Come vorrei essere sicura quanto te del fatto che tutto andr per il meglio. Personalmente, penso che all'universo non freghi un cazzo di noi. Lanciando

la palla in aria, la colpii con la mano, abbastanza forte da disfarla. E se  il destino a decidere della mia vita, allora ha un pessimo senso dell'umorismo. Ma tu non sai come andr a finire la tua storia fece Drew. Dunque come fai a dire se  una tragedia o no? Io sono brava a prevedere i finali risposi, piegandomi per prendere un'altra manciata di neve, incapace di incrociare il suo sguardo.

E se domani scoprissero una cura per la sclerosi multipla? O ancor meglio, per la sclerosi multipla e l'atassia di Friedreich? Guardai Drew, con la sua faccia sincera, i magnifici occhi azzurri screziati d'argento, le lunghe gambe che un giorno o l'altro si sarebbero rifiutate di sostenerlo. Notai che le sue mani, poggiate con cura sulle cosce, le belle dita affusolate che amavano pizzicare le corde della chitarra, stavano cominciando a indebolirsi. Vidi la

feroce speranza che portava sulle spalle, un peso insostenibile. In quell'istante capii che la speranza di Drew pesava pi della mia sofferenza, la mia rabbia e la mia solitudine, e in quell'istante desiderai soltanto farlo sentire protetto e amato. Fui presa dal batticuore mentre mi alzavo, gli toglievo il bastone dalla gamba e lo buttavo a terra. Mi sistemai a cavalcioni sulle sue gambe, sedendomi in grembo a lui, e il suo sguardo confuso si trasform presto in un'espressione di

puro desiderio. I suoi occhi si fecero pi scuri, posandosi sulle mie labbra. Che stai facendo? Non risposi. Premetti la bocca sulla sua, presa dalla voglia di fargli vivere il momento, i miei sensi sopraffatti dal potere di far soccombere Drew al piacere. Dopo un momento, la sua mano afferr la mia coda di cavallo. Me la tir, esponendomi il collo. Mi mordicchi la pelle, sensibile in quel punto, e io restai senza fiato. Sentii la sua erezione premere sull'interno

coscia. Mi alzai. Andiamo da qualche altra parte, che dici? sussurrai. Lui annu. 

30. 

Guidare al fianco di Drew fu straziante. Mi sforzai di non toccarlo mentre ci incamminavamo verso la macchina, provando disagio e insicurezza ora che avevo messo in moto le cose. Di tanto in tanto, per, la sua mano sfiorava la mia,

ed era come se il mio corpo fosse attraversato da scosse intense. Lo faceva di proposito? Mi desiderava quanto io desideravo lui? Durante il tragitto in auto, per poco non persi il coraggio. Ma cosa avevo in testa? Non ero una seduttrice, nemmeno lontanamente. Avevo perso la verginit alle superiori con un giocatore di football ubriaco durante una gita. Da allora non avevo pi voluto fare sesso; ero convinta che non ne valesse la pena, visto il poco che se ne

otteneva. E poi, avevo gi il mio primo amore: la malattia. Non avevo bisogno di un fidanzato. Ma Drew? In lui c'era qualcosa che mi colpiva. Il suo modo di sorridere, di guardarmi e tirarmi a s per baciarmi. Il modo in cui mi aveva raccontato della tenda a pacchetto gialla. Per quanto frugassi in profondit nella mia anima, non provavo neppure un briciolo di piet per lui. Non ero dispiaciuta come lo era Carson per il fatto che Drew stesse perdendo la

coordinazione e la sua voce argentina. E questo non solo perch ero ipnotizzata dalla sua malattia, anche se avrei mentito sostenendo che non contasse nulla. Ero consumata dai miei mille pensieri, quando Drew mi poggi una mano sulla nuca, sotto ai capelli. Con il pollice mi carezz la spina dorsale e il respiro mi si strozz in gola. La mia mente si svuot, il mio cuore divenne un uccello che si scagliava contro la sua gabbia d'osso nel tentativo di

fuggire, di volare in alto come non aveva mai fatto in vita sua. Tuttavia, non dicemmo una parola. Non c'era niente da dire e tutto da provare. Perci ci abbandonammo alle sensazioni. In un modo o nell'altro, il mio corpo elettrizzato esegu i movimenti necessari e presto parcheggiammo di fronte all'appartamento di Drew. Anche se ci ero gi stata, trovarmi l con lui, in quelle circostanze, mi fece apparire quel posto carico di colori ed emozioni

nuove. Aspettai da una parte mentre Drew infilava la chiave nella toppa e apriva la porta. Ogni suo movimento ci faceva avvicinare al momento che stavo costruendo nella mia mente da quando avevamo lasciato il parco. Il mio cuore non aveva mai battuto cos forte. Senza dire una parola, attraversammo il corridoio diretti alla sua minuscola camera, con il letto coperto con cura da un piumone a quadri blu. L'odore di ragazzo, delicato e

muschiato, e di ammorbidente al limone permeavano tutto. Mi resi conto di essere pi eccitata che mai. Il mio desiderio per Drew era ardente, vivissimo. Feci fatica a restare razionale. Mi domandai se avrei sempre legato il profumo di limone a quel momento, combinando ricordi, odori ed eventi in un'unica e densa esperienza sensoriale. Lanciai un'occhiata a Drew, che aveva la faccia attraversata dalle ombre a strisce delle veneziane

chiuse. Era paralizzato, indeciso su come procedere. Aveva l'espressione di chi ha tra le mani qualcosa di prezioso, che teme di rompere. In quell'attimo mi resi conto di quanto fosse importante per lui la nostra prima volta. Entrai in camera e mi sedetti ai piedi del letto, guardando dritto davanti a me. Qualcosa dentro di me era cambiato. Sentii Drew avvicinarsi. Va tutto bene? Lo osservai, le ampie spalle e il torso scolpito che nascondevano la sua

crescente debolezza. Aveva una mano stretta attorno all'impugnatura del bastone, e la borsa ancora a tracolla, zeppa di documenti che lottavano per il diritto di un altro malato a scegliere come e quando morire. I suoi occhi erano di un azzurro brillante, vellutato, non pi freddo come al parco. La sua mascella era forte, dura, e tuttavia cos incline ad ammorbidirsi quando sorrideva. Aprii la bocca, senza sapere bene cosa dire, ma prima di riuscirci scoppiai a

piangere. Mi nascosi la faccia tra le mani e, non sapendo cosa fare, rimasi seduta su quel piumone blu e continuai a piangere. Mi sentivo in colpa, per tutte le bugie che avevo raccontato, tutte le bugie che avevano portato Drew a baciarmi e poi ci avevano spinti l, nella sua camera da letto. Avevo anche paura, per quello che poteva succedere a mia madre, la persona che scioccamente, convintamente, avevo creduto

possedesse tutte le risposte alle domande della vita. Ero arrabbiata con me stessa perch sapevo che non l'avrei affrontata, perch non lo facevo mai. Ero arrabbiata con me stessa, perch sapevo di essere troppo codarda per dire a Drew la verit. La verit su chi fossi e cosa ci facessi realmente in ospedale. Avevo troppa paura di togliermi la maschera, come invece lui stava facendo con me. Forse gli strizzacervelli avevano ragione quando dicevano che la sindrome di Mnchausen andava

di pari passo con un disturbo di personalit. Forse il mio cervello malato riusciva a pensare solo a se stesso, a ci che causava le scariche di endorfine che tanto bramava. Forse ero da considerare abominevole, per non aver confessato la verit a Drew. Ma ora non ci riuscivo, anche se sapevo che sarebbe stato giusto farlo. Anche se io stessa avevo subto le menzogne dell'unica persona di cui mi fidassi, e sapevo quanto facesse male. Proprio non ci riuscivo.

Drew mi tir contro il suo petto, il bastone che mi premeva contro la schiena mentre mi confortava massaggiandomi le spalle. Sssh disse. Sssh, va tutto bene. Mi rilassai quasi all'istante, il corpo che si ammorbid per modellarsi al suo. Mi scostai e mi asciugai le lacrime. Poggiando le mani sulle sue guance, dissi: Tu mi piaci davvero tanto. Lui sorrise e mi baci. Bene, perch anche tu mi piaci tanto. Sentii quella voglia focosa accendersi di

nuovo in me, e mi sforzai di trattenerla. Per... ho dei segreti, Drew. Lui mi guard negli occhi per un lungo momento, dandomi l'impressione che tutto ci che vedevo, il mondo intero, fosse azzurro. Non mi interessa disse. Non mi interessa se hai dei segreti. E poi riprendemmo a baciarci. Fu come se il mondo si fosse fatto d'un tratto silenzioso. Indietreggiai e mi tolsi la felpa. Dopo

averla lasciata cadere sul pavimento, mi sfilai la maglietta e i jeans. Drew mi osserv con indosso solo l'intimo, mentre lui era vestito; ero vulnerabile, esposta. L'espressione sul suo volto era impenetrabile, tranne per un tic alla mascella. Sentii i suoi occhi posarsi sulla benda insanguinata sul petto, e sulle lievi cicatrici disseminate in giro, dovute ai vari e inutili interventi dei dottori. Non avevo mai desiderato essere bella come una modella. Non mi ero neppure mai costretta a

vomitare per essere una taglia 40, come invece era capitato ad alcune ragazze alle superiori. Io ero sempre stata pi interessata a trovare un modo per ammalarmi. Se non altro, volevo appartenere all'altra met: mentre la diciottenne media mirava ad avere una pelle perfetta, io miravo ad avere un pallore malsano, le guance arrossate dalla febbre. Ma mentre ero davanti a Drew, con le cicatrici e le ferite in vista, diventai ansiosa. Per la prima

volta, pensai a come un estraneo, una persona che non vedesse il mondo attraverso le lenti della sindrome di Mnchausen, guardasse il mio corpo. Stavolta fu peggio, molto peggio del giorno in cui Allie vide i tagli che mi ero autoinflitta. Perch mi ero convinta che potesse filare tutto liscio? Mi stavo chinando per riprendere i vestiti quando Drew avanz verso di me, buttando il bastone da una parte. Slacciandomi il reggiseno con la sola punta delle dita, temendo forse che qualcosa di

meno delicato potesse urtarmi, mi baci sul collo. Sei bellissima sussurr. Si ferm vicino alle bende e sollev lo sguardo con aria interrogativa. Io non volli rispondere. Mi sfilai il reggiseno e lo lasciai cadere a terra. Poi mi sdraiai sul letto a due piazze e guardai Drew. Ogni cicatrice sul mio corpo, ogni vecchia ferita, ogni ferita nuova, erano in mostra. Non mi era mai successo prima. Fu l'esperienza pi spaventosa e inebriante che mi fosse mai capitata nei

miei venti anni di vita. Drew fece scivolare il dito, con una lentezza eccitante, dalla cavit del collo all'elastico del mio perizoma. I suoi occhi lo seguirono, osservando la mia pelle, le protuberanze, le chiazze e le cicatrici, con un'intensit che mi lasci senza fiato. Poi tolse il maglione senza esitazioni. Era stupendo. I muscoli in rilievo, la pelle bella, chiara. Premette il suo corpo contro di me, scaldandomi, infilandomi le mani tra i

capelli. Ascoltai il suo respiro rapido accostato al mio orecchio, sentii il suo cuore martellare contro il mio petto, la sua eccitazione pressante e deliziosa contro il mio bacino. Mi desiderava. Mi desiderava quanto io desideravo lui. Aspettava che fossi io a fare la mossa seguente, a lasciarlo sbirciare dietro alla maschera. Arcuai la schiena, premendomi ancora di pi contro di lui, morendo dalla voglia che Drew andasse oltre.

Non c' nient'altro, pensai mentre precipitavamo nell'infinito. Nella vita non c' nient'altro che questo, nient'altro che noi, adesso, in questo preciso istante. Noi siamo vita; siamo destino. Dopo, rimasi accoccolata tra le braccia di Drew, con lui stretto contro la mia schiena. C'era una scia di vestiti che andava dalla panca a un lato del letto. Era divertente come li si potesse leggere come un libro. Drew mi mordicchi sotto al lobo,

facendomi venire la pelle d'oca sul braccio. A cosa stai pensando? La sua mano tracci dei cerchi pigri sulla mia coscia, poi si ferm. Mmm. Sto guardando i nostri vestiti. Sembrano le briciole di Hansel e Gretel. Lui ridacchi. Hansel e Gretel erano fratello e sorella. Non facciamo questi paragoni. Mi girai verso di lui e sorrisi. Hai ragione. Non ci avevo pensato. Drew mi baci e il suo sguardo cadde

sulla benda. Si incup. Sei sicura che non sia niente di grave? Arrossii e mi voltai, in modo da dargli le spalle. Mi accorsi di non riuscire a ripetere la bugia guardandolo. Cos ha detto il dottore. Il dottor Daniels. Quello da cui si fa seguire anche Carson. Mmm mmm. Drew trasse un respiro profondo, premendo il petto contro le mie spalle. Se tu ti fidi... Carson

dice che non  il massimo. Ma ai suoi genitori piace. Anche ai miei dissi. Ci fu un breve silenzio mentre cercavo di buttare gi l'amaro che quella bugia mi aveva lasciato in bocca. Ehi esclam Drew strofinando il naso sulla mia nuca. Scusami se ho sollevato questo argomento. Sento che ti mette a disagio. Non preoccuparti. Lui non aveva capito che in realt a mettermi a disagio

non era la ferita, ma la ragione per cui l'avevo. Da quando mi hanno diagnosticato l'atassia, stanno succedendo talmente tante cose brutte al mio corpo che ormai non mi sento neanche pi a disagio.  questo il rischio di chi frequenta il gruppo MTMD. Gli presi una mano, che mi aveva appoggiato in vita, e la esaminai. Sai, quando le guardo non noto niente che non vada nelle tue mani.

Sono cos eleganti. Baciai la punta delle dita una a una. Sta diventando difficile fare anche le cose pi semplici disse lui. Quando meno me lo aspetto, bam! , non riesco pi a digitare una parola che ero in grado di scrivere fino a un attimo prima. Oppure non riesco pi a spazzolarmi i denti per due minuti come facevo un tempo. Cavolate del genere. Credo che quando perder del tutto la coordinazione saranno queste le cose che mi mancheranno.

Pensai a mia madre, alle bottiglie d'acqua riempite di vodka che non avevo mai notato. Le tazze di t sempre accanto a s, e che probabilmente non contenevano solo t. Gi. Sono proprio le piccole cose a rendere la vita ci che . Rientrai a casa verso l'ora di cena. In salotto c'era silenzio e la Tv era spenta. Mi resi conto solo in quel momento che la nostra casa odorava in maniera strana. Tutte le case avevano un odore. La nostra aveva un anti-odore: l'assenza

assoluta di qualsiasi puzzo o profumo, che dessero un indizio su coloro che vi abitavano. Non c'era una traccia del cibo che mangiavamo, del profumo che ci mettevamo o dell'odore dei nostri abiti. Una volta ero stata in gita con la scuola allo Hood Museum of Art. Quel posto era un mausoleo, e mi convinsi che fosse abitato dagli spiriti delle antiche culture le cui opere erano in esposizione. Non c'era alcun odore, calore, nessuna sensazione di vita. Perfino i curatori mi

erano sembrati finti. La nostra casa mi dava la stessa impressione. Entrata in cucina, trovai mia mamma seduta al tavolo, a mangiare insalata e bere t. Allora, stai imparando qualcosa di utile agli incontri degli alcolisti? Non mi sforzai affatto di nascondere l'astio nella mia voce. Lei sollev a malapena gli occhi dal cibo. Ciao, Saylor. Che c'? Tirai indietro una sedia e mi

misi accanto a lei, poggiando il mento sulle mani. Non hai voglia di raccontarmi quanto ti sei divertita? Mia madre contrasse le labbra, come se avesse assaporato qualcosa di aspro. Il sarcasmo non ti si addice, cara. Bevve un sorso di t. No, ci che non mi si addice  una cazzo di madre bugiarda e ubriacona. Aspettai che lei trasalisse, che mi dicesse di moderare il linguaggio, ma inforc con calma una foglia di spinaci, se la

mise in bocca e prese a masticare, gli occhi fissi sul piatto. Ho trovato le tue cazzo di bottiglie d'acqua dissi. Solo che quando ho provato a berne un sorso, ho scoperto che dentro non c'era affatto l'acqua. Mia madre finalmente mi guard, e l'unica traccia del fatto che le mie parole l'avevano colpita fu un lieve tic al sopracciglio. Non avevi diritto di prendere la mia macchina. Te lo avevo detto. Risi. Oh, d'accordo. Quindi  colpa

mia. Dimmi una cosa. Hai sempre bevuto mentre io ero in auto con te? Mia madre torn a guardare l'insalata. Io spinsi la sedia indietro, mi alzai e afferrai la sua tazza di t. Lei cerc disperatamente di prenderla, ma io fui pi veloce. Bevvi un sorso. Tossii. Era vodka schietta, con solo uno spruzzo di t, l'alcol quasi inodore. Rimisi la tazza sul tavolo e ci fissammo per un lungo momento.

Tutta la tua vita  una menzogna? sussurrai, con voce strozzata. Lei continu a fissarmi ma non rispose. Non chiese scusa, non neg ci che avevo appena detto. Compresi l'accusa; quello che avevo sospettato. Era colpa mia. Mia madre era un'alcolizzata per colpa mia. Salii in camera mia e mi sedetti alla toeletta, fissandomi allo specchio. Se la sua vita era sempre stata una menzogna, lo era anche la mia, per associazione? Io ero sua figlia. La

mia vita era stata plasmata attorno alla sua, come accadeva alle vite di ogni madre e figlio. Quando aveva iniziato a bere? E perch? Era stato per dimenticare, per attenuare il dolore, per smettere di provare emozioni? La vita con me era davvero cos dura da spingerla a bere per tirare avanti? Aprii l'armadio e tirai fuori il borsone che avevo portato dall'universit. Da a un manuale a cui avevo tolto le pagine per nascondere le mie provviste mediche, estrassi un

sacchettino di paracetamolo. Versando tutte e cinquanta le pasticche sul palmo, le infilai in bocca, cinque per volta, e le inghiottii. Poi tornai a sedermi alla toeletta, fissai i miei occhi infossati e attesi. 

31. 

Tanto per essere chiari: non stavo cercando di ammazzarmi. Noi affetti dalla sindrome di Mnchausen siamo patiti delle malattie, ma non tanto della morte. Quella la lasciamo ai depressi.

Mentre prendevo il paracetamolo, ovviamente sapevo, grazie a un'intensa ricerca, che non sarei morta. Forse avrei gettato il fegato nel panico e scatenato dolori di stomaco e vomito. Dopo aver aspettato una ventina di minuti, il tempo che ritenevo necessario affinch il mio corpo iniziasse a metabolizzare le pillole, scesi al piano terra, diretta da mia madre. Volevo che sapesse cosa avevo fatto; volevo che vedesse come le sue azioni mi avessero spinta sull'orlo del baratro. Volevo,

immagino, che soffrisse quanto soffrivo io. E il senso di colpa era una punizione efficace come nessun'altra. Il resto fu vagamente familiare. Fui io a guidare la macchina fino all'ospedale, perch mia madre non poteva mettersi al volante, e questo fu diverso dalle altre volte. Ma poi mi fecero i controlli non appena raccontai loro cosa avevo fatto. Dai computer, ovviamente, risult che avevo la sindrome di Mnchausen, cos non mi sottoposero a

un trattamento sanitario obbligatorio per tentato suicidio. Le infermiere mi trattarono comunque con rispetto, perch con il paracetamolo non si scherza. In piccole dosi fa cose grandiose al corpo, come eliminare il dolore e ridurre la febbre. In grosse dosi, be', potrebbe uccidere. Dopo avermi dato del carbone attivo e dell'aceticilsteina mischiati a un succo, mi misero su un letto sotto osservazione. Mia mamma usc dalla stanza per parlare con il

dottore. Era un tipo alto con i capelli grigi che non avevo mai visto. Mi sistemai i guanciali dietro alla schiena, afferrai il telecomando e accesi la Tv su un reality. Le mie dita carezzarono il pulsante di chiamata degli infermieri. Era cos che avrebbe dovuto essere la vita: una persona pronta a rispondere, disponibile a venirti in soccorso perch sapeva che eri bisognosa di aiuto. L'attenzione non avrebbe dovuto essere un

lusso. Quanto sarebbe stato bello, se per ricevere aiuto nella vita fosse bastato premere un pulsante. Niente spiegazioni, niente soldi, niente sguardi scettici. Solo una persona dolce con il camice, che ti carezza la testa e ti chiede cosa pu fare per te. Dalla Tv uscivano delle risate registrate. Mia madre rientr, inespressiva, distante. Vogliono trattenerti per la notte, per assicurarsi che tu stia bene.

Annuii. Vogliono farmi parlare con uno psicologo? No. Sono riuscita a convincere il dottore a non farlo. Gli ho dato il numero del dottor Stone, cos se la vedranno tra di loro. Mia mamma guard la neve fuori dalla finestra e poi si rivolse di nuovo a me. Ti domander una cosa, e te la domander solo una volta. Voglio che tu sia sincera con me. Io la fissai, e la distanza tra il mio letto d'ospedale e la sua sedia crebbe. Sincerit? Mi stava

chiedendo sincerit adesso, dopo tutto questo tempo? Non sapevo se sarei riuscita a dargliela. La curiosit per ebbe la meglio. D'accordo. Trasse un respiro profondo, riempiendo di aria il suo petto esile e poi svuotandolo quando inizi a parlare. Hai... Si guard le mani, congiunte con precisione in grembo, come se non riuscisse a sostenere il mio sguardo. Ti fai del male per via di qualche trauma infantile?

La fissai, confusa, ma lei continuava a non guardarmi. Un trauma? Lei incroci il mio sguardo con riluttanza. S. Un trauma sessuale, ad esempio. Di recente, una ex paziente del dottor Daniels ha sporto denuncia contro di lui. Il suo avvocato sostiene che anche altre pazienti potrebbero farsi avanti. Questo mi ha fatto pensare a te. Risi e il suo sguardo si indur. Secondo te l'unica ragione per cui una ragazza  squilibrata come me  perch un vecchione l'ha scopata

da piccola? Mia madre incresp le labbra. Non c' bisogno di essere volgari. S, be'. Scusami se ti deludo, ma forse sono semplicemente nata cos. Le lacrime minacciavano di scendere mentre la delusione si agitava nel profondo di me. Mio malgrado, avrei voluto dare a mia madre quella facile soluzione che stava disperatamente cercando, avrei voluto dire: S, hai ragione tu.  per questo che sono cos fuori di testa:  tutta colpa del dottor Daniels.

Ma non era quello; io gi ero squilibrata prima che lui mostrasse un interesse verso di me. Non c'era niente che spiegasse la mia follia. Non avevo scuse. Aspettai che se ne andasse, ma non lo fece. Alla fine, mi girai e la vidi osservarmi, con un'aria combattuta. Saylor... A volte le persone fanno ci che fanno perch  l'unico modo di vivere che conoscono. Le loro azioni sono dettate da quello che hanno affrontato nella loro esistenza. A volte le

persone portano con s esperienze che neanche immagini. Trattenni il fiato. La domanda mi usc sussurrata. Che vuoi dire? Ma il suo volto si fece impassibile. Mia madre era tornata la solita Sarita dall'aria assente. Ci che voleva dirmi, ci che voleva insinuare, se n'era andato. Si alz in piedi. Sar meglio che vada. Pare che debba peggiorare, la neve. La nostra casa era solo a pochi isolati da l. Potresti rimanere qua. Cercai di dirlo con

noncuranza, come se non mi importasse molto. Avrei tanto voluto che non mi importasse. Ma lei sospir. No. Voglio dormire nel mio letto, Saylor, a differenza di te. Vuoi dire che hai voglia di bere fino a perdere i sensi ribattei io con un'occhiataccia. Vado. Devo andare a piedi, e non voglio farlo durante una brutta nevicata. Avrebbe potuto chiamare un taxi; dover andare a piedi era solo una scusa per andarsene, e per

interrompere quella sorta di conversazione. Mi girai sul fianco per non vederla uscire. 

32. 

Quando mi svegliai, il mattino seguente, il mio primo pensiero fu: maledetto sole. Qualcuno aveva aperto le veneziane in camera mia e il sole entrava allegramente e a piena forza. Quando sbattei le palpebre e aprii gli occhi, vidi Drew seduto su una sedia, a osservarmi. Sorrideva. Le mani presero a sudarmi. Che cosa

sapeva? Come faceva a sapere che mi avevano ricoverata? Gli avevano raccontato i miei problemi? Di certo, se ne fosse stato al corrente, non mi avrebbe sorriso in quel modo. Che ci fai qua? Mi sfregai gli occhi e mi tirai a sedere. Da come lo dici, sembra che non ti faccia piacere vedermi, ma io so bene che non  cos. Il suo sorriso si fece birichino, ma io, con il cuore che mi martellava nel petto, feci fatica a godermelo.

Dico sul serio. Cercai di non avere un tono agitato, ma non ero sicura di esserci riuscita. Come sei entrato? Non devi essere un familiare per ottenere l'accesso? Sono stata io a farlo entrare. Mia madre stava guardando entrambi. Aveva negli occhi uno strano luccichio, oscuro e divertito. Mi spavent. Drew allarg il sorriso, con aria penosamente innocente e ignara. Mi apparve come una creatura inerme, una coccinella o una cavalletta,

finita nella tela che io e mia madre avevamo tessuto. Non era mia intenzione venisse catturato, ma ormai non potevo fare altro che osservarlo in trappola.  stato un piacere conoscere il tuo amico, Saylor. Mia madre continuava a mostrare quel sorriso gelido, giocando con me. Io non riuscivo a guardare nessuno dei due. Perci abbassai gli occhi sulla flebo che avevo al braccio e cominciai ad armeggiare con il punto fissato con del nastro alla mia

mano. Il dolore mi aiut a concentrarmi. Mi aiut a ricordare che ero io la vittima, che avevo un motivo legittimo per trovarmi l. Ma questo, solo in superficie. Al di sotto, avevo l'impressione che il mio mondo fosse fragile, pronto a disintegrarsi non appena mia madre avesse aperto bocca. Ma quando ormai mi stavo rassegnando, lei sospir. Bene, per quanto sia stato un piacere conoscere un amico di Saylor, purtroppo devo scappare. Ho una lezione che mi

aspetta. Gli incontri degli alcolisti. Oh, giusto. Mi sforzai di sorridere, il cuore che aveva ricominciato a palpitare. Se ne stava andando sul serio? Oppure avrebbe rivelato il mio segreto mentre si avviava alla porta? Porse la mano a Drew e lasci che lui gliela stringesse.  stato un piacere conoscerla, signora Grayson. Piacere mio, Drew. Sorrise, lo guard

per un istante di troppo e poi si rivolse a me. Ci vediamo pi tardi. Annuii, e restammo in silenzio mentre lei usciva. Drew mi disse:  molto gentile. Visto che non rispondevo nulla, aggiunse: Ieri Pierce era al pronto soccorso quando ti hanno ricoverata. Ti ho mandato un messaggio ieri sera e stamattina, e dato che non rispondevi sono venuto a trovarti. Si accigli. Ti d fastidio? Il fatto che io sia qua, voglio

dire. Mi sembri un po' spaventata. Ero molto pi che spaventata. Era terribile. Di regola, non veniva nessuno a trovarmi in ospedale perch quelle visite portavano a domande scomode e risposte ancor pi scomode. Le uniche persone che avevano il permesso di venire erano i miei genitori, e solo perch avrei avuto bisogno di qualcuno che si prendesse cura di me al momento delle dimissioni. Ehm, be'...  che... non mi piace che la gente mi veda cos.

Lui annu. Malata, intendi dire. Ti capisco. Una pausa, durante la quale Drew si avvicin e mi scost i capelli dalla fronte. Ma io ti sono accanto, non dimenticarlo. Avevo ammassate in gola un sacco di domande, che mi impedivano di respirare. Ne feci uscire una con delicatezza. Cosa, uhm, cosa ti ha detto mia madre? Della ragione per cui sono qua? Lui fece spallucce. Niente. Mi ha detto solo che ti stanno tenendo sotto osservazione, e che

potevo chiedere a te i dettagli. La mamma mi aveva coperta. Sapevo bene che non lo aveva fatto per non mettermi in imbarazzo; quello che la preoccupava era la sua reputazione. Oh, d'accordo. Le hai detto che fai parte del gruppo MDMT? No. Le ho detto solo che sono un tuo amico. Sorrise di nuovo. Ho pensato che fosse prematuro definirmi il tuo fidanzato, visto che tu non lo hai ancora fatto ufficialmente.

Provai sollievo. Il gruppo MDMT non era venuto fuori. E poi ebbi un altro pensiero: Drew si considerava il mio fidanzato? Avevo un fidanzato legittimo. Mi domandai in che condizioni fossero i miei capelli e se avessi l'alito cattivo. Poi mi domandai da quando fossi diventata una di quelle ragazze che si preoccupavano di quelle stupidaggini. Puoi dire tranquillamente che sei il mio fidanzato dissi. Non ci sono problemi.

Una piccola parte di me pens anche: "se ti presenterai cos, non ci sar bisogno di menzionare il gruppo MDMT". Oh, uhm, Pierce sta bene? Perch era al pronto soccorso? Ora che ero certa che il mio segreto fosse al sicuro, ero libera di pensare agli altri. Era strano provare tutto quell'interesse per il prossimo. Fu come togliersi gli occhiali da sole e vedere il mondo nelle sue tonalit corrette: stonate e discordanti, ma in qualche modo

giuste. Un'altra complicazione del sarcoma. Drew sospir. Sputava sangue, ma sono riusciti a stabilizzarlo. A quel punto entr l'infermiera, una giovane donna piacevolmente in carne, con lunghi boccoli neri. Ci sorrise. Sono venuta a rilevare i tuoi parametri vitali mi disse. Come ti senti stamattina? Uhm, bene. Lanciai un'occhiata a Drew, che afferr il messaggio.

Io me ne stavo andando fece, dandomi un bacio sulla fronte. Ci sentiamo dopo? S. Fece due passi e incespic. Lo osservai sollevare il piede sinistro e, deluso dal risultato, alzare eccessivamente quello destro. La conseguenza fu che rovin a terra, il braccio che stringeva il bastone schiacciato sotto al torso. Oh! L'infermiera mi abbandon per correre da lui.

Io saltai gi dal letto, fui presa dalle vertigini e mi rimisi subito a sedere. L'infermiera mi guard. Rimani a letto mi ordin. Ci penso io. Con l'aiuto della donna, Drew si alz da terra. Aveva la mascella irrigidita, gli occhi in fiamme. Si rifiutava di guardarmi. Grazie disse all'infermiera. Ho l'atassia di Friedreich. Lei annu. Stai bene? Perch non ti fai vedere da un dottore? Per accertarti di non esserti fatto

male? No, grazie rispose lui. Sto bene. E poi, devo andare. Aspetta dissi lei, poggiandogli una mano sul braccio mentre ricominciava a camminare. Lascia almeno che chieda a un aiuto infermiere di portarti gi in carrozzella. Lui si volt e, in quel momento, non lo riconobbi. Aveva una faccia cattiva, come una volpe che stesse combattendo per accaparrarsi del cibo. No, grazie. Sono in grado di camminare.

Ci mise del tempo, ma usc dalla stanza da solo. Senza salutare. Mi dimisero il giorno stesso. Forse il fegato avrebbe subto le conseguenze delle mie azioni, ma questo si sarebbe saputo solo con il tempo. Per il resto, stavo bene. Andava sempre allo stesso modo: l'infermiera mi levava la flebo, il dottore veniva e diceva che avevo bisogno di farmi vedere da un analista e terminava la conversazione con un'espressione del tipo "che Dio ti aiuti". Labbra tirate,

sopracciglia sollevate. Sempre cos. Mi dissero che avevano parlato con la segretaria del dottor Stone, secondo la quale il buon dottore mi avrebbe chiamata personalmente. La mia era la versione ospedaliera della patata bollente. Nessuna struttura desiderava avere come paziente una persona che voleva essere malata. Io ero la feccia della societ, relegata agli strizzacervelli. Solo gli strizzacervelli accettavano chiunque. Mia mamma mi stava aspettando al

pianoterra, sorseggiando caff. Mi chiesi se fosse davvero caff, poi mi bloccai: non volevo prendere quella strada. Quando mi vide, chiuse il giornale e si alz in piedi. Sei pronta? Perch sei qua? chiesi. Tanto, non puoi guidare... Lei si fece inespressiva, assente. Era come la lavagna magica: bastava scuoterla un po' e si cancellava. Non intendono dimetterti senza qualcuno che ti accompagni a casa.

Feci un sorrisetto e feci tintinnare le chiavi dell'auto. Be', direi che si tratta di un malato che guida un altro ammalato. Lei non reag. Quando arrivammo a casa, mia madre si dilegu nell'oscurit della casa, mentre io andai in camera mia per prendere il cellulare. Drew mi aveva detto di avermi scritto la sera prima; ero curiosa di vedere cosa mi avesse detto, quanto fosse preoccupato.

Avevo quattro messaggi non letti e due chiamate perse. Tutto bene? Pietce mi ha detto che sei al pronto soccorso. Per piacere, rispondimi. Non voglio scocciarti, ma sono preoxcupato. Chismami. Lessi e rilessi i messaggi. Aveva fatto fatica a comporre le parole. Mi domandai se avesse provato imbarazzo, ma non avesse avuto il coraggio di cancellare e provare di

nuovo. Mi si spezz il cuore, per il suo orgoglio e per quella prova evidente della sua malattia. Ascoltai il messaggio che mi aveva lasciato in segreteria. Ciao, Saylor. Sono Drew. Ehm, ti ho mandato degli sms. Non voglio romperti le scatole, ma Pierce mi ha detto di averti vista al pronto soccorso e sono preoccupato. Molto preoccupato. Senti, chiamami quando ascolti il messaggio e hai un minuto, d'accordo?

Udendo quel tono allarmato, sentii un calore intenso irradiarsi in me, come fossi sotto una coperta termica. Mi piaceva che Drew si preoccupasse per me, talmente tanto da non temere di mostrare un bisogno disperato di avere mie notizie. Mi piaceva tanto. Guardai di nuovo i messaggi, le parole che aveva composto con tanta fatica, e nella mia mente inizi a formarsi un'idea. 

33. 

Passarono cinque giorni, cinque giorni nei quali non rivolsi la parola a mia

madre, e lei non la rivolse a me. Non so dire se si fosse trattato di un suo tentativo conscio di evitarmi, o un mio tentativo inconscio di farlo. Entrai furtivamente nello studio del dottor Stone e mi buttai a sedere sul divano a strisce, che stava diventando un po' troppo familiare. Quante sedute avevamo fatto? Quante volte ero venuta qua ed ero rimasta in silenzio, mentre lui cercava di farmi aprire?

Sono felice che tu sia venuta. So che probabilmente non ti senti ancora pronta. Il dottore aveva un tono gentile, sebbene avessi annullato per ben due volte l'appuntamento negli ultimi cinque giorni. Tuttavia, malgrado la sua compassione, fremevo di rabbia, e non sapevo neanche il motivo. Mi morsi il labbro e posai lo sguardo fuori dalla finestra, sul parcheggio coperto di neve. Mi piacerebbe sapere il ragionamento che sta dietro all'incidente del paracetamolo.

"L'incidente del paracetamolo". Carino, come modo di presentare i fatti. Non stavi cercando di suicidarti.  esatto? Lo sapeva. Sapeva esattamente a cosa mirassi, che quelli come me non provavano a uccidersi. Lo guardai. S. Allora, cosa  stato a spingerti a oltrepassare il limite? A farti desiderare di assumere abbastanza pasticche da finire in ospedale?

Non mi stava giudicando. Stava semplicemente cercando di trovare una soluzione al problema. Ma non capiva. La mia vita era un guazzabuglio di problemi, intricati come un vecchio gomitolo. Era impossibile districare un filo senza tirarne altri cento. Scelga lei. Il fatto che sono una tale buona a nulla che mio padre non sopporta neppure la mia presenza? O ancor meglio, il fatto che mia madre sia una cazzo di alcolizzata per colpa mia? Perch

non riesce ad accettare l'idea di vivere con una figlia come me. La mia voce minacci di spezzarsi, ma io feci un grosso sorriso per dimostrare di stare bene. Benissimo, cazzo. Il dottor Stone corrug la fronte.  un'alcolizzata? Cosa ti ha spinto a questa conclusione? La settimana scorsa l'hanno arrestata. Fu una soddisfazione incredibile dirlo a voce alta. Mi resi conto che, a parte la vaga confessione a Drew, era la prima volta che ne parlavo sul serio. Non

pi costretta a subirne il racconto, o a esserne esclusa, ora ero libera di lasciar uscire le parole, farle volare come un grappolo di palloncini. L'hanno arrestata per guida in stato di ebbrezza, ma mio padre  riuscito a farla uscire di prigione. Il dottore scosse lentamente il capo. Come ti sei sentita quando lo hai scoperto? Mi protesi in avanti, le mani sulle ginocchia, le dita premute con cos tanta forza che temevo di

spezzarle. Dice sul serio? Come pensa che mi sia sentita? Non rispose ma decise di ribattere con un'altra domanda. Maledetti strizzacervelli. Hai detto che secondo te  alcolizzata perch non riesce ad accettare di averti come figlia. Te lo ha detto lei? Tornai a poggiarmi allo schienale del divano e cercai di controllare il respiro. Non ce n' stato bisogno. Basta guardarla in faccia.  evidente in tutto ci che mi dice, nascosto dietro alle parole

come una bestia di cui nessuno vuole prendere atto. Saylor, tu sai perch gli alcolizzati bevono? Lasciando da parte tutti gli aspetti biologici della dipendenza, i meccanismi mentali eccetera eccetera, sai cosa cercano di ottenere? Scossi il capo. Di solito, tentano di mascherare un dolore intenso. Tentano di dimenticare le proprie azioni, il proprio passato o entrambe le cose. Mi azzarderei a dire che tua madre non beve

per colpa tua. Beve a causa dei suoi demoni. E scommetto che tua madre si sente molto in colpa per l'effetto che le sue azioni hanno avuto su di te. Lo fissai, desiderando disperatamente di credere alle sue parole. L'alcol era la maschera di mia mamma, come la sindrome di Mnchausen era la mia? Purtroppo mi sembrava inverosimile. La persona vulnerabile, triste e smarrita di cui parlava lui era cos diversa da mia madre. Non ci

credo dissi con tono sommesso, svogliato. Lei, dottore, non  presente, alle nostre conversazioni, nella nostra casa. Si sbaglia. Mentre pronunciavo quelle parole, per, una scheggia di speranza si conficc nel profondo del mio cuore. Zee e Drew avevano organizzato con la madre di Jack in modo che ci incontrassimo a Prescott Park alle tre del pomeriggio per festeggiare il compleanno. Il meteo aveva previsto una giornata stranamente calda e soleggiata, per

essere met marzo. Un tempo perfetto per un gruppo di malati (includevo anche me stessa nella categoria) che intendevano celebrare la vita. Alle undici del mattino, dopo la seduta con il dottor Stone, suonarono alla porta di casa. Pap era a lavoro e mia madre agli incontri degli alcolisti; non avevo idea di chi potesse essere. Sbirciai dallo spioncino. Zee, con un caschetto nero alla moda.

Aprii la porta. Ciao. Che ci fai qua? Lei mi indic la sua auto, con la portiera posteriore aperta. Ho bisogno di aiuto. Accigliandomi, uscii di casa in pantofole e la seguii fino all'auto. Sul sedile posteriore aveva due scatoloni zeppi di colorate decorazioni e attrezzature per feste. La guardai. Sei conscia del fatto che Jack ha venticinque anni e non cinque, vero? Lei mi fece la linguaccia. Adoro le feste di compleanno. Quando mi vide

sollevare il sopracciglio, spieg: Voglio fare le cose in grande. Jack ha detto che non vuole regali, dunque devi aiutarmi. A fare cosa? A gonfiare questi! Frug in uno scatolone e tir fuori due confezioni giganti di palloncini. Io ho la capacit polmonare di un novantenne senza polmoni. Se Jack non vuole regali, avr almeno una sala addobbata, che diavolo!

Risi. Va bene, d'accordo. Ma sai cosa potresti fare? Comprare una pompa per palloncini. Lei sollev le mani in aria. Ti sembro in condizioni di poter trasportare una pompa dal negozio alla macchina? Ho dovuto corrompere il bambino che abita accanto a me per fargli mettere questi scatoloni in auto, mentre mia mamma era a fare la spesa. Lei d di matto se mi vede strafare. Tirai a me lo scatolone. D'accordo. Vieni dentro, che fa pi caldo. Ho il camino acceso.

Ma Zee si era gi incamminata per il vialetto. Una volta in casa, portai a Zee una tazza di cioccolata calda e una coperta da mettere sulle gambe. Grazie disse, piegando i piedi e guardandosi attorno. Bella casa. Non posso prendermi alcun merito. Mi sedetti a gambe incrociate di fianco a uno degli scatoloni, tirai fuori la confezione di palloncini e la aprii.  stata mia madre ad arredarla. I tuoi genitori sono a lavoro? chiese

Zee mentre beveva un sorso di cioccolata. Rimasi un secondo in silenzio, valutando come rispondere. Dopo aver tirato fuori un palloncino bianco, dissi: Mio padre s. Mia madre sta seguendo un corso. Cominciai a gonfiare il palloncino per ostacolare possibili domande. Zee sospir. Sei fortunata. Non sei ancora arrivata alla fase in cui i tuoi genitori ti stanno sempre addosso per controllare il tuo stato di salute.

La guardai da dietro al palloncino gonfio. Come facevo a spiegarle che per me sarebbe stato un sogno sentirmi addosso i miei genitori? Che mi sudavo perfino i "buongiorno" da parte di mia madre, e li stringevo al petto come un gioiello luccicante, da rimirare quando nessuno mi vedeva? Mi accontentai di annodare il palloncino e tirarlo in aria, una bianca nuvola di gomma. Gli occhi di Zee si illuminarono. Visto come sei fortunata? Hai fatto prestissimo. Che zoccola.

Risi e scossi il capo. Era questo il bello di Zee. Anche quando ti insultava, eri felice che prima si fosse presa il tempo di complimentarsi con te. Allora disse, poggiando la testa sul divano. Notai la fatica sul suo volto affilato, per lo sforzo di essere venuta da me, stare seduta e stringere la tazza di cioccolata. Cosa c' tra te e Drew? Continuai a soffiare aria nel palloncino, temendo quello che avrei potuto dire se mi fossi fermata.

Io e Drew avevamo parlato per telefono varie volte al giorno, ma non avevo pi avuto occasione di vederlo. Era stato impegnato a fare musica con dei tizi che conosceva. Alla fine, quando non potei pi rimandare, annodai il palloncino e la guardai. La tua  una domanda nebulosa. Zee sollev un sopracciglio. E la tua  una risposta nebulosa. Dopo aver lasciato la tazza sul tavolino, torn a poggiarsi al divano e si tir la coperta fino al mento. L'unica cosa che so  che

negli ultimi giorni, ogni volta che Drew pronuncia il tuo nome, sorride. Come un idiota. Per nulla. Mi ritrovai a sorridere anch'io. Davvero? Davvero davvero. Frugai nel pacchetto per prendere un altro palloncino e ne estrassi uno rosso, evitando volutamente di incrociare lo sguardo di Zee. E dunque, ehm, cosa ti ha detto? Che avete fatto sesso sfrenato. Sollevai la testa di scatto, la bocca

spalancata. Lei scoppi a ridere, ansimando dallo sforzo. Dio, sto scherzando! Ma dovresti vedere che faccia hai. Non ha prezzo. Richiusi la bocca. Vaffanculo borbottai, tirando con forza il palloncino. Sembrava una lunga lingua rossa tra le mie dita. Mmm, come sei suscettibile. Zee sorrise. Ci sono andata vicina, eh? Le lanciai un'occhiataccia e cominciai a gonfiare il palloncino.

Oh, d'accordo. Sono troppo stanca per fare la spiritosa. Trasse un respiro profondo, poi allung la mano per afferrare la tazza e bevve un sorso languido invece di raccontarmi cosa le avesse detto Drew. Non riuscivo a capire se fosse sinceramente stanca o se invece volesse esercitare il suo potere su di me. Con Zee, entrambe le cose erano possibili. Mi ha detto che gli piaci molto. Che sei speciale o lo rendi felice o qualcosa del genere. Agit la mano, come se ci che stava dicendo fosse

senza importanza. Come se tra le mani non avesse informazioni che avevano il potere di farmi sentire in cima alla montagna pi alta del mondo, le braccia spalancate come a voler spiccare il volo, il vento che mi scuote i capelli. Annodai il palloncino rosso e iniziai a gonfiarne uno turchese. Non mi sentivo ancora pronta a parlare. Ero pervasa dal pensiero di lui, dal suo odore che ricordava la spiaggia e il fumo. Voi due andate bene l'uno per l'altra

disse Zee. Tu sei pi in salute di lui, sai, e Drew ne ha bisogno. Ha bisogno di fare altro oltre alle petizioni per l'eutanasia, il gruppo MDMT e tutte quelle cose da malati che di solito fa. Sbatt in fretta le ciglia, varie volte, e si scol la cioccolata. Fu allora che mi resi conto, come un fuoco che prendesse vita pian piano, che a Zee piaceva tantissimo Drew. Forse non si era fatta avanti perch voleva che lui avesse di meglio, avesse una

persona non tanto malata. Forse si sentiva in colpa all'idea di frequentarlo e poi morire. Se fossi stata sua amica, glielo avrei chiesto. Ma non lo feci. Non volevo sapere. In quel modo, per me, sarebbe stato pi facile. 

34. 

Alle quattordici e trenta caricai sulla macchina di Zee gli scatoloni, i palloncini, gli striscioni e le buste regalo che avevamo preparato. Decisi di prendere la BMW perch dovevo recuperare Drew e

Pierce. Zee sarebbe passata a prendere Carson e ci saremmo ritrovati tutti quanti a Prescott Park. Pierce fu il primo, perch abitava pi vicino. Quando entrai nel suo complesso residenziale, era gi seduto sul marciapiede con un pesante cappotto bianco e la mascherina a coprirgli met della faccia come al solito. Notai subito quanto fosse immobile, in modo quasi soprannaturale. Con la neve tutta attorno a lui, si confondeva quasi con il marciapiede. Fu la sua capigliatura nera ad attrarre il

mio sguardo. Mi fermai davanti a lui e uscii. Stai bene? Afferrata la mano che gli avevo offerto, Pierce si tir su. Era incredibilmente leggero e con il suo grosso cappotto bianco sembrava una piuma, fuggevole, delicata. S, sto bene rispose, con voce debole. Ho solo freddo. Lo aiutai a entrare in macchina. Quando fui dentro anch'io, alzai il riscaldamento al massimo e

accesi il suo scalda sedile. Dopo un minuto, Pierce smise di essere intirizzito. Va meglio? Annu. S, grazie. Questo scalda sedile  una bomba. Avresti potuto aspettarmi in casa dissi. S, be', mia mamma mi stava facendo impazzire. Sono dovuto uscire. Ah. Tenni gli occhi davanti a me mentre entravo nella strada principale. Non voleva che tu

venissi alla festa? Pierce assunse un forte e canzonatorio accento cinese. Prescott Park a marzo? Brutta idea, Pierce. Tu devi stare a casa. Hai la malattia dei gay. Poi, sospirando, aggiunse: Sto esagerando. Non  proprio cos. Solo che... a volte  difficile capire il suo modo di affrontare la situazione. Scossi il capo, cercando di mostrarmi comprensiva. Se mia madre mi fosse stata addosso in quel modo, avrei provato fastidio? Sarei stata

dispiaciuta del fatto che non capisse la mia natura? Non riuscivo neppure a immaginare il lusso di avere una madre con un'opinione su di me. Mi dispiace. Non lo fa con cattiveria, penso. Pierce osserv la neve spalata fuori dal finestrino, un cordone di bianco solido e regolare. Non riesco a credere che Jack sia arrivato a compiere venticinque anni disse, quasi tra s. Davvero? Misi la freccia a sinistra e mi fermai al semaforo. Gettai

un'occhiata a Pierce. Lo conosci da molto? No. Fece una delle sue risate sibilanti, gutturali, continuando a guardare fuori dal finestrino. Con la mano sinistra si massaggi in maniera assente il tumore sul dorso della destra. L'ho conosciuto tre mesi fa, quando sono entrato nel gruppo MDMT. Ma gi allora, sai, mi ero convinto che sarebbe stato lui il primo a morire. Voglio dire, il cancro si era espanso ovunque. Era uno

scheletro anche quando era ancora in grado di frequentare le riunioni. E quando lo guardavo, pensavo: "Non ce la far, cazzo. Non ce la far ad arrivare vivo al suo prossimo compleanno". E invece, ecco che compie venticinque anni.  come se fosse in corso una roulette russa, e finch  qualcun altro a tirare le cuoia, a noi rester ancora un po' di tempo per vivere. A quel punto si gir a guardarmi e vidi che stava piangendo. La sua maschera era bagnata di lacrime e moccio. Jack 

ancora qua. Appeso a un cazzo di filo. E nel frattempo la pistola continua a girare. Sta rallentando, ma non si  fermata, e ho la sensazione che quando lo far si fermer su di me. Sbatt un pugno sul finestrino, e io sussultai. L'auto dietro di noi suon il clacson: il semaforo era diventato verde. Ripresi a guidare, ma poggiai una mano sul braccio di Pierce. Mi sembrava di essere seduta accanto a uno spaventapasseri. Sotto alla mia mano, sentii il piumino

del giubbotto, la manica della camicia ammassata. Strati e strati di abiti. Per quanto premessi, per, non riuscivo a sentire un corpo. Drew entr in macchina sorridendo, ma quando vide Pierce con gli occhi rossi il suo sorriso svan. Mi guard. Sapevo che avrebbe voluto fare delle domande, ma si limit a dire: Grazie per il passaggio. Io annuii e riavviai il motore. Il tragitto fino a Prescott Park prosegu in silenzio, accompagnato

solo dal rumore degli pneumatici sulla strada. Mi sembrava ingiusto mettere la musica, con Pierce cos gi di morale, quasi dovessi rendergli omaggio ascoltando il suo respiro. Fu un pensiero stupido e meschino, di quelli che di solito i sani riservavano ai malati. Anche se non facevo parte da molto del loro gruppo, lo sapevo. Stavo iniziando ad assimilare la loro cultura, il loro linguaggio. Il padre di Jack era arrivato in anticipo per aiutare Zee a montare gli addobbi. Quando entrammo

nella saletta che avevano noleggiato per la festa, vidi lo striscione che avevo contribuito a creare appeso alla porta. I palloncini erano disseminati per la stanza e attaccati alla sedia che immaginavo fosse per Jack. C'era anche un poster dell'attrice Katie Henson, con un bikini che lasciava poco all'immaginazione. La fotografia aveva una dedica per Jack. Pensi che gli piacer? chiese il padre di Jack a Drew. Era un omone con una faccia rossa, i

bottoni della camicia che riuscivano a fatica a tenerla agganciata. Tra un bottone e l'altro si intravedeva la pelle pelosa della pancia. L'abbiamo ricevuto il mese scorso e l'abbiamo tenuto segreto. Be',  Katie Henson, come far a non piacergli? Drew gli diede una pacca sulle spalle. Si gir e mi fece l'occhiolino, come se volesse solo assecondare quell'uomo. Temeva che fossi gelosa? Mi resi conto che non mi era neppure

passato per la mente di esserlo. Quello che c'era tra me e Drew non comprendeva cose sciocche come la gelosia nei confronti di attrici carine. Pierce e Zee erano gi seduti al tavolo, a parlare sommessamente. Non riuscivo a capire se Zee lo stesse confortando. Non sembrava tipo da confortare le persone, anche se sapeva esattamente cosa stessero passando. Zee era una di quelle persone convinte che per fare del bene bisognasse mostrare durezza. Se le cose fossero andate

diversamente, sarebbe stata un'ottima professoressa, di quelle che i ragazzi amano e temono allo stesso tempo, e che ringraziano decenni dopo, quando hanno successo. Come sta Jack? chiese Drew a suo padre, che ancora non mi aveva salutata. Sembrava nervoso, agitato; probabilmente non gli era neppure venuto in mente di farlo. Oh. Si torse le mani. Sai, ha giornate storte e giornate belle, come tutti... Gli luccicarono gli occhi e deglut varie volte.

A quel punto arriv Jack, sostenendosi pesantemente al braccio della madre. Mi domandai per quale ragione non stessero usando la carrozzella che avevo visto di fianco al suo letto, ma forse anche lui, come Drew, la considerava qualcosa di odioso, da evitare in tutti i modi. Quando Jack vide la sala, decorata con palloncini che svolazzavano ai piedi degli invitati, rest di sasso. Sulla sua faccia apparve una sorta di smorfia. Mi chiesi se stesse sorridendo, ma dall'espressione del padre

capii di no. Jack rimase fermo l, ansimante, poggiato a Jeannie. Quando la madre cerc di farlo avanzare, lui scosse il capo e le tir debolmente il braccio. Ma... che... cos'? chiese indicando lo striscione e i palloncini. Invece di guardarci, decise di tenere gli occhi bassi, su un punto tra lui e il tavolo. Restammo tutti ammutoliti. Alla fine suo pap disse, timidamente: La tua amica Zee ha pensato

che fosse carino addobbare la sala. Non ti piace?. Jack tenne gli occhi sul pavimento. Avevo detto... niente regali. Questi non sono regali fece Zee, con tono allegro nonostante la situazione si stesse facendo tragica. Sono solo decorazioni. Perch sai, questa  una festa. Il padre di Jack sembrava sul punto di piangere o di vomitare o entrambe le cose. Jeannie continuava a tirare Jack per il braccio, quasi sperasse che ci fosse ancora

qualche possibilit che il figlio entrasse, si sedesse al tavolo e mangiasse la torta. Questa... non  una festa disse Jack, ogni parola interrotta dal sibilo del suo respiro. Cosa... c' da... rallegrarsi? Fanculo! Prese a calci un palloncino saltellato fino da lui, e per poco non cadde. Jeannie lo prese a braccetto appena in tempo. Suo padre ormai piangeva apertamente. Va tutto bene, Jackie disse Jeannie, massaggiandogli le spalle.

Non farlo sibil lui. Non chiamarmi cos. La vostra  solo... fatica... sprecata. Non ne... vale... la pena. Lo so. Non... c' bisogno di... mentire. Non  vero. Jeannie stava valorosamente cercando di non piangere. Il suo doppio mento trem dallo sforzo. Non  vero, e tu lo sai. Riportami... alla macchina. Jack si gir e la tir per il braccio. Subito. Subito! Subito! Cominci a battere la mano sulla fronte, pi e pi volte.

D'accordo, d'accordo, andiamo rispose Jeannie, gettando un'occhiata al marito. Noi andiamo a casa. La porta si richiuse alle loro spalle. Nella sala scoppi un palloncino, facendoci trasalire. 

35. 

Quell'orribile silenzio sembr durare un'eternit. Alla fine lo interruppe il padre di Jack, cominciando a staccare le decorazioni, un pezzo di

adesivo per volta, gli occhi fissi sulla parete davanti a s. Lo fece lentamente, ma le sue unghie si conficcavano nell'intonaco, cavando via pezzetti di muro. Drew accorse per aiutarlo, ma lui sembr non accorgersi della sua presenza. Zee si avvicin a Pierce, Carson e me. Uhm, forse  il caso che ce ne andiamo. La sua voce era solo un sussurro. Non l'avevo mai sentita cos gi. Pierce e Carson annuirono, ma io feci un passo verso Drew. Penso che rester

qui ancora un po'. Zee guard in tralice il padre di Jack. D'accordo. Ci sentiamo pi tardi. I tre si trascinarono fuori e la porta si richiuse senza fare rumore. Quando mi voltai, Drew stava parlando con il padre di Jack. Era difficile dire se l'uomo gli stesse prestando attenzione. Se ne stava fermo, stringendo fiaccamente tra le mani un palloncino giallo.

Mentre mi avvicinavo mi accorsi che stava piangendo. Senza singhiozzare o gemere, per. Le lacrime gli colavano dagli occhi, come se avesse avuto talmente tanto dolore dentro che il suo corpo non riuscisse pi a contenerlo. Non reag neppure quando le lacrime gli si accumularono sotto all'enorme mento e poi caddero gi, bagnandogli la camicia. Lo osservai affascinata. Come ci si doveva sentire a provare quella grande sofferenza a causa di qualcun altro?

Sta diventando molto dura per lui fece Drew. E per te e Jeannie. Lui scosse il capo, premendo le grosse dita sulla gomma del palloncino. Vorrei tanto sistemare questa situazione, Drew. Maledizione,  l'unica cosa che desidero. E l'unico modo che mi viene in mente per farlo  aiutarlo a morire. La sua voce si spezz sulla parola morire; gli usc strozzata. Avrei voluto dileguarmi, lasciare quell'uomo abbattuto a Drew, ma sapevo che un mio movimento

avrebbe attratto attenzione. Perci rimasi l ad assistere a quella sofferenza, sprazzi di compassione che sfarfallavano dentro di me come lucciole al tramonto. Drew si avvicin e abbracci il padre di Jack, il palloncino incastrato tra di loro. Io ce la metter tutta, Dave. Dal suo tono di voce, pi acuto del solito, capii che anche lui stava trattenendo le lacrime. Provai un'improvvisa fitta al petto, che mi lasci senza fiato. Questa petizione...

riuscir ad attirare la loro attenzione. Dave arretr, schiarendosi la gola. Guard Drew dritto negli occhi. Le lacrime erano sparite; ora i suoi occhi luccicavano dalla rabbia. Anche se fosse... a cosa servirebbe? Lo hai visto, oggi. Riusciranno a fare qualcosa per lui in tempo? Drew sospir, e tutto il suo torso - le spalle, il petto e la schiena - si mossero per l'intensit del respiro. In altri Stati hanno accelerato il processo, per persone come Jack che

sono cos vicine... alla fine. Continueremo a lottare. Dave sorrise, cullando il palloncino sul fianco. Non avevo mai visto un sorriso del genere prima d'allora: vuoto, smorto, due semplici labbra a squarciare il viso. Gi. Cos'altro possiamo fare? Dave insistette a voler togliere gli addobbi da solo. Sospettai che avesse bisogno di starsene per conto suo, e anche Drew lo percep. Dopo un rapido saluto, uscimmo.

Mi dispiace tanto per i suoi genitori dissi, mentre uscivamo dal parco. Questi suoi cambi di umore accadono senza preavviso? Di solito s rispose Drew. A volte peggiora in modo graduale. Ma ultimamente capita sempre pi spesso. Sono preoccupato per lui. E la petizione? Ho sentito che ne parlavate, ma ho avuto l'impressione che secondo il padre di Jack non servirebbe a molto.  convinto che non si faccia in tempo.

A ogni modo, hanno problemi finanziari, dunque non sanno neppure se riusciranno ad assoldare l'avvocato che vorrebbero.  un avvocato penalista considerato il migliore nelle cause fuori dagli schemi. Non se ne occuper pro bono, per. Scosse il capo. Maledetti avvocati. Chi ? Mio padre era un avvocato penalista, ed era piuttosto famoso. Non me lo immaginavo ad accettare un caso come quello, che riguardava un ragazzo povero in fin di

vita, ma magari si trattava di un suo amico. E anche se fosse? pensai. Cosa dirai? "Pap, ho bisogno di aiuto perch uno dei miei amici del gruppo dei malati terminali, nel quale sono entrata per divertimento, sta morendo e gli serve un rappresentante legale? " Noah Preston rispose Drew. Un tizio di Portsmouth. Quel nome non mi era nuovo. Lo avevo gi sentito. Mi dispiace che Jack se la passi cos

male. Drew poggi una mano sulla mia, salda e fredda. Non parliamo pi di Jack, per stasera. Lo guardai. Nella luce morente, i suoi occhi sembravano contornati d'oro. D'accordo. Girai la mano e intrecciai le dita alle sue. Lui mi strinse forte la mano e poi, come se mi stesse sussurrando un segreto, disse: Non so cosa farei. Senza di te. Quando Pierce mi ha detto che eri al pronto soccorso e non riuscivo a mettermi in

contatto con te, mi sono spaventato tanto. Tantissimo. Quasi pi di quando ho scoperto di avere l'atassia. Il senso di colpa mi schiacci come un masso. Scusami. Cercai di mantenere un tono piatto, ma la voce mi si strozz, come se avessi avuto una mano serrata attorno al collo. Avevo cos tanti motivi per chiedere scusa, e Drew era all'oscuro di tutti. Si volt per studiare il mio profilo mentre guidavo. Mi sento cos fortunato

ad averti incontrata. Lo guardai, immaginando cosa sarebbe successo se gli avessi confessato in quell'istante la verit. Pi mi fissava, pi avevo davanti quegli occhi azzurri, pi mi veniva voglia di raccontargli tutto. Tutta questa storia  una menzogna. Io non sono chi credi tu. Perdonami. Ma poi Drew si avvicin e mi baci con dolcezza sulla guancia. E la verit rest taciuta, come una lama seghettata nella mia bocca.

La mattina seguente, mentre attraversavo il corridoio, sentii un mormorio provenire dalla camera da letto dei miei genitori. Mi fermai sul vano della porta e osservai mia madre seduta sul bordo del letto, la testa china. Dio, concedimi la serenit di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso, e la saggezza per riconoscere la differenza. Stava pregando. Non ricordavo l'ultima volta che mi era capitato di vederglielo fare. Sbalordita,

mi ritrovai a entrare nella sua stanza senza neppure riflettere. Mia mamma sollev lo sguardo e si irrigid. Saylor? Di cosa hai bisogno? Aprii la bocca e la richiusi. Lei continu a osservarmi, senza offrirsi di colmare il silenzio. Alla fine, dissi: Quella era... stavi pregando?. Tenne gli occhi abbassati per un minuto prima di incrociare il mio sguardo.  la Preghiera della Serenit. Ce la insegnano alla scuola per gli Alcolisti Anonimi. Aveva la punta

delle orecchie rossa. Mi avvicinai, provando un tuffo al cuore quando non mi chiese di andarmene. Mi tornarono in mente le parole del dottor Stone. Mi azzarderei a dire che tua madre non beve per colpa tua. Beve per colpa dei suoi demoni. E le parole di mia mamma, quando ero all'ospedale: A volte le persone portano con s esperienze che neanche immagini. Mi piace. Ti  d'aiuto? Lei fece un respiro profondo e rabbrivid, come se la nostra

conversazione fosse dolorosa a livello fisico. Quando rispose, per, il suo tono fu piatto e delicato, senza alcuna traccia di impazienza. A volte. Altre volte  ancora maledettamente difficile. Il bisogno di bere  come... una morsa, sai.  impossibile sfuggirvi. Fui scioccata dalla sua sincerit. Feci fatica a mantenere un'espressione calma, per non spingerla a ritrarsi. Non volevo rovinare quel momento. Se tu... Se posso aiutarti in qualche modo... Feci

spallucce, sperando che afferrasse il senso delle mie parole. Lei mi sorrise. Fu un sorriso a labbra serrate, ma vero. Lo fissai, gioendo di quell'istante assolutamente surreale. Grazie, Saylor. Apr di nuovo la bocca, come a voler aggiungere altro. Aspettai. Ma poi mia madre si gir di spalle e capii che dovevo andarmene. In cucina mi imbattei in mio pap, intento a prepararsi un espresso. Mi fece un sorriso veloce e distratto mentre armeggiava con la

macchinetta. Ciao, tesoro. Ciao. Gettai un'occhiata all'orologio appeso alla parete: erano le dieci e un quarto. Sei in ritardo? Oh, ho un volo a mezzogiorno. Star in Arizona per un paio di giorni. Non avevamo ancora discusso delle mie dimissioni dall'ospedale, ma non ne ero sorpresa. Se succedeva qualcosa di spiacevole, mio padre se ne andava di casa. Il suo cellulare suon. Lui imprec

sottovoce. Lascia perdere. Probabilmente  di nuovo quell'imbecille di avvocato, che tenta di parlare con me. Quel tizio  un pitbull. La mia mente torn al compleanno di Jack. L'avvocato che i suoi genitori non potevano permettersi era Noah Preston. Mi ero domandata dove avessi sentito quel nome, e ora lo ricordavo: si chiamava Preston l'avvocato con cui mio pap non voleva parlare. Guardai lo schermo del BlackBerry. Noah Preston voleva incontrarsi con mio

padre. E i genitori di Jack e Drew volevano la disponibilit di Noah Preston. Do ut des. Presi una mela dal portafrutta e una bottiglia d'acqua dal frigo. Buon viaggio esclamai, le rotelle del mio cervello che giravano. Avevo delle ricerche da svolgere. Non ci misi molto a trovare il numero di Preston su Internet. Prima di digitarlo, andai nel

corridoio e sbirciai in salotto. C'era silenzio. Pap? Doveva essere partito. Tornai in camera mia e composi il numero, dispiaciuta di dover affrontare la faccenda in quel modo. Non ero brava al telefono. La mia generazione non poteva cavarsela in tutto: eravamo forti nei messaggi, esperti nelle conversazioni su Skype e appassionati di Twitter. I nostri cellulari servivano come macchine fotografiche, mappe e lettori

musicali. Usare i cellulari per parlare era da vecchi. Ma Noah Preston apparteneva a quella categoria, dunque non c'era altro da fare. Studio Preston e Link, in cosa posso esserle utile? Gettai un'occhiata all'appunto che avevo scritto per apparire competente. Salve, la chiamo dallo studio di Victor Grayson. Potrebbe gentilmente passarmi Noah Preston? Attenda in linea.

E cos, in un battibaleno, mi ritrovai a parlare con l'avvocato. Pronto? La voce di Preston era ricca e robusta, e mi ricord un costoso olio abbronzante che avevo comprato una volta in vacanza. Salve. Mi chiamo Saylor Grayson. Ehm, penso che lei conosca mio padre. Silenzio. Senta, mi dispiace di aver dovuto fingere che fosse lo studio di mio padre a volersi mettere in contatto con lei. Ma si tratta di una

questione importante. Passai il cellulare all'altra mano e mi asciugai il palmo sui jeans. Una pausa. Davvero? Sono curioso. Lo immaginai in un gessato, a fumarsi un sigaro in un ufficio affacciato sul mare. Be', so che lei sta cercando di contattarlo. Ho visto il suo numero sul cellulare. Mmm mmm... Era imperturbabile. Io, al contrario, mi stavo asciugando il sudore dalla fronte. I-io... volevo

fare un patto con lei. Mi domando cosa tu possa mai volere da me, mia cara. Be', la richiesta non  esattamente per me. Potrei farle ottenere un incontro con mio padre, ma solo a condizione che lei incontri il mio amico e i suoi genitori. Ci fu silenzio. E poi: Il tuo amico  un cliente potenziale?. S, e non ha molti soldi, ma ci che ha da dirle  molto, molto importante. Io voglio che lei lo

ascolti e consideri attentamente il suo caso. Questa  l'unica cosa che le chiedo. E se tuo padre si rifiutasse di incontrarmi? Feci spallucce: un gesto stupido, visto che Preston non poteva vedermi. Lo convincer a venire. Spetter a lei mantenere vivo il suo interesse. Dopo un minuto, quando fui certa che mi avrebbe attaccato il telefono in faccia, Preston rise. Forte e di gusto, quasi fossimo due vecchi

amici che facevano quattro chiacchiere. D'accordo, signorina Grayson. Incontrer il tuo amico e i suoi genitori. Falli venire nel mio ufficio gioved prossimo alle undici in punto. In cambio, mi aspetto di incontrare tuo padre il giorno seguente. Diciamo a mezzogiorno. Scegli tu dove. Fantastico esclamai. Grazie. Grazie tante. Riagganciai, sorridendo, e in maniera involontaria mi palpai gli ascessi drenati. Avevo ottenuto un

appuntamento con Noah Preston per Jack. Non sapevo ancora se quell'uomo avrebbe accettato il caso, ma doveva farlo, no? Nessuno avrebbe voltato le spalle a Jack dopo averlo conosciuto e aver visto quanto se la passava male. Dopo un momento, mi accorsi che la pelle non mi faceva pi male come prima. Andai alla toeletta, abbassai il collo della camicia e staccai la benda. La zona era quasi del tutto guarita. Non mi facevo punture... da una settimana o pi.

Non ne ero neppure ossessionata come al solito, con il tremore alle mani per il bisogno dell'ago. Scossi il capo. Che cosa mi stava succedendo? Forse era meglio non darsi una risposta. Feci un respiro profondo, mi sedetti al computer e aprii la mia email. Avevo ancora da fare una cosa. 

36. 

Ciao. Devo dirti una cosa. Posso venire?

Pass un minuto, poi due. Andai in bagno per vestirmi. Quando tornai, Drew non aveva ancora risposto. Ci sei? Ancora niente. Lo chiamai, ma si attiv la segreteria telefonica. Ciao... sono Saylor. Ehm, volevo sapere se posso venire a trovarti. Ho una cosa bella da raccontarti. Chiamami. Cercai di ricordare se Drew mi avesse detto di avere qualche impegno quel

giorno, ma non mi venne in mente nulla. E poi, c'era un pensiero che mi pungolava in un angolino del cervello, come una lingua su un dente dolorante. Quel comportamento non era da Drew. Lui non era tipo da non rispondere agli sms o ai messaggi in segreteria. Se aveva da fare, mi avrebbe mandato un messaggio per dirmelo. Quel silenzio... era strano. Cominciai ad avere delle visioni. Drew sul pavimento, impotente, caduto, ferito. Drew nella neve,

con una gamba rotta e nessuno ad aiutarlo, che soccombe pian piano al sonno profondo dell'ipotermia. Afferrai le chiavi dell'auto e il cellulare e corsi gi per le scale. Sapevo che guidare come una pazza non era la cosa pi intelligente da fare su una strada ghiacciata, ma non riuscii a farne a meno. Ogni minuto che passava era un minuto in pi che Drew trascorreva senza soccorso. Il mio cervello aveva esaminato cos tanto

quelle immagini che ormai ero convinta di trovarlo nella neve. Speravo solo che non fosse gi morto al mio arrivo. Con gli occhi che scrutavano la neve e il ghiaccio, con il respiro affannato ed esausto, parcheggiai nel suo posteggio. Da quel che vedevo, non era fuori. Spensi l'auto e corsi alla sua porta, scivolando durante il tragitto. Come era possibile che non mi fossi mai accorta di quanto fosse orribilmente difficile girare per le strade d'inverno,

se non si era in buonissima salute e dotati di un'andatura sicura? Suonai il campanello, e nel frattempo presi a bussare. Drew gridai, controllando il cellulare con una mano per assicurarmi che non mi avesse risposto. Sono Saylor. Apri la porta, ti prego. Sentivo dei rumori attraverso la porta, attutiti e smorzati. Accostai l'orecchio e mi accorsi che era Carousel Mayhem.

Udii un lieve click, vidi il pomello della porta girare e la porta socchiudersi. Apparve Drew, la camicia a quadretti sgualcita, poggiato pesantemente al bastone. Aveva gli occhi iniettati di sangue e assenti. Si accigli quando mi vide, quasi che la luce e la mia vista assieme fossero insostenibili. Saylor? Ho provato a mandarti dei messaggi. E a chiamarti. Gli mostrai il cellulare come prova. Posso entrare?

Drew si sfreg la faccia, come se volesse provare a svegliarsi. S, certo. Si mise da parte per lasciarmi passare. La melodia di Carousel Mayhem si fece pi forte quando entrai in salotto. C'era una fila ordinata di custodie di Cd sistemate al centro della stanza. Sul tavolino c'erano due lattine di birra vuote, un bicchiere da liquore e una bottiglia mezza vuota di whiskey. Drew si accasci sul pavimento di fianco al tavolino e si vers un altro

bicchiere. Lo sollev verso di me come a voler brindare e lo butt gi tutto d'un fiato. Mi sedetti accanto a lui e incrociai le gambe. Passando il cellulare da una mano all'altra, dissi: Una giornataccia?. Drew alz lo sguardo verso il soffitto, come se stesse pensando. Quando nella tua stanza d'ospedale sono caduto a terra, e l'infermiera mi ha detto che avevo bisogno di una sedia a rotelle,

ho capito di dover chiamare il mio dottore. Alla fine, oggi, ho trovato il coraggio di farlo, e indovina cosa mi ha detto? Mi ha detto che forse  arrivato il momento. Mi guard, gli occhi lucidi e duri. Una cazzo di sedia. Si vers altro whiskey e lo tracann. Osservai la sua bella gola contrarsi mentre inghiottiva il liquore. Posso berne un bicchiere anch'io? Lui mi pass la bottiglia e chiuse gli occhi per ascoltare la musica,

ondeggiando un po'. Mi versai un bicchiere e quel sapore tremendo mi fece rabbrividire. Ma poi il calore cominci a diffondersi alla bocca dello stomaco, come un'onda dell'oceano riscaldata dal sole. Indicai le custodie dei Cd. A cosa servono, quelle? Drew gett un'occhiata nella direzione da me indicata. Erano per un test di equilibrio e coordinazione. Ho fallito.

Immaginai Drew che cercava di camminare senza inciampare, usando le custodie come guida. Ma i suoi grossi piedi andavano in fallo, le sue gambe ingannevolmente muscolose cedevano sotto al suo peso, rifiutandosi di piegarsi al suo volere. Lo vidi cadere e trascinarsi fino al mobiletto dei liquori, per annegare il dispiacere nel whiskey e nella musica. Mi avvicinai a lui e gli misi un braccio attorno alla vita. Lui si irrigid per un momento,

guardando dritto davanti a s. Ma poi si abbandon, poggiandomi la testa in grembo. Si strinse a me, quasi volesse essere cullato. Cominci a piangere, con singhiozzi pacati e abbattuti. Gli carezzai i capelli. Dissi: Ti amo. Il mio cuore si spezz; le lacrime mi caddero sui suoi capelli. Restammo seduti l, senza parlare, ascoltando solo la musica. Quando il Cd termin, ne misi un altro e tornai al mio posto, tirandomi di

nuovo la testa di Drew in grembo. Sembrava sul punto di addormentarsi. Gli tolsi un ricciolo dalla fronte. Era incredibile come il dolore riuscisse a farci desiderare l'oblio. A noi umani piaceva pensare di essere una specie forte, in grado di sopportare tutto, vincere su tutto, uscirne sempre alla grande. Ma di fronte alla mortalit individuale, ci ritrovavamo a piangere, raggomitolati su noi stessi, desiderosi di dileguarci nel vuoto. Non

ce la facevamo. Passai il dito sui punti piatti e incavati degli ascessi ormai scomparsi. Io mi riempivo di batteri e malattie nel tentativo di sfuggire a me stessa, alla mia esistenza anonima. Mi anestetizzavo mediante il dolore fisico perch provare emozioni mi scombussolava troppo. Questo lo sapevo. Gli strizzacervelli me lo avevano detto un migliaio di volte. Ci che non sapevo era come fermarmi. In questo senso suppongo che io e Drew

fossimo simili: eravamo entrambi difettosi e con il certificato di garanzia scaduto. Non potevano rimandarci indietro, non potevano sostituirci con qualcosa di pi splendente e nuovo. Gli baciai la fronte, inalando il suo delicato e caldo profumo di ragazzo. Le sue palpebre si aprirono, poi si richiusero, un piccolo sorriso sulle labbra. Non lasciarmi disse. Non lo far risposi, chiudendo gli

occhi e poggiandomi al divano per unirmi a lui in quel torpore assente. Quando finalmente ci risvegliammo Drew toccandosi la testa e facendo smorfie di dolore - in casa era buio pesto. Scostai le veneziane e guardai fuori, osservando le gonfie e grigie nuvole da neve, simili a petti di enormi colombe che volteggiavano in aria. Sono le quattro del pomeriggio disse Drew alle mie spalle, mentre fissava lo schermo del suo

cellulare. Abbiamo davvero dormito cinque ore? Pare proprio di s. Avevo la voce roca e la mente appannata.  stato il sonnellino migliore che abbia mai fatto. Drew sorrise e mi porse una mano; con l'altra teneva il telefono all'orecchio. Io allungai la mia e lui mi tir a s. Sentii la mia voce nella sua segreteria: era il messaggio che gli avevo lasciato prima. E quale sarebbe questa cosa bella che volevi raccontarmi? mi chiese,

baciandomi la testa. Oh. Sorrisi, quando mi torn in mente. Lo avevo quasi dimenticato! Non ci crederai mai, ma... Mi girai e mi sedetti a cavalcioni su di lui, perch fossimo faccia a faccia. Sono riuscita a ottenere un incontro con Noah Preston per Jack e i suoi genitori. Distratto dal fatto che fossi a cavalcioni su di lui, Drew si sporse in avanti e mi baci. Mi stavo ormai abbandonando al bacio quando lui si interruppe e mi guard, con aria

incredula. Aspetta un attimo. Noah Preston l'avvocato? Sorrisi, divertita dal suo sbalordimento. Proprio lui. Come hai fatto? Cio, lui... Come ci sei riuscita? Diciamo solo che ho i contatti giusti. Drew sorrise, avvicinandosi per baciarmi ancora. Mi piacciono, i tuoi contatti. Eravamo avvinghiati l'uno all'altra sul pavimento quando a Drew suon il cellulare. Lui si tir a

sedere e rispose mentre io tracciavo cerchi attorno alla costellazione di nei che aveva sulla schiena perfetta. S, sono io. Una pausa. Oh. S, me lo aveva detto. Uh uh. Gioved prossimo alle nove?...  prima di quanto mi aspettassi. Un'altra pausa, mentre restava in ascolto. No, non c' problema. Posso venire. Grazie. Riagganci e poggi il cellulare sulla gamba, guardando dritto davanti a s. Io mi tirai a sedere e gli baciai la

schiena. Tutto bene? Era la fisioterapista che mi ha consigliato il mio dottore rispose lui. Vuole che vada da lei gioved, per scegliere la sedia adatta a me. Vengo con te dissi. Lui rimase con lo sguardo fisso nel vuoto. No. Voglio andare da solo. Ma... Ti prego. Nella sua voce ci fu un lieve tremolio che mi colp. Non voglio che tu sia presente.

D'accordo? In quel momento mi odiai. Avrei voluto scorticarmi, perch Drew vedesse quanto ero putrida dentro, quanto ero guasta, brutta e infetta. Avrei voluto fargli sapere che non aveva nulla di cui vergognarsi, che c'erano persone al mondo crivellate di cicatrici che si erano inflitte loro stesse. Invece, dissi: D'accordo. E lo abbracciai. 

37.

Otto giorni dopo, gioved, fui svegliata da forti rimbombi. Nel mio stato di dormiveglia, sognai che si trattasse di Drew. Stava cercando di percorrere il mio vialetto, ma era caduto senza riuscire a rialzarsi. Cos stava provando a venire da me strisciando. Alle mie spalle, mia madre rideva. Mi svegliai spaventata e mi accorsi che il rumore veniva da fuori. Corsi nel corridoio per guardare il viale dalla finestra a bovindo. Mia mamma stava salendo su un taxi. Diretta all'incontro

degli alcolisti. Mentre il cervello si metteva al passo con il resto del corpo, mi resi conto che quello era un giorno importante. Drew aveva appuntamento dalla fisioterapista alle nove, e Jack avrebbe incontrato Noah Preston alle undici. Avevo l'intera mattinata davanti a me, e niente da fare. Avevo chiesto all'ospedale di spostare i miei "turni di volontariato" ai giorni in cui si riuniva il gruppo MDMT. E mentre loro pensavano che io

fossi l a concedere generosamente il mio tempo, me ne stavo seduta con Drew e gli altri a raccontare come fosse vivere con la sclerosi multipla. Ma non volevo pensarci. Mentre il taxi si allontanava, notai una pubblicit sul parabrezza posteriore. Dopo un attimo di pausa, mandai un sms a Zee. Posso venire da te tra un'ora? Lei rispose qualche minuto dopo.

Certo. Me ne star tutto il giorno sul divano. Dopo una doccia e un'occhiata alla pelle bucherellata del petto, presi le chiavi e mi avviai alla porta. Il tragitto verso casa di Zee fu pi breve del previsto e mentre mi avvicinavo cominciai a sentirmi nervosa. Che diavolo stavo facendo? Io quella ragazza la conoscevo a malapena. E se si fosse offesa profondamente per ci che avevo in mente di fare? Ormai, per, non potevo non potevo

fermarmi. Parcheggiai nel vialetto e vi trovai Lenore a spalare la neve. Mi salut con la sua mano guantata. Zee ti sta aspettando dentro disse. Sar felice di avere un po' di compagnia. Fantastico. Mi soffermai. Vuoi che ti dia una mano? Oh no, no. Tu va' al caldo. A riposarti. Giusto. A riposarmi. Perch lei era convinta che fossi malata. Annuii ed entrai in casa, il senso di

colpa che stuzzicava la pelle come pioggerella sottile. Zee era sul divano a guardare la Tv, la pelle pallida. Aveva le trecce rosse, e sembrava una strana bambinona. I suoi occhi apparivano enormi su quella faccia smunta. Mi sorrise, un sorriso simbolico, privo di sentimento. Ciao. Ciao. Mi tolsi il giubbotto e mi sistemai accanto a lei. Come ti senti? Zee mi fiss per un lungo istante prima di rispondere: Cavolo, devo sembrare una merda secca.

Non me lo avevi mai chiesto. Mentre mi toglievo i guanti, dissi: Cosa? Certo che te l'ho chiesto. Ma lei stava gi scuotendo il capo. No, non  vero. Ed  questo a piacermi di te. Tu non hai mai lo sguardo di chi pensa "oh, povera malata di cancro". Magari mi chiedi cosa sto facendo o altro, ma non fai mai commenti sul cancro. Fece una pausa, mordendosi l'interno del labbro. Quando sono con te, non mi sento malata come mi capita di sentirmi con gli altri. Perfino

con Drew. Pensai all'incredibile ironia di quell'affermazione. Io, che mi sforzavo con tutta me stessa di ammalarmi, ma senza mai rischiare la morte, facevo sentire una persona che era, al contrario, in fin di vita meno malata. Se c'era un Dio, doveva essere folle. Mi fa piacere. Mi guardai attorno, solo per distogliere gli occhi dai suoi. Allora, cos'hai in programma per oggi?

Ce l'hai davanti. Indic la colazione intatta che Lenore aveva ottimisticamente preparato per lei. Ma non  tutto. Tra un'ora, dovr fare un clistere! Sono tre settimane che non faccio la cacca. Entusiasmante, eh? Sollev a scatti le sopracciglia, ammiccando. Uhm, s. Senza dubbio. Ma se, ehm, vuoi lasciare un attimo in sospeso il clistere, ho in mente una cosa che potremmo fare oggi. Il cuore cominci a battermi e fui sorpresa di quanto fossi di nuovo

nervosa. In tutta sincerit, non avevo solo paura che Zee si offendesse. Desideravo soprattutto che le piacesse la mia idea. E, per estensione, che le piacessi io. Che mi considerasse un'amica. Questa consapevolezza mi rese ansiosa. Zee pieg la testa da una parte, una treccia che scese oltre la spalla. Sul serio? Mi stai incuriosendo, Saylor Grayson. Lascia che mi metta un paio di pantaloni e poi potremo partire per questa grande avventura.

Ci fermammo davanti al negozio di Parrucche e Zucche circa quaranta minuti dopo. La boutique era nascosta nella zona nord-ovest di Ridgeland, che non avevo mai frequentato. Ci fermammo davanti alla vetrina, a guardare gli articoli esposti. C'erano parrucche di ogni colore, stile e lunghezza, sopra a teste di manichini raccapriccianti. Le teste erano delle zucche, con occhi e bocche incavate nella buccia. Questo posto ... interessante fece

Zee, avvicinandosi per guardare una parrucca verde pettinata alla moicana. Possiamo anche andare da un'altra parte. Io... ho visto la pubblicit, e ho immaginato che fosse un negozio chic, alla moda. Ma questo... Indicai la vetrina e scossi il capo, senza parole. Non esiste. Entriamo assolutamente! Visto che io esitavo, Zee venne da me, mi prese per la mano e mi trascin dentro.

Wow sussurr. Fantastico. Mia mamma mi fa ordinare le parrucche dal catalogo di un discount. Mi guard con la coda dell'occhio.  il massimo che possiamo permetterci, e va benissimo cos. Ma questo posto  eccezionale. Sorrisi. Offro io. Scegli quella che preferisci. Non c' bisogno che tu lo faccia. La meraviglia lasci il posto all'imbarazzo. Dico sul serio. Voglio farlo. Andiamo. La sclerosi

multipla non mi d delle scuse per venire a fare compere in posti fighi come questi. Dopo una pausa, durante la quale mi convinsi davvero di averla offesa, Zee rise. D'accordo. Ma lo faccio solo per te. Chiaro risposi solennemente. Ti ringrazio di farmi vivere quest'esperienza di riflesso. Ci raggiunse una commessa, con dei capelli (o una parrucca) alla Marge Simpson. Aveva degli

occhiali vintage con la montatura a occhi di gatto e ci sorrideva. Benvenute a Parrucche e Zucche, ragazze. Cosa vi interessa? Zee gir su se stessa, mangiandosi con gli occhi le parrucche. Un po' di tutto, penso. Non ero mai stata a fare compere con un'amica. Sarebbe stata una cosa un po' difficile da realizzare, visto che la mia idea di shopping divertente consisteva nell'andare nelle farmacie per controllare gli ultimi ritrovati medici in

grado di farmi ammalare il pi rapidamente possibile. Ma ora, mentre osservavo Zee provarsi tutte le parrucche pi stravaganti, implorandomi di continuo di farle una foto, capii cosa mi ero persa. Non era tanto lo shopping in s, quanto l'osservare la tua amica trovare qualcosa di nuovo. Osservarla girarsi verso di te con aria felice, convinta di aver finalmente scovato ci che l'avrebbe resa bella. E questo ti dava gioia perch volevi con tutto il cuore che vedesse ci

che vedevi da sempre, ovvero che era gi bella. Ma se ci voleva un vestito, un paio di scarpe o una parrucca per farglielo capire, be', non c'era problema. Zee fin per scegliere due parrucche, ma io ne aggiunsi una terza. Pagai con la carta di credito che i miei genitori mi avevano dato durante l'universit e si erano dimenticati di riprendere, e tornammo fuori. Stava ricominciando a nevicare. Stavamo salendo in auto quando Zee

corse da me. Mi accigliai. Tutto be... Lei mi interruppe stringendomi con tutta la forza che le sue braccia magre le consentivano. Grazie mi sussurr all'orecchio. Annuii, la gola serrata. 

38. 

Dopo aver riaccompagnato Zee, mi avviai a casa. Nel silenzio, toccai in maniera automatica la siringa che tenevo nella tasca della

felpa. La mia pelle stava guarendo. Era sana. Troppo sana. Ma mentre la mia mano si chiudeva attorno alla siringa, provai una fitta preoccupante, quasi un malessere fisico, simile a un crampo. Strano. Lasciando stare la siringa, toccai il cellulare e il crampo pass. Quando mi fermai nel viale di casa, iniziai a controllare se ci fossero messaggi. Era mezzogiorno. Avevo tenuto d'occhio il telefono per

tutto il tempo mentre ero con Zee, perch non sapevo quanto sarebbe durato l'appuntamento di Drew con la fisioterapista. A parte una chiamata persa e un messaggio in segreteria da parte del dottor Stone, non c'era altro. La mano mi sud un po' mentre avvicinavo il cellulare all'orecchio per sentire cosa avesse da dirmi il dottore. Avevo saltato l'appuntamento con lui quella mattina, perch non me la sentivo di investigare nel subconscio di mia madre,

o nel mio, del resto. Malgrado la riluttanza, il dottor Stone mi piaceva. Era piuttosto rispettabile e non new-age e pieno di cazzate come altri psicologi che mi avevano avuto in cura. Almeno, mi aveva regalato una cosa: delle amicizie a cui tenevo e l'occasione di far parte del gruppo pi elitario di tutti. Ma questa nuova vita, questa nuova identit che avevo quando ero con Drew e gli altri era troppo preziosa perch la rovinassi confessando tutto al dottor

Stone. Sapevo che prima o poi avrei dovuto fare un passo indietro e dire la verit. Nessun segreto poteva durare all'infinito. Tuttavia, sentivo che non era ancora arrivato il momento giusto. Ciao Saylor, sono il dottor Stone. Avevamo un appuntamento stamattina e a quanto pare lo hai saltato. Mi piacerebbe molto fissarne un altro. Puoi richiamarmi, per cortesia? Spero di sentirti presto.

Credevo peggio. "Spero di sentirti presto" non era cos minaccioso. Misi gi il telefono, premetti il pulsante per aprire il garage e alzai lo sguardo appena in tempo per vedere Drew seduto sulla scalinata dell'ingresso. Fermai la macchina e uscii, il cuore che mi batteva forte, per un misto di gioia e ansia. Ciao dissi, sforzandomi di non fare la domanda che avrei voluto porre pi di ogni altra. Non immaginavo che saresti venuto da me. 

molto che aspetti? No, solo qualche minuto. Drew si alz ma rimase poggiato al pilastro, come se non si fidasse a scendere gli scalini ghiacciati per venire da me. Salii io e lo baciai sulle labbra. Entra. Quando fummo dentro, Drew fece un fischio. So di averla gi vista, ma cavolo, questa casa  davvero bella. Stupenda, in confronto al mio appartamento.

Io mi tolsi il giubbotto e gli stivali e feci spallucce. A me piace, il tuo appartamento. Drew sorrise mentre appendeva la giacca. A me piace di pi quando ci sei dentro tu. Ci avviammo in cucina, Drew con andatura lenta e regolare, tenendo stretto il bastone con le sue lunghe dita. Io camminai appena davanti a lui, il cervello che mi scoppiava di domande sul suo appuntamento. Non volevo mettergli fretta, per. Volevo che si decidesse lui.

Posso offrirti qualcosa da bere? S. Un bicchiere d'acqua, grazie. Gli porsi una bottiglia e mi sedetti accanto a lui sulla panca. Chiss come star andando l'incontro tra Jack e Noah Preston dissi, quando il silenzio inizi a protrarsi troppo a lungo. Jack ha detto che mi mander un sms quando sar finito rispose Drew, svitando il tappo e bevendo un lungo sorso. Poi mise gi la bottiglia e osservammo una goccia di condensa scendere

lungo il contenitore. Sono stato all'appuntamento. Aspettai che continuasse, rallentando il respiro per evitare che il rumore lo dissuadesse dal dirmi cosa provava veramente. L'unico rumore che si sentiva era il ronzio sommesso della macchina del ghiaccio. Poggiai una mano sulla sua, quando vidi che non se la sentiva di aggiungere altro. A quel punto mi guard, con gli occhi umidi e rossi agli angoli.  andata di merda.

Annuii e allineai le mie dita alle sue sul dorso della sua mano. Mi dispiace, amore. Era la prima volta che lo chiamavo cos, ma in quel momento non mi sembr banale o strano. La sedia sar pronta tra tre mesi, ma mi hanno detto che potrei iniziare noleggiandone una gi la prossima settimana. Perch la malattia sta progredendo in fretta. Sto peggiorando molto in fretta. Scosse il capo, fissando la bottiglia coperta di goccioline. Non ho superato neppure un test di

equilibrio.  stato umilian... Mi sono sentito uno storpio, cazzo. Quel violento disgusto verso s stesso mi colp come un coltello sotto allo sterno. Una volta, quando ero alle medie, entrai in un minimarket per comprare una merendina. Il negozio non aveva le porte automatiche, e c'era un uomo sulla carrozzella che stava cercando di aprire la minuscola porta di vetro per entrare. Io mi affrettai a raggiungerlo, sentendomi virtuosa, e gliela tenni

aperta. Lui per mi lanci un'occhiataccia, rosso in volto. Ti ho per caso chiesto aiuto? Aveva una voce bassa e profonda, come quella di un cane che ringhia prima di azzannarti al collo. N-no. Mi sentii avvampare mentre i clienti del negozio si voltavano a vedere cosa stesse succedendo. Non sono uno storpio, cazzo aveva aggiunto, ruotando la sedia a rotelle. Fanculo.

Poggiai la testa sul braccio di Drew e lo abbracciai. Ti amo sussurrai. Ti amo. Non sapevo cos'altro dire in quel momento di disperazione. Drew mi baci sulla testa. Sentii la sua barba accarezzarmi la cute. Ci che rende la situazione un pochino migliore disse, la voce roca dall'emozione. Ci che mi ha reso pi sopportabile la cosa  il fatto di sapere che ci sei. Sapevo che sarei venuto qua e ti avrei raccontato cosa era successo, e tu mi

avresti capito subito.  strano come la malattia sia capace di questo, eh? Non sapevo come rispondere. Sapevo solo che la ripugnanza verso me stessa e il senso di colpa avevano ripreso ad agitarsi in me. Prima che potessimo aggiungere altro, si sent un rumore e la porta d'ingresso si apr. Alcuni attimi dopo, mia madre apparve in cucina. Rimase all'entrata, a fissarmi, quasi non mi riconoscesse.

I palmi cominciarono a sudarmi al ricordo dell'ultimo straziante incontro tra lei e Drew nella stanza d'ospedale. Ciao, mamma. Lanciai un'occhiata all'orologio: mezzogiorno e mezzo. Sei tornata presto. S. Oggi abbiamo fatto solo mezza giornata. Avendo ritrovato la lingua, entr in cucina e mise il bollitore sul fornello. Poi si volt e sorrise freddamente a Drew. Salve. Salve, signora Grayson fece lui. Ci siamo incrociati brevemente in

ospedale. S, me lo ricordo rispose lei, spostando lo sguardo da me a lui, come se si aspettasse che succedesse qualcosa. Sei il fidanzato di Saylor. Lo disse lentamente, come se volesse assaporare fino in fondo quelle parole. Le mie guance arrossirono, e capii che la conversazione si stava per addentrare in un territorio pericoloso, anche se mia madre per la verit non aveva detto ancora nulla. Non aveva chiesto dove ci

fossimo incontrati, costringendomi a raccontarle una bugia. Ma il suo silenzio era inquietante. Cosa aveva in mente? Stava forse insinuando di sapere la verit, al contrario di Drew? Voleva farmi capire di avere il potere di mettere fine con due parole all'unica cosa a cui tenevo? Chi poteva dirlo? Quello che sapevo, per, era che dovevo svignarmela. Dovevo separare quei due, che avevano di me due visioni completamente diverse, con due verit diverse e due esistenze

opposte. Mi alzai in piedi. Dobbiamo andare dissi. Dobbiamo fare... quella cosa, Drew. Lui cap all'istante. Oh, giusto. Si alz, superando con cautela il tavolo.  stato un piacere rivederla, signora. Anche per me, Drew. Dietro a mia madre, il bollitore cominci a fischiare. Mentre passavamo davanti all'angolino dell'hobbistica, Drew disse: Mi piace molto la sua casa

delle bambole, signora.  perfetta. Ci abbottonammo le giacche nella veranda d'ingresso. Il vento gelido mi sferz i capelli e un ricciolo mi si avvolse attorno al collo. Avevi una gran fretta di andartene disse Drew, scostando il ricciolo. Sorrise e mi baci. Provavi imbarazzo per il tuo fidanzato storpio? Lo guardai dritto negli occhi. Era una battuta, ma sentivo che Drew aveva paura.

Non mi vergognerei mai di te risposi. Mi domandai quanto sarebbe stato facile, in quel momento, raccontargli il mio segreto. Dirgli chi fossi veramente. Raccontargli perch avessi mentito, e perch volessi stare con lui. Dirgli che lui era l'unica persona che mi facesse sentire viva. Ma Drew inizi a scendere le scale e io mi affrettai a seguirlo, tenendolo per il braccio affinch non cadesse. Anche se sapevo che se fosse successo non avrei avuto la forza di reggerlo.

39. 

Eravamo nella mia macchina, ed io stavo facendo retromarcia, quando il mio cellulare e quello di Drew segnalarono nello stesso momento l'arrivo di un messaggio. Nel mio c'era scritto semplicemente: Non dimenticare il patto N.P. Mentre io leggevo il mio, Drew disse: Jack mi ha scritto che sono rientrati a casa. Vuole sapere se ce la facciamo a passare da lui a

breve. Possiamo essere l tra una ventina di minuti feci io. Stavo parcheggiando nel vialetto di Jack, venti minuti dopo, quando Drew mi premette qualcosa in mano. Abbassai lo sguardo e vidi una piccola penna USB a forma di chitarra. Che cos'? La tua colonna sonora rispose lui. Risi. Cosa? Lo vedrai. Gli occhi gli brillavano. Capii che era contento di fare il

misterioso. Lo baciai sulla bocca. D'accordo. Allora, grazie. Prego rispose lui, sorridendo. Dentro casa, Dave mi salut con un grosso abbraccio. Aveva gli occhi velati e rossi. Lo guardai e mi resi conto che era commosso per ci che avevo fatto per suo figlio. Non riuscivo a capacitarmene. Io ero sempre stata egoista. Di fronte alla sua gratitudine, rimasi scombussolata. Ancor pi

disorientante fu il calore che sentivo nel petto. E questa volta non aveva niente a che vedere con la febbre. Grazie mi disse, terminando l'abbraccio ma prendendomi la faccia tra le mani calde. Trasalii, troppo sconvolta per dire qualcosa. Sei un angelo. Drew rise sommessamente dietro di me. Dunque l'incontro  andato bene?  andato molto bene. Noah Preston ha deciso di accettare il caso disse Jeannie da dietro a

Dave. Poi: Oh, Dave. Spostati e falla entrare. Dave, ancora con un sorrisone sulle labbra, alz le mani in segno di scusa. Ha ragione. Scusami. Entra, cara. Io e Drew li seguimmo in un lungo corridoio e fino alla camera di Jack. Lui era a letto, addormentato, la testa poggiata sul guanciale, la bocca aperta. I respiri corti facevano muovere a malapena il suo petto ossuto.

Un attimo fa era sveglio sussurr la madre. Non importa. Lasciamolo dormire fece Drew. Tornammo in salotto, dove era possibile parlare. Noah Preston ha deciso di accettare il vostro caso dissi con cautela.  fantastico. Ma... voi ce la farete a pagare il suo servizio? Ci far un grosso sconto rispose il padre di Jack. Ha detto che sarebbe positivo presentare un

caso del genere in New Hampshire. Per i precedenti legali e tutto il resto. Guard Drew. Dunque ragazzo, non sar pi necessario che ti trascini per la citt per la petizione. Avrei preferito che Noah Preston accettasse di occuparsi del caso gratuitamente, ma la benevolenza esisteva solo nei libri per bambini, non nel mondo reale. Il signor Preston ha detto che hai fatto un accordo con lui per convincerlo a incontrarci disse Jeannie.  stato molto gentile da parte

tua, tesoro, ma non vorremmo che tu ti ritrovassi in difficolt per colpa nostra. No. Vi giuro che si tratta di una sciocchezza. Lo sguardo penetrante dei tre mi fece arrossire. Drew aveva cercato di farmi dire qualcosa di pi sul mio accordo con Noah Preston, ma io mi ero rifiutata. Mi sembrava il minimo che potessi fare: uscire dai riflettori e lasciare che la battaglia di Jack fosse unicamente sua. Io non volevo prendermi alcun onore. E poi,

forse desideravo sentirmi in colpa per meno cose possibile, quando fosse venuta fuori la verit su di me. Dopo la visita, quando entrammo in auto, guardai Drew. Cosa ti va di fare stasera? Lui indic l'orologio sul cruscotto. Lo hai dimenticato? Oggi  la serata del gruppo MDMT. Giusto. L'ansia cominci a scorrermi nel sangue, amara e pungente. "Fare volontariato" in ospedale stava diventando una cosa che

mi dava il terrore. Tutte le volte che vedevo qualcuno che aveva una ragione legittima per essere l, ero costretta a guardare in faccia ci che stavo facendo. E come se non fosse stato abbastanza, ogni volta che mettevo piede in ospedale per seguire il gruppo MDMT davo a Linda Adams un'occasione per cogliermi in fallo. Scelsi di concentrarmi su quest'ultima paura perch era pi tollerabile. Il disprezzo verso me stessa era meno intenso, quando

pensavo a come evitare che l'amministrazione ospedaliera mi scoprisse. Facendo un respiro profondo, mi ripetei che Linda Adams non scendeva molto spesso nel seminterrato. Soprattutto la sera: lei e Shelley erano gi andate via quando arrivavo io. E il dottor Stone non aveva accennato al fatto di voler telefonare in ospedale per chiedere di me. Tuttavia, tanto per stare tranquilli, decisi che sarei salita, a dirle che le cose stavano procedendo bene.

Quando arrivammo all'ingresso, indicai le scale. Io vado un attimo a salutare Linda Adams. Chi? Drew si ferm. Oh, ehm, ... un'amica dei miei genitori. Ho detto loro che mi sarei fermata a salutarla. Tu va' pure. Ci vediamo gi. D'accordo. Drew mi baci sulla fronte e si avvi a passo lento agli ascensori. Aspettai di vederlo entrare, anche se era impossibile che mi seguisse su per le scale. Il senso di

colpa spingeva a fare cose illogiche. Balzai su per le scale, il cuore che mi batteva all'impazzata, e non per la fatica. Salutando Shelly, l'assistente di Linda, dissi: Ciao. Posso entrare nel suo ufficio?. Lei annu, cos bussai alla porta e quando Linda mi chiam entrai. Ciao, Linda. Mi asciugai i palmi sui jeans, pensando: Lo sa. Il dottor Stone l'ha chiamata quando ho saltato l'appuntamento, per accertarsi che non stessi facendo esattamente ci che sto

facendo. Lo sa. Lo sa. Lo sa. Ma Linda alz lo sguardo dal computer e sorrise. Oh, Saylor. Ti pensavo, in questi giorni. Come va? Giocherellai con la cerniera della felpa e mi rilassai un po'. Sorrideva, senza alcuna traccia di ostilit sul volto. Forse non sapeva nulla. Bene. Mi venne in mente il viso di Drew e sorrisi. Molto bene. Ho conosciuto delle

persone interessanti. Linda si adagi sulla sedia. S, all'interno dei gruppi ci sono delle persone incredibilmente dinamiche. C' qualche gruppo che ti piace in modo particolare? Non appena mi usc di bocca, capii di aver sbagliato a dirlo. Il gruppo MDMT. Non avrei dovuto darle informazioni che lei magari avrebbe potuto verificare. Ma mi dissi di stare tranquilla. Il dottor Stone non l'aveva chiamata finora, e per quale ragione avrebbe

dovuto farlo ora? Io non ero nella zona medica dell'ospedale, dove avrei potuto sgraffignare materiale o prendere manuali. Il dottore non aveva motivo di infrangere l'obbligo di riservatezza e raccontarle della mia avventura con il paracetamolo. Il gruppo MDMT... S, sono un gruppetto divertente. Sono giovani. Pi o meno della tua et, giusto? Annuii.

Mi fa piacere che tu passi volentieri il tempo qua. Si drizz sulla sedia, come se volesse rimettersi a lavoro. Be', vado. Volevo solo aggiornarti, farti sapere che va tutto bene. Salutai e uscii, sentendomi liberata da un grossissimo peso. Corsi al piano terra, fischiettando una melodia del Cd di Carousel Mayhem. Al piano di sotto, la riunione era gi iniziata. Drew mi aveva tenuto un posto accanto a s e io mi

sedetti. Zee stava parlando della sua nuova parrucca, color lavanda e con grossi boccoli, che avevamo comprato a Parrucche e Zucche. Sorrisi sentendo il suo racconto, e mi guardai attorno. Non avevo riconosciuto la persona seduta dirimpetto a me. Pensavo fosse nuova. Invece era Pierce. Era ricurvo su se stesso, la pelle piena di grossi tumori violacei. Aveva uno sguardo spaventosamente vacuo, come se non fosse presente. I suoi capelli erano appiccicati al cuoio

capelluto, perch stava sudando. E tuttavia indossava il suo pesante giubbotto, che non faceva che accentuare le sue guance incavate e il mento sporgente. Incroci il mio sguardo e non sorrise. Quando Zee ebbe finito di raccontare la sua storia, Pierce si drizz un po' sulla sedia. Io devo rientrare a casa presto disse con una voce che mi ricord un legnetto secco sfregato sul cemento. Ma volevo darvi un invito. Consegn a me, Zee e Carson delle

piccole buste. Drew non la ricevette. Le aprimmo tutti in contemporanea. C'erano dei biglietti su cui era scritto: Siete invitati a passare una serata allo Sphinx con Pierce. Ditegli addio. Celebrate la sua vita. Marted alle ore 20. Li ha fatti mia mamma disse lui. Canter Drew. Verrete, vero? Gli venne un attacco di tosse, come era successo quella volta allo

Sphinx, e quando gli pass notai che la sua mascherina era macchiata di rosa. Sangue. Annuii. Certo. Io non me lo perderei per niente al mondo. Lo sai. Zee deglut in modo incontrollato e distolse lo sguardo. Carson annu. Neppure lui appariva in forze, ma non era messo male quanto Pierce. Ci sar. Annuendo, Pierce si alz. Guardai verso la porta e vidi che c'era sua madre. Ci

salut e noi ricambiammo il saluto. A braccetto, si avviarono all'ascensore. Non parlammo molto, dopo. Drew aggiorn tutti sulla situazione legale di Jack. Carson disse che stava bene, anche se non sembrava. E alla fine, parl Drew per raccontare a Zee e Carson che aveva ordinato la sedia a rotelle. Zee gli diede un leggero pugno sul braccio. Perch non l'hai detto a nessuno? Avrei potuto

accompagnarti. Ho preferito andarci da solo. Fu cos cortese da non dirle che io lo sapevo gi. Lei si alz e lo abbracci. Sto bene fece lui. Ma mi guard mentre lo diceva, e io lo ricordai nel suo appartamento, a bere e ascoltare Carousel Mayhem. Avrei voluto stringerlo, baciarlo e fare l'amore con lui in quel momento, per proteggerlo. Feci un respiro profondo e guardai

altrove, per lasciare loro un momento di privacy. Fu allora che la vidi. Linda Adams era all'ingresso della stanza, confusa e allarmata nel vedermi seduta l. Saltai subito in piedi. Drew e Zee mi guardarono, confusi. Indicando la porta e Linda Adams, dissi: Devo andare a parlare con una persona che conosco. Uhm, vi aspetto fuori, ragazzi. Il cuore mi martellava mentre raggiungevo alla svelta la porta, e con un grosso sorriso stampato in

faccia tirai Linda da una parte. Non voglio disturbarli parlando qua borbottai, conducendola verso la porta. Oh, certo. Linda Adams appariva ancora confusa, come se volesse capire a ogni costo cosa stessi combinando. Mi era gi capitato di incontrare persone come lei, persone che erano cos buone da fare fatica a capire quelli marci dentro, come me. Sembravano incapaci di comprendere che eravamo diversi da loro, che non tutti

vomitavamo arcobaleni e cacavamo diamanti. Saylor, potrei chiederti cosa ci facevi l dentro? Com'era educata. Mi aveva colta in castagna, ed era comunque educata. Sorrisi ancor di pi. Ma certo! Aprii la porta del seminterrato e mentre salivamo cominciai a rilassarmi, perch sapevo che era impossibile che quelli del gruppo potessero avventurarsi fin lass. Era impossibile che sentissero le

mie bugie o la verit di Linda Adams. Ti ho detto che ho conosciuto delle persone fantastiche in quel gruppo. Lei annu. Be', oggi uno di loro  venuto e non stava tanto bene. Voleva invitare i suoi amici a una specie di festa d'addio, e ha insistito affinch ci andassi anch'io. Feci spallucce. Forse ho sbagliato a entrare nella stanza con il gruppo, ma quando mi ha invitata... Non ce l'ho fatta a dire di no. Scusami,

Linda. Non succeder pi. La guardai con aria affranta. Eravamo sul pianerottolo del primo piano. Linda sorrise, mostrandosi sollevata. Non preoccuparti disse. Credimi, so cosa si prova ad affezionarsi. Pian piano ti abituerai, e imparerai a mantenere un certo distacco. Io sono felice di non essere una dottoressa o un'infermiera, perch sarei distrutta ogni volta che muore un mio paziente. Ridemmo assieme, godendo di un

momento di cameratismo. Mi fu chiaro come non mai ci che gli strizzacervelli mi avevano detto fin dalla prima seduta: che la sindrome di Mnchausen era spesso accompagnata da un disturbo della personalit. A me avevano diagnosticato un disturbo di personalit borderline, tra le altre cose, ma non ci avevo mai prestato molta attenzione. Era solo una delle varie etichette che mi volevano affibbiare, per sostenere che fossi un articolo difettoso. Per la

prima volta, cercai di comprendere il significato di quell'etichetta. Forse voleva dire che ero pi incline della persona media a mentire, ingannare, cercare di pararmi il culo quando ero nei guai. Forse significava che non meritavo l'affetto e l'attenzione che stavo ricevendo dal gruppo MDMT. Ma significava anche che, malgrado questa consapevolezza, mi rifiutavo di fare qualcosa per rimediare. Linda Adams torn nel suo ufficio, e io andai fuori ad aspettare Drew.

40. 

Zee fu riaccompagnata a casa da sua madre. A quanto pareva i suoi problemi respiratori erano cos gravi che temeva svenisse per mancanza di ossigeno mentre era alla guida. Zee continuava a sminuire la situazione, come se fosse sua madre a esagerare. Quando se ne fu andata, Drew sospir. Eravamo fuori, seduti su una panchina del cortile dell'ospedale.

A quanto pare, sono tutti peggiorati di colpo disse. No? Gi. Gli presi la mano. Ma secondo me la nostra percezione  alterata dal fatto che a te abbiano ordinato una sedia a rotelle. A Pierce hanno diagnosticato il sarcoma prima del compleanno di Jack. Lui si avvicin e mi baci nella luce morente. Grazie. Il senso di colpa era ormai quasi costante, come un tumore annerito che cresceva

esponenzialmente, guadagnando spazio e peso nel mio corpo. Per cosa? Quel tipo di luce obliqua dava al contorno dei suoi occhi un particolare colore dorato. Drew infil le dita sotto al mio mento, poggiando il pollice all'angolo della bocca. Perch sei straordinaria. Non riuscivo a guardarlo. Ero sul punto di piangere. Guardami disse, spostandomi con delicatezza il mento.

Lo feci. Lo sei davvero, sai? Assolutamente straordinaria. Un soffio di vento gli fece andare una ciocca di capelli sulla fronte. Devo dirti una cosa. Le parole mi uscirono di bocca come rocce di fiume, la voce si incepp sulla parola dirti. Drew mi fiss per un attimo, poi disse: Va bene. Scossi il capo. Non ora. Ehm, dopo la serata con Pierce, marted. D'accordo?

Malgrado il freddo, stavo iniziando a sudare. Lo avevo fatto. Dopo tutte le volte che ci avevo pensato, dopo tutte le volte che ci ero andata vicinissima e poi mi ero tirata indietro. E ora, finalmente, eccoci, mi ero costretta a parlare. Marted. Sarebbe finita marted. Va bene ripet Drew. Mi squadr, per cercare di capire cosa nascondessi. Ehi. Niente potr cambiare i miei sentimenti per te.

Avrei tanto voluto credergli, ma sapevo che non sarebbe andata cos. Certe cose, che si ritenevano fatti universali, erano in realt bugie universali. Ad esempio: l'amore materno  incondizionato. Be', si scopre che delle condizioni ce le ha. Un altro esempio: tutti gli esseri umani mirano alla salute. In verit, certi di noi sono delle specie di negativi fotografici; stonati, discordanti, sbagliati. Baciai Drew perch non volevo rispondergli.

Devo andare fece lui. Ho promesso ai ragazzi dello Sphinx che stasera sarei andato a suonare l. D'accordo. Vuoi che ti dia un passaggio? No. Viene a prendermi il mio amico Zach. Mi afferr le dita e io feci per alzarmi. Non dimenticarti di ascoltare la tua colonna sonora. Lo baciai di nuovo. Mi domandai quante volte lo avevo baciato da quando gli avevo detto `Devo

dirti una cosa'. Mi domandai se sarei riuscita ad arrivare a cento fino a marted. Poi mi resi conto che non aveva importanza, perch cento baci non sarebbero stati abbastanza. Neppure mille sarebbero stati abbastanza. Lo lasciai seduto su quella panchina. Poi andai a casa per convincere mio pap a parlare con Noah Preston. Quando arrivai a casa, mio pap era in cucina, a versarsi da bere. La mamma era nel suo angolino,

a costruire la sua nuova casa delle bambole. Pensai a quella appena terminata, e che era finita in un negozio di qualche ente benefico. Forse adesso ci stava giocando una bambina, immaginando famiglie felici per le sue bambole. Quell'ironia mi fece venire voglia di ridere. Mi schiarii la gola per far notare il mio arrivo. Pap sollev lo sguardo. Ehil! La mamma non disse nulla. L'aria era carica di disapprovazione, e mi domandai chi ne fosse la

causa: io o mio padre. La tavola era apparecchiata con tovaglioli di stoffa, fiori e posate d'argento. Situazione numero uno del Codice della Cena. Sentii un profumino giungere dal forno. Ciao, pap. Ehm, ceni qua stasera? Proprio cos esclam lui. Quando c'era mia madre in giro, pap si sforzava di assumere un tono di voce pi gioviale del solito, sonoro, alto e allegro. Perch? Hai sentito la mancanza del tuo

vecchio? Gi. Sorrisi e mi appoggiai allo stipite della porta, sentendomi pi che mai un'estranea in casa mia. Perch i nostri rapporti dovevano essere cos impacciati? Pi ci sforzavamo di formare un'unit familiare, pi ciascuno di noi vi si stagliava in maniera vistosa. Diciamo di s. La cena sar pronta tra mezz'ora disse mia madre, mentre apriva un flacone di pittura. D'accordo. Vado a lavarmi. Mi girai

e salii in camera mia. Accesi il Mac e controllai la posta. C'era un'email di una persona con cui mi stavo consultando. Aspettavo con impazienza la risposta, senza sperarvi molto. Ci che lessi mi fece sorridere. Digitai una rapida risposta e premetti invio. Poi, infilando la mano nella tasca dei jeans, tirai fuori l'USB a forma di chitarra che mi aveva dato Drew. La mia colonna sonora, l'aveva definita.

Mi sentivo spinta in due direzioni allo stesso tempo. Da un lato, quella era la cosa pi romantica che qualcuno avesse mai fatto per me. Erano quelle cose da romanzi rosa, film d'amore e sogni delle scuole medie. Volevo ascoltare le canzoni che a Drew facevano ricordare me. Volevo sapere cosa sentiva veramente. Anche se non ero mai stata appassionata di musica, ero cosciente del suo potere. Sapevo il genere di emozione che poteva suscitare. E desideravo intensamente sapere cosa ascoltava

Drew quando pensava a me. D'altro canto, avevo paura. Era ironico, ma avevo paura di farmi del male. Che senso aveva ascoltare quelle canzoni, legare il ricordo di lui a quella musica? Ogni volta che le avessi ascoltate in futuro, mi sarei ritrovata a pensare a Drew. Ogni volta. Mi immaginai a trent'anni al supermercato, con tre bambini nel carrello, a scoppiare a piangere

nella corsia degli assorbenti sul mio amore perduto per colpa di una canzone diffusa dagli altoparlanti del negozio. Perch farsi cos male? La sofferenza fisica era la mia migliore amica; da quella emotiva cercavo di anestetizzarmi in ogni modo. Tuttavia, inserii la chiavetta USB. Ero curiosa. Ero innamorata. E mi dissi che alla sofferenza avrei pensato a tempo debito. Drew aveva registrato un'ora di musica per me. Mi sdraiai sul mio piumone di

raso, chiusi gli occhi e mi misi in ascolto. Quando arrivai a met dell'elenco, dovetti fermarmi per andare a cena. Avevo pianto ininterrottamente dalla met della prima canzone, Girl behind the Mask di Carousel Mayhem. Non era stato un singhiozzare incontrollato, ma un sommesso e costante scendere di lacrime dagli angoli degli occhi. Compassato e regolare, una mescolanza di emozioni, di amore e tristezza, senso di colpa

e desiderio. Immaginai quei sentimenti confondersi come fumo sopra al mio cuore, rimanendo sospesi in aria al suono della musica. Pap era a capotavola, a controllare il suo BlackBerry. La mamma si sedette al suo posto e si schiar pacatamente la gola. Lui mise da una parte il BlackBerry e ci fece un sorrisone. Allora, Saylor. Raccontami cosa combini di bello. Come va in ospedale? Mi servii le lasagne per evitare di guardarlo. Quegli occhi e quel sorriso

troppo sfolgoranti mi rendevano nervosa. E poi, quanto era triste che mio padre dovesse bersi un bicchiere di whiskey per sedersi a cenare con la sua famiglia? Per di pi, di fronte a una moglie che si stava disintossicando. Ehm, sta andando molto bene. Mi diverto. Pensai a Drew e mi manc il fiato. Marted. Mi restavano cinque giorni prima che tutto finisse, prima che il ragazzo che amavo cominciasse a odiarmi. A ragion veduta.

Mio pap non not il mio cambiamento di espressione. Magnifico! Mi tolse di mano il cucchiaio e si serv a sua volta. Mia mamma si serv per ultima; prese solo una piccola cucchiaiata, sufficiente a malapena per un bambino di due anni. Ehm, in verit, pap, volevo chiederti se... possiamo andare a pranzo insieme domani. A mezzogiorno. Tenni gli occhi sul piatto. Sentii gli occhi di mia madre su di me.

Mio pap mastic, deglut, bevve un sorso d'acqua. Capii che stava prendendo tempo. Davvero? disse alla fine. Non fraintendermi, tesoro. Mi piacerebbe tanto fare due chiacchiere con te. Solo che sono impegnatissimo. Anche se stavo mentendo, ci rimasi male. Mi faceva soffrire l'idea che mio padre non volesse trascorrere del tempo con me. Non riuscivo a ricordare l'ultima volta che avevamo pranzato da soli, e tuttavia, eccolo qua a inventarsi una

scusa. D'accordo. Ma, ehm, faremo prestissimo. Devo solo farti alcune domande su... giurisprudenza. Quando torner all'universit, penso che mi iscriver a legge. Questo attrasse la sua attenzione. La sua bambina ribelle iscritta a legge? Finalmente qualcosa di me che poteva raccontare ai suoi compagni di golf. Si sistem a sedere e si pul la bocca con il tovagliolo. Bene,  stupendo! In questo caso, posso concederti una ventina di

minuti. Dopotutto, si tratta dell'istruzione di una futura avvocatessa! Fece la sua solita risata sonora. Riecheggi nella stanza, lasciandoci impassibili. Mangiammo. Dopo cena, tornai al piano di sopra per mandare un messaggio a Noah Preston. Mio padre ha accettato scrissi . Si faccia trovare al Pearl domani a mezzogiorno. Grazie. S.G. Poi mi sdraiai sul letto e ascoltai la seconda met dei brani di Drew.

Quando l'ultima canzone termin, mi tirai a sedere. Dopo aver preso le chiavi della macchina, andai al negozio aperto 24 ore su 24 per comprare alcune cose. 

41. 

La mattina seguente, bussai alla porta di Drew alle nove. Lui venne ad aprirmi in pigiama, i capelli arruffati, gli occhi appannati. Una barbetta, incredibilmente sexy, gli copriva la mascella e il labbro superiore.

Mi guard sbattendo le palpebre. Saylor? Io entrai, chiusi la porta e, stringendo le braccia attorno ai suoi grossi bicipiti, lo tirai a me. Durante il lungo e lento bacio, lo sentii serrare le mani attorno alla mia vita ed eccitarsi. Mi costrinsi a ritrarmi. Vestiti gli ordinai, sforzandomi di respirare normalmente. Ho intenzione di rapirti. Lui sorrise, con un'aria assonnata che mi fece venire voglia di strappargli i vestiti

di dosso. Aspetta un minuto disse, stringendomi ancora di pi a s. Notai quanto si poggiasse alla parete per tenersi in equilibrio. Mi piaceva la piega che stava prendendo questa mattinata. Misi una mano sul suo petto muscoloso. Sebbene sotto alla maglietta, era comunque deliziosamente scolpito. No. Voglio portarti a fare una gita. Vestiti. Lui lasci cadere le braccia e mi osserv ammirato. Wow. Sei... wow.

Grazie. Lisciai con le mani l'aderente maglione di seta che indossavo, con il suo profondo scollo a V. Lo avevo accoppiato a un push up per ottenere maggiore effetto. Era moltissimo tempo che non avevo modo di mettermi una maglia del genere; gli ascessi sul petto non ti consentono scollature audaci. Quell'abbigliamento, nell'insieme, era molto pi sexy della mia solita tenuta, composta da felpa e jeans. Mi ero perfino messa una minigonna e i tacchi alti invece degli stivali, malgrado la

neve. Volevo che quel giorno fosse speciale. Ora vestiti e andiamo. D'accordo, ma dove andiamo? Drew raccolse il bastone, che aveva buttato a terra quando io lo avevo assalito, e si avvi in camera. Lo seguii, cercando di ignorare il fatto che le sue gambe dessero l'impressione di voler cedere a ogni passo. Un posticino a nord, sul lago Icarus dissi. Ne hai mai sentito parlare? Aprii lo sportello del suo armadio e

tirai fuori una maglietta. Lui era dietro di me, cos gliela passai e cominciai a frugare tra le grucce in cerca di un paio di jeans. Cosa stai facendo? chiese lui, con una voce delicata come un fiore. Siediti. Gli indicai il letto. Ho trovato questi. Ma lui non si mosse. No. La sua voce era tenue, cos tenue. Posso fare da solo. Lo so. Mi voltai, sentendomi sprofondare, con l'impressione che il cuore mi fosse sceso di

colpo nell'addome. Io... volevo solo... facilitarti le cose... Lui per scosse il capo e mi fece spostare per prendere da solo i vestiti. Io mi sedetti sul letto, le mani congiunte e infilate tra le ginocchia. Non era mia intenzione trattarlo con condiscendenza. Ma sapevo, allo stesso tempo, che dopo marted, dopo avergli detto la verit, lui non mi avrebbe pi voluta nella sua vita. Non sarei pi stata in grado di andare a casa sua, di tenere la sua testa in

grembo, passargli le dita tra i capelli mentre ascoltavamo la musica e scivolavamo nel sonno. Non sarei pi stata l ad aiutarlo ad attutire i colpi. L'unica cosa che mi restava era il presente, per facilitargli in qualche modo le cose. Scusami sussurrai. Lui si gir, rimase fermo per un istante e poi sospir e si accasci di fianco a me sul letto. Prendendomi le mani tra le sue, disse: Non  colpa tua. Tu stai solo cercando di aiutarmi.  solo...

quello che ti ho gi spiegato una volta: se... quando diventer cos disabile da avere bisogno di aiuto costante e di qualcuno che venga a controllare ogni giorno come sto, andr a vivere in un centro. Non intendo rimanere qua, a scendere il pendio accanto alle persone che conosco. Non avrebbe sceso il pendio con me, ma non per le ragioni che immaginava. Non perch se ne sarebbe andato, ma perch io lo avrei fatto allontanare per il disgusto molto tempo prima.

Lo so. Me lo ricordo. Mi misi in ginocchio sul letto e lo baciai. Ti amo mormorai con le labbra poggiate sulle sue. Non lo dimenticare, ti prego. Drew mi strinse a s. La casetta appartiene alla mia famiglia da due generazioni dissi mentre attraversavamo le vie tortuose di un paesino che si chiamava Cedar Grove. Eravamo quasi arrivati, e iniziai a sentire la trepidazione che provavo un tempo. Erano anni che la

mia famiglia non veniva a passare le vacanze al lago Icarus, almeno da quando facevo le medie. C'era sempre un impedimento: un viaggio di lavoro di mio padre, un mio ricovero in ospedale. Erano scuse perfette per non passare del tempo insieme. Le casette che superammo erano le tipiche abitazioni dei paesini. Coperte di neve azzurrognola, somigliavano tanto alle idilliache case delle bambole che mia madre si prendeva la briga di

costruire. Mi domandai che tipo di famiglie le abitassero. Erano altrettanto perfette? Con bambini e genitori sorridenti che giocavano a giochi da tavolo davanti a un caminetto acceso? Forse, per, non esistevano famiglie del genere nella vita reale. Forse quelle erano solo fantasie che ci propinavano da piccoli. Se raccontassimo ai bambini la verit, sinceramente, chi vorrebbe crescere? Quando arrivammo nel vialetto, Drew fischi. Wow.

Io sorrisi, parcheggiai e uscii per respirare l'aria fresca. Sapevo che era la stessa di casa, ma questa mi era sempre sembrata diversa. Non solo pi pura, ma purificante. Come se arrivando distrutti e sporchi, dopo qualche giorno qui si potesse ripartire scintillanti. Come se l'assoluzione fosse semplicemente uno stato mentale, e non qualcosa da doversi procacciare. Andai ad aprire la portiera a Drew, poi tirai fuori i nostri borsoni, la sua chitarra e il cestino con

il cibo che avevo preparato. Mano nella mano, salimmo i gradini dell'ingresso. L'amministratore della propriet aveva spazzato la veranda e sistemato lo zerbino. Infilai la chiave nella serratura e aprii la porta. Dentro era freddo e silenzioso, con un sottile strato di polvere a coprire ogni cosa. Attraverso i raggi di sole che filtravano dalle finestre, vidi granelli di polvere danzare pigramente in aria. Starnutii. Accendendo le luci, dissi: Stamattina ho chiamato l'agenzia che si occupa di

questo posto. Dovrebbero aver attivato tutti i servizi. Drew and alla finestra sul retro e guard il lago ghiacciato. Devo ammettere che  bello avere una fidanzata ricca. Io non ho problemi a pagare le bollette, con i concerti e l'assegno d'invalidit, ma a volte dimentico cosa significa avere davvero i soldi. Gli misi un braccio in vita. Sono i miei genitori a essere ricchi, non io. Mi sembrava importante fare quella

distinzione. Volevo fargli capire che ero uguale a lui sotto molti punti di vista. Ero nata in una famiglia benestante, ma quella vita portava con s disfunzioni e immenso dolore. Non era tutto rose e fiori come si immaginava da fuori. Desideravo tanto farglielo sapere. Vieni con me. Voglio mostrarti dove probabilmente passeremo la maggior parte del tempo. Mentre armeggiavo con la serratura della porta sul retro, Drew disse: Ehi, pensavo che volessi

farmi fare un tour della camera da letto. Alzai gli occhi al cielo e aprii la porta. Vieni. Lo tenni stretto per il braccio mentre superavamo la soglia, il punto in cui da piccola ero inciampata un'infinit di volte. L'incongruenza della cosa non mi sfugg. Le braccia di Drew erano toniche, forti, i suoi bicipiti e tricipiti ben scolpiti. Ma le sue gambe... erano di giorno in giorno pi deboli. Da bambina, se cadevo mi sbucciavo le ginocchia e mi rialzavo per

godermi la veranda. Se Drew fosse caduto, avrebbe potuto farsi male sul serio. E forse, non sarei neanche riuscita a tirarlo su. Al lago Icarus le ambulanze ci mettevano molto ad arrivare. Feci un respiro profondo, cercando di calmarmi. Doveva essere una bella giornata; ce la stavo mettendo tutta affinch lo fosse. Sentii Drew restare senza fiato mentre osservava i dettagli della veranda. La cosa bella del lago

Icarus era che perfino una famiglia come la mia non aveva bisogno della Tv o di Internet per trovare qualcosa da fare insieme. I miei nonni avevano fatto costruire un grosso caminetto, perch potessimo sederci in veranda anche d'inverno. In un angolo c'era un cucinotto con un lavello, i fornelli e una griglia. E, ovviamente, un mobiletto dei liquori ben fornito. Il lago Icarus era bello, ma non era magico. I miei genitori avevano comunque bisogno

dell'alcol. Accender il fuoco e potremo stare qua tutto il giorno dissi. Il caminetto riesce a riscaldare bene l'ambiente. Ci sono i doppi vetri. Indicai le vetrate che circondavano il portico. Drew si sedette su un divanetto vicino a una delle vetrate.  stupendo. Il lago... sembra uno specchio. Gi. Sorrisi e puntai il dito verso la vetrata. L'acqua sembrava davvero uno specchio. Si

potevano vedere le nubi riflesse. Quando ero piccola ci pattinavo, su quel ghiaccio. Ricordo che guardavo il mio riflesso mentre pattinavo, i boccoli neri che svolazzavano mentre eseguivo mosse complesse ormai dimenticate. Mentre lo facevo, mi sentivo forte, bella e perfetta. Mentre scivolavo sulla superficie liscia del lago, sentivo che era quello, pi di ogni altro, il mio posto sulla terra. A volte mi piaceva immaginare che ci

fosse un universo parallelo sotto alla superficie specchiata del lago ghiacciato. In quell'universo esisteva un'altra ragazzina come me, e anche lei pattinava sul ghiaccio. Solo che lei guardava in su invece che in gi, e vedeva me intenta a osservarla. Pensava che io fossi solo il suo riflesso, proprio come io pensavo che lei fosse il mio. E in quel modo, ci completavamo a vicenda, ci rendevamo felici semplicemente esistendo. Quel sogno a occhi aperti era

piacevolissimo. L'idea che la mia esistenza potesse essere la ragione della felicit di un'altra persona: cos'altro poteva dare pi senso alla vita? Mi girai verso Drew. Lo baciai sulle labbra. Mi sedetti sulle sue gambe. Ti amo dissi. Lui non me lo disse, come non me lo aveva detto le altre tre volte. Lo avevo notato, ovviamente, ma solo adesso mi ero resa conto di cosa significasse quel fatto. Forse Drew non era innamorato di

me. Anche se quel pensiero mi trafiggeva il cuore come una scheggia, sapevo che era meglio cos. 

42. 

Restammo seduti sul divanetto, con il fuoco scoppiettante, per ore. Senza parlare un granch, ci limitammo a osservare il lago ghiacciato e gli uccelli che di tanto in tanto passavano, con le loro piume viola o cremisi che sembravano gocce d'inchiostro sul cielo grigio. Quando il fuoco si spense, ci misi altra legna e lo riaccesi. Poi aprii il cestino

da picnic e tirai fuori un piatto di frutta e formaggio e del succo d'uva. Mentre Drew addentava uno spicchio di mela, disse: Ora capisco cosa intendevi prima. Quando hai detto che avrei capito da solo cosa fare qua. Scosse lievemente il capo, fissando la vista del lago ghiacciato, i rari alberi storti, con i rami carichi di neve e ghiaccioli. Potresti passare ore a non fare nulla.

Restai in silenzio, lasciando che fosse il fuoco a fare tutto il rumore di cui avevamo bisogno. In quel momento, tutto fu perfetto, proprio come desideravo che fosse. Quattro giorni dopo avrei detto a Drew la verit. Mi sarei messa a nudo davanti a lui. Avrei tolto la patina di normalit e lui avrebbe visto l'infezione e la malattia che mi stavano incollate al petto, come un brutto bambino che avesse paura a staccarsi dal seno della madre. Mi avrebbe vista per quel

che ero. Tutto questo, tutto ci che avevamo, sarebbe svanito. E lo sapevo. Dovevo accettarlo. Speravo, con il tempo, di accettarlo. E speravo che Drew andasse avanti senza pi pensare a me, a quella ragazza sconsiderata che si era innamorata di lui. Drew mi mise una mano sotto al mento e me lo sollev. Tutto bene? Annuii con le lacrime agli occhi. Mi canti una canzone? Lui mi guard per un altro lungo secondo, ma poi annu e allung la mano

verso il pavimento per prendere la custodia della chitarra. Armeggi con le fibbie, senza afferrarle nel modo giusto. Io trattenni il fiato, sperando che ce la facesse al secondo tentativo. Mi sembrava importantissimo che riuscisse ad aprire la custodia della chitarra. Non sapevo dire perch, ma pensai che se mi avesse chiesto aiuto, sarei scoppiata a piangere, sul nostro polveroso divanetto. Invece ce la fece, e un attimo dopo la chitarra fu tra le sue

mani. Cosa vuoi che suoni? mi chiese. Qualsiasi cosa risposi. Cos Drew cominci a strimpellare, le dita che ogni tanto scivolavano, come se non avessero la forza sufficiente per pizzicare quelle delicate corde d'acciaio, di trasfondervi abbastanza energia da produrre la musica che mi toccava l'anima. Finsi di non notarlo mentre fissavo il lago ghiacciato e pensavo a cosa

sarebbe successo se, il giorno dopo, ci avessi lanciato un grosso masso, dritto al centro. Sarebbe semplicemente sprofondato nell'acqua gelida, senza pi tornare in superficie? Oppure avrebbe creato delle incrinature, che partivano dal centro e andavano verso l'esterno, lasciando la superficie crepata e chiazzata, in modo irrimediabile? Poggiai la testa sulla spalla di Drew e ascoltai.

Al tramonto, rientrammo in casa per cenare. Sistemai sul piccolo tavolo della cucina l'insalata di pollo che avevo comprato il giorno prima e al centro accesi una candela affusolata. Drew si sedette, sorridendo, il viso illuminato dalla luce della candela. Che bello. Volevo che fosse tutto speciale dissi, le guance che mi avvampavano. Lo so,  un po' sciocco. Ehi, Grayson. Drew poggi una mano sulla mia e aspett che lo guardassi. Non  affatto

sciocco. Nessuna ragazza ha mai fatto una cosa del genere per me. Grazie. Capii che diceva sul serio, perci sorrisi. Prego. Mentre faceva buio, e il cielo passava da un viola livido a un nero vellutato, sentii l'ansia sbattere le ali nel mio petto. Era troppo presto. Avevo deciso di confessare la verit troppo presto. Forse sarebbe stato meglio aspettare che Drew prendesse la sedia a rotelle. Almeno lo avrei aiutato a superare quel momento. Come potevo

lasciarl... Tutto questo ha a che vedere con la cosa che devi dirmi? Alzai lo sguardo dal piatto e vidi Drew osservarmi, con la forchetta sospesa in aria. Cosa c'? Bevvi un sorso di succo d'uva. Era disgustosamente dolce, come se vi avessero aggiunto il triplo dello zucchero necessario. Drew aspett in silenzio la mia risposta. Misi gi il bicchiere e incrociai il suo

sguardo. S. Volevo che questo restasse un bel ricordo per te, anche dopo quello che ti dir. Mi venne un groppo in gola, come quando guardavo un film toccante o leggevo un libro commovente, o come quella volta che avevo visto un uccellino morto nel giardino. Senza sapere cos'altro fare, avevo distolto lo sguardo e finto che quella scena non mi avesse colpita. Drew si sporse in avanti, i gomiti sulla tovaglia di lino di mia nonna. Te l'ho

detto. Non c' niente che tu possa dirmi che riesca a cambiare la mia opinione su di te. Sorrisi e scossi il capo, pensando a quanto fosse facile dirlo, fare grandi dichiarazioni quando non si  coscienti che la persona davanti a te  una grossa bugiarda. Che il suo viso era solo fumo e luci sgargianti, studiate per spingerti a credere di aver visto qualcosa di diverso, qualcosa di migliore. Quanto era sciocco il cuore, e con quale facilit la mente lo seguiva.

Non mi va di parlarne adesso. Ti prego. D'accordo fece Drew. Poi, guardandomi dritto negli occhi, aggiunse: Ti amo, Grayson. Ecco. Trattenni il fiato mentre mi domandavo cosa dire, come reagire, se sottolineare il fatto che fosse la prima volta che me lo diceva. Ma poi lasciai da parte i miei pensieri irrequieti. Misi gi la forchetta, mi alzai e gli porsi la mano. Lui la prese e, con l'altra, afferr il bastone

poggiato alla sua sedia. Lentamente, percorremmo il corridoio buio che portava alla camera da letto principale, un tempo appartenuta ai miei nonni e poi ai miei genitori. Era vuota, l'ampio letto a baldacchino con la sua trapunta floreale che aspettava pazientemente come una barca. Mi sdraiai e protesi le braccia verso Drew. Lui abbandon il bastone, si tolse le scarpe e si sdrai su di me, sostenendo il peso del suo corpo con i gomiti mentre mi baciava. Dopo un minuto, si

ritrasse. Nell'oscurit, non riuscivo a vedere che espressione avesse, ma sentii un dolce sospiro mentre diceva: Aspetta. Si mise a sedere e io feci altrettanto, allungando la mano per accendere l'abat-jour sul comodino. Lui mi ferm, cos rimanemmo nella semioscurit. Che c'? Drew si morse il labbro inferiore, come se volesse trattenere quelle parole che non desiderava dire. Io... non so se riesco a tenermi sollevato, sopra di te. Tenne gli occhi

su una grossa rosa della trapunta mentre parlava. Le mie gambe non ce la fanno un granch a sostenermi. Non c' problema. Allungai una mano e gli carezzai un boccolo. Ti amo, Andrew Dean. Ci scambiammo di posizione e lo baciai finch non fummo in grado di dimenticare ci che aveva detto. Il sesso con Drew fino ad allora era sempre stato esitante, una fiamma lenta. Lui mi accarezzava

qua, io lo toccavo l, finch il desiderio non diventava intollerabile. Stavolta, per, con me sopra, non potei fare a meno di sentire che qualcosa era cambiato. Drew mi aveva detto che mi amava; io gli avevo detto che c'era una parte di me che gli tenevo nascosta. Il mio desiderio fu intenso, immediato, perch nel mio cuore sapevo che non avevamo pi molto tempo. Lui mi amava, ma marted mi avrebbe odiata. Tutto ci che volevo era davanti a me, in quell'attimo fuggevole. Non

c'era tempo da perdere. Premetti la bocca sul suo collo e lo baciai fino alla spalla, il suo respiro roco che mi spronava a continuare. Sentii la sua eccitazione e capii che aveva voglia di farlo tanto quanto me. Mi afferr i capelli e mi tir verso di s per baciarmi. La sua lingua era bramosa, indagatrice, le sue labbra si muovevano freneticamente sulle mie. Le sue grandi mani erano ovunque, a incendiarmi la schiena, carezzarmi i fianchi, stringermi il

sedere. E poi Drew mi tolse il maglione, e nel farlo strapp una cucitura. Scusami sussurr, ma io poggiai la bocca sulla sua per zittirlo. Gli slacciai i pantaloni, liberando l'erezione. Ci fissammo negli occhi mentre mi univo a lui, levandomi in tutta fretta gli slip. I nostri corpi si mossero con ritmo veloce, il nostro respiro la melodia, i battiti dei nostri cuori le parole. Raggiungemmo il culmine assieme, stringendoci le mani,

chiamandoci per nome, finch le nostre voci non si confusero nell'aria. Saylor. Drew. Inseparabili. Sempre. Volevo crederci. Fortemente. Volevo che quel momento fosse la nostra verit eterna. 

43. 

Luned sera, la nostra ultima sera alla casetta, ero sdraiata con la testa sul petto di Drew, ad ascoltare il battito profondo e regolare del suo cuore. Avevo letto che molti malati di atassia di Friedreich

avevano problemi di cuore, ma quello di Drew mi sembrava saldo, come fosse una roccia invece che un muscolo, che scandiva i secondi della sua vita. Mi piaceva pensarlo in quel modo: indistruttibile, potente. Dormi? mi chiese lui, la sua voce mi giunse all'orecchio rombando, come un treno in arrivo su rotaie di acciaio. Mi tirai a sedere. No. E voglio giocare al Paroliere.

Drew pieg la testa da un lato. Vuoi giocare al Paroliere. Mmm mmm. Saltai gi dal letto e rovistai nel mio borsone, tirando fuori il contenitore arancione del gioco pi divertente del mondo. Drew si gir su un fianco e finse un'espressione preoccupata.  imbarazzante quando la ragazza dei tuoi sogni ti dice che vuole giocare al Paroliere dopo il sesso migliore che tu, e si spera anche lei, abbia mai avuto.

Provai un fremito sentendo le parole ragazza dei sogni e sesso migliore, ma restai impassibile. Sar imbarazzante solo se perderai. Ti do un suggerimento: quando perderai, assicurati di farlo con dignit. Scossi il contenitore arancione e i cubi all'interno fecero rumore. Io sono una campionessa in questo gioco. Quando ero piccola e mi facevo venire una malattia, quello era l'unico gioco che potessi fare per ore senza annoiarmi. Oh, sul serio? Drew si sedette a

fatica, poi si tir fino al bordo del letto. Voglio proprio vedere. Afferr il bastone e tornammo in salotto, entrambi con solo l'intimo addosso. Accesi il camino a gas mentre ci sistemavamo sulle sedie posizionate proprio l davanti. Probabilmente il riscaldamento non funzionava bene; il salotto era freddissimo. Io mi avvolsi in una coperta, ma Drew si rifiut. Mentre osservavo il suo corpo pallido e scolpito illuminato dalle

fiamme arancio, pensai che fosse la cosa pi bella che avessi mai visto. D'accordo fece lui, cercando di leggere le istruzioni alla luce del caminetto. Come si gioca esattamente? Ne ho solo una vaga idea. Gli spiegai le regole e cominciammo il primo turno. Quando finalmente ci fermammo, avevamo fatto sedici turni. Io li avevo vinti tutti tranne l'ultimo, nel quale Drew mi aveva battuta con la parola flicorno.

Sollevai un sopracciglio. Flicorno? Non esiste. Certo che esiste rispose lui con tranquillit, e con un sorriso accennato. Ora controllo. Presi il cellulare e aprii l'applicazione del dizionario. Digitai la parola alla svelta e mentre aspettavo che il risultato si caricasse lanciai un'occhiata a Drew. Sei sicuro di quel che fai? Quando si sbaglia una parola, i punti passano all'avversario. Non era esattamente una regola, ma volevo minacciarlo per fargli

comprendere le possibili conseguenze della sua decisione. Lui per rimase calmo e continu a sorridere impenetrabile. Sono sicuro disse. Il dizionario suon, per farmi sapere che aveva trovato una corrispondenza. Gemendo, lessi a voce alta la definizione: Flicorno: strumento musicale a fiato di ottone, della famiglia delle trombe. Guardai Drew: Wow. Non riesco a credere che tu mi abbia battuta.

Solo perch sono fanatico della musica. Mi strapp di mano il telefono e lo sollev. Ehi. Sollevai la coperta fino al mento. Che stai facendo? Lui mi rispose scattando una foto, il flash accecante nella stanza in penombra. Voglio immortalare questo momento disse, osservando lo schermo e la Saylor che vi aveva catturato. Marted dovemmo partire presto. Drew aveva un appuntamento dal dottore e

doveva esercitarsi per la sua esibizione alla festa di Pierce. L'idea di una festa per `celebrare la vita mi sembrava strana, ma Drew mi disse che gli era gi capitato di andare a un paio di quei party, soprattutto per ragazzi malati di tumore o AIDS, le malattie pi grosse, come le chiamava lui. Sapevo che intendeva dire che quelle erano le malattie che pi delle altre rappresentavano la causa di morte tra i giovani, ma personalmente, le consideravo tutte

grosse. Per me, qualsiasi malattia ti cogliesse la notte, rubandoti il respiro, era importante. Osservai la casetta sul lago farsi sempre pi piccola nel mio specchietto retrovisore mentre l'auto avanzava nella neve e nel ghiaccio. Pi restava indietro, pi aumentava il mio senso di nausea. Avevo l'impressione di lasciarmi alle spalle molto pi del lago. Quella sera ci sarebbe stata la festa di Pierce. E dopo... Drew avrebbe scoperto chi ero veramente. Tutti lo avrebbero scoperto.

Avevo telefonato per rimandare la seduta con il dottor Stone, la seconda che saltavo. Non ci ero andata perch non aveva pi importanza. Lo avrei rivisto dopo aver rivelato la verit. Avrei vuotato il sacco. Quando fummo a un'ora da Ridgeland, presi seriamente in considerazione la possibilit di accostare per vomitare. Tuttavia, cercai di restare lucida per Drew. Non volevo rovinargli in alcun modo il ricordo di quel viaggio. Volevo

che potesse conservarlo per sempre, stretto al cuore. La calma prima che la verit eruttasse come un vulcano. Una volta avevo visto un documentario su Pompei. I sei strati di cenere del vulcano si erano depositati sulla citt in modo cos veloce e completo da lasciare intatto tutto quanto, perfino la frutta fresca e il vino. C'erano punti in cui le persone, ormai decomposte, erano sedute a tavola, con ancora il cibo nei piatti.

Mi domandai se sarebbe andata cos con Drew e Zee. Nell'attimo in cui avessi detto loro la verit, sarebbero rimasti immobili, paralizzati dall'incredulit? Sarebbero rimasti fermi, e insieme alle loro malattie, senza ristabilirsi ma senza neppure peggiorare? Se fosse andata cos, il mio ingresso nelle loro vite avrebbe portato qualcosa di buono. Avrebbe significato qualcosa. 

44. 

Entrai in casa mia e andai dritta alle

scale. Dopo una doccia veloce, dovevo andare da Zee. Stava preparando un regalo per Pierce e le avevo promesso di aiutarla. Ero combattuta se trascorrere con lei la giornata nella quale avrei confessato tutto a Drew: da un lato, starmene lontana mi sembrava meglio, perch sarei apparsa ancor pi falsa, a ridere e parlare con lei mentre sapevo che entro poche ore avrei tolto la maschera. Dall'altro, la parte pi egoista di me voleva passare con lei quel poco tempo

rimasto, mentre ancora era convinta che mi meritassi il suo affetto e la sua amicizia. Se la situazione fosse stata un'altra e io fossi stata normale, o magari se avessi avuto una malattia vera come il cancro o l'atassia, Zee sarebbe stata esattamente la persona con cui avrei voluto uscire. Ero sul terzo scalino quando il mio cellulare suon, una, due, tre volte. Erano dei messaggi. Spostando le cinghie del borsone sull'avambraccio, tirai fuori il telefono

dalla tasca dei jeans per controllare chi mi stesse scrivendo cos disperatamente. Era Drew. Io Ti Amo :-) Sorrisi, e di colpo le lacrime mi appannarono gli occhi. Risposi: Anche io ti amo, moltissimo. Saylor.

La voce mi colse talmente di sorpresa che per poco non mi casc il telefono. Mi voltai, aggrappandomi al corrimano per non perdere l'equilibrio. Pap. Posso dirti due parole? Sembrava la nube temporalesca di un videogioco a cui giocavo da piccola: le sopracciglia abbassate, la bocca a forma di U capovolta, tipica di un'espressione corrucciata. Scesi dalle scale e lui si gir e and in salotto. Lo seguii.

Mentre si sedeva sul divano, mi indic la poltrona alla sua sinistra. Siediti, per cortesia. Sapevo che sarebbe successo. Non avrei dovuto essere nervosa. Ma lo ero. Quando mio pap che, in pratica, funzionava da conto corrente ambulante e parlante - si arrabbiava, la bambina che era dentro di me si faceva piccola dalla paura. Il fatto che lui mostrasse una qualsiasi emozione era assolutamente sconvolgente. Il fatto che si trattasse di rabbia era terrificante.

Ci fissammo per un lungo momento e mi resi conto di quanto ci somigliassimo nelle fattezze del viso. Era strano vedere i miei occhi circondati da rughe, il mio naso, ma di un colorito pi chiaro. Alla fine, mio pap disse: C' niente che vuoi dire a tua discolpa?. Cominciai a tracciare cerchi sul ginocchio. Scusami. Scusami? Tutto qua? Che ne dici di darmi una spiegazione? La sua voce aumentava d'intensit a ogni domanda, le sue guance erano

sempre pi rosse. Per quale diavolo di ragione, mentre io mi aspettavo di pranzare con mia figlia, mi ha teso un'imboscata quel... quel pagliaccio liberale di Noah Preston?  questo quello che pretendo di sapere! Feci spallucce, fingendomi noncurante, e mi alzai in piedi. Voleva vederti. Ti chiamava in continuazione; ho visto il suo numero. Cos ho deciso di organizzare un incontro. Ammiravo la sua risolutezza. Era stato mio padre, in

passato, a dirlo: che la risolutezza era da ammirare. Quella fu l'unica cosa che mi venne in mente in quel momento. Mio pap fece una risata sprezzante. Lo ammir... Sai cosa ti dico? Tu sei chiaramente in grado di prendere le decisioni da sola. Sai cosa  meglio. Sai cosa  giusto per me. Be', che ne dici se acceleriamo il tuo reinserimento all'universit? Eh? Hai detto giurisprudenza, vero? Di che cosa stai parlando? Rimasi

paralizzata, come se il mio cervello avesse gi capito tutto. Tornerai a studiare. Si alz in piedi. Che cosa? S. Mi sono preso la libert di cercare i migliori piani didattici del paese. Quello della University of North Carolina  eccellente. Ho un collega che  un ex studente, e ha predisposto tutto quanto. Infil una mano in una tasca, cercando di apparire rilassato. Ma il tic costante della

mascella rivelava la sua rabbia, il fatto che lo stesse facendo per ripicca. Ti ho iscritta al corso estivo, cos potrai rimetterti in pari con le lezioni che hai perso. Non puoi farmi questo. Mi sentii impallidire. Sentii la punta delle dita delle mani e dei piedi farsi fredde. La Carolina del Nord era distante. Troppo distante. Non sarei pi stata in grado di vedere Drew. Neppure da lontano, senza che lui lo sapesse, come avevo in mente di fare. Trasferirsi

in Carolina del Nord significava non fare pi parte del suo mondo, neppure involontariamente. Non potevo andarci.  gi tutto predisposto. Il mio collega ha dovuto sfruttare le sue conoscenze, perch i tuoi voti non erano un granch, ma sono disposti a darti una possibilit. Tenne lo sguardo fisso su di me. Se non ti sta bene, non c' problema. Sei adulta, ormai. Ma dovrai trovarti un'altra sistemazione. E restituirmi quella carta di credito.

Sapeva che non ero in grado di vivere per conto mio. Non avevo mai lavorato; non avevo esperienza e nessuna competenza. Non sarei mai riuscita a pagare la cauzione per l'affitto di un appartamento. Allora? mi chiese. Cosa intendi fare? Vado risposi, le parole mi uscirono di bocca molli. Vado a vivere in Carolina del Nord. 

45.

Entrai in macchina per andare da Zee, i capelli ancora bagnati dalla doccia, i riccioli che si insinuavano dentro al collo del giubbotto e facevano scendere rivoli di acqua fredda lungo la schiena. Non li scostai. Avevo bisogno del freddo per restare sveglia, per scacciare la nebbia che sembrava essere scesa sul mio cervello, avvolgendo tutti i miei pensieri. Sul sedile di fianco a me c'era il catalogo dell'universit. Era un campus magnifico, con studenti

sorridenti di ogni colore, uomini e donne in egual numero. Avrei dovuto essere felice di andare. Giurisprudenza era una bella facolt. Non avevo altri progetti. E tuttavia. La cosa mi sembrava sbagliata a tutti i livelli. Volevo passare il resto della mia vita come pap, cos ricco da potersi comprare tutto ci che desiderava, e tuttavia mai a casa? Con una famiglia cos in frantumi che avremmo potuto essere pezzi di persone invece che persone

intere? E Drew? Come potevo dirgli addio quella sera, rassegnarmi al fatto di non rivederlo pi? Come potevo accettare quella possibilit? Certo, Drew aveva detto che se ne sarebbe andato, quando non fosse pi stato capace di badare a se stesso. Ma era diverso. Quella era una sua decisione, valida perch si trattava della sua vita e della strada che aveva scelto. Questa era la mia vita, ma la strada non l'avevo scelta io. Io non

l'avrei mai presa. Avevo la brutta sensazione che se avessi accettato la decisione di mio pap non ci sarebbe stato ritorno. E non mi riferivo solo al New Hampshire, ma alla mia persona. Sentivo che, acconsentendo, avrei perso quel poco di identit che avevo. Parcheggiai nel vialetto di Zee ed entrai in casa. Lei era sul divano come al solito, con una parrucca di un castano lucente che le ricadeva a boccoli oltre le spalle. Sembrava una modella, tutta

zigomi, gomiti e ginocchia. Ciao esclam quando entrai, sollevando a malapena lo sguardo. Era impegnata a colorare uno di quei disegni prefatti in cui bisogna abbinare un colore a ogni numerino. Maledizione, perch ho deciso di farlo? Sbattei le palpebre, per cercare di liberarmi dalla nebbia. Perch vuoi bene a Pierce e vuoi che abbia qualcosa di carino da guardare dal suo letto d'ospedale? Mi sedetti di fianco a lei e guardai il

dipinto, una chiazza di gialli e azzurri vivaci. Chi  l'artista? Lei fece spallucce. Non lo so rispose con una voce profonda, mentre tornava a immergere il pennello nella pittura gialla. Un tizio. Allungai una mano per prendere la scatola sul pavimento, il ricordo di mio padre stava gi svanendo. Era per questo che l'amicizia di Zee dava quasi dipendenza. Era una ragazza un po' dura, ma vivace e allegra. Riusciva sempre a farti dimenticare le cose brutte della

vita. Guardai sul retro della scatola, che aveva una foto in bianco e nero dell'artista sorridente. Carlos Almaraz lessi. Un artista messicano-statunitense e un sostenitore del movimento dell'arte chicana.  morto di AIDS nel 1989. S, ho letto quella parte. Immagino sia per questo che Pierce si identifica con lui. Girai la scatola per guardare la facciata. C'era un'immagine vivida di un

incidente d'auto, intitolata Incidente al tramonto. Perch un artista decide di dipingere un incidente d'auto con dei colori cos sgargianti? Zee fece di nuovo quel rumore gutturale. Io sto solo cercando di tenere duro per finire questa stupidaggine, va bene? L'arte non  il mio forte. Non avrei dato peso a quelle parole, se non fosse stato per il tremolio nella sua voce. La guardai, domandandomi cosa avesse. Lei mise gi il pennello

e si alz, lentamente. Devo andare in bagno. La osservai mentre si allontanava, con un'andatura pesante, carica di sofferenza. E mi resi conto che Zee sapeva cosa significasse il dipinto. Misi gi la scatola e tirai fuori il cellulare. Una rapida ricerca su Google mi rivel ci che volevo sapere. L'artista Carlos Almaraz aveva dipinto Incidente al tramonto per rappresentare la realt del sogno californiano dal punto di vista di

un immigrato. Gli stranieri andavano l convinti che gli Stati Uniti fossero la terra delle opportunit e molte volte la realt non corrispondeva alle loro aspettative. Tornai a guardare il dipinto, le grandi nuvole di gas con piccole esplosioni arancio. L'incidente avveniva su un ponte, e due auto stavano cadendo gi, sospese in aria. Era bello, anche se triste. Non c'era da meravigliarsi che Zee non volesse parlarne. Probabilmente le ricordava troppo la condizione sua e di Pierce. Erano entrambi su

quel ponte, sospesi in aria, in attesa della fine. Quando Zee rientr, misi subito via il cellulare. Lei sospir mentre tornava a sedersi e prendeva il pennello. Lo finisci tu? Feci spallucce. Certo. Lei and a sdraiarsi sul divano, mentre io mi sedetti alla piccola scrivania e osservai ci che Zee aveva gi fatto. Non  male. Grazie rispose lei, poggiandosi un cuscino sulla faccia. Un attimo dopo lo

tolse e trasse un respiro profondo. Uhh, non  una buona idea mettersi un cuscino in faccia, se hai dei polmoni che fanno cilecca. Sorrisi, scossi il capo e cominciai a colorare la tela. Allora, cosa hai combinato in questi giorni? chiese lei, girandosi su un fianco, le mani infilate sotto al mento. Pensai a Drew e me nella casetta sul lago, a giocare al Paroliere in mutande.

Non molto risposi. Zee mi picchiett sulla schiena con il piede. Allora perch sei arrossita, eh? Risi. Mi sa che stai iniziando a conoscermi troppo bene. Questo, per, mi fece ricordare ci che dovevo dire a Drew dopo la festa di Pierce, e il sorriso svan. Prima che Zee potesse continuare a importunarmi, il suo cellulare squill. Lo presi dal tavolo e glielo passai. Pronto? Ascolt per alcuni minuti e io

sentii la voce gracchiante di una donna all'altro capo. Oh. Oh. D'accordo. E tu, come stai? Mmm mmm. Posso portare qualcosa? Un'altra pausa. Va bene. Riagganci e fece un sospiro. Le lanciai un'occhiata. Che succede? Era la mamma di Pierce rispose. Pierce non sta molto bene. Dovremo fare la festa a casa sua invece che allo Sphinx. Infilai il pennello nel barattolino con l'acqua e mi girai verso Zee. Oh. Oh,

no. Ma... riuscir... riuscir ad arrivare a stasera? Lei pensa di s fece Zee. Ma sai, alla fine,  difficile dirlo. All'ultima visita, di qualche giorno fa, il dottore gli ha dato un mese. Ma... Fece spallucce. Sua madre mi ha detto di chiamare Drew per chiedergli se pu suonare a casa loro. Annuii. 

46.

Erano invitati alla festa anche i genitori di Zee, perci seguii la loro auto con la mia. Zee era sul sedile posteriore, e si girava a salutarmi a intervalli regolari, come fosse stata una bambina invece di una ventiduenne. Risi ogni volta che lo faceva, e alla fine cominciai a piangere sommessamente, le lacrime che mi scendevano sulle guance. Sembrava un addio protratto. Non solo a Pierce, ma a Zee, ai suoi genitori, a Drew, a tutta la vita parallela che mi ero costruita. Non

riuscivo a credere che da domani sarei tornata a essere la ragazza svitata con la sindrome di Mnchausen, mandata a vivere lontano perch neppure i suoi genitori riuscivano a tollerare la sua follia. L'appartamento di Pierce era un po' pi grande di quanto immaginassi, e tuttavia era zeppo di persone di ogni et, genere e orientamento sessuale. C'erano un sacco di ragazzi della comunit gay, probabilmente gli amici di Pierce, ma un buon numero di persone erano donne pi

grandi, venute a sostenere la madre di Pierce. C'era una fila di gente che arrivava fino al letto d'ospedale di Pierce, che era stato sistemato in salotto. Dalla porta d'ingresso non riuscivo a vederlo per via della massa di persone davanti a me. Wow esclamai. Pierce  molto benvoluto. Zee era seduta di fianco a me, con il regalo di Pierce in grembo. Sorrise. Gi.  sempre stato un

ragazzo carismatico. Dovetti chinarmi per sentire la sua voce in quel baccano. Penso che a me non sarebbe piaciuto avere tutte quelle persone attorno in punto di morte. Ma probabilmente per ciascuno era diverso. Forse per qualcuno era confortante essere circondato da cos tanto affetto. Sentii qualcuno toccarmi la nuca e mi voltai. Era Drew. Ciao. Mi sorrise, in un modo tenero che fece sembrare i suoi occhi azzurri di un caldo velluto.

Aveva la chitarra a tracolla. Ciao. Dovetti distogliere lo sguardo, perch sentii le lacrime salire agli occhi. Non sembrava minimamente preoccupato da ci che sarebbe accaduto dopo la festa. Mi faceva stare male il pensiero che fosse cos fiducioso, cos certo che qualsiasi cosa gli avessi detto non avrebbe influenzato i suoi sentimenti verso di me. Mi domandai brevemente se avrei compromesso anche i suoi rapporti futuri con altre

donne, ma poi mi imposi di non pensarci. Non potevo farlo: era troppo doloroso. Tutto mi faceva soffrire: dal pensarlo con altre, al pensare che avrebbe perso la fiducia in chiunque per causa mia. La madre di Zee, Lenore, gli offr una sedia, ma lui la rifiut con un cenno della mano. No, sto bene cos. Grazie, comunque. La fila scorse un po' e anche noi avanzammo. Il padre di Zee non voleva che lei si alzasse, cos

spinse avanti la sedia con lei seduta sopra. Zee rise. Grazie, pap. Lui la baci sulla testa e si volt per parlare con un uomo dietro di s. Allora, ragazze, che avete fatto oggi? chiese Drew, la mano libera sulla mia schiena. La tua ragazza mi ha aiutata a dipingere il quadro pi deprimente del mondo fece Zee. Drew sollev il sopracciglio con aria interrogativa, e io scossi il capo. Non era deprimente. Era bello e simbolico.

 il regalo per Pierce spieg Zee, sollevando il pacchetto che conteneva il dipinto. Ho pensato che fosse carino dargli qualcosa da poter guardare, ora che passa tutto il giorno a letto. Le persone che parlavano con Pierce risero per qualcosa che disse lui, e le risate scossero la stanza piena di gente seria e mormorante. Alla fine quelle persone se ne andarono. Era un bel gruppo, e dopo fu il nostro turno. Quando vidi Pierce, lo fissai. Non fu una

decisione conscia, ovviamente; successe e basta. Non riuscivo a credere che fosse peggiorato cos tanto dall'ultima volta che lo avevo visto senza cappotto. E anche rispetto all'altra sera, alla riunione del gruppo. Indossava una tuta, ma sembrava che i vestiti fossero stesi sul materasso senza che dentro ci fosse qualcuno. Aveva il viso pallido, smunto, perfino pi di quello di Zee, e non credevo che fosse possibile. Aveva gli occhi sporgenti, e

la pelle al di sotto infossata e bluastra. Quando sorrise, sembr che la sua faccia consistesse solo degli occhi e della bocca. Ciao, ragazzi. La sua voce era come un foglio di carta, che frusciava nel vento. Grazie di essere venuti. Non essere sciocco esclam Zee, porgendogli il pacchetto. Era ancora seduta, con i genitori alle spalle. Quando si rese conto che Pierce non era in condizione di prendere il regalo, si agit e lo

lasci ai suoi piedi. Poi sbatt le palpebre furiosamente. Merda, amico disse, con voce rotta. Non dovevi andartene tu per primo. Me lo avevi promesso. Le labbra di Pierce si contrassero, i suoi occhi osservarono la faccia di Zee. Scusami disse. Ci ho provato. Sul serio. Lei si sporse in avanti e lo baci sulla fronte, con una tenerezza che non aveva mai dimostrato da quando la conoscevo. Quando si drizz, vidi che aveva lasciato delle lacrime

sulla fronte di Pierce. Lui non sembr notarlo, oppure non se ne cur. Quello  lo stupido quadro che ti piace tanto fece lei, toccando il pacchetto. Lo far appendere da mio pap prima che ce ne andiamo. Pierce annu. Zee si alz in piedi e se ne and per parlare con la madre di Pierce, e i suoi genitori la seguirono, dopo due parole veloci e una pacca sul braccio.

Drew si sedette sulla sedia lasciata libera da Zee, mentre io rimasi in piedi, sentendomi estremamente in imbarazzo e fuori posto. Non avrei dovuto essere l. Sarebbe stato meglio aver gi parlato con Drew. Ora, vedendo la morte in tutta la sua orrenda, fetida gloria, mi accorsi di una cosa. Non sapevo un cazzo della malattia. Non avevo la minima idea della sua vera natura, di cosa significasse essere lo spettro di un uomo,

incapace di tenere la testa sollevata. Divertirsi con le siringhe, farsi venire un problema di salute... era un gioco da ragazzi. Questa era la malattia: un letto di morte, un dipinto come regalo di addio, e persone venute a salutarti per l'ultima volta. Solitudine, disperazione e sofferenza tutte raccolte in sorrisi e parole di conforto. La consapevolezza piena e irrevocabile che il mondo sarebbe andato avanti, e tu non ne avresti avuto l'occasione.

Sono pronto a suonare disse Drew. C' qualche canzone che vuoi che aggiunga alla lista? Pierce scosse il capo. Grazie, amico mio. Mi sorrise. Grazie di essere venuta, Saylor. Promettimi che ti prenderai cura di questo ragazzo. Annuii, sentendomi una bugiarda, un mostro nei panni di una ragazza. 

47. 

Drew suon canzoni che non avevo mai sentito. Alcune erano malinconiche, il genere di canzoni che

avrei voluto sentire alla mia festa di fine vita, se ne avessi mai data una. Le altre erano pi allegre, una sorta di commiato e di celebrazione della vita di Pierce. Una volta o due, mentre Drew suonava, lo sentii biascicare le parole. Ma lui prosegu e mi domandai se lo avessi solo immaginato. Quando fin, tutti applaudirono. Io andai ad aiutarlo a mettere via la chitarra, perch vedevo che si era stancato. Mi domandai se si sarebbe rifiutato, dicendomi che avrebbe fatto da solo come era

successo l'altro giorno a casa sua, ma lui mi sorrise e lasci che lo aiutassi. Il fatto che accettasse cos prontamente l'aiuto mi allarm. Forse era pi malato di quanto pensassi. Nell'appartamento di Pierce c'era ancora un gran via vai di gente. Nonostante la porta fosse aperta e fuori la temperatura fosse quasi dieci gradi sotto lo zero, cominci a mancarmi il fiato. La serata stava giungendo al termine, quanto meno per Drew e me, e sapevo che ci significava che

avrei dovuto parlargli come promesso. Avevo l'impressione che qualcuno mi avesse legato una corda in vita e stringesse sempre pi forte. Nel mio campo visivo iniziarono ad apparire dei puntini neri. Toccai il braccio di Drew e lui si gir a guardarmi. Stava parlando con qualcuno delle sue canzoni. Scusami dissi. Ma ho bisogno di prendere un po' d'aria. Lui mi poggi una mano sulla guancia. Ti senti male? No, sto bene. Mi sforzai di sorridere.

Nella mia testa, vidi la corda serrarsi ancor di pi, e il sangue cominciare a filtrare sui fianchi di cotone bianco. Scendi un attimo gi quando hai finito, d'accordo? Lui scosse il capo. Sono pronto. Poi mi prese la mano e attraversammo la folla. Nell'ascensore, Drew continuava a lanciarmi occhiate, ma io ero concentrata a inspirare dal naso ed espirare dalla bocca. Le due donne che erano con noi commentavano le

condizioni di Pierce. Aveva un aspetto orribile, vero? chiese la donna pi anziana, con i riccioli bianchi, a quella pi giovane. Davvero orribile. Mi si spezza il cuore per la sua povera mamma disse l'altra, con una giacca di un rosa acceso e degli stivali in pendant.  lei a preoccuparmi.  senza marito e con un figlio in fin di vita. L'ascensore si apr e io uscii e mi diressi fuori dall'edificio, senza aspettare Drew. Non ce la

facevo pi a sentir parlare di Pierce. Non ce la facevo a pensare al peso che portavano tutti loro Drew, Zee, i suoi genitori, Jack, i suoi genitori, Pierce e sua madre - e al fatto che mi avessero accolta nella loro cerchia senza remore, senza alcuna traccia di dubbio negli occhi. Mi fermai sul marciapiede, le mani infilate in tasca, lo sguardo sull'asfalto luccicante. Il ghiaccio nero scintillava come diamanti sotto alla luce dei lampioni. Le donne uscirono, continuando a

chiacchierare a tutto spiano, senza neppur degnarmi di uno sguardo mentre raggiungevano le loro auto. Poi apparve Drew. Si mise al mio fianco, con lo sguardo puntato verso la strada principale. I nostri respiri uscivano in nuvolette vaporose, poi svanivano nel nulla. Il tempo pass. Mi premeva contro le orecchie, contro il naso, e si insinuava nella bocca. Dovevo dire qualcosa. Dovevo in qualche modo far uscire la verit. Sto per partire dissi. Me ne andr in

Carolina del Nord. Drew espir, spingendo con forza l'aria fuori dai polmoni, un punto esclamativo pressoch silenzioso. Si gir verso di me, molto lentamente. Possiamo sederci? Sbattei le palpebre, cercando di comprendere la domanda. Oh, uhm, s. Certo. Feci strada verso una panchina sul lato dell'edificio e ci sedemmo. Il freddo mi penetrava nei jeans, aderendo alla pelle.

Sai, ehm, se mi stai lasciando, vorrei essere seduto. Si pass una mano tra i capelli, gli occhi lucidi. No, non ti sto... Gli poggiai una mano sulla coscia e lui continu a fissarmi, senza battere ciglio. Mi faceva male il petto, quasi che il mio cuore fosse letteralmente in frantumi, le schegge appuntite che si conficcavano nelle costole, lasciandovi cicatrici che non si sarebbero mai rimarginate. Io non voglio lasciarti.

Andare via non  una decisione mia. Ma... penso che sia la cosa migliore da fare. Aspetta. Non  una decisione tua? E di chi , allora? I muscoli della mascella di Drew si contrassero. Era arrabbiato, e cercava di trattenersi. La conversazione non stava andando come previsto. Dovevo reindirizzarla verso di me, verso la bugia che avevo raccontato. Mi sfregai le mani; avevo le dita intorpidite dal freddo. Perch non

avevo portato i guanti?  stato mio pap a decidere, ma ... Cazzate. Tu sei adulta. Non pu costringerti a partire, se tu non vuoi. Batt il bastone sul terreno mentre parlava, per sottolineare le parole. Invece pu. Io non ho soldi. E lui non vuole pi farmi vivere a casa sua; non vuole pi provvedere a me. Tu hai ragione, Drew, io sono adulta, e questo significa che mio pap non  pi obbligato a mantenermi come sta

facendo adesso. Feci spallucce.  un suo diritto. Perci scelgo di andare all'universit. Sar comunque una buona cosa, per me, tornare a studiare. Drew mi si accost. Eravamo faccia a faccia, io con le gambe infilate tra le sue. Mise gi il bastone e mi prese le mani. La mia pelle torn a scaldarsi, a sentire. Vieni a vivere da me. Tra tutte le cose che avevo immaginato potessero saltare fuori, quella non c'era. Il cuore mi

sprofond perch sapevo quanto fosse costato a Drew farmi quell'offerta, e sapevo quanto mi sarebbe costato rifiutarla. Cosa? Vieni a vivere con me ripet Drew, pi dolcemente. Mi poggi le mani sulle guance. Le mie, che fino a un attimo prima erano rifugiate nelle sue, al sicuro, ora erano sospese in aria senza alcuno scopo. Io ti amo, Saylor. Ti amo pi di quanto abbia mai amato una ragazza. Non voglio che tu ti

trasferisca in Carolina del Nord. Va bene?  troppo lontana. E forse  da egoisti dirlo. Forse la cosa giusta da dire sarebbe: `Va'. Va' a istruirti. Ma io sono egoista. Ho bisogno di averti accanto. E dalla tua faccia vedo che anche tu vuoi stare qua con me. Mi baci, e tutto il suo desiderio, tutto il suo amore, si riversarono nella mia bocca, finch non restai quasi senza fiato, finch non pensai soltanto ai suoi polmoni, che infondevano vita nei miei.

Resta sussurr. Lo guardai negli occhi, l'azzurro e i puntini d'argento divoranti. Avevo l'impressione di vedere il mondo intero in quegli occhi, tutto ci che avevo sempre desiderato vedere compresso in quei due cerchi. Quanto sarebbe stato facile entrare nella vita che mi ero creata. Avrei potuto disfarmi della vecchia vita, della mia vecchia vita malata, come un serpente cambia pelle, lasciandosi alle spalle ci che non va pi bene e passando a

qualcosa di nuovo. La mia vita con Drew, forse era proprio quello che sognavo dalla sera in cui mi aveva baciata fuori dallo Sphinx. Forse. L'unica cosa che sarebbe bastato era cancellare la bugia che avevo raccontato, inventarsi una scusa per lo strano caso di guarigione dalla sclerosi multipla. La testa mi faceva male; martellava per il peso di quelle decisioni. Non lo so sussurrai. Non lo so.

Allora prenditi questa notte per pensarci. Drew mi baci di nuovo. Aspetta a rispondermi. Ora vieni con me, d'accordo? Vieni a casa mia e dormici sopra. Dopo una pausa annuii. Ero stanchissima. Avrei fatto passare la nottata. Senza pensare a nulla. Avrei trascorso un'ultima notte di pace, di incantevole tranquillit. Tutto qua. Al mattino, avrei riaffrontato l'argomento. Avrei detto la verit. Di sicuro. Al mattino. Mano nella mano, andammo alla mia

auto. Mano nella mano, raggiungemmo l'appartamento di Drew. Quella notte, non facemmo l'amore. Entrai nel suo letto vestita, e lui si sistem al mio fianco, stringendosi a me, come se volesse assorbire tutti i pensieri che mi spingevano a partire. Mi carezz i capelli, partendo dalla tempia e scendendo fino alla base del collo. Lo fece un'infinit di volte. Io chiusi gli occhi, lasciando che il suo calore mi pervadesse, scacciando la mia

ansia. Sarebbe andato tutto bene. Al mattino, sarebbe andato tutto bene. 

48. 

Mi svegliai di scatto quando il cellulare di Drew emise uno squillo acuto. Lui mi baci dietro alla testa. Scusami sussurr.  un messaggio. Staccandosi da me - ci trovavamo ancora nella posizione esatta in cui ci eravamo addormentati Drew allung la mano verso il comodino e prese il telefono.

Dopo aver letto il messaggio, digit una risposta, imprecando perch le sue dita non volevano collaborare, e poi ci prov ancora, finch non ci riusc. Mettendo il cellulare sul letto tra di noi, disse:  Zee. Ha convocato una riunione d'emergenza del gruppo MDMT in ospedale. Ci guardammo per un lungo momento e io sentii il mio respiro rallentare. Pierce? dissi, con voce smorzata e profonda, come fossi stata sott'acqua.

Penso di s. Drew mi strinse forte la mano e si gir per uscire dal letto. Io lo seguii. Durante il tragitto in auto restammo in silenzio. Lo guardavo di continuo con la coda dell'occhio. Non riuscivo a capire se quella situazione gli facesse percepire la propria mortalit. La luce del sole screziata che entrava dal finestrino gli striava i capelli. Faceva risaltare le sue sfumature rosse e castane, rendeva i suoi occhi azzurri e oro invece che azzurri e argento come la sera prima. Drew

stava canticchiando una canzone sottovoce. Fu solo quando arrivammo nel parcheggio dell'ospedale che mi accorsi di cosa si trattava: Alleluia. Pensai a cosa gli avrei detto dopo. Dopo l'effetto purificante del sonno, ero conscia di non poter restare nel suo appartamento, fingere che la bugia che avevo detto non fosse affatto una bugia. Non potevo dimenticarla. Dovevo confessare tutto. Non mi sembrava giusto parlarne prima della notizia

ufficiale della morte di Pierce e, mentre ci avviavamo all'ospedale, mi resi conto che non mi sembrava giusto neppure parlargliene dopo. Fu mentre scendevamo in ascensore nel seminterrato che mi venne questo pensiero: che non esisteva affatto un momento giusto per rivelare a una persona di averle mentito fin dal primo incontro. Entrammo nella sala riunioni. Zee e Carson erano seduti nel solito posto.

C'era una persona nuova dirimpetto a Zee. Quando entrai, quella persona si volt. Era Linda Adams, la coordinatrice dei volontari. Mi fermai sul vano della porta. Drew prosegu, e dato che eravamo mano nella mano, le nostre braccia si allungarono, come una cima di salvataggio tra di noi. Lui si gir a guardarmi, con aria interrogativa. Puoi anche entrare fece Zee,

guardandomi dritta negli occhi. La verit  saltata fuori. Linda si alz quando mi vide, un'espressione cupa e contratta sul volto, come se avesse avuto le mani sui lati della faccia, a tendere la pelle. Saylor. Vieni a sederti. Indic la sedia accanto alla sua. Che succede? Drew alternava lo sguardo tra me, Linda e Zee. Si tratta di Pierce? Io avanzai, lasciandogli la mano.

Non si trattava di Pierce. Era una trappola per cogliermi in fallo. Il cuore inizi a battermi forte, le mie guance arrossirono, e cominciai a sudare. Ma se il mio corpo andava a cento all'ora, il mio cervello era stranamente distaccato, come se la cosa stesse accadendo a qualcun altro. Mi sedetti accanto a Linda Adams, guardando fuori dalla finestrella, verso il parcheggio sopra di noi, dove le auto passavano di tanto in tanto senza neppure accorgersi che eravamo l sotto come

talpe, a osservare i loro movimenti. Drew si sedette accanto a me, ignorando il suo posto consueto. Che succede? ripet. Era confuso e arrabbiato; capivo che era convinto che si trattasse di un malinteso, che sarebbe riuscito subito a chiarire, se qualcuno gli avesse spiegato cosa cazzo stava succedendo. Mi girai verso di lui e scossi leggermente il capo. Poi mi tolsi il giubbotto lo ripiegai in grembo con precisione e aspettai. Il mio cervello mi galleggiava in testa.

Linda Adams si schiar la gola. Be'... Non ... facile spiegarlo. Malgrado l'espressione severa, aveva un tono di scusa, come se si aspettasse di ricevere una serie di improperi. O forse temeva che facessero causa all'ospedale. No, secondo me invece  molto facile fece Zee, lanciandomi un'occhiataccia. Indossava di nuovo la sua parrucca rossa con le trecce e aveva le braccia incrociate sul petto ossuto. Il suo respiro

era affannoso dalla rabbia. Saylor ci ha presi tutti in giro. Io chiusi gli occhi per un breve istante, poi li riaprii. Volevo rendermi conto della situazione. Aspetta un attimo disse Drew. Lei non ha fatto nu... Tu non hai idea di cosa stiamo dicendo ribatt Zee con tono sprezzante. Allora perch qualcuno non mi racconta tutto, cazzo? sbrait Drew. Carson scosse il capo. Drew ha ragione.

Linda sollev le mani. Forse dovremmo lasciare che sia Saylor a spiegare tutto disse. E a me: Io non ho rivelato nulla a questi ragazzi, perch violerei il regolamento sanitario. Ma ritengo che sia meglio che racconti loro ci che ti senti di dire, visto quello che  accaduto. Gli altri si zittirono e mi fissarono. Sentivo Drew guardarmi. Allung una mano verso la mia, ma io scossi il capo. Lui la rimise in grembo. Mi dispiace dissi, e la mia voce fu di

nuovo lontana ed echeggiante. Ho mentito a tutti quanti. Mi girai verso Drew e lo guardai. Mi dispiace. Mentito? Drew si pass una mano tra i capelli e notai che tremava. Ma... che stai dicendo? Mi usc una lacrima, che scese sulla guancia. Non mi rendevo neanche conto di essere triste. Ero cos insensibile. Non ho la sclerosi multipla dissi, guardando di nuovo fuori dalla finestra. Pass un Suv blu, lasciando una scia di fumo.

Avrei dovuto fare volontariato qua, in ospedale, allestendo le sale per i gruppi di sostegno e rimettendo in ordine alla fine delle riunioni. Il giorno in cui ci siamo conosciuti... guardai Drew, che aveva gli occhi spalancati, e mi fissava come se non capisse per quale ragione stessi dicendo quelle cose. ...Io ero semplicemente seduta qua, a leggere un libro sulla sclerosi multipla. Tu hai pensato che facessi parte del gruppo MDMT, e... io te l'ho lasciato

credere. E da quel momento ho finto. Vi ho fatto credere di essere malata come voi. Perch? chiese Drew, la domanda scivol nella sala come un canto lugubre, giungendo al mio orecchio. Avrei voluto alzarmi, andarmene, salvarmi. Ma mi costrinsi a dirlo. Ho la sindrome di Mnchausen. Significa... che cerco di ammalarmi per attrarre l'attenzione. Feci un respiro profondo, e i miei polmoni si

riempirono di un'aria che mi parve infuocata, ardente. Desiderai che mi incenerisse. Per la prima volta in vita mia, mi sono sentita inclusa. Mi scese un'altra lacrima, e poi un'altra, e un'altra. Mi sentivo a mio agio nel vostro gruppo. Ho iniziato ad affezionarmi a voi. Zee rise, in modo forzato e mesto. Giusto. Hai iniziato a tenere a noi. Volevi la nostra amicizia. Questo non ha niente a che fare con il fatto che stiamo tutti morendo. E che ti piace talmente tanto

ammalarti da voler vedere da vicino come ci si sente a stare male sul serio. No, non  cos. La guardai, con la voce rotta. Volevo essere sincera, dovevo esserlo. Era arrivato il momento della schiettezza. Schiarendomi la gola, ripresi a spiegare. Devo ammettere che all'inizio, era... interessante. Carson sembrava volesse prendermi a pugni, le mani strette alle maniglie della carrozzella. Questo lo ammetto. Presto, per, le cose sono cambiate. Mi rivolsi di

nuovo a Drew. Voi siete diventati molto pi della vostra malattia. Oh, grazie tante! Zee scosse il capo, incredula. Drew mi fissava con gli occhi spalancati, come se neppure il suo cervello gli permettesse di comprendere la situazione. Sentii il mio cuore andare in frantumi. Linda si schiar di nuovo la gola. Zee e Carson mi hanno detto che Saylor non ha chiesto loro

denaro n sottratto loro alcun oggetto. Drew, dovr fare anche a te la stessa domanda. Saylor ha approfittato di te a livello economico? Avrei voluto morire. Avrei voluto che la berlina che attraversava il parcheggio si schiantasse sulla finestrella del seminterrato e mi investisse, spazzandomi via. No rispose Drew con voce cupa. Aveva le mani serrate a pugno, e gli occhi abbassati. E Pierce? Linda mi guard.

No sussurrai. Non avrei mai potuto fare una cosa del genere. Lo giuro. S, be', scusa se non ci fidiamo pi di te fece Carson. Io non me la sento di crederti. Io voglio sapere solo una cosa disse Zee. Quando mi hai portata a comprare la parrucca, quel giorno, hai riso tutto il tempo di me di nascosto? Scossi il capo, le lacrime che mi scendevano in fretta, cadendo sul giubbotto che stringevo in grembo. Stavano iniziando a formare una

pozza sulla superficie nera e lucida. No. Lei tenne le mani incrociate e distolse lo sguardo, dimostrando di non credermi. Io mi alzai e mi rivolsi a Linda Adams. Devo andare. Si alz anche lei. Ho bisogno di parlarti immediatamente. Si rivolse agli altri. Torno subito. Continueremo a discutere dell'accaduto. Poi mi segu nel corridoio. Mi dispiace, ma dovr riferire tutto

quanto al dottor Stone disse. E tu non avrai pi il permesso di venire a fare volontariato qua. Sono certa che capirai. Annuii. Dovrai riconsegnare il tuo tesserino. Pensavano che avrei tentato di rientrare di nascosto, per riprendere da dove avevo lasciato? Mi resi conto che non avevo il diritto di dire niente. Avevano tutte le ragioni del mondo per pensare di me qualsiasi cosa.

D'accordo dissi. Poi, ripensandoci, chiesi: Come lo hai scoperto?. Ieri sera ti ho vista a casa di Pierce. Conosco sua madre. Siamo vecchie amiche. Annuii. E poi me ne andai. 
49. 

Quando arrivai a casa, andai dritta al primo piano. Mi sedetti sul letto e presi a fissare la carta da parati a strisce rosa e oro. Aveva quasi diciannove anni: i miei genitori l'avevano fatta mettere

quando avevano scoperto che avrebbero avuto una femmina. Ma sembrava nuova, festosa. Mi domandai come mia madre riuscisse a mantenere la casa immutabile e nuova, come se fossimo stati chiusi in una busta di plastica antiinvecchiamento invisibile all'occhio umano. Qualcuno buss alla porta d'ingresso. Sentii dei passi, poi mia madre and ad aprire. Non mi ero neppure accorta che fosse in casa. Rimasi ad ascoltare, lasciando che le onde giungessero alle mie

orecchie, colpissero i timpani e tornassero indietro. Non mi mossi. Sentivo che non valeva pi la pena fare niente. Saylor. Trasalii. Mi girai. Era Drew. Si avvicin zoppicando. Ti dispiace se mi siedo? Indic la sedia della scrivania. Io scossi il capo, perci si sedette, allungando le gambe davanti a s, tenendo l'impugnatura del bastone in grembo con entrambe le mani.

Ci fissammo. Dimmi che non  vero. Aveva una voce dolce, quasi infantile. Se mi dici che non  vero, ti creder. Serrai gli occhi, ma poi mi costrinsi ad aprirli e a guardarlo. Mi piacerebbe tanto poterlo fare. Perch? La sua bocca si mosse a malapena. Sembrava una statua, come se anche il suo cervello facesse fatica ad accettare la realt. Drew si era destato da un sogno dolcissimo e si guardava

attorno. Si era accorto di quanto fossero piatti i colori della vita vera, di quanto fosse difficile essere felici. E si era reso conto che, in fin dei conti, non era fortunato come credeva. Scossi il capo, aprii la bocca. Ma non usc nulla. Perch lo avevo fatto? Perch sentivo che il mio posto era con loro, come avevo detto alla riunione del gruppo. Tuttavia, a essere del tutto sinceri, c'era dell'altro. Innamorarsi di Drew? Era stato come togliersi dei calzini freddi e bagnati e

poggiare i piedi sul pavimento caldo. Per quale ragione uno dovrebbe voler rimettere i piedi in quei calzini fradici? Perch Drew mi aveva fatto sentire certe cose. Mi aveva fatto sentire che c'erano parti di me che valeva la pena conservare. Che, forse, l fuori c'erano persone che mi avrebbero amata per come ero. Scusami dissi. Scusami. Hai... La sua voce sembrava sul

punto di spezzarsi, cos Drew fece una pausa prima di ricominciare a parlare. Linda ha detto che secondo lei sei entrata nel gruppo perch volevi sentirti una paziente, una persona con una malattia grave degna di attenzione. Ha detto che fa parte della tua... la tua altra malattia. Trasse un respiro profondo.  vero? ... cos? All'inizio, s. Serrai i pugni in grembo, premetti le unghie nella carne, sentendole affondare. Mi piaceva che voi mi credeste malata.

Ricordi quel giorno in cui mi sono sentita male a casa di Zee? Ripensai alla febbre, al vomito, al fatto che Drew mi avesse accompagnata a casa e si fosse messo nel letto con me. Io ho sempre vissuto per quello, Drew.  quello che ho sempre cercato da quando ero piccola. Drew chiuse gli occhi e annu, con una sorta di accettazione rassegnata sul volto. Ma poi proseguii, osservandolo, sperando che aprisse gli occhi, per

vedere la verit sulla mia faccia. Ma poi, mi sono innamorata di te. Mi sono innamorata di te, ed  la verit. So che non hai alcun motivo di credermi, ma ti giuro che sono sincera. Sei tu la ragione che mi ha spinto a uscire da questo... questo cazzo di guscio in cui vivo, e a entrare in contatto con il mondo. Ho iniziato a non pensare soltanto alla mia patetica esistenza. Scesi dal letto e frugai nel cassetto del comodino, finch non trovai la siringa, dalla quale

avevo tolto l'ago alcuni giorni prima. La vedi questa? Mi avvicinai a lui, tenendola sollevata. Questa era la mia migliore amica prima che conoscessi te, prima che mi innamorassi di te.  con questa che mi sono procurata gli ascessi sul petto. Drew allung la mano e prese la siringa, fissandola, come se non riuscisse a credere che qualcuno potesse farsi del male da solo in quel modo. E d'altronde, chi lo avrebbe fatto, a parte me? Sei stata

tu a farti venire gli ascessi? S, e ho inghiottito il paracetamolo, ed  per quello che ero all'ospedale quella volta che sei venuto a farmi visita. L'ho fatto perch mi piace essere malata.  l'unico momento in cui qualcuno si prende cura di me. Mi procuro malattie da quando ho sette anni.  questa la vera Saylor, Drew, ma grazie a te ho smesso di comportarmi cos e ho iniziato a vivere la mia vita. Mi buttai in ginocchio davanti a lui e gli presi le mani.

Volevo dirti la verit. Ieri sera. Volevo farlo, ma poi tu mi hai chiesto di trasferirmi da te, e in quel momento mi sono sentita la protagonista di un film, di una fiaba perfetta con un principe vero. Ho sbagliato a non parlartene. Ma avevo intenzione di dirtelo stamattina. Prima che ci arrivasse il messaggio di Zee. Te lo giuro. Lui mi carezz la faccia, passando la mano sulla guancia, sul naso, sul rilievo delle labbra. Fu come se volesse memorizzarmi. Mi

sembr sul punto di piangere, ma non potevo dirlo con certezza, perch i miei occhi erano colmi di lacrime che mi annebbiavano la vista. Poi Drew si sporse in avanti e mi baci, sentii in bocca il sapore delle sue lacrime. Le lacrime hanno tutte lo stesso sapore, perch sono composte della stessa roba: acqua e sale. Ma in quel momento avrei giurato che quelle di Drew fossero diverse dalle mie: pi tristi, pi dolci. Quando si ritrasse, sussurr: Tu hai

fatto in modo che mi togliessi la maschera. Io ti amo. Ma non riesco a perdonarti. Poi se ne and, senza dire altro. Mi lasciai cadere a terra e tirai le ginocchia al petto. 

50. 

Non so quanto tempo rimasi l, con la schiena poggiata al letto. La partenza di Drew aveva fermato il tempo. Sentii il fortissimo bisogno di vederlo

andare via. Mi alzai frastornata e andai in corridoio per guardare fuori dall'ampia finestra a golfo. Ma era troppo tardi: Drew non c'era pi. Il vialetto era deserto e bianco, e l'unico segno del suo passaggio erano le tracce degli pneumatici accanto alla mia BMW. Lo immaginai nell'auto di Zee, a parlare con lei del casino che avevo combinato. Chiss se si era voltato indietro. Mentre me ne stavo l a osservare gli spogli rami degli alberi agitarsi

nell'aria gelida, nella mia coscienza filtr un rumore: ritmico e gutturale, dietro di me. Mi voltai lentamente, domandandomi se fosse solo frutto della mia immaginazione, del mio cervello stordito dal senso di colpa e dal dolore, che inventava pianti singhiozzanti per scuotermi dalla mia trance, per suggerirmi cosa fare. Ma mentre percorrevo il corridoio, diretta alla camera di mia madre, il rumore divent pi forte.

La porta era socchiusa. La aprii, provando un incredibile distacco verso ci che mi circondava. Era come guardare un film, uno non particolarmente avvincente. Osservai la stanza: il letto era fatto, la sedia accanto alla finestra era vuota, il divano idem. Poi mi accorsi che la porta della cabina armadio era chiusa. Attraversai la camera e il rumore si fece pi intenso. Era senza dubbio un pianto. Piano piano tornai a provare emozione. Era la

mamma? Non l'avevo mai vista piangere, tanto meno in maniera cos rumorosa. Aprii la porta e fissai la scena davanti a me, il cervello che faticava a elaborare le informazioni fornite dagli occhi. Mia madre, la donna di ghiaccio, stava singhiozzando come se tutte le persone che conosceva e amava fossero morte. Era sul pavimento in posizione fetale, la gonna di seta sgualcita e sollevata, a

mostrare i collant pi di quanto avesse mai osato fare in vita sua. Il mascara le scendeva sulle guance e sul tessuto lucido che stringeva al petto. Dopo un istante, mi accorsi di cosa fosse: la mia veste battesimale. Mia mamma non si accorse della mia presenza mentre piangeva sulla seta. Fui travolta dalla rabbia e dalla tristezza. Provai un bisogno irresistibile di gridare `Basta!'. Nella mia vita non poteva andare tutto a rotoli nello stesso

momento. Fu un pensiero egoistico, ma cos'altro ci si poteva aspettare da me? Vidi che neppure adesso, che eravamo a meno di mezzo metro di distanza, mia madre si era accorta di me. Continuava a piangere, macchiando il bianco immacolato del mio camiciotto. Era come se il mondo attorno a lei avesse cessato di esistere. Mamma. Non sent la mia voce, sovrastata dal

suo pianto. Mi avvicinai, domandandomi se fosse il caso di toccarla, di aiutarla a tirarsi su. Non me la sentivo. Temevo che si disintegrasse tra le mie dita, come un foglio di carta fradicio. Sembrava eterea, aliena. Mamma ripetei, a voce pi alta. A quel punto si ferm, aprendo gli occhi, la faccia che era ancora una maschera di dolore. Quando mi vide, si tir subito a sedere, strappando le sue calze costose dalla

caviglia al ginocchio. Si asciug la faccia, infil la veste tra la schiena e la parete e si rifiut di guardarmi. Saylor, vattene, per piacere. Il cuore cominci a battermi all'impazzata. Perch si comportava cos? Cos'era che la faceva stare cos male? Perch, una volta tanto, non mi diceva cosa pensava, cosa sentiva? Ma... Si alz di colpo, i capelli in parte usciti dalla crocchia. Si avvicin a me, gli occhi che

luccicavano dalle lacrime. Per cortesia. Vattene. Con lo sguardo nel vuoto, continu a camminare. Io arretrai, finch non fui fuori dalla cabina armadio. Poi mia madre mi chiuse la porta in faccia. Mamma? La mia voce si incrin, e mi odiai per questo. Mamma, fammi entrare. Ma lei rimase in silenzio. A un certo punto tornai in camera mia e

misi il Cd che mi aveva fatto Drew. Era un modo per sentirlo vicino, ed era sempre meglio che pensare a mia madre o al danno irreparabile che avevo creato. Chiusi gli occhi e mi concentrai sulle note, finch non ebbi l'impressione di essere sospesa in una palla fatta solo di suono, che mi vorticava attorno, sopra e sotto e perfino dentro di me. Fin quando anch'io non diventai suono, una raccolta di note musicali. Sentii che c'era qualcuno nella stanza e

aprii gli occhi, che erano curiosamente gonfi. Li toccai e sentii delle lacrime: un fatto bizzarro, perch non mi ero neppure resa conto di aver continuato a piangere. Che ore erano? La persona di fianco a me si mosse. I miei occhi si posarono sulle sue gambe coperte da calze smagliate, poi salirono al torso sottile e fino al viso di mia madre, che mi guardava. Si era riapplicata il trucco; i capelli erano di nuovo raccolti nell'elegante crocchia. Come

se non fosse successo nulla, come se lo avessi solo immaginato. Posso abbassare la musica? mi chiese, indicando il mio computer. Annuii. Quando fu in grado di parlare senza dover gridare, si sedette ai piedi del mio letto, con le gambe alla mia sinistra. Quasi ci toccavamo. Mi dispiace per come  andata con Drew disse. Sembrava piuttosto sconvolto quando se n' andato.

Piuttosto sconvolto. Due parole per riassumere la distruzione della fiducia, di un rapporto, dell'unica cosa che attendessi con trepidazione ogni giorno. Non dissi nulla. E scusami se ti ho mandata via. Quello che hai visto nella cabina armadio... La sua voce trem e mia madre si interruppe, per calmarsi. Tu meriti di sapere perch  successo. Meriti di sapere di pi su di me. Il mio respiro acceler e poi rallent.

Era sbalorditivo e al contempo rassicurante sentirsi dire questo, dal nulla, dopo tutti quegli anni. Annuii, per mostrarle che ero in ascolto. Ci sono cose che posso dirti, immagino, ora che sei abbastanza grande per comprendere. Fece un respiro profondo. Tuo nonno, mio padre, abus di me dai sei ai dodici anni. A quell'et, immagino fossi diventata troppo vecchia per lui. Un sorriso triste. Mi venne la nausea; ero certa che avrei vomitato. Mi torn in mente che mia

madre mi aveva domandato, in ospedale, se mi facevo del male perch qualcuno mi aveva molestata. Gi allora aveva provato a raccontarmi il suo segreto? Ero stata io a rifiutarmi di ascoltare? Non ebbi modo di chiederglielo; mia mamma prosegu con il suo racconto. Odiavo vivere in quella casa con loro, in Inghilterra. Perfino adesso, quando ci ripenso, ho la sensazione che la mia infanzia sia stata solo una serie di

giornate grigie, nelle quali mi sedevo davanti alla finestra in attesa di un'occasione per fuggire. Quella occasione fu tuo padre.  per questo che scappai con lui negli Stati Uniti, quando avevo vent'anni. Ci sposammo perch ero incinta di te; la gravidanza fu calcolata, da parte mia. Ora posso ammetterlo, a me stessa e a te.  stato uno degli errori pi belli che abbia mai compiuto, anche se comincio a rendermene conto solo ora. La fissai, scioccata. Poi, dopo essermi

alzata in piedi, mi sedetti sul letto accanto a lei. Sentii il profumo di rosa tea ma, per quanto mi sforzassi, non sentii puzza di alcol. Tua madre era a conoscenza di quelle violenze? Lei guard dritta davanti a s, le rughe agli angoli degli occhi che si approfondivano. Glielo dissi. Trovai il coraggio di farlo a nove anni, e le raccontai cosa sopportavo quasi tutte le notti da ormai tre anni. E lei non mi credette.

Ripensai a quella sera in cui l'avevo vista davanti al caminetto bruciare il biglietto natalizio della nonna. Non riuscivo a immaginare di essere violentata da mio padre. Era gi abbastanza nauseante e disgustoso avere a che fare con le perversioni e gli approcci del dottor Daniels. Forse, ora che mia madre mi stava rivelando una cosa cos scabrosa, avrei dovuto abbracciarla. O darle una pacca sulle spalle, o prenderle la mano. O un qualsiasi altro gesto che dimostrasse quanto fossi dispiaciuta per

lei. Ma non me la sentii. Perci mi limitai ad ascoltare. Mio padre mor improvvisamente quando ero al settimo mese di gravidanza. Ricevetti una lettera da mia madre, nella quale mi comunicava la data e il luogo del funerale. Non ci andai. Pensavo, un po' ingenuamente, che la sua morte mi avrebbe permesso di guardare avanti. Ma essere stuprata dalla persona che avrebbe dovuto proteggerti... crea un danno mentale

pervasivo. All'approssimarsi del parto, mi resi conto di essere terrorizzata all'idea di avere un figlio. Soprattutto perch eri una femmina. Avevo visioni terribili, nelle quali tuo padre faceva a te quello che il mio aveva fatto a me. Pensavo che lo avrei ucciso, se ci avesse provato, ma chi pu dirlo. Forse temevo di restare senza un tetto sulla testa. Non avevo finito di studiare. Non ero in grado di mantenere un figlio. Cercai di non pensare come sarebbe

stata la mia vita, se mio padre si fosse rivelato un pedofilo invece che semplicemente assente. Dunque cosa successe quando nacqui? Divent ancora pi difficile sopportare tutto? Mia madre sospir, in maniera cos profonda che il suo respiro sembr venire dal centro della sua anima invece che dai polmoni. Quando compisti sei anni, cominciai ad avere degli incubi. Sognavo gente che ti faceva del male, o che faceva del male a me, o a entrambe.

Arrivai al punto di non riuscire pi a dormire. Tuo padre mi convinse ad andare da un analista. Scosse il capo, e una ciocca usc dal suo chignon perfetto. Sembr non notarlo. L'analista mi disse che stavo esprimendo i miei timori riguardo a ci che poteva accaderti, e che stavo proiettando su di te quello che era successo a me alla tua et. Lo stupro stava riaffiorando nella mia mente. Infil distrattamente un dito nello strappo delle calze, e segu la

smagliatura lungo il polpaccio. Mi ero impegnata cos tanto per cancellare quel ricordo, Saylor. Avevo sposato tuo padre per fuggire. Ero rimasta incinta per costringerlo a restare con me. E poi, quando mi accorsi che non lo amavo e che non ero molto portata per fare la madre, cominciai a bere. Pensavo di essere bravissima a tenere a bada i miei demoni, ma non lo ero affatto. La mia vita era un fallimento. Sbatt le ciglia. Pensavo che stesse per

ricominciare a piangere, ma i suoi occhi rimasero asciutti. Non volevo fare terapia, come mi aveva suggerito l'analista. Decisi che ne avevo fatta abbastanza. Perci mi chiusi in me stessa, rifiutando di avere un ruolo nell'insuccesso del mio matrimonio. Non volevo neanche chiedermi per quale ragione fossi cos brava a tenere lontana mia figlia. Tutti i miei progetti stavano andando in frantumi. Ma io non volevo pensarci. Fui scossa da rabbia e dolore. Hai

mai... hai mai pensato a quanto avrebbe inciso su di me il fatto di non avere rapporti con mia madre? Mia mamma abbass lo sguardo sulle calze e si mise ad allargare il buco. Sembrava intenzionata a distruggerle. A volte. Ma alla fine, sono stata egoista. Ogni volta che pensavo a cosa ti stavo facendo, a te che eri l'unica innocente della situazione, riempivo la mia tazza di vodka. Bevevo finch i miei pensieri si sfocavano e

svanivano. Per me era pi facile cos. Gli alcolizzati sono, per natura, egoisti. Quando bevi per cancellare il tuo dolore, non ti passa neppure per la mente che anche gli altri soffrano, o che potresti fare qualcosa per evitarlo. Perch me ne parli adesso? chiesi. Ripensai a come mi era apparsa solo alcuni attimi prima, sul pavimento in posizione fetale, con la mia veste battesimale stretta al petto. Forse, anche se mi sembrava inconcepibile, a modo suo mia

madre mi voleva bene. Mantenni il mio tono di voce, non lasciandovi filtrare alcun briciolo di speranza. Perch ora? Dopo tutti questi anni? Voglio cambiare rispose lei, guardandomi dritta negli occhi. Il marrone dei suoi occhi, che di solito mi ricordava il colore della dura pietra, o quello del vetro, gelido e liscio, adesso era caldo e vivo come non lo era mai stato. Alle riunioni degli alcolisti, dicono che se un alcolizzato continua a

bere  colpa di due persone: l'alcolizzato stesso, e la persona nella sua vita che si gira dall'altra parte ogni volta che lui si ubriaca. Fissai mia madre, domandandomi se avessi capito bene. Stava forse ammettendo di avere qualcosa a che fare con la mia sindrome di Mnchausen? Pass con delicatezza il dito sul buco nelle calze. Oggi, quando Drew se n' andato, ho visto il forte dolore che le nostre malattie hanno causato, non solo a noi, ma a coloro che

amiamo di pi. Ho ricordato quanto fossi perfetta un tempo, quando eri cos minuscola da entrare in quella veste battesimale e stare tranquilla tra le mie braccia mentre cercavano di salvare la tua anima. Rimanemmo in silenzio per un secondo, a contemplare il disastro attorno a noi. Alla fine, mia madre disse: Mi dispiace. Ho fatto degli errori, Saylor. Non posso negarlo. Ma questo non significa che tu debba crogiolarti nei tuoi. Ci

fissammo per un lungo minuto. E se vogliamo essere sincere, dobbiamo guardare in faccia la realt fino in fondo. Io penso che la tua sindrome sia stata distruttiva per le nostre vite tanto quanto lo  stata la mia dipendenza dall'alcol. Non sei d'accordo? Mi arrabbiai all'istante, nervosa come un gatto selvatico pronto a combattere. Ma d'improvviso, la rabbia pass. Che senso aveva mentire? Non avevo perso tutto ci che c'era da perdere per colpa

della mia malattia? Le parole mi uscirono sussurrate, per il troppo peso. Anche io voglio chiederti scusa. Mi dispiace di averti reso la vita difficile. Mia madre non si affrett a rassicurarmi, e di questo gliene fui grata. Quando mi zittii, disse: Puoi decidere di dare una svolta alla tua vita in qualsiasi momento. Il domani arriver, che tu lo voglia o meno. Sta a te decidere se farlo diventare l'inizio di una vita nuova. Pap vuole mandarmi in Carolina del

Nord. Le parole mi uscirono di bocca senza che ci riflettessi. Non so cosa mi aspettassi da mia madre: indignazione? Rabbia? Che mi dicesse che avrebbe parlato con pap, per convincerlo a cambiare idea? Lei fece spallucce, un gesto che non le avevo mai visto fare. Una scrollata di spalle, per me, era tipica di una persona a cui andasse bene essere all'oscuro, andasse bene, addirittura, l'ambiguit. Mia madre, desiderosa di controllare

sempre tutto, non faceva spallucce. Di solito. Forse non  una cattiva idea disse. Forse l riuscirai a ricominciare tutto daccapo. A lasciarti la vecchia vita alle spalle. Fare nuove amicizie. Indic la siringa che Drew aveva lasciato sulla sedia della scrivania. Trovare nuovi passatempi. Mi sdraiai e fissai il soffitto. Sta succedendo tutto cos in fretta mormorai. Sta cambiando tutto.

Be' disse mia madre. Forse era ora. 

51. 

Un mese dopo Il dottor Stone si sistem a sedere, congiunse le mani in grembo e annu. A quanto mi racconti, tua madre sta reagendo piuttosto bene, tutto sommato. La cosa positiva degli strizzacervelli era che non prendevano mai niente sul personale. Dopo che avevo raccontato al dottor Stone cosa

fosse successo, cosa avessi fatto e perch avessi saltato le sedute, lui non aveva detto niente. Non si era mostrato deluso da me o arrabbiato. Ma non era solo per quello che il dottor Stone aveva un posto speciale nel mio cuore. Quando io ero terrorizzata, disturbata e disgustata da me stessa, e marcivo nella puzza della mia malattia, lui mi aveva spalancato la porta. Io ero convinta di poterlo ingannare, di sfruttare quella porta per imparare

altri modi per ammalarmi, ma con il passare del tempo mi ero accorta che lui era riuscito a far entrare aria, luce, sole. Da quella porta erano entrate amicizia, amore e la promessa di una vita nuova. Avevamo discusso della vicenda. Io avevo cercato di comprendere le mie motivazioni, le ragioni per le quali avevo mentito. Come mai fossi convinta di dovermi ammalare per ricevere amore. Non mi era ancora tutto chiaro, ovviamente.

Forse ci sarebbero voluti anni per prendere coscienza della situazione. Ma avevo avviato il processo. A differenza delle altre volte in cui ero stata in terapia, stavolta volevo davvero capire. Volevo cambiare. Giocherellai con la frangia del cuscino che stringevo al petto. S, sta reagendo bene. Sta andando alla grande con la terapia per gli alcolisti. Ora  diversa, pi... sicura di s, credo.  difficile da spiegare. Feci spallucce. Ma  una

buona cosa. Mi ha convinta ad andare a qualche riunione degli alcolisti anonimi. Sono utili. Possono essere di estremo aiuto quando si cerca di comprendere le motivazioni di un genitore alcolizzato. Mi dispiace che tu abbia affrontato una situazione del genere. Se si fosse trattato di chiunque altro, forse avrei pensato che fosse una balla. Ma sapevo che il dottor Stone era sincero al cento per cento.

Feci di nuovo spallucce, rossa in volto. Ancora non riuscivo a capacitarmi del fatto che io, in quanto figlia di madre alcolizzata, fossi definita una "sopravvissuta". Come se molti di noi non lo fossero. Non avevo mai pensato alla questione in quei termini. Ma forse, molti non sopravvivevano sul serio. E come ti senti a non poter pi vedere Drew? Quel nome fu come un sassolino incastrato nel diaframma. Tutte le volte

che qualcuno pronunciava il suo nome, il sassolino si conficcava un po' di pi nella carne, facendomi respirare a fatica dal dolore. Sto un pochino meglio. Soffro ancora, ma penso che questo mi sar di aiuto. Indicai la busta di fianco a me. E... ho anche intenzione di andare a trovare gli altri. Il dottor Stone annu, con un sorriso gentile sul volto. Le conseguenze. Sono dolorose, ma a lungo termine ci insegnano molte cose. E tu stai cercando di rimediare, in un certo

senso. Questo  positivo.  un passo avanti. Volevo scusarmi un'ultima volta con tutti i membri del gruppo MDMT. Mi rifiutavo di accettare che il loro ultimo ricordo di me fosse una Saylor che se la svignava, lasciandosi dietro una puzzolente scia di disonest. Avevo imparato una cosa dagli Alcolisti Anonimi e da tutto il tempo che mia madre trascorreva alle loro riunioni. Parlavano un sacco

della possibilit di "rimediare indirettamente", fare qualcosa che riportasse giustizia in maniera simbolica. Le persone con le quali facevi il tentativo non erano obbligate a perdonarti, e la scelta di fare ammenda non doveva dipendere dalla loro assoluzione o mancata assoluzione. Dovevi semplicemente trovare un modo per compensare i casini che avevi combinato. Quell'idea mi piaceva. Non sarei pi stata solo l'uragano distruttivo che aveva scosso le

loro fragili vite, ma anche la persona che giungeva loro in soccorso. Carezzai la busta che stringevo in mano, ne sentii il suo bordo affilato. All'interno c'era una chiavetta USB, e su quella chiavetta c'era un'applicazione che avevo fatto realizzare a uno sviluppatore di programmi. Mi era costato diecimila dollari assoldarlo, perch si trattava di un progetto specialistico e personalizzato. I miei genitori non avevano ancora ricevuto la fattura, ma per

fortuna al suo arrivo sarei gi stata nella lontana Carolina del Nord. E a quel punto, avevo l'impressione che mio padre avrebbe avuto ben altro per la testa, come per esempio tutte le amanti con cui si destreggiava durante i suoi viaggi di lavoro. Quella era una delle ragioni per cui i miei genitori si stavano separando. Mia madre ne era al corrente da anni, ma solo ora sentiva di meritare di meglio. Drew avrebbe potuto utilizzare

quell'applicazione quando l'atassia di Friedreich fosse davvero peggiorata. Avevo fatto aggiungere una consolle a comando vocale all'avanguardia, in modo tale che Drew potesse creare elenchi di brani e perfino registrare le sue canzoni. Era una sorta di piccolo studio musicale viaggiante, che Drew poteva portare ovunque andasse. Avevo ordinato allo sviluppatore di cercare le migliori applicazioni musicali e per disabili sul mercato e combinarle in

un unico programma che speravo Drew fosse in grado di utilizzare. Avevo in mente di lasciarglielo nella cassetta della posta. Avevo un disperato bisogno che accettasse il mio dono, quasi fosse una sorta di talismano. Il tempo si stava esaurendo per tutti loro. Questo mi fece venire in mente il gruppo MDMT, il riferimento di Pierce alla roulette russa. Chi sarebbe stato il prossimo? Non poteva essere Drew. Non poteva.

La voce profonda del dottor Stone mi scosse dalle mie fantasticherie. Hai gi preparato i bagagli per la Carolina del Nord? S. Partir domattina alle sei, di buon ora. Mia madre voleva accompagnarmi, ma le ho detto che preferisco andare da sola. Stiamo passando cos tanto tempo insieme, che sento mi farebbe bene approffittare del lungo viaggio per schiarirmi le idee. Non vedevo l'ora. Bene. A quanto sembra  tutto pronto. Il dottor Stone diede un'occhiata

all'orologio. E il nostro tempo  terminato. Ci alzammo in contemporanea, e io porsi la mano al dottore in maniera impacciata. Lui me la prese con entrambe. Sai che puoi chiamarmi in qualsiasi momento, per qualsiasi necessit fece. Dico sul serio. Lo so risposi. Grazie. Mentre uscivo, il mio sguardo cadde sulla fotografia dell'uomo portoricano che avevo notato alla

prima seduta. Chi  quello? chiesi. Sembra felicissimo. Quello era il mio compagno, Duncan rispose il dottore. Guardava la fotografia, con un leggero sorriso.  morto di AIDS tre anni fa. Fui invasa dal senso di colpa e da un senso di ripulsa per me stessa. Come fa? Come fa a sedersi a parlare con una come me, che si  presa gioco di tutte quelle persone malate? Lui incroci il mio sguardo, continuando a sorridere. Perch sono convinto che

tutti meritino una seconda occasione, Saylor. Secondo me ti costruirai una vita fantastica, dopo questo errore che hai commesso. Aspetta e vedrai. D'istinto, lo abbracciai. Grazie. Quella sera, a casa mia, la cena fu tranquilla. C'eravamo solo io e mia madre, mentre il posto di pap era vuoto. Stavamo ancora usando i tovaglioli e l'argenteria, come se mia madre pensasse che finalmente li meritassimo.

Mi ero imbattuta in un litigio tra i miei genitori non molto tempo dopo la conversazione a cuore aperto tra me e mia madre. Forse "litigio"  una parola troppo forte. Parlavano, con voce sommessa, con l'emozione di una coppia di sconosciuti che chiacchierano del tempo atmosferico. La mamma aveva detto: Penso che per me sia arrivato il momento di voltare pagina. Mmm. Pap era rimasto seduto, a far girare il liquore nel bicchiere. Ne sei sicura?

In quel momento, mentre mio padre stava aspettando una risposta e mia madre non diceva niente, lei sollev lo sguardo e mi vide, mezza nascosta nel buio. Ero certa che si sarebbe irrigidita come faceva sempre, e mi avrebbe ordinato di andarmene, ma non lo fece. Sostenne il mio sguardo per un lungo momento e poi torn a osservare mio padre. Sappiamo entrambi che il nostro matrimonio  una farsa da tempo, Victor. Cerchiamo di dare un senso agli anni che ci rimangono.

E questo fu. Poi mi allontanai in punta di piedi, senza che mio padre avesse notato la mia presenza. La mia ultima sera in New Hampshire, io e mia mamma ci sedemmo a tavola e parlammo della Carolina del Nord, dell'universit, dell'estate che si avvicinava. Avevamo deciso che il giorno dopo me ne sarei andata senza salutare. Mia mamma mi avrebbe lasciato prendere la BMW (lei avrebbe avuto un'altra macchina con l'accordo

di divorzio), che era gi carica dei bagagli, pronta e con il pieno di benzina. Ci attardammo a lungo, anche dopo che il cibo si fu raffreddato e l'acqua nei bicchieri fu tiepida. Io mi alzai e girai attorno al tavolo. Mia madre si alz e mi abbracci. Ti voglio bene mi disse. Scusami se non te l'ho detto a sufficienza in passato. Scacciai le lacrime. Ehi dissi, nel tentativo non molto disinvolto di cambiare argomento. Che

fine hanno fatto le case delle bambole a cui stavi lavorando? Il suo angolo dell'hobbistica era vuoto, la superficie del tavolo sgombra di materiali per la prima volta da anni. Notai graffi e macchie sul legno che probabilmente non sarebbero mai andati via. Ho deciso di smetterla rispose. Trascorrer pi tempo nel presente, nella vita reale. Le strinsi la mano. Mi sembra un'idea molto intelligente. 

52.

La mamma and a dormire poco dopo, e io sgattaiolai fuori dalla porta d'ingresso. Il canto dei grilli accompagn ogni mio passo fino alla macchina, che era piena di roba per la Carolina del Nord. L'assenza totale di medicine nei bagagli mi dava sentimenti contrastanti. Da un lato mi riempiva di panico: un nuovo Stato, una nuova scuola; cosa avrei fatto nel tempo libero? Dall'altro lato, per, cercavo di ricordarmi cosa mi aveva detto il dottor Stone: "Ti costruirai una vita fantastica". Mi

piaceva pensarci. Mi piaceva l'idea che quell'uomo stesse trattenendo il fiato, in attesa di vedere cosa ne avrei fatto degli anni a venire. Parcheggiai davanti al palazzo di Pierce e rimasi seduta in silenzio, l'aria fredda del condizionatore che mi soffiava dritta in faccia. Cercai di calmare il battito frenetico del mio cuore. Inspira, espira. Prima di perdere il coraggio, mi costrinsi a uscire e andai di corsa fino alla porta di casa sua.

Bussai e attesi. Qualche attimo dopo venne ad aprire la madre di Pierce, due aloni scuri sotto agli occhi marroni. Un sorriso velato le attravers le labbra mentre si faceva da parte. Entra. Ci sedemmo sul divano logoro in silenzio. Gettai un'occhiata nel punto in cui avevo visto Pierce l'ultima volta, sistemato sul suo letto di ospedale. Ma l'unica cosa che restava di quella sera era il dipinto, Incidente al tramonto. Scusami. Non ricordo come ti chiami.

Girai la testa di scatto, scuotendomi con un sussulto dal ricordo di quella sera. Sono successe cos tante cose. Non ho la forza di ricordare tutti i dettagli. La voce della madre di Pierce era flebile, come se le sue corde vocali non riuscissero a raccogliere abbastanza forza per emettere suoni. Sono Saylor. Saylor Grayson. Aspettai di vedere la sua reazione, per capire se Zee avesse informato lei e Pierce del mio enorme inganno.

Ma la donna annu. Ora ricordo. Sei la nuova arrivata del gruppo. Pierce mi parlava di te. Diceva che eri una cara amica di Zee. Lui ne era felice. Era preoccupato di doverla lasciare, sai. Inspirai lentamente. Ho letto il suo annuncio mortuario sul giornale, signora Yeung. Mi dispiace. Lei distolse lo sguardo, rivolgendolo alla parete che avevo fissato fino a pochi attimi prima. Era come se riuscissimo entrambi a vederlo, un fantasma nella stanza. Mi domandai quali altri ricordi

quella donna avesse di lui, un Pierce bambino, pronto per il primo giorno di asilo. Oppure il momento in cui le aveva dichiarato la sua omosessualit. Ricordi che appartenevano solo a lei. Per la prima volta, pensai a cosa significasse essere madre di un figlio che muore. Vedere polverizzarsi il futuro che avevi sognato. Cercai di scacciare il dolore crescente che provavo in petto. La signora Yeung torn a guardarmi. Grazie. La sua voce non vacill e non c'erano lacrime nei

suoi occhi. Ma il suo linguaggio del corpo (le spalle curve, il fatto che stesse sul bordo del divano, quasi fosse pronta anche lei ad andarsene, da un momento all'altro) rivelava un dolore profondo, intenso. Che cosa far adesso? chiesi. Rester a vivere qui? Lei scosse il capo lentamente. Il mio contratto d'affitto scade ad agosto. Andr a far visita a mia sorella a Hong Kong, e star l per un po'. E poi... Fece spallucce.

Ho capito. Sapevo come si sentiva. Anche la mia vita era nella fase "e poi...". Domani mi trasferir a studiare in Carolina del Nord. Ma... va bene se uno di questi giorni la chiamo, per fare due chiacchiere? Non so cosa mi fosse preso o perch lo avessi detto; di sicuro non faceva parte dei miei piani. Il piano consisteva semplicemente nell'andare a trovare la madre di Pierce, vedere come stesse. La signora Yeung mi sorrise e mi

carezz la mano che tenevo poggiata sul divano. Mi farebbe molto piacere. A quel punto mi alzai per andarmene, ma lei mi fece cenno di aspettare. Senti, non potr portare molto con me a Hong Kong. And alla parete e tir gi Incidente al tramonto. Sono certa che Pierce sarebbe stato contento di darlo a te. Feci un passo indietro. No... non posso accettarlo. Davvero. Pensai a Zee, china sul dipinto, a

imprecare, e io che mi facevo passare il pennello. All'epoca non sapeva la verit; nessuno di loro la sapeva. Non meritavo quel quadro. Ti prego, prendilo. Me lo mise in mano, stringendo le sue mani sulle mie. Mi rincuorerebbe saperlo con te, nella tua stanza del dormitorio universitario. Forse Pierce l'avrebbe tenuto nella sua, in un'altra vita. Le mie dita si chiusero sulla tela. Capii dal suo sguardo che aveva bisogno che accettassi il

quadro, perch non finisse in un angolo polveroso della casa di sua sorella, ignorato. Voleva credere, in qualche modo, che Pierce fosse ancora vivo. D'accordo. Cercai di sorridere. Grazie. Lo tratter con grande riguardo. Misi il dipinto sul sedile dal lato del passeggero e mi diressi a casa di Zee. Quando parcheggiai nel viale di fianco alla sua macchina gialla, avevo i palmi sudatissimi, che mi scivolavano sul

volante. Cercai di respirare lentamente, ma non mi fu di grande aiuto. Poi la porta d'ingresso si apr e usc qualcuno. Il lampione gettava ombre sul volto della persona; non riuscivo a capire se si trattasse di Zee. Aprii la portiera e uscii. Mentre mi avvicinavo, vidi che era Lenore. Si tir gli occhiali su per il naso mentre mi osservava camminare. Aveva i capelli raccolti in una crocchia, con alcuni riccioli ribelli che le scendevano sul viso minuto, serio. Aveva le braccia

incrociate, anche se fuori non era freddo. Saylor. Capii che Zee le aveva raccontato tutto. Lenore. Come... come va? Rimasi goffamente l, a giocherellare con un filo penzolante dalla maglietta. Mi domandai quando avrebbe iniziato a gridare e insultarmi per aver preso in giro la figlia malata. Ma lei si limit a guardarmi male. Perch sei qua? Io... Abbassai lo sguardo, sentendomi una merda. Poi ricordai: Zee e Lenore

non erano obbligate a perdonarmi. Io potevo provare a chiedere perdono, ma loro erano libere di non concedermelo. In ogni caso, avrei comunque tentato di fare del bene per compensare le mie cattive azioni. Quel pensiero mi diede un po' di coraggio. Tornai a guardare Lenore, dritto negli occhi. Sono qua per scusarmi con Zee. E con te. Mi dispiace tantissimo di essermi comportata in quel modo.

L'espressione di Lenore non cambi, ma vidi le sue mani serrarsi attorno alle braccia, come se si stesse trattenendo dal darmi un pugno in faccia. E pensi che basti? Cosa dovremmo dirti? "Non preoccuparti, ti perdoniamo"? No. Io... Lenore si avvicin. Era pi bassa di me, perci dovette inclinare un po' la testa all'indietro per guardarmi, ma quel gesto non la rese meno intimidatoria. Zee non vuole parlarti. E neppure io. Mi

dai il voltastomaco. Ti approfitti di persone vulnerabili per ottenere ci che vuoi. Cosa ti interessava? La sua auto? I suoi soldi? Mi  mancato poco cos per denunciare te e l'ospedale. Zee mi ha convinta a non farlo. Stavolta ci  riuscita, ma non credo che ci riuscir ancora. Lenore fece un respiro profondo e tremante e torn indietro. Non riuscivo pi a vedere i suoi occhi; gli occhiali che portava riflettevano la luce del lampione. Perci ti suggerisco di andartene. Immediatamente.

Il cuore mi batteva forte. Tutto ci che aveva detto quella donna era giustificato. S, avevo mentito. Mi ero approfittata di loro. E tuttavia... quelle parole mi ferirono molto, nel profondo. Va bene. Mi avviai alla macchina. La porta di casa sbatt. Stavo entrando in auto, le mani che mi tremavano in reazione alla collera di Lenore, quando sentii: Aspetta. Mi voltai di scatto. Zee era in cima al vialetto con un pigiama natalizio, cos

fuori luogo in quella serata primaverile. Era dimagrita rispetto all'ultima volta, e il completo era ormai troppo ampio per la sua corporatura. Rimasi sconvolta da quanto apparisse fragile, esile. Era senza parrucca; la sua testa calva riluceva nella foschia arancione del lampione. Attraversai alla svelta il vialetto, il cuore che ricominciava a martellare. Quando arrivai da lei, mi accorsi che avevo dimenticato tutto quello che volevo dirle. Aprii la bocca

e la richiusi. Avevo la testa completamente vuota. Lei mi fece un sorrisetto, e i suoi occhi azzurri scintillarono. Hai fatto arrabbiare mia mamma. Lo so. Infilai le mani nelle tasche dei jeans. Non era mia intenzione. Ero solo venuta per scusarmi. Lei incroci le braccia al petto, somigliando a sua madre pi di quanto immaginasse. Aveva un'espressione seria. Allora chiedi

scusa. Estrassi le mani dalle tasche e le abbandonai lungo i fianchi; erano gelide e umidicce. Mi dispiace. Mi sforzai di sostenere il suo sguardo, anche se la vergogna e l'umiliazione ribollivano dentro di me, un vero geyser di emozioni. Ti ho mentito e sono stata un'amica spregevole. Per credimi se ti dico che tenevo sinceramente a te. Non avevo mai avuto un'amica in vita mia, e con te  stato facilissimo. Quasi naturale. La

mia gola si serr e io distolsi lo sguardo per un istante, notando con la coda dell'occhio che Zee era ancora l con le braccia incrociate. Tornai a guardarla. So di aver sbagliato a fare quello che ho fatto. Vorrei tanto poter rimediare, ma non posso. E dunque sono qua semplicemente per dirti, dal profondo del cuore, che mi dispiace. Zee emise un lento sospiro e guard di l dalla strada. Quando torn a guardarmi, aveva un sopracciglio appena sollevato. Cazzo,

che discorso profondo, Saylor. Sollev un angolo della bocca per fare un mezzo sorriso. Anch'io accennai un sorriso. S, ma sono stata sincera. Te lo giuro. Bene. Zee si tir le maniche del pigiama. Grazie. Aspettai perch sembrava che volesse aggiungere altro. Be', immagino mi capirai se non ti butto le braccia al collo e singhiozzo di gioia. A ogni modo, grazie. Per quello che hai detto. So che

c' voluto coraggio per farlo. E, onestamente, non pensavo che ne avessi. Lanci un'occhiata verso la mia auto. Cos' quello? Incidente al tramonto? Mi girai nella direzione in cui stava guardando. S. Sono andata a casa della mamma di Pierce e lei ha voluto che lo portassi con me. Domani mattina mi trasferir a studiare in Carolina del Nord. In Carolina del Nord. Zee sostenne il mio sguardo. Feci spallucce. Mi far bene starmene

lontana da questo posto per un po'. Zee si morse il labbro, continuando a guardarmi. Fossi in te, non andrei da Carson. Cio, se hai in mente di chiedere scusa a tutti. Non  pronto; l'ho visto un paio di giorni fa. Io, lui, lo eviterei. Il geyser di emozioni prese a ribollire. Vergogna. Umiliazione. Disprezzo verso me stessa. D'accordo. Avrei voluto tanto chiederle se aveva parlato con Drew. Invece, le domandai: Jack? Come sta?.

Lei scosse il capo e sospir. Non molto bene. Ma l'avvocato si sta dando da fare. Hanno ottenuto un via libera ufficioso, perci dovrebbe avvenire la prossima settimana. Il suicidio assistito, intendo. Annuii, sollevata dal fatto che Noah Preston ci fosse riuscito. Bene. Pensai di nuovo a Drew, e a quanto si fosse impegnato per quella causa. Mi torn in mente il giorno in cui ero andata con lui a raccogliere le firme per la petizione.

Alla sua caduta e a come ci aveva scherzato sopra. Bene. Zee arretr e guard verso casa sua. Sar meglio che rientri, prima che mia mamma mandi una squadra di soccorso a cercarmi. D'accordo. Tirai fuori di tasca le chiavi. Grazie di avermi parlato, Zee. Lo apprezzo moltissimo. Lei mi fece un segno della pace mentre si allontanava, ed esclam: Ti auguro una vita felice.

Rimasi a guardarla, finch non scompar dentro casa. 

53. 

Il giorno dopo, ero carica di adrenalina mentre mi dirigevo a casa di Drew. Erano le sei del mattino, dunque non mi aspettavo che fosse sveglio. E tuttavia, chiss... Forse aveva cambiato le sue abitudini del sonno nell'ultimo mese. La cosa positiva era che le cassette postali erano in fondo alla strada, dunque avrei potuto

imbucare la lettera senza che lui se ne accorgesse. Tuttavia, da un lato speravo di vederlo. In quel modo, avrei portato con me un'ultima immagine, un'immagine di Drew senza lacrime. Mentre superavo in auto l'appartamento, per raggiungere le cassette postali, lanciai una rapida occhiata verso destra, per controllare se per caso fosse alla finestra. Fu allora che la vidi: la tenda a pacchetto gialla, abbassata. Rallentai e parcheggiai in un posto

libero, e rimasi l a osservare la tenda. Mi tornarono in mente le parole di Drew a Prescott Park. Non credo molto in un Dio amorevole, ma credo nel destino. Perci, ovunque finir, andr bene. Baster che cerchi una tenda gialla avevo detto io. E lui aveva riso. Gi, proprio cos. Uscii dall'auto, lasciando il motore acceso. Tremavo. Mentre andavo verso l'appartamento di

Drew, sembrava che l'asfalto si fosse trasformato in melassa da quanto faticavo a camminare. Quando arrivai alla porta, sollevai la mano per bussare, poco convinta che si sarebbe preso la briga di venire ad aprire. Invece lo fece. Era sulla sedia a rotelle. Lo fissai, anche se sapevo che era l'ultima cosa che avrei dovuto fare, l'ultima cosa che Drew avrebbe desiderato. Mi morsi il labbro, forte, per non piangere. Avevo l'impressione che il mio petto

fosse concavo, come se un terremoto lo avesse sconquassato. La sedia, la chiamava lui. Come se fosse stata la cosa peggiore che potesse capitargli. Quando era stata l'ultima volta che aveva camminato? Ricordava l'ultimo passo che aveva fatto? Saylor. I suoi occhi azzurri erano duri, distanti. Non li avevo mai visti cos. Io... La mia voce era roca, a malapena un sussurro. Mi schiarii la gola e riprovai a parlare,

tremando un po' malgrado la calda aria primaverile. La tenda a pacchetto gialla. Stai partendo. Un lampo di dispiacere sfolgor nei suoi occhi, per un attimo fugace. Poi la fredda durezza torn. S. Tra un paio d'ore. Guardai il salotto alle sue spalle. Lo scaffale zeppo di Cd non c'era pi. La ditta di traslochi doveva aver gi portato via tutta la sua roba. Annuii per alcuni secondi, cercando di ottenere il controllo della mia voce. Dove?

Lui mi guard per un lungo momento. Mi domandai se avessi solo immaginato di vedere la sua bocca ammorbidirsi, le sue sopracciglia abbassarsi impercettibilmente per la preoccupazione o la tristezza. Come se, perfino adesso, non gli piacesse vedermi sul punto di crollare. Sommessamente, mi disse: Te l'ho detto, non voglio far sapere a nessuno dove andr. Avanzai un po', fregandomene delle lacrime che mi scendevano sulle guance, tradendomi.

Scusami. La mia voce si ruppe. Ti prego... ti prego, non te ne andare. La sua gola si contrasse, e i suoi occhi si fecero lucidi. Per cortesia sussurr con voce rauca. Non rendere tutto ancor pi difficile. Non intendevo ferirti. Riuscii a malapena a pronunciare le parole, un singhiozzo che spezz la frase a met. Io ti amo, Andrew Dean. Lui chiuse gli occhi, e quando li riapr erano colmi di lacrime, non trattenute. Anch'io ti amo. Ti

amer sempre. Ma questo non cambia nulla. Annuii, sfregandomi furiosamente le guance coi pugni. Ma le lacrime non si fermavano. V-va bene. Allora, tieni. Prendi questa. Gli consegnai la busta con l'USB. L'ho fatta fare per te. E poi mi girai e corsi alla macchina, le lacrime che minacciavano di cancellare il mondo. Sei mesi dopo Sorrisi a Ramona, la studentessa che lavorava allo sportello di assistenza

della mia residenza. Io e lei ci vedevamo spesso, perch mia mamma mi spediva pacchi in continuazione. Ciao. Mi hanno comunicato che  arrivato un pacco. Giusto? Lei sorrise. Gi. Ma questa volta non  di tua madre. Oh. Mi accigliai. Mio pap? Non mi aveva mai mandato niente, ma poteva anche trattarsi di lui. Ramona frug sotto al bancone e tir

fuori una scatolina di cartone sottile. Inclinando la testa, lesse il nome a voce alta. No. Te lo manda... un certo Andrew Dean. Mi porse il pacco. Fui travolta da uno tsunami gigante, che port con s stupore, paura, sollievo e curiosit. In parte temevo che si trattasse di una brutta notizia, che Drew si fosse spento e il centro dove alloggiava mi avesse scritto per comunicarmelo. Dall'altro lato, per, pensai che non mi avrebbero spedito un

pacco a nome suo, no? Salii di corsa in camera mia con la scatola infilata sotto al braccio, rifiutandomi di dare un'occhiata all'indirizzo del mittente, convinta che se Drew voleva che restasse nascosto, avrei rispettato la sua decisione. Il mio cuore batteva cos forte da soffocare le voci di tutti gli altri studenti per le scale. Non avevo fatto che pensare a lui, nelle prime settimane in Carolina del Nord. Ero riuscita a

malapena a trascinarmi fuori dal letto. Ogni giornata di sole mi era apparsa durissima, insostenibile. Poi, pian piano, mi ero accorta di potercela fare. Di poter nascondere il dolore, mascherare la disperazione. Avevo provato nuovi ristoranti, tentato di allacciare amicizia con qualcuno, ero andata a teatro e ad ascoltare concerti. Avevo fatto tutto ci che la gente si aspettava che facessi, tutte le cose che il dottor Stone, nelle sue email, mi

prometteva che mi avrebbero aiutato a riportare la mia vita in carreggiata. Se avessi messo un piede davanti all'altro. Drew, per, riaffiorava spesso nei miei pensieri. A volte, sentivo l'eco della sua voce nella risata di un altro, o percepivo il suo profumo nella brezza. Mi sforzavo di seppellire il dolore che provavo nell'averlo perso. Tuttavia, se c'era una cosa che avevo imparato dall'anno passato era che i segreti e le bugie non restavano nascosti a lungo

prima di abbattere il muro che avevi creato, con fragore, furia e distruzione. La mia camera era vuota, per fortuna; la mia compagna di stanza doveva essere a lezione. Dopo essermi seduta sul letto, aprii la scatola, con mani tremanti e rigide, e dita incapaci o riluttanti a muoversi. Alla fine, per, il pacco si apr. E l dentro, su una busta con una calligrafia cos incerta che feci fatica a leggerla, c'era scritto: SAYLOR.

Drew aveva toccato quel pezzo di carta che adesso avevo in mano. Lo immaginai chino, con una penna nella mano indebolita, mentre scriveva con impegno il mio nome. Inspirai profondamente, nella speranza che la busta avesse conservato traccia del suo profumo. E il profumo c'era. Debole, ma c'era. Sentii un'aroma di legna bruciata in spiaggia, e l'indefinibile odore di Drew. Gli occhi cominciarono a pizzicarmi. Sbattendo furiosamente le palpebre, tirai fuori la lettera. Era

priva di formule di saluto, come se Drew stesse proseguendo una conversazione che avevamo gi iniziato. La vita  buffa.  solo quando diventa precaria che ti accorgi di cosa  importante. Per me, Grayson, ci che  importante sei tu. Da sempre. Ecco di cosa mi sono reso conto in questi ultimi mesi: che la tua sindrome di Mnchausen non conta nulla. Il nostro amore non  in ci che hai fatto, nelle bugie che hai

raccontato, che sentivi di dover raccontare.  in quel primo appuntamento al ristorante cinese.  nelle partite al Paroliere nella casetta al lago Icarus.  nella ragazza con i riccioli e i segreti negli occhi, quella che ha mostrato fin da subito di avere qualcosa di speciale, quella di cui mi sono innamorato all'infinito questo inverno. Mi dispiace di averci messo cos tanto tempo a capirlo. Mi dispiace di non averti abbracciata

quel giorno, quando sei venuta a scusarti. Mi dispiace di non aver asciugato le tue lacrime e averti detto che quelle bugie non contano niente. Che l'unica cosa che m'importa  che io e te stiamo assieme, senza maschere. Voglio chiederti di venire a trovarmi, ma non so se ne ho ancora il diritto. Se per, Grayson, hai ancora voglia di combattere, l'indirizzo  sulla busta. Prima che tu decida, devi sapere che non sono pi il Drew che hai visto

l'ultima volta. Non riesco quasi pi a stare seduto eretto.  da tempo che non sono pi in condizioni di cantare; non riesco pi a impugnare la chitarra. Accidenti, non sono neanche sicuro che tu sia in grado di leggere questa lettera, che ho faticato una settimana a scrivere. Prima di diventare cos debole, per, ti ho scritto una canzone. Te la spedisco insieme alla lettera. Spero che l'ascolterai, anche se deciderai di non venire a trovarmi.

Se non vuoi farmi visita, se hai voltato pagina, non ti porter rancore. Io ho trascorso i momenti pi felici della mia vita con te. E ti sar sempre grato di questo. Prenditi cura di te, Saylor. Ti auguro ogni bene. Saltai gi dal letto ancor prima di finire di leggere, le lacrime che mi scendevano sulla faccia, il petto dolorante. Raccolsi subito la scatola e la girai con mani tremanti per vedere l'indirizzo. Drew era in Virginia. A solo qualche ora di

distanza. Per tutto questo tempo, era stato vicinissimo. Afferrai il Cd, le chiavi e il portafoglio e mi precipitai verso il parcheggio, senza curarmi della gente che mi fissava e mi indicava. Perch io avevo in testa solo una cosa: stavo andando da Drew, per far rivivere i nostri ricordi, per riaverlo indietro, e amarlo per il tempo che ci rimaneva. Mentre correvo da lui, ascoltai la sua voce d'oro cantarmi un'ultima canzone. 
...
.
...
FINE.